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Kwaidan (film)

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Kwaidan
Kwaidan.png
Hoichi, protagonista del terzo episodio
Titolo originale 怪談
Kaidan
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1964
Durata 185 min
Genere drammatico, orrore
Regia Masaki Kobayashi
Soggetto Lafcadio Hearn
Sceneggiatura Yôko Mizuki
Fotografia Yoshio Miyajima
Montaggio Hisashi Sagara
Musiche Tōru Takemitsu
Scenografia Jusho Toda
Interpreti e personaggi
“Kuronami”:

“Yuki-onna”:

“Minimashi Hoichi no hanashi”:

“Chawan no naka”:

Premi

Kwaidan (怪談 Kaidan?, lett. "Storie di fantasmi") è un film del 1964 diretto da Masaki Kobayashi. La pellicola ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1965[1] ed ha ottenuto una nomination ai Premi Oscar 1966 come Oscar al miglior film straniero.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film è diviso in quattro episodi:

I capelli neri (Kurokami)[modifica | modifica wikitesto]

Nella Kyoto del tardo medioevo, un giovane samurai, trovatosi in povertà, accetta di prendere servizio presso un signore di una lontana provincia e abbandona l'addolorata moglie. Passano alcuni anni e il samurai, dopo aver fatto carriera, si sposa con la giovane figlia del signore. Ma in lui comincia a riaffiorare, dopo il secondo matrimonio, il ricordo della sua prima moglie, scoprendo di amarla ancora profondamente. Trascorsi altri anni, il samurai decide di far ritorno a Kyoto per cercare la donna; entrato nella sua vecchia casa, ritrova la moglie che lo accoglie a braccia aperte. Passata la notte insieme, il samurai, al risveglio, scopre con terrore che la donna era in realtà un fantasma e la casa, apparentemente solida, crolla rovinosamente con lui dentro. Uscito con sofferenza dalle macerie, il samurai si ritrova improvvisamente vecchio e debole.

La donna della neve (Yuki-onna)[modifica | modifica wikitesto]

Due boscaioli, l'anziano Mosaku e il giovane Minokichi, vengono colti da una intensa tempesta di neve che gli impedisce il ritorno al villaggio. Trovato riparo in una capanna, durante la notte Minokichi si sveglia all'improvviso e si trova davanti la mitologica donna della neve, tutta vestita di bianco; la donna, che ha appena ucciso Mosaku, decide di risparmiare il giovane, a patto che non riveli a nessuno di averla vista. Il giorno dopo, Minokichi, ancora scosso per l'inquietante apparizione, fa ritorno a casa, tacendo con la madre dell'accaduto. Tempo dopo, il ragazzo incontra una giovane e bellissima donna venuta da lontano; i due si innamorano e si sposano, mettendo al mondo tre figli. Ma un giorno, Minokichi, passati dieci anni dalla morte di Mosaku, decide di rivelare le circostanze a sua moglie, facendole notare come lei somigli alla donna della neve; ma, una volta raccontatole la storia, la moglie cambia improvvisamente espressione e si trasforma in quello che è sempre stato: la donna della neve. Lei gli rivela di avere amato lui e i suoi figli in questi anni da mortale e per questo, gli risparmia ancora una volta la vita, fuggendo però da lui, per sempre.

Hoichi senza orecchie (Miminashi Hoichi no hanashi)[modifica | modifica wikitesto]

Hoichi, un ragazzo cieco ma dotato di un notevole talento musicale, rievoca, con le sue melodie, le antiche battaglie navali che si svolgevano lungo le coste del loro paese. I fantasmi dei caduti negli scontri decidono, dopo averlo sentito suonare in due occasioni, di ucciderlo per farlo diventare uno di loro, allietandoli così per sempre con le sue musiche. i maestri di Hoichi capiscono il pericolo e decidono di tatuare il corpo del ragazzo con delle formule, allo scopo di renderlo invisibile agli spettri. Lo stratagemma funziona, ma solo parzialmente; i maestri si sono scordati di tatuargli le orecchie e uno dei fantasmi gliele strappa via. Gli spiriti scompaiono per sempre e Hoichi resta mutilato, ma non tutti i mali sembrano venire per nuocere; la notizia si sparge in giro e migliaia di persone cominciano a recarsi da lui, ansiose di sentire la sua musica celestiale.

In una tazza di tè (Chawan no naka)[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi del Novecento, uno scrittore si sta cimentando nella lettura di una storia; il racconto narra del guerriero Kannai che vede riflesso, nella sua tazza di tè, uno strano personaggio, che si presenta la sera stessa a casa di Kannai. Il guerriero, riconoscendolo, lo ferisce con la spada, ma subito dopo essere stato colpito, l'uomo, che è un samurai, scompare nel nulla. Trascorrono poche ore e tre seguaci del ferito arrivano con l'intento di vendicarlo. Kannai riesce strenuamente ad ucciderli, ma la gioia dell'impresa dura poco; i tre "visitatori" sono degli spiriti e, come tali, non possono essere uccisi... Il racconto si blocca qui, senza un finale, lasciando lo scrittore in preda a diversi interrogativi. Ma i suoi dubbi trovano una spiegazione subito dopo la fine della lettura; lo scrittore fugge terrorizzato dopo aver visto, in una giara piena d'acqua, il riflesso di Kannai.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • « Un film di raffinata eleganza, è di un'incantevole bellezza visiva che non indebolisce mai la quieta sapienza narrativa. » Commento del dizionario Morandini che assegna al film quattro stelle su cinque di giudizio.[2]
  • Il dizionario Farinotti che assegna al film tre stelle su cinque di giudizio, senza fornire alcun commento critico.[3]
  • « Nell'insieme, è un film unico, senza cedimenti. Estremamente inventivo l'uso del colore. » Commento del dizionario dei film horror.[4]
  • Rotten Tomatoes assegna al film un punteggio di 7.5/10.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1965, festival-cannes.fr. URL consultato il 13 giugno 2011.
  2. ^ Il Morandini 2011, di Laura, Luisa e Morando Morandini, pag 785
  3. ^ Pino Farinotti, Il Farinotti 2009, Newton Compton Editori 2008 - pag 1061
  4. ^ Il dizionario dei film horror su mymovies.it
  5. ^ Kwaidan su Rotten Tomatoes

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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