Kurfürstendamm

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Kurfürstendamm
Berlin Kurfürstendamm 017004c.jpg
Localizzazione
Stato Germania Germania
Città Berlino
Distretto Charlottenburg-Wilmersdorf
Quartiere Charlottenburg, Wilmersdorf, Halensee
Caratteristiche
Tipo strada urbana
Intitolazione ai principi elettori del Brandeburgo
Collegamenti
Inizio Breitscheidplatz
Fine Rathenauplatz
Trasporti stazione di Halensee; stazioni della metropolitana di Kurfürstendamm, Uhlandstraße e Adenauerplatz
Mappa
Mappa di localizzazione: Berlino
Kurfürstendamm
Kurfürstendamm

Coordinate: 52°30′03″N 13°18′46″E / 52.500833°N 13.312778°E52.500833; 13.312778

Il Kurfürstendamm (spesso abbreviato in Ku'damm) è un viale di Berlino.

Lungo 3,5 km, collega Breitscheidplatz a Rathenauplatz, attraversando i quartieri di Charlottenburg, Grunewald, Halensee e Wilmersdorf.

Le origini remote e recenti[modifica | modifica wikitesto]

Nome e origine remota[modifica | modifica wikitesto]

Dal nome del Kurfürstendamm si ricavano immediatamente informazioni relative alla funzione originaria di questa strada e alla tecnica che venne usata per la sua costruzione. Il primo documento che attesta la sua esistenza (ma non il nome) è una carta topografica, il Plan géometral de Berlin et des environs, dell'ingegner La Vigne (1685), dove una doppia linea indica l'esistenza di una strada che congiungeva il Tiergarten, grande riserva di caccia, alla foresta detta Grunewald (Bosco Verde). Questa è oggi inglobata nei confini di Berlino, ma allora era lontana dalla città, la cui estensione era molto inferiore a quella attuale. Il nome si trova invece attestato per la prima volta, nella forma Churfürstendamm, in un'altra carta di Berlino e dintorni, disegnata nel 1767 da Friedriech Wilhelm Carl von Schmettenau[1].

Questo nome è composto da due parole, “Kurfürst” e “Damm”. La prima, che vuol dire "principe elettore", è legata alla principale funzione che la strada ebbe per secoli. Essa infatti permetteva ai principi elettori del Brandeburgo, che dal XV secolo risiedevano a Berlino, di recarsi dalla loro residenza berlinese alla foresta di Grunewald e alla grande riserva di caccia che lì si trovava. Qui, nel 1542, Gioacchino II costruì un castello destinato a alloggiare lui e i suoi invitati durante le partite di caccia. Il castello fu anche per quasi vent'anni la residenza della sua amante, Anna Sydow. Kurfürst indica quindi tanto il fatto che la strada venne creata, o ingrandita, o migliorata da un principe elettore, quanto il fatto che essa era utilizzata soprattutto dai suoi successori per praticare il nobile sport della caccia. La seconda parte di questo nome, damm, è comune ad altre strade di Berlino e dintorni: si tratta di vie di comunicazione che attraversavano terreni paludosi ed erano perciò rinforzate con una fitta serie di putrelle di legno disposte perpendicolarmente alla direzione della strada. “damm” designa quindi la struttura costruttiva della strada, una “strada di tronchi”[2].

Strada di tronchi: tecnica costruttiva

La nascita del Kurfürstendamm moderno[modifica | modifica wikitesto]

L'espansione di Berlino alla fine dell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Per più di tre secoli la funzione del Kurfürstendamm rimase invariata così come, probabilmente, il suo aspetto. Tutto cambiò a partire dal 1883. La Germania aveva da poco attraversato il processo di unificazione e i principi elettori del Brandenburgo, che nel Settecento avevano acquisito il titolo di Re di Prussia, erano diventati nel 1871 Imperatori di Germania. Dal 1850, il Paese aveva cominciato a industrializzarsi ed era entrato, dopo la guerra franco-prussiana del 1870, in una fase di intenso sviluppo economico, finanziario e industriale. Berlino divenne uno dei centri principali della nuova economia tedesca e la sua popolazione prese a crescere a un ritmo vertiginoso: se nel 1857 la città contava 450 000 abitanti, all'inizio del Novecento il loro numero superava i due milioni[3].

L'espansione della città avvenne “a macchia d'olio”, investendo tutte le direzioni che si irradiavano dal centro verso l'esterno; tuttavia la popolazione che si insediò nelle diverse direttrici aveva caratteristiche sociali diverse. I quartieri operai e industriali chiusero il centro di Berlino in una morsa a forma di ferro di cavallo, che partiva da Nord-Ovest, si estendeva ad Est a inglobava il Sud-Est. Questo fu dovuto alla vicinanza delle fabbriche e alla lontananza di queste zone dal centro elegante della città (Unter den Linden, Leipziger Straße, Gendarmenmarkt). Questo ferro di cavallo si apriva verso l'Ovest, una direttrice lungo la quale già nei secoli scorsi si erano insediate le famiglie più facoltose (nei quartieri compresi tra il Lustgarten, il Tiergarten e l'attuale Potsdamer Platz)[4]. Fu in questo settore, lungo il lato meridionale del Tiergarten, che sorsero le prime residenze della nuova borghesia berlinese: ville e condomini di commercianti facoltosi, professionisti di successo, alti funzionari statali. Esponenti di questo ceto sociale cominciarono a stabilirsi anche al di là del Tiergarten, nelle cittadine ancora agresti di Charlottenburg e Wilmersorf. Qui sarebbero quindi sorti i viali, le strade e le piazze che ancora oggi strutturano l'habitat prevalentemente lussuoso di questi quartieri[5]. Uno di questi viali seguì più o meno il tracciato del preesistente Kurfürstendamm e ne riprese il nome. Lo distinguono però dagli altri la sua ampiezza e la sua struttura eccezionali, grazie alle quali esso assunse in futuro una funzione unica nella storia sociale e urbanistica della città di Berlino e nell'immaginario tedesco.

La sua ampiezza e la sua struttura non si spiegano solo con la necessità di favorire l'espansione della città verso Ovest, bensì corrispondono a un preciso progetto urbanistico.

Bismarck e il modello di Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Questo progetto fu ideato da uno degli uomini più influenti della storia tedesca, il cancelliere Bismarck. Sensibile al fascino di Parigi, Bismarck rifletté sulla possibilità di creare, vicino a Berlino, un viale e un quartiere che fossero gli Champs Élysées della capitale tedesca. Esiste una sua lettera del 1873 al Consigliere Segreto von Wilmowski, in cui appaiono chiaramente tanto la sua preveggenza urbanistica, quanto il suo desiderio di dare a Berlino uno splendore simile a quello di Parigi. Nel 1861 e nel 1871 Bismarck aveva infatti fatto due soggiorni nella città francese, la prima volta in qualità di ambasciatore e la seconda in occasione della proclamazione dell'Impero tedesco. “Se si pensa al ritmo di crescita di Berlino,” scrisse, “è chiaro che la sua popolazione raddoppierà presto, così come Parigi è passata da 800.000 abitanti a 2.000.000.” E: “La proprietà pubblica offre l'occasione eccezionale di realizzare strade più larghe e più belle [delle altre]. Il Kurfürstendamm diventerà in questa prospettiva una strada troppo piccola, poiché non può diventare una via di passeggiata per carrozze e cavalieri. […] Il Grunewald diventerà come il Bois de Boulogne per Parigi e la strada che ivi condurrà dovrebbe essere altrettanto larga degli Champs Élysées.[6]

L'avénue des Champs-Élysées a Parigi prima del 1897

Il modello era dunque Parigi, la “capitale del XIX secolo”, come la chiamerà pochi anni dopo Walther Benjamin[7], e in particolare il grande e lussuoso boulevard, in cui le carrozze e i cavalieri dell'aristocrazia parigina facevano mostra di sé, ammirati da una folla di pedoni che passeggiavano sui larghi marciapiedi, davanti a una serie ininterrotta di belle dimore, ristoranti lussuosi, teatri e luoghi di divertimento. Proust ci dà descrizioni molto vive di questo traffico diurno, soprattutto domenicale, così come del traffico notturno di carrozze che si recavano nei luoghi di piacere del Bois de Boulogne.

La realizzazione del progetto di Bismarck[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurfürstendamm nel 1916 - Vista Ovest-Est

Nonostante il progetto fosse ispirato e voluto da Bismarck, esso venne realizzato solo 10 anni dopo, a partire dal 1883. Solo allora fu costituita, sotto l´egida della Deutsche Bank, la “Kurfürstendamm-Gesellschaft” (“Compagnia del Kurfürstendamm”), che affrontò i costi necessari a trasformare il viale di campagna in un boulevard à la Champs Elysées. Essa escogitò il modo di rendere sicuramente redditizia l'operazione. Infatti, in cambio dell'impegno a costruire il nuovo viale, essa ottenne il diritto di comprare un vasto terreno nella foresta di Grunewald. Qui realizzò un complesso di ville grandi e lussuose, rese particolarmente attraenti grazie a una serie di esenzioni fiscali garantite ai loro acquirenti. Nacque così quella che i berlinesi chiamarono la “Colonia de Milionari” (“Millionärskolonie”). Vi si installarono banchieri, industriali, editori, nonché alcuni intellettuali facoltosi. La Compagnia effettuò un duplice investimento, nella costruzione delle ville e nella trasformazione del viale, con la prospettiva di un duplice guadagno, che sarebbe venuto in parte dalla vendita delle ville, e in parte da quella dei terreni edificabili che fiancheggiavano il Kurfürstendamm. D´altra parte, il fatto che il viale non sarebbe finito in un bosco, ma in un insediamento prestigioso, rendeva molto più facile la vendita di questi terreni.[8]

Struttura del boulevard e punti di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del boulevard[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurfürstendamm era lungo 4,5 km. Cominciava al Corneliusbrücke, ponte sul Landswehrkanal situato nella parte sudoccidentale del Tiergarten, e finiva a Grunewald, nell'attuale Rathenauplatz. La sua struttura e le sue dimensioni seguivano quasi alla lettera le indicazioni date da Bismarck. Da palazzo a palazzo, il viale era largo 53 metri. Davanti ad ogni edificio era previsto un giardino profondo 7,5 m. I marciapiedi che separavano i giardini dalla carreggiata erano profondi 4 m. La carreggiata era divisa in due parti di 10 m ciascuna, separate da una corsia centrale, che comportava una zona per il passeggio e una pista per cavalieri (che venne presto sostituita dalle rotaie di un tram a vapore, poi elettrificato nel 1899). Su ognuno dei due marciapiedi si ergeva un filare di platani. Altri due filari bordavano la passeggiata centrale[9]. I larghi marciapiedi, i giardini, gli alberi e la corsia centrale davano al viale un aspetto particolarmente elegante. Pur essendo meno largo del modello parigino, il boulevard berlinese lo superava in eleganza.

È da notare che il tratto di circa 1 km che andava dal Corneliusbrücke all'attuale Breidscheidtplatz venne ribattezzato nel 1925 Budapester Straße, così che oggi il Kurfürstendamm ha una lunghezza di 3,5 e non più di 4,5 km (e i suoi numeri civici cominciano dall'11 e non dall'1).

L´attuale Breidscheidplatz ebbe nel corso della sua storia diversi nomi: il primo fu Gutenbergplatz, ricevuto nel 1862, il secondo fu Auguste-Viktoria-Platz, con cui nel 1892 si intese onorare la moglie del Kaiser Guglielmo II. Venne infine ribattezzata nel 1947 Breitscheidplatz, in ricordo del dirigente socialdemocratico Rudolf Breidscheid, arrestato dalla Gestapo in Francia e ucciso dai nazisti a Buchenwald.

Punti di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Percorso del Kurfürstendamm

Il Kufürstendamm si dirama in direzione Ovest dalla Breidscheidtplatz, divergendo da altre due grandi strade, sorte anche esse alla fine del XIX secolo: la Kantstraße e la Hardenbergstraße. A Est della Breidscheidtplatz, oggi, la sua continuazione visiva è la Tauentzienstraße, che porta a Wittenbergplatz, dove si trova il grande magazzino KaDeWe. Prima della II guerra mondiale invece si vedeva chiaramente che il suo proseguimento verso Est era la Budapester Straße, che all´origine era il primo tratto del Kurfürstendamm. Nel suo percorso verso Ovest, esso incrocia subito una grossa arteria Nord-Sud, la Joachimtaler Straße dove, appena più a Nord, si trova la stazione ferroviaria detta "del giardino zoologico". Lo zoo è in effetti lì accanto, nascosto dagli edifici che si sviluppano lungo il lato Nord della Breidscheidtplatz.

Proseguendo verso Ovest, il Kurfürstendamm incrocia una serie di strade di Charlottenburg, eleganti e ricche di storia: Fasanenstraße, Uhlandstraße, Bleibetreustraße, Knesebeckstraße. Vengono poi la Olivaerplatz e la Adenauerplatz. Nel primo tratto del viale (tra la Joachimtaler Straße e Adenauerplatz) si trovano ancora oggi molti degli edifici sfarzosi che lo caratterizzarono all´epoca della sua costruzione. Prima della guerra, qui si trovavano anche molti dei teatri, varietà e gallerie d´arte il cui pubblico animava i numerosissimi caffè e ristoranti che facevano del viale berlinese un vivacissimo boulevard. Oggi vi si trovano soprattutto negozi di grandi catene internazionali (come nel boulevard degli Champs Elysées di Parigi, che fu il modello del Kurfürstendamm).

Ad Ovest della Adenauerplatz il boulevard perde ogni traccia del suo storico carattere eccezionale ad eccezione della Lehniner Platz, dove si trova un complesso di edifici degli anni 1920, opera in parte di Erich Mendelsohn, molto rappresentativa dell´architettura moderna. Spingendosi più ad est si passa sopra a un´autostrada urbana e si arriva a Halensee, luogo dove il Kurfürstendamm entrava nella foresta di Grunewald e dove oggi sfocia nella Rathenauplatz. Il nome della piazza ricorda uno dei più celebri abitanti di Grunevald, il ministro degli esteri Walther Rathenau, che venne ucciso in un attentato nei pressi della piazza stessa nel 1922.

L'epoca d'oro del Kurfürstendamm: dalla creazione all'avvento del nazionalsocialismo[modifica | modifica wikitesto]

I lavori cominciarono nel 1883. Il 5 maggio 1886, in quella che Metzger considera come la data in cui il Kurfürstendamm “nasce alla sua nuova vita di boulevard”, venne messo in funzione il tram a vapore che portava dallo Zoo allo Halensee e affiancò la pista riservata ai cavalieri. Nei primi anni, lungo il nuovo viale vennero costruite lussuosissime ville, come quella del commerciante Raussendorff[10], ma queste vennero presto nascoste dai palazzi di cinque piani che sorsero sui suoi due lati. Dopo circa vent'anni il nuovo viale risultava quasi completamente costruito[11]: in effetti, nello stesso periodo si compiva la trasformazione di Charlottenburg da borgo raccolto intorno al castello che gli dava il nome in vera e propria città. Il cosiddetto ”esodo vero Ovest” dei berlinesi risultò facilitato dalle ferrovie della Schnellbahn e alla Ringsbahn (oggi entrambe riunite nel sistema della S-Bahn), che fin dagli anni 1880 collegarono il nuovo abitato a Berlino[12]: nel 1850 Charlottenburg aveva appena 10 000 abitanti, nel 1893 ne contava più di 100 000 e, nel 1900 182 mila[13].

Man mano che crebbe il numero delle abitazioni, nel nuovo viale sorsero naturalmente caffè e ristoranti. Ad essi si aggiunsero presto anche luoghi di spettacolo e divertimento. Dopo una pausa dovuta alla Prima guerra mondiale, nel Kurfürstendamm e nelle strade vicine si moltiplicheranno i caffè concerto, le sale da ballo, i cabaret, i cinema e i teatri, tanto quelli seri, quanto quelli di varietà. Nelle vicinanze erano intanto sorti ben due teatri d'opera. Negli anni 1920, le guide turistiche di tutto il mondo indicheranno il Kurfürstendamm, come uno dei punti di maggior attrazione d'Europa per i locali, i divertimenti e la vita culturale. Questa fama resterà a lungo nella memoria tedesca, se è vero che ancora negli anni 1970, quando i tedeschi della Repubblica Federale si recavano in visita a Berlino Ovest, il Kurfürstendamm faceva ancora parte delle loro mete più desiderate, sebbene fosse ormai solo l'ombra di sé stesso.

Nel Kurfürstendamm sorsero i caffè letterari dove si incontravano quotidianamente gli intellettuali berlinesi che si riconoscevano nelle avanguardie letterarie e artistiche, l'elenco è lungo, ma citiamo a titolo di esempio il nome di Brecht. Ma il viale offriva anche intrattenimenti di carattere popolare: balere, spettacoli di varietà, cabaret. Negli spazi che durante i primi anni rimanevano provvisoriamente liberi tra un palazzo e l'altro si installarono circhi (come il quello di Buffalo Bill nel 1890 o il circo Barnum nel 1900) o stravaganti esposizioni-spettacolo, come la “Fine di Pompei” o quella che nel 1904 mostrava, nella Lehniner Platz appositamente allagata, rifacimenti di battaglie navali. La più colossale di queste installazioni – che ebbe, diversamente dalle altre, carattere stabile - fu il “Luna Park”, un parco di attrazioni stravaganti e gigantesche, ispirato dall'omonimo complesso di Coney Island.

Questi divertimenti, così come le balere, i cabaret e i varietà, spingevano verso il Kurfürstendamm un pubblico diverso da quello attratto dai teatri seri, dalle gallerie d'arte, dai caffè letterari o dai caffè eleganti. “Nel Kurfürstendamm – dice Metzger- si svolgevano insieme, in un modo che risultava caratteristico del quartiere, la vita letteraria più raffinata e spettacoli per il pubblico di massa. La City-Filiale era elegante, cara e raffinata, ma era anche popolare. I signori e i loro camerieri sedevano gli uni accanto agli altri nel cinema Gloria-Palast, nel varietà "Nelson-Revue" o nella taverna della Zigeunerkeller (Cantina degli zingari); e andavano a vedere le stesse attrazioni del Luna Park[14].

Il viale dell´eleganza[modifica | modifica wikitesto]

L'edilizia lussuosa e stravagante dei primi anni del Kurfürstendamm (1885-1914)[modifica | modifica wikitesto]

Edificio in stile eclettico in Bleibtreustraße, accanto al Kurfürstendamm

Con lo sviluppo dell'Ovest berlinese, Charlottenburg crebbe fino a diventare una vera e propria città, che risultò essere la più ricca di tutta la Germania. Le case che vennero costruite sul Kurfürstendamm e nelle strade adiacenti erano estremamente lussuose. Grandi appartamenti di 10, 15, talora 20 stanze. Ambienti vasti. Tutte le comodità moderne: doppi, tripli bagni, ascensore, acqua fredda e calda, illuminazione alla punta della tecnica, talora persino un sistema di aspirapolvere, le cui tubature giungevano in ogni stanza.[15]

Il lusso si manifestava, anzi veniva ostentato anche nelle facciate, giudicate spesso pacchiane dalle persone di gusto. Si raccontava, ad esempio, che costruiti i muri maestri, i costruttori chiedessero ai committenti: “E la facciata, in che stile la vuole?”[16]

Se ne trovavano infatti in stile neoromanico, neorinascimentale, fiammingo o in pastiches eclettici. Del resto, gran parte dell'architettura tedesca del periodo era dominata dallo “storicismo”, ovvero dall'imitazione degli stili del passato. Ma i nuovi edifici cercavano di mostrare la ricchezza dei loro abitanti sovraccaricando la decorazione con fregi e stucchi, cariatidi e atlanti, o colonne di vero o finto marmo che sottolineavano logge e ingressi.[17]

Il successo del Kurfürstendamm si estese a tutta la zona solcata dal boulevard (Uhlandstraße, Fasanerstraße, Auguste-Viktoria-Platz, Tauentzienstraße, Kurfürstenstraße) e, per far posto ai palazzi, vennero demolite anche le ville che erano state costruite pochi anni prima. Di queste, resta solo qualche esemplare, come la villa neorinascimentale dove si trova il Caffè Einstein (Kurfürstenstraße 58) o quella dove ha sede il liceo francese (Derfflingerstraße 7).

Edificio in stile neorinascimentale all'angolo Kurfürstendamm/Uhlandstraße

Un particolare trattamento ricevette la piazza Gutenberg (oggi Breitscheidtplatz), che ebbe la funzione di onorare il potere monarchico e la dinastia degli Hohenzollern. Qui fu eretta la chiesa-monumento intitolata alla memoria dell'imperatore Guglielmo I. Il suo successore, l'autoritario e onnipresente Guglielmo II, la prese sotto il suo patrocinio e promosse la scelta, come architetto, di Franz Schwechten, già noto nella Berlino imperiale per i suoi edifici in stile neoromanico, come la stazione Anhalter Bahnhof o la facciata dell'Accademia Militare prussiana. La chiesa fu anche essa neoromanica, fu imponente, fu piazzata al centro della carreggiata e risultò ben visibile da ogni strada che si dirigeva verso la piazza. Schwechten fu poi incaricato di costruire due grandi stabili che la chiudevano a Est e a Ovest: altri due esempi di architettura neoromanica, che furono soprannominati Erstes Romanischer Haus (prima casa romanica - 1894-96) e Zweites Romanisches Haus(seconda casa romanica - 1900). Ultimo tocco: la piazza fu ribattezzata nel 1892 e dedicata ad Auguste-Viktoria, la moglie di Guglielmo II (allora peraltro vivente).

La seconda "Casa romanica" col "Caffè romanico"

La “City-Filiale”: il commercio di lusso intorno al Kurfürstendamm[modifica | modifica wikitesto]

Il Ka De We nel 1907

Le case sfarzose attrassero una popolazione benestante; la popolazione benestante attrasse a sua volta commerci eleganti: le più note ditte del centro di Berlino, quelle nei cui negozi Effi Briest aveva comprato il suo prezioso corredo, aprirono filiali sul Kurfürstendamm o nelle strade vicine. Ancora oggi i commerci che cercano a Berlino una sede prestigiosa si installano sul Kurfürstendamm o nella Tauentzienstraße, anche se non si tratta più delle ditte raffinate dell'epoca di Theodor Fontane, bensì dell'Applestore o di Benetton.

Il pioniere del commercio di lusso nella nuova zona fu una ditta, ancora oggi ben presente col suo grande magazzino di Wittenberg Platz: il KaDeWe, il “Kaufhaus des Westens” ovvero “Grande Magazzino dell'Ovest”. Quest'ultima parola, che durante la Guerra Fredda venne spesso interpretata come “mondo occidentale” o “Germania dell'Ovest”, si riferisce in realtà all'Ovest berlinese dove, nel 1907, Adolf Jandorf creò questo quasi-Harrods, che tuttora esiste.

Il successo del KaDeWe e degli altri commerci fu tale, che si cominciò a parlare della zona Kurfürstendamm - Viktoria-Luise-Platz - Tauentzienstraße e Wittenbergplatz come “City-Filiale”, “City-West”, “Berlin-W“.[18]

Gli anni 1920: modernità e modernizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra mondiale segnò un una lunga pausa dell'attività economica tedesca, poiché tutte le finanze del paese si concentrarono nelle spese belliche. Il dopoguerra fu un periodo di grandi tensioni, iniziate con l'abdicazione e l'esilio del Kaiser, proseguite col tentativo da parte dei comunisti di proclamare una repubblica dei lavoratori, cui si contrappose l'azione sanguinosa di circoli nazionalisti e militaristi che non solo vollero bloccare i comunisti, ma tentarono di restaurare, se non la monarchia, almeno il carattere autoritario dello Stato prussiano. I socialdemocratici e i partiti di centro riuscirono tuttavia a imporre la nascita di una repubblica parlamentare e democratica.Questa riuscì a resistere per 14 anni in una situazione in cui tensioni politiche, tentativi violenti di presa del potere e attentati trovarono alimento nelle difficoltà economiche che la Germania sperimentò in quel lasso di tempo. Fu l'epoca della Repubblica di Weimar, in cui la Germania visse un periodo di terribile instabilità politica ed economica, ma al tempo stesso di incredibile vivacità culturale. Per le élites urbane, quegli anni furono caratterizzati da un profondo rinnovamento del gusto, che vide irrompere, nella sfera estetica visiva, quelli che ancora oggi sono i caratteri fondamentali della modernità (tanto è vero che ciò che se ne discosta viene definito “postmoderno”).

Questo gusto si impose presto anche sul Kurfürstendamm, che si connotava sempre più, rispetto al centro di Berlino, come luogo dinamico, in cui la novità era una delle caratteristiche più attraenti. I giornali e le guide turistiche dell'epoca mostrano come il boulevard venisse percepito come luogo della modernità, in contrapposizione ai viali prestigiosi del centro di Berlino, come Unter der Linden, Friedrichstraße o Leipziger Straße, che erano i centri della tradizione[19]. Questa caratteristica non poteva non riflettersi nell'edilizia del viale, imponendo profondi cambiamenti.

In effetti niente sembra opporsi alla modernità architettonica quanto lo stile storicistico e pieno di orpelli del Kurfürstendamm delle origini. La prima è sobria, funzionale, depurata di ogni elemento decorativo, non nasconde la struttura degli edifici, bensì la mette in evidenza; nelle case del Kurfürstendamm, come in tutta l'architettura tedesca a cavallo tra Otto e Novecento, la struttura è nascosta da una facciata concepita come scenografia e appesantita da molteplici elementi che hanno solo una funzione ornamentale. Il suo effetto può non essere affatto sgradevole, può essere addirittura piacevole, ma la sua concezione è diametralmente opposta al gusto dell'architettura moderna[20]. L'affermazione di questo gusto, unita al fatto che il Kurfürstendamm doveva essere all'altezza della sua reputazione di luogo del moderno, spinse alcuni proprietari a ristrutturare con grande spesa le facciate dei loro edifici secondo i canoni del nuovo gusto. Questo è illustrato nel miglior modo possibile da due fotografie di uno stesso stabile, il palazzo del Kurfürstendamm 31. La prima è stata presa nel 1927, la seconda nel 1929.

Fotografia: l´edificio del Kurfürstendamm 31 nel 1927:[1]

Fotografia: lo stesso edificio nel 1931:[2]

Hans Poelzig - Edificio di Viktoria-Luise-Platz col cinema Capitol

Non ci furono tuttavia soltanto ristrutturazioni posticce come questa. Vennero realizzati progetti completamente nuovi, di cui due meritano menzionati. Uno di essi era di Hans Poelzig, uno dei maggiori e più inventivi architetti del Novecento tedesco. Costruito nel 1925, chiudeva verso nord Viktoria-Luise-Platz, separandola dal giardino zoologico. Si trattava di un lungo e basso edificio ritmato dalla struttura costruttiva, che suddivideva i 140 metri della facciata in unità rettangolari. In esso era ospitato il cinema "Capitol". Il progetto dimostrava come Poelzig avesse assimilato il rinnovamento del linguaggio architettonico che si stava realizzando in quegli anni (l'edificio è andato distrutto durante la guerra).

Erich Mendelsohn - Cinema Universum - Oggi Schaubühne

L'altro progetto fu dovuto a Erich Mendelsohn, anche egli tra i più importanti architetti del Novecento. Si tratta di un complesso di edifici, detto Woga, situato a Lehniner Platz, quasi all'estremità Ovest del Kurfürstendamm. Davanti agli stabili di abitazione Mendelsohn situò due edifici di carattere culturale. Uno di essi comprendeva un caffè e un teatro, dove ebbe sede il "Kabarett der Komikers", l'altro un cinema, l'"Universum" che, negli anni 1970, è stato trasformato in teatro e ribattezzato "Schaubühne". L'edificio, dalla particolare struttura a ferro di cavallo che rende percettibile dall'esterno la struttura funzionale della sala interna, ha un'eleganza e un'originalità tipiche di Mendelsohn ed è una delle pietre miliari dell'architettura del Novecento.

Spettacoli e divertimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il boulevard come spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Kurfürstendamm si riempì, abbiamo accennato, di teatri e attrazioni. Ma il primo spettacolo era offerto dal boulevard stesso e dai suoi frequentatori. Nei mesi primaverili ed estivi le terrazze dei caffè si riempivano di signore eleganti ed uomini distinti. Ufficiali e altri cavalieri, che si pavoneggiavano sulla corsia centrale, si offrivano alla loro ammirazione. Come negli Champs Elysées, la domenica le carrozze delle famiglie nobili percorrevano lentamente su e giù le carreggiate. Le carrozze vennero successivamente sostituite dalle automobili, i cui proprietari si incontravano per sfoggiare le loro vetture e "passaggiare" avanti e indietro con esse lungo il boulevard[21]. Un popolo variopinto, composto in gran parte dagli impiegati dei negozi e dai camerieri delle case eleganti camminava sui marciapiedi ed ammirava lo spettacolo offerto dai caffè e dai veicoli. Questa folla costituiva essa stessa, naturalmente, una parte dello spettacolo del boulevard[22].

Ma le classi sociali non ricoprivano sempre ruoli così diversi. Le classi popolari, che affluivano da tutta Berlino, erano anche le protagoniste della vita che si svolgeva nella zona più occidentale del viale.

Sale da ballo, caffè e ristoranti[modifica | modifica wikitesto]

È soprattutto all'estremità Ovest, nella zona intorno al lago Halensee che nacquero, fin dai primi anni successivi alla costruzione del Kurfürstendamm, dei locali dedicati al ballo frequentati dalle classi popolari. I palazzi sorti nella zona erano più modesti e molto meno stravaganti di quelli dell'estremità Est. In ognuno questi edifici, racconta un giornalista della “Berliner Illustrierte Zeitung” nel 1895, c´erano almeno una trattoria o una mescita di alcolici ma vi si trovava, soprattutto, “gli uni attaccati agli l'altri”, caffè danzanti e balere. Qui, affermava il giornalista, i berlinesi si precipitavano non solo durante i week-end estivi, che vedevano giungere allo Halensee intere folle, ma anche nei mesi invernali. Il tipico pubblico femminile di questi locali, precisa il giornalista, è fatto di “commesse, sarte, cameriere, coriste”, quello maschile di “commessi, studenti e apprendisti"[23].

Manifesto per una balera di Halensee, 1900

Il ballo non era la sola attrazione che si trovasse nella zona dello Halensee, tuttavia era “la cosa più importante. … Se non fa troppo caldo, si balla dal pomeriggio fino a notte fonda. … E dappertutto si sentono le voci degli animatori che annunciano: 'nuova danza. Coppie: alt! Gli uomini vanno a pagare'”.

Nella parte ricca del Kurfürstendamm, il tratto Est, compreso tra Viktoria-Luise-Platz e Knesebeckstraße, non c'erano balere, ma cresceva di anno in anno il numero dei caffè e dei ristoranti. Solo in pochi di essi, come il caffè "Sansoussi", all'angolo di Fasanenstraße, o all'ultimo piano dell'hotel "Eden", era possibile ballare. La maggior parte dei caffè erano tuttavia caffè concerto: avevano un'orchestra che, da una certa ora in poi, offriva musica di fondo, che in alcuni locali era di ottima qualità. Per quel che riguarda il mangiare, come è tuttora abituale in Germania, la differenza tra caffè e ristoranti non era netta: i primi avevano in genere una cucina che offriva cibi spesso prelibati e nei secondi si poteva sedere anche solo per consumare un caffè o una birra.

Nel 1893, come racconta Edmund Edel, in mezzo ai campi che circondavano il nuovo Kurfürstendamm, “ancora vuoti e selvatici”, “sorse un bel giorno un fiero edificio, equipaggiato di tutte quelle che allora venivano chiamate 'le comodità signorili'. Al piano terra di quel palazzo aprì un caffè che offriva, ai rari viandanti della zona che avessero tempo, di andarlo a trascorrere nelle sue sale.” Nelle ore notturne, in cui la solitudine di quei luoghi, ancora deserti, incuteva timore, “le sue finestre brillavano come un faro in alto mare”[24]. Quello che all'inizio si chiamò “Kleines Café” (“Piccolo caffè”), poi “Kafé des Westens” (“Caffè dell'Ovest”) avrebbe avuto più tardi un ruolo importante come caffè letterario. Alla sua nascita era semplicemente l´unico caffè della zona est del Kurfürstendamm. Sorgeva all'incrocio tra questo e Joachimtaler Straße, là dove oggi si erge una buffa torretta con l'insegna del caffè Kranzler.

Nel corso degli anni successivi (siamo ancora prima della prima guerra mondiale), man mano che la zona veniva edificata e si popolava, nacquero altri caffè. Diverse note case berlinesi (ricordiamo che ci troviamo ancora in una cittadina della banlieue berlinese, indipendente dalla grande città vicina) fiutarono l'opportunità di buoni affari aprendo una sede locale nel nuovo, ricco Ovest. Nacquero così le filiali del caffè Schilling, e del ristorante Möhring, mentre l'hotel "Keiserhof" aprì sulla piazza Auguste-Viktoria un grande caffè pasticceria. Il caffè Möhring fu soprannominato “la bottega dei matrimoni”, perché (si diceva) le dame eleganti vi portavano le loro figlie nella speranza che nascessero legami tra queste e i giovanotti danarosi che lo frequentavano. Il caffè Schilling invece diventò il luogo di incontro preferito degli ebrei del quartiere[25].

L'originalità dell'arredamento e delle prestazioni offerte era importantissima per il successo di questi locali. Per esempio il ristorante Kutschera aveva una localizzazione particolare, poiché occupava il primo piano della famosa galleria d'arte della Secessione. Mompes era arredato con mobilio di inizio Ottocento e poltrone di damasco, gli stessi camerieri erano vestiti all'antica[26].

ll vero e proprio boom della gastronomia sul Kurfürstendamm avvenne però dopo la prima guerra mondiale, nel corso degli anni 1920. In questo periodo, quello, che dal 1921 era un nuovo quartiere di Berlino, veniva ormai percepito come il centro moderno di tutta la città. “Il Kurfürstendamm" scrive Franz Lederer nella sua guida[27], "è diventato la principale strada dei divertimenti di tutta Berlino e, da questo punto di vista, ha ormai sorpassato persino Friedrichstraße. Vi si trovano, uno dopo l'altro, senza soluzione di continuità, cinema, caffè, bar, cabaret, birrerie, enoteche, e librerie, e gallerie d'arte, e negozi di moda e commerci di lusso”.

L'originalità dei locali si coloriva ora di accenti stranieri. Nascevano il ristorante italiano “Venezia” (che si distingueva anche per la sua tranquillità, poiché non aveva orchestra), il caffè austriaco “Wien”, la “Anglo-American-Tearoom”, la “Zigeunerkeller” (“Cantina degli tsigani”), la “Weiße Czarda” ungherese, il francesizzante “Café Plantage” (“Caffè piantagione”), che, coi suoi bambù e la decorazione tropicale ricordava le Antille. E tanti altri.

Data la passione per la danza che si impadronì degli europei in quegli anni, i caffè danzanti si moltiplicarono. A Berlino ce ne erano dappertutto, ma uno dei più noti era il “Kakadu” (“Cacatoa”), all'incrocio del Kurfürstendamm e della Joachimtaler Straße (quindi nella parte Est del viale, ricca ed elegante). Lì vicino, accanto alla stazione dello Zoo, il “Gourmenia” offriva ben due sale da ballo mentre il “Café Berlin” occupava i tre piani superiori dello stesso stabile, con un giardino pensile e una sala da ballo all´ultimo piano. E nelle vicinanze se ne potevano contare parecchi ancora[28].

Davanti al caffè Kranzler

Vanno ricordati altri due esempi particolari. Il primo era il caffè Kranzler, che, ricostruito dopo la guerra, esiste ancora oggi. L'altro era il ristorante Kempinski all'angolo tra Kurfürstendamm e Fasanenstraße (oggi porta questo nome un albergo con caffè e ristorante situato nello stesso luogo). Kempinski era un noto ristorante di Leipziger Straße: nel 1926 il suo proprietario comprò tutto lo stabile, dove aprì la sua filiale. Un locale elegantissimo, dove le cucine stavano al secondo piano, il guardaroba nel piano interrato e il ristorante, che occupava il piano terra e il primo piano, era collegato alle cucine da un ascensore frigorifero e un ascensore riscaldato. I suoi slogan erano: “Mezza porzione a metà del prezzo” e “Per una volta, concedetevi il lusso di vivere come un principe”. In effetti l'arredamento era lussuoso e la cucina prelibata, ma era possibile ordinare piccole porzioni per una frazione del prezzo. Questa formula ebbe un successo enorme, tanto che il ristorante dovette ristrutturare l'edificio per aprire altre sale. Vi venivano serviti 2000 pasti al giorno. Come affermava una guida di Berlino, l'intera popolazione di una piccola città mangiava ogni giorno da Kempinski. Max Reinhardt, Heinich Mann, Leni Riefenstahl, Gustav Gründegens e Zarah Lehander furono suoi clienti abituali [29].

Circhi e circenses[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il rapido successo del Kurfürstendamm, la costruzione delle case lungo il suo tracciato prese diversi anni, e durante questo periodo i terreni che rimanevano vuoti vennero utilizzati per installarvi circhi ed altre attrazioni temporanee, che contribuirono ad attirare verso Charlottenburg folle di berlinesi di tutte le classi sociali.

Nell'estate del 1890, nel terreno che si estendeva verso Sud a partire dalla Gutenbergplatz (futura Viktoria-Luise-Platz) si installò per alcune settimane il circo di Buffalo Bill, il “Wilde West Show”, che stava facendo la sua seconda tournée europea, iniziata l'anno precedente all'esposizione universale di Parigi[30]. È noto come le gigantesche installazioni del Wilde West Show abbiano attratto un vasto pubblico in tutti i luoghi dove il circo piantò le sue tende e come, prima ancora che le attrezzature per gli spettacoli fossero pronte, gli appassionati di cavalli, appartenenti in genere all'aristocrazia, si recassero a vedere i suoi mirabili animali[31].[32]

Annuncio del tour tedesco del Wilde West Show

Poche settimane dopo la partenza di Buffalo Bill, si installò nello stesso terreno il circo del Dott. Carver, “il più grande tiratore scelto del mondo” che, col “Wilde America” offriva uno spettacolo simile a quello del suo immediato predecessore.

Visto il successo di questi spettacoli, lì vicino venne costruito, nel 1891, un “ippodromo” provvisorio, dove si tenevano esibizioni equestri non dissimili da quelle dei due grandi circhi americani. Nel 1894 questo edificio venne abbattuto e il terreno su cui era sorto venne costruito. Nel frattempo era sorto un po' più ad Ovest un “velodromo”, poiché la passione della bicicletta conosceva in quegli anni una vera esplosione e le corse spontanee lungo il Kurfürstendamm terrorizzavano i cittadini e inquietavano le autorità. Meno di 10 anni dopo le biciclette venivano sostituite dalle automobili e, nel 1902 si costruì nella stessa zona un piccolo, primitivo autodromo.[33]

Nel 1897, nei terreni compresi tra Savignyplatz e il Kurfürstendamm si installò, per l'estate, una “Esposizione del Transwaal”. Organizzata sul modello di simili esposizioni di Londra Parigi, l'iniziativa della “Ausstellung am Kurfürstendamm GmbH” (“ Esposizione al Kurfürstendamm Società a responsabilità limitata”, creata da un gruppo di finanzieri tedeschi[34] ) intendeva attrarre pubblico animato da curiosità per l'esotismo. La guida ufficiale dell'esposizione garantiva che “fin dall'ingresso ci si sarebbe trovati in uno vero scenario sudafricano. A destra le pittoresche rocce di una miniera d'oro caratteristica del paese, a sinistra tipici insediamenti dei Basutho, Maquamba e Bavenda”. E non c'erano solo le capanne, bensì anche i loro abitanti, messi in bella mostra in una specie di zoo umano con pretese etnografiche. C'era tuttavia una certa equità razziale, in quanto non venivano mostrati solo i neri e i loro villaggi, ma anche dei boeri con le loro case coloniali. Gli esseri umani erano poi affiancati da animali domestici, da qualche animale selvaggio (come scimmie o zebre), da prodotti dell'artigianato e da riproduzioni di miniere[35]. Gli organizzatori dell'esposizione potevano essere sicuri della sua riuscita: l'anno precedente aveva avuto luogo a Treptower Park una mostra delle colonie tedesche, il cui successo era stato strepitoso[36].

L'anno seguente, nello stesso terreno, la stessa compagnia organizzò con l'aiuto di Carl Hagenbeck, un celebre commerciante di animali selvaggi e organizzatore di mostre etnografiche, un'esposizione sul tema India. Oltre alla ricostruzione del centro di una città indiana, c'erano naturalmente vari animali, ma anche spettacoli: danzatori, saltimbanchi, fachiri, lottatori…[37]. Anche questo terreno venne poco dopo adibito allo scopo per cui era stato venduto: vi sorsero i begli edifici di Grollman-, Knesebeck- e Bleibetreu-straße. Ancora disponibile era però il terreno corrispondente a questo, ma a Sud del Kurfürstendamm. Lì si stabilì nel 1900 il leggendario circo Barnum, che aveva intrapreso tre anni prima una lunga tournée europea.

Nel 1901, nella zona intorno a Lehniner Platz (quella in cui nel 1926 sorgeranno il quartiere progettato da Erich Mendelsohn e l'attuale Schaubühne), venne organizzata, per festeggiare il cinquantennio della fondazione del corpo dei Pompieri di Berlino, una gigantesca fiera internazionale dei mezzi per la prevenzione e la lotta contro gli incendi, avvenimento serio e tecnico (centro della mostra era un congresso internazionale), ma al contempo fonte di grande curiosità [38]

Lo stesso terreno venne preso in affitto, nel 1904, da una società che, sotto il patrocinio del ministero della Marina Militare, vi organizzò i “Flottenspiele” (“Giochi navali”). Nell'appezzamento venne creato un bacino artificiale di 60x70 m, circondato da tribune e da tutte le attrezzature necessarie per accogliere spettatori. Nel bacino, riempito d'acqua, venivano calate barche che riproducevano in miniatura navi da guerra esistite o esistenti. Lo spettacolo consisteva in manovre in cui si replicavano, usando petardi, finte mine e fuochi d'artificio, famose battaglie navali della storia recente o addirittura della cronaca attuale. Una delle battaglie rappresentate fu infatti il bombardamento di Port Arthur da parte della marina nipponica (guerra russo-giapponese) allora appena avvenuto[39]

La palma dell'inventiva spetta forse alla ditta inglese “James Pain & Sons”, che nel 1905 organizzò in quello stesso terreno lo spettacolo coreo-pirotecnico “Gli ultimi giorni di Pompei” (“Der Untergang von Pompeji”). Esso consisteva di balletti ispirati al romanzo omonimo, un grande successo editoriale dello scrittore inglese Edward Bolwer Lytton. La scena riproduceva il foro della città vesuviana; sullo sfondo, case e fortificazioni. Foro, case, templi, fortificazioni e tutto il resto crollava ogni sera con gran fragore, mentre un grande fuoco d'artificio riproduceva la fatidica eruzione del Vesuvio.

Ma la regina di tutte le attrazioni fu il “Luna Park”, un intero parco di giostre, spettacoli e divertimenti situato in pianta stabile intorno al lago Halensee. Esso prendeva a modello l'omonimo parco di Coney Island, a New York. Offriva attrazioni di tutti i tipi, dal ballo alle montagne russe (che finivano nell'acqua del lago), dalle piste di pattinaggio ai “treni fantasma”, (che avevano decorazioni da far impallidire Disneyworld), da divertimenti raffinati, come concerti di musica classica o di jazz, a divertimenti volgari, come quello che consisteva nel mirare un bersaglio che azionava un meccanismo grazie al quale una ragazza in costume da bagno, seduta su un trespolo, veniva fatta cadere in acqua.

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

A Charlottenburg, non lontano dal Kurfürstendamm, vennero costruiti a cavallo tra il XIX e il XX secolo diversi teatri. Il primo, il “Theater des Westens”, costruito nel 1896 all'inizio di Kantstraße, esiste tuttora ed è un importante teatro di musical e operetta. Durante la guerra subì grossi danni, ma non fu distrutto, così che, riparato, mantiene ancora il suo pomposo aspetto belle-époque. Nel 1902 venne costruito, all'incrocio di Knesebeckstraße e Hardenbergstraße, il “Renaissance-Theater”, progettato dal più noto architetto specializzato in teatri della Berlino liberty, Oskar Kaufmann. Esiste tuttora ed è dedicato, oggi come all'epoca della sua fondazione, a spettacoli di prosa. Non lontano venne costruito, nel 1907, lo “Schillertheater”, anche esso teatro di prosa. Completamente distrutto durante la guerra, venne ricostruito nel 1953 ed è una interessante testimonianza architettonica degli anni cinquanta. Oggi ospita provvisoriamente la “Staatsoper unter den Linden”, uno dei tre teatri dell'opera di Berlino. Un altro teatro lirico si trova a pochi passi dallo “Schillertheater”, sulla Bismarckstraße: è la “Deutsche Oper”, costruita nel 1902, col nome di “Deutsches Opernhaus” su iniziativa di circoli culturali locali.

Questo insieme di teatri di Charlottenburg non rivaleggiava però con quelli di Berlino, molto più numerosi e ricchi di tradizione. Fu grazie alla nascita degli “innumerevoli”[40] teatri musicali, che negli anni 1920 la cittadina, ormai quartiere della “Grande Berlino”, cominciò a diventare più attraente dello stesso centro della metropoli. Questo ebbe come riflesso una rivalità tra il Kurfürstendamm e Friedrichstraße. Ma – scriveva alla fine del decennio Curt Morek nella sua Guida della Berlino dissoluta (Berlino, 1930) - “Se Friedriechstraße non fosse il canale naturale in cui si riversa il flusso dei forestieri … la prossimità degli edifici di rappresentanza della decaduta monarchia le sarebbe fatale, perché il nuovo Ovest … le sottrae ogni succo vitale.”[41]

Tra i tanti teatri che sorsero, chiusero e risorsero sul Kurfürstendamm, alcuni sono degni di particolare attenzione. Uno dei primi fu il “Theater am Kurfürstendamm”, nato nel 1921 nel luogo dove, prima della Grande guerra, sorgeva la galleria della “Secessione”. Questo teatro si specializzò nel vaudeville. Nel 1928 venne preso in gestione da Max Reinhardt, celebre attore, regista e impresario. Lo stesso Reinhardt fece costruire nel 1924 da Oskar Kaufmann la “Komödie“, che inaugurò con una sua regia di Arlecchino servo di due padroni di Goldoni. Questa e le successive regie di Reinhardt ebbero strepitosi successi. La "Komödie" si distingueva dagli altri teatri di prosa per il fatto che dalle 23 alle 1,30 vi si davano spettacoli di rivista.

I teatri di rivista, varietà e cabaret erano d'altronde “innumerevoli”[40] sul Kurfürstendamm e “coprivano ogni sfumatura possibile tra i vari generi del teatro musicale: rivsta, cabaret, varietà, cabaret danzanti, Show”[40] (quest'ultima era una forma di spettacolo tedesca, in cui un One man show, di carattere satirico o informativo, era inframezzato da canzoni e sketch). Famoso in quegli anni fu il “Kabarett Größenwahn“ di Rosa Valetti (al secolo Rosa Vallentin), che presentava testi di autori noti, come Frank Wedekind, Erich Mühsam, Alfred Lichtenstein, Klabund o Aristide Bruant. Nonostante la popolarità della Valetti però, il suo cabaret, creato nel 1920 nell'edificio dove si trovava fino a pochi anni prima il “Café des Westens”, dovette presto chiudere i battenti.

Josephine Baker negli anni 1920

Un altro popolare protagonista della scena musicale leggera della Berlino degli anni 1920 fu Rudolf Nelson, noto pianista e compositore di canzoni e musical. Già prima della guerra con la sua collaborazione aveva contribuito alla fortuna del Caffè "Sansoussi" . Nel 1920, Nelson aprì un suo teatro di rivista, “Kunsterspiele Nelson”, più noto come “Nelson Revue”. I suoi spettacoli, spesso scritti in collaborazione con il poeta e paroliere Kurt Tucholsky, allora molto popolare, divennero famosi in tutta la Germania. Nel 1926 Nelson scritturò per il suo teatro Josephine Baker, la celeberrima soubrette franco-americana, famosa per la sua verve, il suo sex-appeal e per la disponibilità, ma anche la capacità, di esibirsi in pubblico seminuda con grazia ed erotismo. Il suo successo fu travolgente, ma non impedì a Nelson di far fallimento. Il fallimento tuttavia, a sua volta, non impedì a Nelson di riaprire un altro teatro di varietà pochi anni dopo.

Ultimo teatro “leggero” degno di nota fu il “Kabarett der Komiker”, una troupe che ebbe la sua propria sede in un edificio di Erich Mendelsohn accanto al cinema “Universum”.

Cinema - Le anteprime delle più importanti case di produzione tedesche[modifica | modifica wikitesto]

L'industria del cinema, che fiorì negli anni 1920, quando l'ovest berlinese si affermava come il quartiere dei divertimenti e della cultura, ebbe col Kurfürstendamm un rapporto particolarmente vivo. Sul viale si trovavano cinema di ogni tipo, dalle “topaie” di infima visione a cinema destinati alle serate di gala in cui venivano presentati i nuovi film. Erano numerosi e contribuivano quanto i caffè e le sale da ballo a caratterizzare la strada. Ma la superiorità di Charlottenburg sugli altri quartieri era dovuta alla presenza di diverse sale di gala, particolarmente grandi e lussuose. In queste le case di produzione organizzavano la presentazione in anteprima dei loro film.

I cinema - almeno quelli di buon livello - avevano ereditato la loro struttura dal teatro. La disposizione delle poltrone era simile a quella dei teatri, con tanto platea, balconi e logge. Come nei teatri, c'era un foyer, dove gli spettatori potevano recarsi a chiacchierare tra un tempo e l'altro del film come facevano tra i diversi atti dei lavori teatrali. I cinema di gala si distinguevano dagli altri per il particolare lusso e la ricercatezza stilistica dell'arredamento. Sul Kurfürstendamm si contavano ben sei di cinema di questa categoria, mentre nel resto di Berlino ce n'era uno solo. In queste sale si davano anche i film stranieri in versione originale, mentre in provincia e nel resto della città essi venivano distribuiti solo più tardi, quando era pronto il doppiaggio[42].

Il primo cinema lussuoso, la “Marmorhaus” (“Casa di marmo” ) venne costruito nel 1913 e completamente rifatto internamente nel 1927. Sopravvissuto alla guerra, questo cinema è stato chiuso nel 2001 e trasformato in centro commerciale. L'edificio è al Kurfürstendamm 236 ed è classificato monumento storico.

Nel 1913 venne costruito anche l'”Union-Palast” (850 posti), dove venne presentato, il giorno della sua inaugurazione, un film di Max Reinhardt, Insel der Seligen (L'isola dei beati). Nel 1929 esso venne comprato dalla UFA, una delle più importanti case cinematografiche tedesche (ancor oggi esistente). Lo stesso anno venne presentato qui il primo film, di cui Billy Wilder, che sarebbe diventato un regista celeberrimo, scrisse la sceneggiatura (Menschen am Sonntag, La gente la domenica, di Robert Siodmak). Anche questo cinema è stato chiuso negli anni 2000, ma l'edificio, posto sotto tutela, esiste ancora e si può vedere al Kurfürstendamm 26.

Nell'”Alhambra” (1340 posti), costruito nel 1921, venne presentato nel 1922 il primo esempio di cinema parlato della storia, il cortometraggio Der Brandstifter (L'incendiario). L'”Alhambra” sopravvisse, molto danneggiato, alla guerra, ma venne chiuso nel 1952.

Nel 1919 la UFA fece costruire l'UFA-Palast am Zoo, che aveva 1740 posti. Il film prescelto per l'inaugurazione fu La comtesse du Barry di Ernst Lubitsch. Nel 1925, dopo una ristrutturazione, il cinema dispose di 2100 posti. Fu qui che, nel 1927, venne presentato Metropolis di Fritz Lang. Le commedie di Ernst Lubitsch furono una costante della programmazione della UFA. L'”Ufa-Palast” fu distrutto durante la guerra.

Foto: UFA-Palast: [3]

Nel 1925 venne aperto il cinema “Capitol”, progettato da Hans Poelzig, all'interno del suo edificio che chiudeva a Nord Auguste-Viktoria-Platz. La strutturazione dello spazio e l'arredamento di questo cinema, che aveva 1300 posti, furono una pietra miliare nello sviluppo dell'architettura delle sale cinematografiche, che Poelzig riuscì ad affrancare dall'eredità del teatro. Il “Capitol” venne inaugurato con la proiezione del film americano Il ladro di Bagdad, recitato da Duglas Fairbank. Qui venne presentato nel 1929 il primo film parlato tedesco, Die Nacht gehört uns (La notte ci appartiene col celebre attore e cantante Hans Albers). Anche il “Capitol” andò distrutto durante la seconda guerra mondiale.

Foto: l´interno del cinema Capitol: [4]

Nel 1926, nella Prima casa romanica, su Auguste-Viktoria-Platz, aprì il "Gloria-Palast”, della Gloria-Film. La sua creazione richiese lo sventramento totale dell'edificio che, essendo tutelato, non poteva esser demolito e mantenne le sue facciate neoromaniche. Mentre Poelzig aveva creato col “Capitol” il modello del cinema moderno, gli architetti del Gloria-Palast seguirono il modello del teatro barocco. “Col suo prezioso arredamento, ricorda un teatro di corte – scriveva Heinz Frick in Mein Gloria-palast. Das Kino vom Kurfürstendam, pubblicato a Monaco nel 1986 – Nella scala che portava dalla platea ai balconi c'erano una fontana di marmo e una lussuosa sala d'aspetto, appartata e intima, dove un telefono era messo al servizio degli spettatori, per telefonare in città.” Nel 1929, nel “Gloria-Palast”, ebbe luogo la prima proiezione tedesca del primo film parlato vero e proprio, Il cantante pazzo, uscito in America nel 1927. Nel 1930 venne presentato Der Blaue Engel, L'angelo azzurro, di Joseph von Sternberg, con Marlene Dietrich (la musica era di Hollaender, un noto animatore degli spettacoli musicali di Berlino). La “romanische Haus” e il cinema che conteneva non sopravvissero alla guerra.

Foto: il Gloria-Palast: [5]

Foto: l´interno del Gloria-Palast [6]

Il Kurfürstendamm e la storia della cultura tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Teatri e cinema contribuivano a rendere il Kurfürstendamm un luogo interessante e vivo dal punto di vista culturale, ma altri due tipi di locali ebbero un ruolo veramente cruciale nella storia culturale tedesca: le gallerie d'arte e i caffè (cosiddetti) "letterari".

Dalla “Secessione” all'espressionismo: il Kurfürstendamm e l'arte tedesca del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 maggio 1898 veniva creata al numero 12 Kantstraße, a pochi passi da Auguste-Viktoria-Platz e dal Kurfürstendamm la galleria della “Secessione”, un'associazione di pittori e scultori fondata ufficialmente quello stesso giorno, presieduta da Max Liebermann. L'avvenimento aveva un significato non banale ed avrebbe avuto una forte influenza sullo sviluppo dell'arte tedesca.

Manet, Déjeuner sur l'herbe. Salon des Réfusés, Parigi, 1863. Il tradizionalismo accademico si scandalizzava di fronte alla rappresentazione della sensualità.

Esso echeggiava quanto era successo in altre capitali artistiche, come Vienna e Monaco, dove erano nate associazioni dal nome identico, o Parigi, dove dagli anni 1860 erano diventati celebri i salons des refusés. La secessione, cui faceva riferimento il nome di queste associazioni, aveva un preciso significato: quello della separazione dalle accademie ufficiali che allora governavano il mondo artistico nei paesi europei. Emanazioni dello Sato, esse filtravano le sovvenzioni che questo accordava agli artisti e sceglievano le opere da presentare in occasione delle grandi mostre, che organizzavano periodicamente. Fare parte dell'accademia, o avere la sua approvazione, significava godere del favore dello Stato: ottenere pensioni, incarichi di vario genere e commesse per l'esecuzione di opere volute da chi esercitava il potere politico. Ma significava anche essere conosciuti dal pubblico e dai collezionisti privati, poiché le grandi mostre delle accademie erano, per gli artisti, la forma principale, se non unica, di pubblicità[43].

Le tensioni che portarono gruppi di artisti a scindersi dalle accademie trovavano origine nel fatto, che le queste erano permeate di tradizionalismo. “Accademico”, un aggettivo che in quel periodo acquisirà la connotazione negativa che ancora oggi lo caratterizza, voleva dire tradizionalista, bloccato in schemi fissi, incapace di modernizzarsi e di accogliere la novità. Le accademie cercavano in effetti di perpetuare due cardini del tradizionalismo artistico. Da una parte un sistema di valori che attribuiva una grande importanza al contenuto delle opere. Le più pregiate erano quelle che rappresentavano scene storiche, mentre quelle che rappresentavano paesaggi o scene delle vita quotidiana erano considerate poco importanti. Dall'altra imponevano uno stile realistico e compassato, legato all'idea che l'arte fosse tanto più riuscita, quanto più fedelmente imitasse la realtà. Ora, la seconda metà dell'Ottocento fu al contrario un periodo in cui molti artisti sentirono la necessità di praticare tecniche nuove, rompere col realismo e sovvertire la gerarchia tradizionale del valore delle opere. Il movimento cominciò a Parigi, soprattutto con gli impressionisti, osteggiati dall'Académie Royale de peinture et de sculpture (ma appoggiati da Napoleone III) e si propagò nell'arco di alcuni decenni a tutta l'Europa; in particolare al mondo tedesco.

Max Liebermann. Personaggi su Seestrasse a Wannsee. Liebermann, impressonista tardivo, fu uno dei fondatori della Secessione berlinese.

All'impressionismo si ispiravano gli artisti di Berlino che le istituzioni ufficiali respingevano. Con un atto di ribellione, essi crearono la loro associazione indipendente, la Secessione, che si dotò di una propria galleria. Le loro opere, realizzate con la tecnica impressionista e ritraevano spesso soggetti che l'impressionismo francese aveva prediletto: paesaggi e scene delle vita quotidiana - anche di persone umili. Nella Berlino provinciale di fine Ottocento, queste scelte apparvero rivoluzionarie e suscitarono aspre polemiche. Lo stesso Kaiser Guglielmo II intervenne nel dibattito, rimproverando agli artisti della Secessione di abbassarsi al livello della plebe, invece di elevarne lo spirito educandola al rispetto e alla venerazione della storia patria. Tuttavia, grazie anche al sostegno di alcuni esponenti colti dell'industria e della finanza, come Walther Rathenau, Richard Israel, Julius Stern, Carl Fürstenberg o Uhgo Tschudi, nonché dei due galleristi, Bruno e Paul Cassirer, gli artisti della Secessione ebbero un successo crescente, così che nel 1905 lasciarono la galleria di Kantstraße per installarsi al numero 208/209 del Kurfürstendamm.

La nuova galleria era splendida, grande, elegante. Al primo piano c'era addirittura un ristorante, che venne preso in gestione dal famoso cuoco Kutschera. Ma, a causa della presenza della galleria, tutti i caffè del Kurfürstendamm – e in particolare i caffè “letterari” - si riempirono di artisti e si animarono grazie alle loro discussioni.

La prima galleria espose soprattutto opere del gruppo fondatore della Secessione, ovvero Max Liebermann (a lungo presidente), Walter Leistikow, Otto Heinrich Engel, Ludwig Dettmann, Oskar Frenzel, Curt Herrmann und Fritz Klimsch, cui si aggiunsero Lud von Hofmann, Franz Skarbina, Käthe Kollwitz, Hans Baluscheck, Lovis Corinth, Max Slevogt, Ferdinand Holde, Arnold Böcklin, esponenti delle Secessioni di Monaco, Darmstadt e Stoccarda, e gli artisti della Künstlerkolonie Worpswede.

Franz Marc. Uno degli innovatori post-Secessione

Nella seconda galleria vennero presentati anche artisti decisamente più innovatori, come: Max Backmann, Emil Nolde, Ernst Barlach, Georg Kolbe, Paul Klee, Edvard Munch, Vassilij Kandinskij o Oskar Kokoschka nonché i “mostri sacri” dell'impressionismo, Monet e Manet. Fu grazie all'attività della Secessione che Berlino diventò una delle capitali artistiche d'Europa.

Col successo si affacciarono però anche tensioni interne e incomprensioni tra gli artisti della Secessione e i più giovani e innovatori. Nel 1910 nascerà così la “Nuova Secessione”, guidata da Maxh Pechstein e nel 1914 la “Libera Secessione”. Anche le gallerie degli scissionisti della Secessione si stabilirono sul Kurfürstendamm, dove apportarono una nuova concezione dell'arte: quella dell'espressionismo e del gruppo “Die Brücke“. Il pubblico berlinese ebbe così modo di apprezzare, tra gli altri, Franz Marc, Otto Mueller, Ludwig Kirchner e, attraverso di loro, Matisse, Gauguin, van Gog o Cezanne.

Nel 1920, nel clima di novità che caratterizzò i primi anni della Repbubblica "di Weimar", Max Liebermann, il maggior animatore della Secessione, diventò presidente dell'Accademia delle Belle Arti di Berlino, dove fece una politica di apertura verso tutti i giovani e verso le nuove tendenze che si andavano affermando.

Gli anni del Café des Westens (1899-1913)[modifica | modifica wikitesto]

Il Café des Westens intorno al 1900

La fondazione della “Nuova Secessione”venne decisa e organizzata attraverso una serie di riunioni che i suoi fondatori tennero in un caffè che si trovava all'incrocio tra il Kurfürstendamm e Joachimsthaler Straße: il “Café des Westens” ("Caffè dell'Ovest"). In questo locale si riunivano artisti, giornalisti, scrittori e altri intellettuali che avevano preso l'abitudine di incontrarsi lì quotidianamente. Non era certo l'unico caffè di Berlino che attirasse questo tipo di pubblico, ma esso godeva di particolare favore presso quelli che potremmo definire i più modernisti: artisti e scrittori delle cosiddette “avanguardie”, uomini di teatro innovatori; pubblicisti di diverso orientamento, accomunati dall'opposizione al al militarismo e al nazionalismo imperiale; personaggi anticonformisti, infine, che vivevano (o erano convinti di vivere) in modo libero, indifferenti rispetto al giudizio dei benpensanti. La presenza di questo pubblico aveva suggerito ai berlinesi, spesso beffardi, un soprannome per il locale: “Café Großenwahn“ - “Caffè megalomania”.

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Per molti di quei clienti, il Café des Westens, oltre ad essere un locale pubblico, era quasi una casa. Il lato pubblico consisteva nel fatto che qui essi incontravano amici e colleghi, con cui avevano lunghe discussioni ed elaboravano progetti. Molti di questi erano velleitari, molti altri non superarono lo stadio di progetto. Tuttavia alcuni furono realizzati e, come quello della "Nuova Secessione", si rivelarono importanti nello sviluppo della cultura tedesca.In quel caffè nacquero, per esempio, le due riviste “Der Sturm” e “Die Aktion”, che furono quasi gli organi ufficiali del movimento espressionista. Per diversi avventori però il locale faceva le veci di studio, perché qui scrivevano le loro poesie e i loro articoli (Frank Wedekind, per esempio, si sapeva concentrare solo nel rumorio del caffè[44]). Per i più spiantati, che abitavano in case miserabili, l'inverno il caffè offriva un gradito, forse necessario riparo dal freddo.

Chiacchiere, progetti, lavoro, riparo dal freddo: naturalmente, agli occhi del proprietario non c'era sempre il desiderato equilibrio tra la quantità di tempo passata nel locale e l'entità delle consumazioni - tanto più che gli avventori che rimanevano più a lungo erano proprio quelli che ordinavano in tutto un caffè o si dividevano due uova al tegamino. Benché nelle storie del Café des Westens prevalga una narrazione piuttosto idillica[45], in cui si racconta come chi aveva più soldi pagasse per gli altri, o come spesso l'arrivo di borghesi amici degli artisti risolvesse eventuali tensioni col proprietario, risulta tuttavia dalle memorie degli avventori che ogni tanto avvenivano spiacevoli incidenti[46]. Il proprietario era tuttavia consapevole del fatto che i clienti bohémiens richiamavano verso il locale anche molti “borghesi” incuriositi da questo mondo ed eccitati all'idea di mescolarsi agli artisti, soprattutto a quelli noti per la loro stravaganza, l'impertinenza e la condotta talvolta scandalosa. Se da una parte essi erano poco soddisfacenti come clienti, dall'altra costituivano una delle attrazioni del locale.

Max Reinhardt

Non tutti i frequentatori del Café des Westens rientravano nella categoria dei bohémiens. Per esempio, c'erano visitatori più o meno occasionali, tra i quali si potevano annoverare vere celebrità come Richard Strauss, Karl Kraus o Heinrich Mann. Tra i frequentatori relativamente assidui c'erano Walter Benjamin e i suoi compagni di studi: rampollo di una ricca famiglia borghese residente nel quartiere, non apparteneva né per origine, né per orientamento culturale al mondo dei bohémiens. Altri frequentatori abituali erano poi gli artisti della Secessione, che erano sempre più parte dell'establishment culturale berlinese; uomini di teatro di gran successo, come Max Reihnardt, celebre tanto come attore e regista che come impresario. Reinhardt non era davvero un bohémien, visto che grazie ai suoi molteplici talenti si trovava a capo di un vero impero composto da numerosi teatri. A proposito di Reinhardt, è interessante ricordare come tra le mura del Café des Westens fosse stata ideata e lanciata una forma di spettacolo nuova e destinata a segnare il XX secolo tedesco: il cabaret. Era il 1900 e due registi-impresari, Reinhardt e Ernst Von Wolzogen, ebbero l´idea di adattare alle scene tedesche gli spettacoli dello Chat noir di Parigi. Reinhardt fondò la “Schall und Rauch Bühne“ e Ernst von Wolzogen l´“Überbrettl“, che videro la luce a poche settimane di distanza l´uno dall´altro ed aprirono la strada a questa specialità teatrale tedesca.

Un altro gruppo di clienti erano i corrispondenti di vari giornali di Berlino, Vienna e di altre città, che frequentavano il caffè per raccogliere informazioni sulle novità culturali berlinesi e pettegolezzi sulla vita del vasto e variopinto mondo che lì si riuniva. Il Café des Westens era infatti diventato una vedette di fama internazionale.

Al gruppo dei bohémiens propriamente detti appartenevano alcuni poeti, alcuni teorici dell'avanguardia e certi pubblicisti politici; alcuni specializzati in una di queste attività, altri che invece le praticavano tutte. Tra gli artisti-poeti-teorici, un gruppo di particolare importanza nella vita del caffè (ma anche nella vita culturale tedesca),erano alcuni espressionisti raccolti intorno a Else Lasker-Schüler, grande poetessa, grande originale e grande matta, al suo secondo marito, Georg Levin, per cui essa aveva inventato il nome d'arte Erwarth Walden. Walden, artista e teorico, uomo di grande carisma, dotato di notevole talento di organizzatore, fu il creatore della rivista “Der Sturm”. Nel loro gruppo sedevano varie personalità di rilievo, tra cui, dal 1912, il giovane Gottfried Benn, uno dei maggiori poeti tedeschi del Novecento e per breve tempo amante della Lasker-Schüler (successivamente alla sua separazione da Walden). Secondo Erich Mühsam, uno dei bohémiens DOC, a questa categoria vanno ascritti anche lui stesso e Peter Hille[47]. Mühsam, fu poeta, paroliere, autore di testi di cabaret e pamphlettista. Era un anarchico che negli anni Venti trascorrerà 6 anni in prigione per aver partecipato al tentativo di creare una repubblica socialista in Baviera e nel 1933 sarà tra le prime vittime della repressione nazista. Scrittore girovago, potrebbe essere descritto come una specie di Kerouac ante litteram. Peter Hille era un gioviale poeta, molto amato dai suoi contemporanei, che aveva deciso di fare di professione il senza-tetto[48].


Il Café des Westens finì nel 1913. Era nato nel 1893 col nome di “Kleines Café”, “Il piccolo caffè”, quando il Kurfürstendamm era in costruzione ed esso era il primo locale pubblico della zona. Alcuni pittori, che abitavano nella campagna circostante, presero a frequentarlo assiduamente dal 1896 anche se, quando volevano veramente “andare al caffè”, si recavano nel centro di Berlino. Nel 1898 fu rilevato dal cuoco italiano Rocco e la qualità della sua cucina determinò un rovesciamento nella direzione del pubblico: ora molti berlinesi venivano fino a Charlottenburg per recarsi in quel locale. Il suo nome fu cambiato allora in “Café des Westens” (“Caffè dell'Ovest”). Poco tempo dopo, più o meno nello stesso periodo in cui veniva creata la galleria della Secessione, il caffè cominciò ad esser frequentato dagli intellettuali che abbiamo descritto e dal pubblico borghese cui piaceva avere un contatto occasionale con quel mondo stravagante e con personaggi resi celebri dalle cronache dei giornali. Il terzo proprietario fu Ernst Pauly, che lo condusse per più di 10 anni, accettando il rapporto di amicizia-ostilità, cui abbiamo accennato, con i frequentatori più bohémiens. Nel 1913 Pauly decise di sdoppiare il locale, spostando la sede principale ad Augusta-Viktoria-Platz. Il pubblico intellettuale non lo seguì. Continuò a frequentare per un po' di tempo il vecchio locale e poi, dopo aver esitato tra diversi caffè, emigrò in un caffè vicino, situato sulla stessa Auguste-Viktoria-Platz: il “Romanisches Café”, il “Caffè romanico”, che svolse negli anni venti un ruolo simile a quello che il Café des Westens aveva avuto tra il 1898 e il 1913. In occasione del trasferimento, Pauly prese l'iniziativa di pubblicare un volumetto che tracciava la storia del suo caffè, affidato alle cure di alcuni dei suoi più vecchi e fedeli avventori: una importante fonte per la storia del locale[49].

La cultura negli anni Venti e il Romanisches Café[modifica | modifica wikitesto]

Il Café des Westens si “suicidò” nel 1913, quando il proprietario, Ernst Pauly mise in pratica l'idea azzardata di trasferirlo in un nuovo edificio in Auguste-Viktoria-Platz. I clienti non lo seguirono: il caffè sopravvisse, ma il pubblico cambiò. Passata la guerra, la vita mondana e intellettuale di Charlottenburg riprese, ma fu un altro caffè della stessa piazza ad attirare gli intellettuali: il “Romanisches Café” ("Caffè romanico"), situato al piano terra di una delle due “Romanischen Häuser” di Schwechtner[50].

La Germania era profondamente cambiata. Essa era ormai una repubblica e una democrazia, il Kaiser era andato in esilio, e il potere non era più (almeno nei primi anni della Repubblica) nelle mani dei partiti nazionalisti e della casta dei militari. Alcuni rappresentanti di quella che prima della guerra era una cultura di opposizione, ora dirigevano le istituzioni contro cui si erano battuti. Era per esempio il caso di Max Liebermann, già ispiratore e presidente della Secessione, ora presidente dell'Accademia delle Belle Arti, che grazie a lui si aprì ai rappresentanti delle correnti più innovative.

Se alcuni degli oppositori di un tempo erano ormai i dirigenti di oggi, altri oppositori apparivano, che parlavano volentieri di rivoluzione e comunismo, e cercavano di collegare il loro fuoco artistico o poetico alla fiamma delle lotte politiche dell'estrema sinistra. Divenne abitudine di questi, come di tanti intellettuali meno polemici, incontrarsi nel nuovo caffè dell'intelligezija. Gli incontri che si potevano fare in questo locale potevano del resto rivelarsi veramente importanti per la carriera di un giovane intellettuale, tanto che Erich Kaestner lo battezzò scherzosamente “la sala d'attesa dei talenti”.

Rispetto all'epoca del Café des Westens nuovi tipi di avventori. In Germania, il cinema cominciava a vivere la sua grande stagione; e nel pubblico del Romanisches troviamo attrici come Asta Nielsen e Elisabeth Bregner; oppure registi come Ernst Lubitsch, Fritz Lang, Max Siodmak e Billy Wilder. Accanto agli intellettuali, sedeva abitualmente un grande compositore di canzoni, Rudolf Nelson, impresario della Nelson Revue. Nel 1926, probabilmente, frequentò il Romanisches la vedette di questo teatro, Josephine Baker. Tra gli altri frequentatori c'è una lista ragguardevole di pittori e grafici: Otto Dix, Georg Grosz, Heinrich Zille, Emil Orlik, John Höxter, Max Slevogt, John Heartfid. Ci sarebbe poi da citare una lunga serie di scrittori: Gottfried Benn e Else Lasker-Schüler, Heinrich Mann, Erich Kaestner, Joseph Roth, Kurt Tucholsky, Alfred Kerr, il celebre editore, Ernst Rohwolt. Ci sono innovatori del teatro, come Erwin Piskator e Leopold Jessner. E c'è un giovane drammaturgo di talento, molto orientato a sinistra, che nel corso degli anni venti acquista solida fama: Bertholt Brecht.[51]

La storia successiva[modifica | modifica wikitesto]

Con i suoi bei palazzi il viale si trasformò velocemente in importante e lussuoso centro commerciale con numerosi e famosi caffè (Café des Westens, Café Schillin, Café Kranzler - punti di incontro per scrittori, attori, intellettuali), teatri, cabaret (Kabarett der Komiker, Nelson-Theater, Kabarett Größenwahn), Varietés e Cinema. Diventò in pratica un punto di incontro rinomato negli anni venti e trenta.

Dopo aver subìto gravi danni durante la seconda guerra mondiale, a partire dal 1948, con la divisione della città, la zona intorno al Kurfürstendamm si configurò come il centro di Berlino Ovest. Vennero costruiti nuovi edifici, uffici, grandi magazzini e il Kurfürstendamm assunse la funzione di "vetrina del capitalismo", contrapposta alla Berlino Est socialista. Con la costruzione del muro di Berlino (1961), però, questa funzione venne a cessare. Il Kurfürstendamm perse parecchio del suo splendore, grazie anche all'invasione di ristoranti fast food e di negozietti di chincaglierie.

Dal 1990, con la caduta del muro, il Kurfürstendamm ha dovuto affrontare la concorrenza del centro storico Mitte, e in particolare della Friedrichstraße. Tuttavia, la presenza di numerose firme del mondo della moda, di alberghi di lusso e di nuovi complessi architettonici hanno permesso al viale di conservare il suo primato di prima strada commerciale berlinese.

Edifici notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Sul lato destro:

Sul lato sinistro:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regina Stürickow, Vom Feldweg zum Boulevard, pp. 62-69.
  2. ^ Regina Stürickow, Vom Feldweg zum Boulevard, pp. 62-69.
  3. ^ Wolfgang Ribbe, Jürgen Schmädecke, Kleine Berlin-Geschichte, 1994, p. 106.
  4. ^ Regina Stürickow, Vom Feldweg zum Boulevard, pp. 62-69.
  5. ^ Hartmut Häusermann, Andreas Kapphan, Berlin, von der geteilten zur gespaltenen Stadt, pp. 31-42.
  6. ^ Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol.
  7. ^ Walther Beniamin, Paris, Hauptstad des XIX Jahrhunderts, in Illuminationen, Francoforte, Suhrkamp, 1955.
  8. ^ Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm – Boulevard und Symbol.
  9. ^ Regina Stürickow, Vom Feldweg zum Boulevard.
  10. ^ Villa Raussendorff (JPG), Bezirkamt Charlottenburg-Wilmersdorf. URL consultato il 16 aprile 2013.
  11. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm.
  12. ^ Helmut Engel, Charlottenburg, p. 77.
  13. ^ Charlottenburg, Bezirksamt Charlottenburg-Wilhelmsdorf. URL consultato il 16 aprile 2016.
  14. ^ Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol.
  15. ^ (DE) Edmund Edel, Berlin W. Ein Paar Kapitel von der Oberfläche, Berlino, Boll und PIckardt, 1906.
  16. ^ Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm – Boulevard und Symbol.
  17. ^ Hinnerk Dreppenstedt, Klaus Esche, Ganz Berlin, Berlino, Nicolai, 2007, p. 228.
  18. ^ Kar-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol.
  19. ^ Karlheinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm, p. 142.
  20. ^ Bruno Zevi, Storia dell'architettura moderna, Torino, Einaudi, 1950, ISBN 978-88-06-20606-2.
  21. ^ MIchael Bienert e Elke Linda Buchholz, Die Zwanziger Jahre in Berlin, p. 235.
  22. ^ Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol.
  23. ^ Berliner Illustrierte Zeitung, vol. 4, nº 38, 22 settembre 1895, p. 4.
  24. ^ Edmund Edel, Der Bauzaun am Kurfürstendamm, in Ernst Pauly (a cura di), Café des Westens, Hannover, Postskriptum, 1988 [1913], pp. 3-5, ISBN 3-922382-45-2.
  25. ^ Karl Heiny Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm, p. 82.
  26. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm, p. 84.
  27. ^ Franz Lederer, Berlin und Ungebung, Berlino, Terramare Reisebücher, 1925, p. 206.
    «citato da Karl-Heinz Metzger e Ulroch Dunker, p. 114».
  28. ^ Kar-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm, p. 120.
  29. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kufürstendamm, p. 114.
  30. ^ Durante questa tournée, il circo di Buffalo Bill andò in diverse città italiane, tra cui Roma e Bologna.
  31. ^ American Experience. Biography: William "Buffalo Bill" Cody, pbs.org. URL consultato il 16/06/2016.
  32. ^ Robert W. Rydell and Rob Kroes, An excerpt from "Buffalo Bill in Bologna. The Americanization of the World, 1869-1922", Chicago University Press. URL consultato il 16/06/2016.
  33. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Kurfüstendamm, p. 74.
  34. ^ Officieller Führer durch die Transvaal-Ausstellung am Kurfürstendamm und Stadtbahnhof Savigny-Platz, Berlino, 1897, p. 1.
  35. ^ Offizieller Führer durch die Transvaal-Ausstellung am Kurfürstendamm und Stadtbahnhof Savigny-Platz, 1897, Berlin, 1897, pp. 33, 41.
  36. ^ Afrika in Berlin - ein Stadtspaziergang des Deutschen Historischen Museums, Deutsch Historischer Museum. URL consultato il 16/06/2016.
  37. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Kurfürstendamm, p. 74.
  38. ^ Heinz Gläser, Erster automobiler Löschzug der Welt, Luise-Berlin, 1998. URL consultato il 16/06/2016.
  39. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunke, Kurfürstendamm, p. 76.
  40. ^ a b c Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunke, Kurürstendamm, p. 126.
  41. ^ Karl-Heinz Metyger e Ulrich Dunke, Kurfürstendamm, p. 126.
  42. ^ Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Kurfürstendamm, p. 127.
  43. ^ Peter Paret, Die Berliner Secession. Moderne Kust und ihre Feinde im Kaiserlichem Deutschland, Frankfurt am Mein, Ulstein Kunstbuch, 1983, pp. 17 - 27, ISBN 3-548-36074-2.
  44. ^ Georg Zivier, Das Romanische Café, Berlino, Haude & Spenserche Verlagsbuchhandlung, 1965, p. 15.
  45. ^ Ernst Pauly, Café des Westens. Erinnerunge vom Kurfürstendamm, Berlino, Erns Paulz, 1913.
  46. ^ Else Lasker-Schüler, Unser Café in Essays, Reese Verlag.
  47. ^ Erich Mühsam, Unpolitische Erinneurngen - Raccolta di articoli apparsi tra il 1926 e il 1929 nella Vossische Zeitung, Berlino, Aufbau Verlag, 2003.
  48. ^ Julius Bab, Die Berliner Bohème, Berlino e Lipsia, Haermann Seemann Nachfolger, 1904, pp. 60-68.
  49. ^ Ernst Pauly, Café des Westens. Erinneurngen vom Kurfürstendamm, Ernst Pauly, 1913.
  50. ^ Vedi sopra: "L'edilizia di lusso del Kurfürstendamm"
  51. ^ Karl Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol.
  52. ^ a b Architekturführer Berlin, p. 164
  53. ^ a b Architekturführer Berlin, p. 165
  54. ^ Architekturführer Berlin, p. 167
  55. ^ a b Das neue Gesicht Berlins, tavola 17
  56. ^ Architekturführer Berlin, p. 169
  57. ^ Architekturführer Berlin, p. 163
  58. ^ Architekturführer Berlin, p. 168
  59. ^ Architekturführer Berlin, p. 237

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Das neue Gesicht Berlins, Berlino, Arani Verlagsgesellschaft, 1957, ISBN non esistente.
  • (DE) AA.VV., Architekturführer Berlin, 6ª ed., Berlino, Dietrich Reimer Verlag, 2001, ISBN 3-496-01211-0.
  • (DE) Michael Bienert ed Elke Linda Buchcholz, Die Zwanziger Jahre in Berlin, Berlino, Berlin Story Verlag, 2012
  • (DE) Helmut Engel, Charlottenburg, Berlino, Stapp-Verlag, 1993
  • (DE) Hartmut Häuserman, Andreas Kapphan, Berlin, von der geteilten zur gespaltenen Stadt, Opladen, Leske und Budrich, 2012.
  • (DE) Karl-Heinz Metzger e Ulrich Dunker, Der Kurfürstendamm, Berlino, Konopka, 1986
  • (DE) Karl-Heinz Metzger, Der Kurfürstendamm - Boulevard und Symbol, in Sito Web del Bezirksamt Charlottenburg-Wilmersdorf, 2004, https://www.berlin.de/ba-charlottenburg-wilmersdorf/ueber-den-bezirk/geschichte/literatur/artikel.223121.php, consultato il 7/4/2016.
  • (DE) Ernst Pauly (a cura di), Zwanzig Jahre Café des Westens. Erinnerungen vom Kurfürstendamm, Berlino, 1913
  • (DE) Wolfgang Ribbe e Jürgen Schmädecke, Kleine Berlin-Geschichte, Berlino, Stapp Verlag, 1994
  • (DE) Regina Stürickow, "Vom Feldweg zum Boulevard", in Damals Vol. 45 nº1, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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