L'Araldo abruzzese

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L'Araldo abruzzese
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàsettimanale
Generesettimanale diocesano
Formatotabloid
Fondazione19 marzo 1904
SedeTeramo, via della Verdura, 10
EditoreCuria Vescovile
DirettoreSalvatore Coccia
Sito web
 

«Un giornale di lunga vita qualifica una città perché ha contato e raccontato i suoi giorni e quindi contiene la sua storia. L'Araldo abruzzese, che con i suoi cento anni vanta una vita lunghissima, può ben dire di contenere gli Annali della storia teramana del XX secolo.»

(da: Cent'anni di Araldo, film documentario realizzato per il centenario della fondazione del giornale, 2004.)

L'Araldo abruzzese è il settimanale della Diocesi di Teramo-Atri, fondato a Teramo, il 19 marzo del 1904, per iniziativa del vescovo mons. Alessandro Zanecchia-Ginetti. Nel 2004 l'Araldo ha celebrato i cento anni di vita. È in assoluto il periodico più longevo della storia d'Abruzzo ed è anche il più antico tra quelli oggi in Abruzzo esistenti.

L'attuale direttore è Salvatore Coccia che si avvale anche di un Consiglio di Direzione formato da don Davide Pagnottella, vicario del Vescovo, Pietro Di Benedetto, direttore amministrativo, e lo stesso Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia, in qualità di legale rappresentante.

Esce attualmente in formato tabloid, con 8 pagine, tutte a colori, ed è inviato in formato pdf omaggio per gli abbonati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione del giornale al conflitto mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i lavori preparatori affidati a un Comitato di giovani sacerdoti del Seminario aprutino guidati da don Berardo Urbani, l'Araldo pubblicò il suo primo numero il 19 marzo del 1904. Suo primo direttore fu Giovanni De Caesaris, sacerdote di Penne, letterato, storico e poeta, esponente dell'ala più moderata dell'area cattolica.

In clima di "non expedit", con i cattolici ancora fuori dalla vita politica della nazione, l'apertura di un giornale cattolico provocò critiche e reazioni sia tra il clero e i fedeli che nel mondo laico. Di fronte ai tanti attacchi ricevuti, il Vescovo preferì sostituire il moderato De Caesaris con il più combattivo Pasquale Delpaggio, sacerdote di Campli.

Il giornale maturò così una linea di impegno politico formulata in chiave apertamente antisocialista e antimassonica, linea che determinò l'intervento del giornale nelle campagne elettorali del 1909, 1910[1] e 1913 a favore dei candidati moderati Carlo De Michetti (eletto nel 1909) e Antonio De Benedictis (eletto nel 1910), contro il socialista Guido Celli, uscito a sua volta vincente nella competizione del 1913.

Lo schierarsi dell'Araldo contro l'entrata dell'Italia in guerra, sia pure in termini di cauta moderazione, non risparmiò critiche al giornale e persecuzioni ai suoi redattori. L'impopolare posizione di stampo neutralista non impedì ai cattolici teramani e allo stesso giornale di impegnarsi, durante gli anni del conflitto, all'interno dei vari Comitati di organizzazione civile e di sostegno ai combattenti e alle loro famiglie.

Il dopoguerra e il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Con la nascita del Partito popolare, il 18 gennaio del 1919, l'impegno dell'Araldo in politica si fece più deciso; ampio spazio fu riservato dal giornale al manifesto-appello cosiddetto "A tutti gli uomini liberi e forti", pubblicato da Sturzo per annunciare la fondazione del partito. Don Gaetano Cicioni, uno dei primi e più autorevoli redattori dell'Araldo, fu eletto segretario della sezione teramana del nuovo partito.

Dopo un primo momento di aperto antifascismo e di denuncia delle violenze subite dai cattolici anche nel teramano, l'Araldo fu costretto a correggere il proprio atteggiamento e a fare propria la linea delle alte gerarchie ecclesiastiche, tendente a instaurare con il governo fascista un clima di intesa e collaborazione.

Mentre il nuovo vescovo Settimio Quadraroli inneggiava pubblicamente agli uomini nuovi del fascismo, all'interno dell'Araldo si registrava l'improvviso cambio della linea del giornale: la direzione veniva assunta da un Comitato di redazione che, volutamente, abbandonava ogni impegno di carattere politico. Dopo le elezioni del 1924 e l'approvazione delle leggi eversive della libertà di stampa, l'Araldo diveniva "Organo della Giunta diocesana".

Alla fine degli anni Venti alla direzione veniva designato il sacerdote Domenicantonio Valeri. Negli anni del regime, pur restando al di fuori di ogni tematica di carattere politico, il giornale si trovò a svolgere comunque un importante ruolo culturale e fu direttamente coinvolto nel dibattito per il rinnovamento urbanistico della città di Teramo. Nel 1928 era stato eletto vescovo mons. Antonio Micozzi, che fu esponente di una linea marcatamente clerico-fascista e collaboratore entusiasta del progetto di "romanizzazione" del centro storico, concepito dagli intellettuali più vicini al governo.

Di rilievo fu in quegli anni anche la questione del restauro del Duomo di Teramo: una lunga e accesa polemica che vide scendere in campo intellettuali di varia formazione: tra gli altri don Gaetano Cicioni che, in polemica con Francesco Savini, sostenne sull'Araldo l'importanza di non stravolgere le strutture originarie delle chiesa e di evitare falsi e arbitrarie ricostruzioni.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Teramo.

Altro evento da ricordare fu la celebrazione tenuta a Teramo, nel 1935, del Congresso Eucaristico nazionale che per alcuni mesi consentì alle autorità fasciste locali di mettere in mostra, su un ampio palcoscenico, le opere edilizie e sociali realizzate. L'Araldo, per diversi mesi, dedicò al Congresso uno speciale supplemento intitolato "Squille eucaristiche" e mise in evidenza l'operato di importanti figure carismatiche come don Oderico Paolini, apostolo della gioventù. L'argomento, non del tutto privo di vis polemica, si ricollegava al disagio che si andava manifestando anche in altre regioni, sul problema dell'educazione della gioventù e del conseguente conflitto tra le organizzazioni giovanili cattoliche e quelle fasciste.

Ma fu il tema delle leggi razziali, sostanzialmente osteggiate in ambiente cattolico, a segnare l'insorgere dei primi concreti dissapori tra cattolici aprutini e autorità fasciste locali: don Fioravante d'Ascanio, arciprete di Montorio al Vomano, dalle pagine dell'Araldo e con la solidarietà dell'intera redazione, osò proclamare l'incompatibilità del Cristianesimo con ogni forma di razzismo. Fu necessario l'intervento diretto del Questore per evitare a don Fioravante il carcere.

Diverso e decisamente più morbido fu invece l'atteggiamento assunto dal giornale negli anni del secondo conflitto mondiale: commenti sfumati e asettici apparvero sulle prime pagine dell'Araldo, sia nel 1940, di fronte all'entrata in guerra, che nel luglio del 1943, di fronte all'arresto di Mussolini e alla caduta del fascismo.

Per oltre un anno, tra il 1943 e il 1945, l'Araldo abruzzese fu costretto a sospendere le pubblicazioni. Si verificò proprio in questo periodo un fatto straordinario: di fronte all'accusa di disfattismo rivolta al Clero aprutino da "Tempo Nuovo", il giornale dei fascisti repubblicani, furono i Parroci che, in assenza dell'Araldo, risposero dai pulpiti, durante le funzioni domenicali, invocando tra l'altro la ripubblicazione del proprio giornale. Di fronte a una situazione che minacciava di degenerare, le autorità fasciste preferirono sequestrare i numeri incriminati di "Tempo nuovo" e sconfessare, implicitamente, parole e operato dei propri militanti.

Dal secondo dopoguerra al Concilio[modifica | modifica wikitesto]

L'Araldo riprese le sue pubblicazioni regolari solo nel 1945, in un primo tempo come semplice supplemento del "Nuovo Piceno" e in un unico foglio.

Il settimanale affrontò al fianco della Democrazia Cristiana le competizioni elettorali del 1948 e i successivi anni della guerra fredda mentre, alla guida della Diocesi, si succedevano i vescovi Gilla Vincenzo Gremigni e Amilcare Battistelli.

Alla direzione dell'Araldo, che nel clima politico del tempo aveva maturato posizioni apertamente anticomuniste, troviamo prima Adolfo Binni, futuro vescovo, poi Annibale Ferrari, in procinto di partire missionario per l'Africa, e, infine, Gabriele Orsini, sociologo e professore universitario, grazie al quale il giornale ebbe una sede definitiva e fu lanciata la fortunata campagna denominata "L'Araldo in ogni famiglia". In effetti, con la direzione Orsini, nel giro di un anno il giornale conseguì l'autonomia finanziaria mentre, sul piano dei contenuti, affrontava uno dei periodi più delicati trovandosi a dare voce ai profondi cambiamenti apportati dal Concilio Vaticano II.

La direzione del laico Giovanni Verna[modifica | modifica wikitesto]

Nel clima di rinnovamento promosso con l'avvento del vescovo Mons. Abele Conigli, nel 1967, per la prima volta fu nominato alla direzione del giornale un laico, l'atriano Giovanni Verna, giornalista Rai, che condurrà le sorti del settimanale diocesano fino alla fine degli anni Ottanta.

Fu nel 1985, sotto la direzione Verna, che l'Araldo affrontò apertamente il dibattito sui rapporti con la politica e sulla funzione di un partito dei cattolici. L'occasione fu offerta dalla lettera aperta di un parroco che, pubblicamente, pose il problema se fosse ancora lecito ai cattolici votare Democrazia Cristiana. Ampio e significativo è stato definito il concorso dei lettori al relativo dibattito. Tra i tanti contributi allor pervenuti al giornale, è stato messo in evidenza quella di Tommaso Sorgi, sociologo, ex deputato della Democrazia Cristiana, dalla cui lettera:

«nasce la proposta di un nuovo modo per i cattolici di vivere la politica: l'idea è quella di un "triplice patto, - etico, programmatico e di metodo – tra elettori ed eletti; patto come "luogo" di partecipazione più diretta e continua". L'idea, più volte riportata e discussa sull'Araldo, verrà ripresa da periodici nazionali, fatta propria e sviluppata da movimenti ecclesiali, criticamente presa in esame in alcune Tesi di laurea e, infine, attuata da schieramenti cattolici (e non) in numerose realtà locali, in Italia e all'estero.»

(da: Cent'anni di Araldo, film documentario realizzato per il centenario della fondazione del giornale, 2004)

L'Araldo negli ultimi venticinque anni[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi decenni l'Araldo si è fatto carico di raccontare la vita della Chiesa aprutina come pure quella della Chiesa universale. Ha dato spazio in questo senso sia alla realtà delle parrocchie che alla nascita e allo sviluppo dei diversi movimenti ecclesiali. Come si richiede al giornale ufficiale di una Diocesi cattolica, ha curato in via prioritaria l'approfondimento e la divulgazione di temi dottrinali, a cominciare da quelli di natura morale e sociale.

Alla sua direzione si sono avvicendati Nicola Di Paolantonio, Beniamino De Nigris Urbani e, infine, Gino Mecca. Nel passare in rassegna i contenuti ordinari del periodico, si possono riscontrare, oltre alle cronache di vita religiosa e politica, tutta una serie di rubriche fisse relative da un lato a temi teologici e pastorali e dall'altro a tematiche decisamente più generali: rubriche d'arte, di letteratura, di storia e tradizioni, di problemi scolastici e sportivi a coprire un ventaglio di interessi quanto mai ampio.

Senz'altro meritano specifica segnalazione, tra tutti gli altri, i numeri speciali pubblicati nel giugno 1985, in occasione della visita alla Diocesi del pontefice Giovanni Paolo II.

Elenco dei direttori dell'Araldo, dalla fondazione a oggi[modifica | modifica wikitesto]

(elenco cronologico in via di completamento) Giovanni De Caesaris, Pasquale Delpaggio, Gaetano Cicioni, Domenicantonio Valeri, Adolfo Binni, Annibale Ferrari, Gabriele Orsini, Giovanni Verna, Nicola Di Paolantonio, Beniamino De Nigris Urbani, Gino Mecca, Salvatore Coccia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In seguito all'improvvisa morte del deputato di Teramo in carica, l'on. Carlo De Michetti, si rese necessaria una elezione straordinaria per provvedere alla sua sostituzione. Risultò eletto l'avv. Antonio De Benedictis, appoggiato dai cattolici.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Gaetano Cicioni: sacerdote, parroco, giornalista, prelato domestico di Sua Santità 1879-1962, Teramo, 1962, (Cicioni fu direttore e redattore dell'Araldo);
  • Emilio Rosa, Guido Celli. Vita, scritti e discorsi, Teramo, 1979, (biografia del deputato socialista teramano);
  • Giovanni Verna, Gli ottanta anni de "L'Araldo abruzzese" settimanale cattolico di Teramo, in "Notizie dell'economia teramana", 1983, nn. 9-10, pp. 60–64;
  • Ottavio Di Stanislao, Del Paggio Pasquale, in Dizionario storico del movimento cattolico, Torino, 1984, vol. II, t. I, p. 298, (profilo biografico di uno dei direttori dell'Araldo Abruzzese);
  • Giuseppe Ignesti, Cicioni Gaetano, in Dizionario storico del movimento cattolico, Torino, 1984, vol. II, t. I, p. 226-227, (Cicioni fu a lungo direttore de "L'Araldo abruzzese");
  • Luciano Verdone, "L'Araldo" durante la seconda guerra mondiale, in "L'Araldo Abruzzese", 22 aprile 1984, p. 6;
  • Il ruolo dei settimanali cattolici oggi. Atti del Convegno tenuto in Teramo il 25 aprile 1984 in occasione dell'80° di fondazione del settimanale cattolico "L'Araldo Abruzzese", L'Aquila, Consiglio regionale dell'Abruzzo, 1985;
  • Ottavio Di Stanislao, Clero e fascismo nella Diocesi aprutina, in Intellettuali e società in Abruzzo tra le due guerre. Analisi di una mediazione, Roma, Bulzoni, 1989;
  • Adelmo Marino. "L'Araldo abruzzese" tra politica e informazione (1919 - 1939), in Intellettuali e società in Abruzzo tra le due guerre. Analisi di una mediazione, Roma, Bulzoni, 1989, pp. 288–301;
  • Luigi Ponziani, L'Araldo Abruzzese, in Due secoli di stampa periodica abruzzese e molisana, Teramo, Interlinea, 1990, pp. 52–53;
  • Lina Delli Compagni, Don Gaetano: oltre il tempo, in "L'Araldo Abruzzese", 16 maggio 1993, (su don Gaetano Cicioni);
  • Ottavio Di Stanislao, 1905: la svolta dell'Araldo, in "L'Araldo Abruzzese", 13 giugno 1993;
  • Fausto Eugeni, Guasconi in sottana nera. La nascita dell'Araldo abruzzese …, in "L'Araldo Abruzzese", 30 maggio 1993, (sulle polemiche anticlericali in occasione della fondazione dell'Araldo nel 1904);
  • Candido Greco, Giovanni De Caesaris, 1ª e 2ª parte, in "L'Araldo Abruzzese", 27 giugno e 4 luglio 1993, (sull'opera di studioso e giornalista dello storico pennese);
  • Adelmo Marino, La scuola dell'Araldo, in "L'Araldo Abruzzese", 25 luglio 1993;
  • Luigi Ponziani, I primi passi dell'Araldo Abruzzese, in "L'Araldo Abruzzese", 2 maggio 1993;
  • Roberto Ricci, La verve di don Pasquale, in "L'Araldo Abruzzese", 9 maggio 1993, (don Pasquale Del Paggio, di Campli, fu uno dei primi direttori dell'Araldo);
  • Roberto Ricci, Per Mons. Giovanni Muzj Defensor civitatis, in "Notizie dalla Delfico", 1996, n. 2, pp. 4–6, Giovanni Muzj fu uno dei più autorevoli redattori dell'Araldo;
  • Giovanni Corrieri, Siamo alle soglie ... , in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.12 del 6 aprile 2003, (rubrica "L'Araldo abruzzese verso il Centenario");
  • GioCor, pseud. di Giovanni Corrieri, Da un anno all'altro, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.14 del 20 aprile 2003 (nota relativa ai primi anni di vita dell'Araldo. Rubrica "L'Araldo abruzzese verso il Centenario");
  • GioCor, pseud. di Giovanni Corrieri, Da un anno all'altro, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.17 del 18 maggio 2003, (nota relativa ai primi anni di vita dell'Araldo. Rubrica "L'Araldo abruzzese verso il Centenario");
  • GioCor, pseud. di Giovanni Corrieri, Venti di guerra, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.19 del 1º giugno 2003, (La guerra nelle pagine dell'Araldo);
  • GioCor, pseud. di Giovanni Corrieri, La catastrofe di Avezzano, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.20 dell'8 giugno 2003, (il terremoto del 1915 nelle pagine dell'Araldo. Rubrica "L'Araldo abruzzese verso il Centenario");
  • Gino Mecca, In cammino verso il Centenario, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n. 7 del 2 marzo 2003, (annuncio dell'imminente "compleanno centenario" del più antico tra i giornali d'Abruzzo esistenti);
  • Luigi Ponziani, Giovanni De Caesaris primo direttore de L'Araldo, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.13 del 13 aprile 2003;
  • Luigi Ponziani, Pasquale Del Paggio. Secondo direttore del settimanale, sacerdote militante, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.16 dell'11 maggio 2003;
  • Luigi Ponziani, Un secolo di Direttori. Don Gaetano Cicioni, in "L'Araldo Abruzzese", XCIX (1999), n.21 del 15 giugno 2003;
  • Cento anni di Araldo Abruzzese, storie di chiesa, società civile, uomini e vicende nell'arco di un secolo, Teramo-Atri, 18 marzo 2004, a cura di Pietro Di Benedetto, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 2004;
  • Le firme di un secolo, l'elenco dei collaboratori de L'Araldo abruzzese, Teramo, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 2004;
  • Cent'anni di Araldo Abruzzese, film documentario, 2004;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]