Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Kosovo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Kossovo)
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Kosovo (disambigua).
bussola Disambiguazione – "Provincia Autonoma di Kosovo e Metochia" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Provincia Autonoma di Kosovo e Metochia (disambigua).

Coordinate: 42°36′N 20°51′E / 42.6°N 20.85°E42.6; 20.85

Kosovo
Kosovo – Bandiera Kosovo - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Kosovo - Localizzazione
Territorio a status conteso
Motivo del contenzioso Repubblica autoproclamatasi indipendente dal 17 febbraio 2008
Situazione de facto territorio amministrato dalle Nazioni Unite; rivendicato dalla Serbia
Posizione dell'ONU amministrazione del territorio tramite la missione UNMIK dal 1999; riconosciuto come stato indipendente da 111 su 193 Stati membri al 2015
Posizione dell'UE presente sul territorio con la missione EULEX; riconosciuto come Stato da 23 su 28 Stati membri
Posizione della Repubblica del Kosovo
Dichiarazione d'indipendenza 17 febbraio 2008
Nome completo Repubblica del Kosovo
Nome ufficiale (SR) Република Косово (Republika Kosovo)
(SQ) Republika e Kosovës
(EN) Republic of Kosovo
Governo Repubblica parlamentare sotto Protettorato Internazionale UNMIK (Rappresentante speciale del Segretario Generale Lamberto Zannier)
Capo di Stato Atifete Jahjaga
Capo del governo Isa Mustafa
Riconoscimenti internazionali riconosciuta da 111 Stati membri dell'ONU e Taiwan (al 2015)
Inno Europa
Posizione della Serbia
Sintesi della posizione non riconoscimento dell'indipendenza; rivendicazione dell'intero territorio come parte integrante dello Stato
Nome completo Provincia autonoma di Kosovo e Metochia
Nome ufficiale (SR) Аутономна покрајина Косово и Метохија
Autonomna pokrajina Kosovo i Metohija
Suddivisione amministrativa Provincia autonoma
Informazioni generali
Lingua albanese e serbo (ufficiali)[1]
Capitale/Capoluogo Pristina (560.000 ab. / stima 2000)
Area 10.887 km²
Popolazione 1.804.838 ab.  (stima 2007)
Densità 175 ab./km²
Continente Europa
Fuso orario UTC+1 (UTC+2 in estate)
Valuta Euro[2]; nelle aree a maggioranza serba continua a essere utilizzato il dinaro serbo
Fecondità 2,2 (2011)[3]
TLD non assegnato[4]
Prefisso tel. +383
Sigla autom. SRB (targa della Serbia usata solo nel Kosovo del Nord)
RKS (targa delle autorità kosovare usata nel resto del Kosovo)

KS-UNMIK (targa internazionale UNMIK, riconosciuta da Serbia e autorità kosovare)

Kosovo - Mappa

Il Kosovo o Cossovo[5][6][7] (pron. /ˈkɔssovo/;[7] in albanese Kosovë / Kosova; in serbo Косово и Метохија / Kosovo i Metohija), è uno Stato parzialmente riconosciuto dell'Europa sud-orientale (Balcani), autoproclamatosi indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008, ma non riconosciuto da 82 Paesi dell'ONU.

Al 2015, infatti, 111 Stati membri dell'ONU (tra cui tre membri permanenti del suo consiglio di sicurezza, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, e altri 21 Paesi su 28 dell'Unione europea oltre agli ultimi due citati) hanno garantito il loro riconoscimento, mentre 51 degli altri 82, tra cui altri due membri del consiglio di sicurezza, Cina e Russia, e cinque Paesi dell'Unione europea, si sono dichiarati contrari al riconoscimento. La Serbia considera il Kosovo come propria provincia autonoma, alla pari della Voivodina nel nord.

A quattro anni e mezzo dalla proclamazione d'indipendenza, il 10 settembre 2012 è cessata la sorveglianza esercitata dal Gruppo internazionale di orientamento (ISG).

Secondo il parere della Corte internazionale di giustizia del 22 luglio 2010, la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo non ha violato né il diritto internazionale generale né la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza ONU. Il parere non include una presa di posizione sugli effetti della dichiarazione, e cioè sull'acquisto, o no, della qualità di Stato a tutti gli effetti (paragrafo 51)[8].

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Prende il proprio nome dalla località di Kosovo Polje (Fushë Kosovë in albanese), 8 km a sud-ovest di Pristina, teatro della battaglia omonima del 1389. In serbo Kosovo Polje (Косово Поље) significa, alla lettera, "Campo del merlo" (o "Piana del merlo"), essendo kosovo la forma declinata possessiva della parola slava e serba Kos (Кос) "merlo", ossia "del merlo". Il toponimo - diffuso in ambito slavo, sino alla Bielorussia - è di origine slavo-serba, non avendo alcun significato proprio in albanese, che ne ha fatto un prestito, limitandosi a tradurre "campo" (Fushë), ma non "merlo" (che in albanese è Çavë) e a mutare la vocale finale in "Kosovë"[9][10][11].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa fisica del Kosovo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia del Kosovo.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Kosovo confina con la Serbia a nord e a est, con il Montenegro a nord-ovest, l'Albania a sud-ovest e la Macedonia a sud; è senza sbocco al mare.

Il Kosovo ha una superficie di 10 887 km² (estensione quasi identica a quella dell'Abruzzo), in gran parte occupato da rilievi, fra cui i principali sono il Kopaonik a nord, i monti Shar a sud e sud-est e la Gjeravica, a sud-ovest (con la cima più elevata, 2 656 metri). Le pianure principali sono il bacino della Metochia a ovest e la piana del Kosovo a est, separate da una zona di colline (Golak).

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi principali sono il Drin Bianco a ovest, che scorre in direzione sud verso il Mar Adriatico, la Sitnica e la Morava a est nel Golak, e soprattutto l'Iber che scorre verso nord per gettarsi nella Morava Occidentale e poi nel Danubio. Il lago principale è il lago Gazivoda a nord-ovest.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del Kosovo è prevalentemente continentale, essendo la regione limitata a sud dalle catene montuose delle Alpi albanesi settentrionali, e ad ovest dai Monti Mokra Gora. Pertanto la presenza di queste due catene limita il transito sull'area dei sistemi meteorologici (perturbazioni) mediterranei, mantenendo il contenuto in umidità relativa piuttosto basso. Il Kosovo ha estati calde, con temperature oscillanti da 25 °C a 35 °C, e inverni freddi, da −5 °C a +5 °C.

Nelle principali città del Kosovo le temperature medie giornaliere oscillano tra −3 °C e +3 °C d'inverno. La temperatura più bassa mai registrata è stata di −25 °C. In estate, la temperatura media massima è di 27 °C, mentre la media minima è di 16 °C. La temperatura più alta registrata è stata di 43 °C.

Il vento non assume quasi mai valori di intensità notevole: la zona è caratterizzata da venti deboli di direzione variabile.

Le precipitazioni medie annuali variano tra 920 mm all'anno nell'area più occidentale e 610 mm all'anno in quella più orientale. I mesi più piovosi sono ottobre e dicembre, entrambi con circa 110 mm di precipitazione; invece i mesi meno piovosi sono luglio e agosto con circa 45 mm. I giorni di precipitazioni nevose sono mediamente 5 per ogni mese tra dicembre e marzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa voce è parte della serie
Kosovo map-it.svg
Storia del Kosovo

Preistoria in Kosovo

Era antica in Kosovo

Kosovo nel Medioevo

Dominio ottomano

Kosovo nel Novecento




Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Kosovo.

L'area dell'attuale Kosovo fece parte in età antica dell'Impero macedone e dell'Impero Romano. Con l'indebolimento dell'Impero bizantino, esso venne colonizzato dagli slavi e divenne parte del regno medievale di Serbia e dell'Impero serbo. Con la frammentazione di questo, e la sconfitta nella Battaglia della Piana dei Merli nel 1389, il Kosovo passò sotto dominio ottomano per cinquecento anni. Con le guerre balcaniche del 1912-13, esso venne rianesso al Regno di Serbia, assieme al quale partecipò alla storia della Jugoslavia nel '900. A seguito della guerra del Kosovo (1998-99), il territorio è stato sottratto al controllo serbo e posto sotto amministrazione ONU. La Repubblica del Kosovo si è autoproclamata indipendente nel 2008 ed è oggi riconosciuta da circa la metà degli stati membri ONU.

L'area, nota come parte della Dardania, abitata dai dardani[12][13][14] e caratterizzata in epoca antica da un livello sempre molto scarso di urbanizzazione e di penetrazione della civiltà classica, fu occupata da Alessandro Magno nel IV secolo a.C..[15][16][17] Conquistata da Roma nell'anno 160 a.C. e incorporata nella provincia romana dell'Illirico e poi della Mesia superiore, a partire dal IV secolo, l'area del Kosovo, ormai in gran parte romanizzata, venne integrata nella Provincia di Dardania dell'Impero Bizantino.

Con l'allentarsi dell'autorità e del controllo di Bisanzio sull'entroterra balcanico, la regione rimase esposta alle migrazioni slave del VI e VII secolo dall'Europa orientale. Archeologicamente, il primo Medio Evo rappresenta uno iato nei reperti,[18] e qualunque cosa fosse rimasto delle popolazioni native della regione si fuse con le nuove popolazioni slave.[19]

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

La successive storia politica e demografica del Kosovo non è conosciuta con assoluta certezza fino al XIII secolo. I reperti archeologici suggeriscono che ci sia stata una veloce ripresa della popolazione e un progresso della stessa cultura slava conosciuta altrove nei Balcani. La regione venne assorbita nel primo impero bulgaro attorno all'anno 850, con il consolidamento del cristianesimo e della cultura slavo-bizantina. Venne riconquistata dai bizantini dopo il 1018 e divenne parte del nuovo thema di Bulgaria. In quanto centro di resistenza slava a Costantinopoli nella penisola, la regione cambiò spesso mano tra serbi e bulgari da una parte e Bisanzio dall'altra, fino a che il principe serbo Stefan Nemanja se ne assicurò il controllo verso l'anno 1180. [20] Il suo successore, Stefano Prvovenčani assunse il controllo del resto del Kosovo dal 1216, creando in tal modo uno Stato che incorporò la maggior parte dell'area che costituisce oggi Serbia e Montenegro, regolato in base al Canone di San Sava (Zakonopravilo).[senza fonte] Nel XIII e XIV secolo, il Kosovo divenne centro politico e spirituale del regno serbo, con la sede dell'arcivescovato serbo a Pec e la corte dei Nemanjić tra Prizren e Skopje.[21] Nello stesso periodo, centinaia di chiese, monasteri (quali quelli di Gračanica e Visoki Dečani) e roccaforti feudali vennero costruite.[22]

L'apice del potere serbo nella regione venne raggiunto nel 1346 con la formazione dell'Impero Serbo e l'incoronazione di Stefano Dušan. Tuttavia, alla sua morte nel 1355 e ancor più a partire dal 1371 l'impero serbo si frammentò in una serie di principati feudali. Il Kosovo divenne terra ereditaria dei casati Mrnjavčević[senza fonte] e Branković. Nel tardo XIV e XV secolo parti del Kosovo, spingendosi ad est fino a Pristina, fecero parte del principato di Dukagjini, in seguito incorporato nella federazione anti-ottomana di tutti i principati albanesi, la Lega di Lezhë.[23]

Battaglie del Kosovo[modifica | modifica wikitesto]

I Balcani a fine XIV secolo
Battaglia di Kosovo Polje, Adam Stefanovic, olio, 1870

La battaglia della Piana dei Merli avvenne sul campo omonimo il 15 giugno [24] 1389, quando il knez (principe) di Serbia, Lazar Hrebeljanović, radunò una coalizione di soldati cristiani, composta da serbi ma anche da bosniaci e magiari, e di un contingente di mercenari sassoni. Il Sultano ottomano Murad I riunì anch'egli una coalizione di soldati e volontari dei vicini paesi di Rumelia e Anatolia. L'esercito serbo fu sgominato e Lazar trucidato, mentre Murad I fu ucciso da Miloš Obilić. [25][26] In seguito a ciò, il figlio di Lazar e altri principati serbi accettarono un vassallaggio nominale al Sultano ottomano, cui venne offerta in sposa la figlia di Lazar per suggellare la pace. Ma già nel 1459 i turchi avevano conquistato la nuova capitale serba, Smederevo.[27]

La seconda battaglia del Kosovo fu combattuta da Giorgio Castriota Scanderbeg, che liberò Kosovo e Albania dall'invasione degli ottomani nella battaglia di Prizren il 10 ottobre 1445. L'esercito ottomano con 15.000 cavalieri guidato da Firuz Pascià aveva l'ordine di distruggere Scanderbeg e gli albanesi. Castriota lo attese alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445 e ne uscì vincitore. Giorgio Castriota Scanderbeg fu l'unico condottiero a liberare il Kosovo dall'invasione degli ottomani. Il Kosovo mantenne la propria indipendenza insieme all'Albania fino alla morte di Scanderbeg nel 1468. In seguito la regione fu conquistata di nuovo dai Turchi.[28]

La terza battaglia fu combattuta lungo l'arco di due giorni nell'ottobre del 1448, fra una forza ungherese comandata da Giovanni Hunyadi e un esercito ottomano guidato da Murad II. Significativamente più imponente della prima battaglia, l'esercito ungherese fu tuttavia sconfitto e messo in fuga. L'eroe albanese Skanderbeg non riusci a prendere parte alla battaglia, per un'imboscata tesa alle sue truppe dal serbo Đurađ Branković, alleato degli ottomani. La sconfitta in battaglia non costituì comunque un colpo definitivo alla resistenza anti-ottomana, tant'è vero che Hunyadi fu in grado di mantenere attiva la resistenza ungherese durante tutta la sua vita.[senza fonte]

Il Kosovo nell'Impero ottomano (1455-1912)[modifica | modifica wikitesto]

Vilayet del Kosovo, 1875-1878
Vilayet del Kosovo, 1881-1912

Per cinquecento anni gran parte dei Balcani furono governati dai turchi ottomani. Il Kosovo fu prima parte dell'eyalet di Rumelia, quindi fu elevato ad autonomia come sandjak di Prizren. Gli ottomani mantennero un atteggiamento di tolleranza religiosa, nonostante le più alte tasse per i sudditi non-musulmani. Ciò favorì un lento processo di islamizzazione, soprattutto nei centri cittadini, anche tra gli slavofoni (oggi considerati bosgnacchi). La vita religiosa cristiana nondimeno continuò. La popolazione albanofona iniziò a crescere a partire dal XVII secolo, anche a seguito di migrazioni dalla regione albanese di Malësia.

Nel 1689 il Kosovo fu coinvolto nella Guerra austro-turca (1683-1699). Una piccola forza austriaca sotto il margravio Ludovico I di Baden conquistò Belgrado e si spinse fino in Kosovo, dove molti serbi e albanesi giurarono lealtà all'Impero asburgico. Una massiccia contro-offensiva ottomana l'estate seguente, appoggiata da numerosi altri serbi e albanesi obbligò gli austriaci a ripiegare. Le rappresaglie e razzie che la accompagnarono spinsero decine di migliaia di serbi, incluso il patriarca della Chiesa ortodossa serba Arsenije III, a seguire gli austriaci nella ritirata, lasciando in Kosovo un vuoto che sarebbe stato riempito da nuovi arrivati albanesi.

Il XIX secolo segnò il declino dell'Impero ottomano e la rinascita della Serbia, che ottenne una crescente autonomia tra il 1804 e il 1867. Nel 1871 molti serbi si riunirono a Prizren auspicando la restaurazione della "vecchia Serbia" ad opera del Principato di Serbia. Al Congresso di Berlino del 1878 il Principato di Serbia ottenne il riconoscimento della propria indipendenza e il controllo civile delle città kosovare di Priština e Kosovska Mitrovica. In opposizione a ciò si formò la Lega di Prizren, al fine di lottare contro la frantumazione dell'unità politica degli albanesi nei nuovi stati cristiani dei Balcani. La Lega era inizialmente sostenuta dal sultano, ma questi iniziò a contrastarla dal 1881 su pressione delle potenze europee.

Nel 1910, in risposta al crescente nazionalismo e centralismo turco, scoppiò a Priština un'insurrezione albanese, che presto si allargò all'intero vilayet del Kosovo, resistendo per un periodo di vari mesi. Il Sultano ottomano visitò il Kosovo nel giugno 1911 durante i colloqui di pace che riguardavano tutti gli abitanti delle regioni albanesi.

Il Kosovo nella Serbia e nella prima Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

Territori acquisiti dalla Serbia nel 1913

Tra il 1912 e il 1913, la prima e seconda guerra balcanica condussero all'espulsione degli ottomani dalla maggior parte dei territori della penisola, fatta salva la Tracia orientale. La Conferenza di pace di Londra, a seguito delle specifiche e pressanti richieste in tal senso dell'Austria-Ungheria, negò alla Serbia l'accesso al mare, concedendo in cambio (grazie al sostegno di Francia e Russia) il controllo dell'alta Macedonia e del Kosovo, mentre la regione di Peć (Metohija / Dukagjin), compresa tradizionalmente nel Kosovo, fu affidata al Montenegro. Con lo stesso trattato venne anche riconosciuta l'indipendenza dell'Albania.

Scoppiata nell'agosto 1914 la Prima guerra mondiale, l'esercito serbo fu logorato, sconfitto e costretto alla ritirata verso l'Adriatico attraverso il Kosovo che, a partire dall'inverno 1915-1916, fu occupato da truppe dell'Austria-Ungheria e della Bulgaria, con il sostegno della popolazione albanese. L'esercito serbo vi rientrò nel 1918.

Nel primo dopoguerra, la Serbia venne unita agli altri territori già asburgici nel nuovo Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, in seguito ridenominato Regno di Jugoslavia. Il controllo del Kosovo e della Metohija, ora riuniti, passava alla Serbia, il cui monarca Alessandro I avviò contatti con la Turchia al fine di aver mano libera nella campagna di repressione che intraprese contro la resistenza alle annessioni opposta dai Kaçaks albanesi del Kosovo e dai Komitadjis in Macedonia.

Occupazione italiana, tedesca e bulgara del Kosovo (1941)

A seguito dell'invasione della Jugoslavia condotta nell'aprile 1941 dagli eserciti tedesco ed italiano, le rispettive forze d'occupazione si divisero il controllo della provincia del Kosovo. Il ricco nord minerario rimase incluso, come in precedenza, nella Serbia occupata dalla Germania, mentre il sud fu incorporato all'Albania, sotto occupazione italiana (Provincia di Pristina). Nel 1943 la caduta del Fascismo in Italia portò all'occupazione nazista. Il gerarca Heinrich Himmler, capo delle SS, si adoperò per costituire, impiegando essenzialmente personale albanese, la 21.esima Divisione Waffen SS da montagna Skanderbeg, la quale ebbe come primo obiettivo il controllo del territorio dalle forze tedesche. Le azioni della divisione SS Skanderbeg condussero al massacro di diverse migliaia di cittadini albanesi come risposta alle forze ribelli partigiane albanesi che si nascondevano nelle montagne.[29][30][31][32] Dopo numerose sollevazioni dei partigiani albanesi guidati da Fadil Hoxha in Kosovo e Enver Hoxha in Albania, alla fine del 1944 il Kosovo fu liberato da parte dei comunisti albanesi con l'aiuto degli jugoslavi e divenne una provincia serba nella nuova federazione socialista jugoslava.

Il Kosovo nella Jugoslavia socialista[modifica | modifica wikitesto]

Provincia autonoma socialista del Kosovo (1946-1989)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Provincia Socialista Autonoma del Kosovo.

Lo status costituzionale del Kosovo nella Jugoslavia titina era quello di provincia autonoma della Serbia (come la Voivodina), uno status di grande autonomia (dal 1963 e soprattutto dal 1974) ma non paritario con le sei repubbliche costituenti (Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Macedonia) le quali avevano il diritto costituzionale di secessione. Il periodo socialista vide la crescita della popolazione albanese, che triplicò passando dal 75% a oltre il 90% del totale. Quella serba invece ristagnava, calando dal 15% all'8%. Le condizioni economiche depresse della provincia, nonostante i tentativi del regime socialista di favorire l'industrializzazione e la crescita del capitale umano (con l'apertura dell'università di Pristina), portavano i serbi del Kosovo a spostarsi verso altre regioni della federazione.

Dal canto suo, l'etnia albanese aveva manifestato chiedendo invano per il Kosovo lo status di repubblica nel 1968 (ottenendolo de facto ma non de jure nel 1974) e di nuovo nel marzo 1981, quando ebbero luogo le primavere di Pristina (1981-82) segnate da un'escalation di violenza e di attentati contro le istituzioni federali per le precarie condizioni in cui versava la regione e spingeva per una maggiore autonomia, a pochi mesi dalla morte di Tito.

L'ascesa al potere i Serbia di Slobodan Milošević, che si era accreditato come leader nazionalista, coincise con la revoca dell'autonomia costituzionale del Kosovo, il bilinguismo serbo/albanese, e l'avvio di una politica di ri-assimilazione forzata della provincia, con la chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e la sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli.

Inizialmente l'etnia albanese reagì alla perdita dei suoi diritti costituzionali con la resistenza non violenta, guidata dalla Lega democratica del Kosovo (LDK) di Ibrahim Rugova. Gli albanesi boicottarono le istituzioni ed elezioni ufficiali e stabilirono parallele, dichiararono l'indipendenza della Repubblica del Kosovo (2 luglio 1990), riconosciuta solo dall'Albania, adottarono una costituzione (settembre 1990) e tennero un referendum sull'indipendenza (1992), che registrò l'80% dei votanti con un 98% di sì, pur senza riconoscimento internazionale.

La Guerra del 1999[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dei massacri serbi di civili albanesi in Kosovo, 1998-999
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra del Kosovo.

Dal 1995, dopo la fine della guerra di Bosnia-Erzegovina, una parte degli albanesi kosovari scelse la lotta armata indipendentista[33], guidata dalla Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UCK), anche a seguito all'afflusso di armi dall'Albania caduta nell'anarchia nel 1997-98. Alla spirale di violenza il governo di Belgrado rispose con il pugno di ferro, [34] sentendosi legittimato dalla mancanza di ogni riferimento al Kosovo nel quadro degli accordi di Dayton per la fine della guerra in Bosnia.[35]

La repressione portò a vari massacri e alla morte di almeno 11.000 civili albanesi[36], con distruzione di molte abitazioni private, scuole e altri edifici, incluse moschee[37]. Una parte della popolazione albanese appoggiò la guerriglia, mentre circa 800.000 civili cercarono rifugio attraversando il confine con l'Albania[38] e la Macedonia. I paesi NATO intervennero con l'operazione Allied Force in protezione della popolazione albanese. La pulizia etnica fu arrestata e con gli accordi di Kumanovo la Serbia accettò di ritirare ogni forza armata dal Kosovo.

Il Kosovo sotto amministrazione ONU e la dichiarazione d'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Composizione etnica del Kosovo nel 2005 secondo l'OSCE.

In base alle Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori, e posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. Nonostante la normalizzazione, l'irrisolta questione dello status portò a tensioni come quelle scoppiate nel marzo 2004 in una rivolta in cui vennero attaccate oltre trenta chiese e monasteri cristiani in Kosovo, uccidendo almeno venti persone e incendiando decine di abitazioni di serbi, nell'arco di cinque giorni (oltre 60 tra chiese e monasteri erano stati distrutti nei cinque anni precedenti a questi disordini [39][40][41]). Tali moti, e la morte del presidente Ibrahim Rugova nel gennaio 2006, spinsero ad avviare negoziati sullo status finale,sotto la guida del mediatore ONU Martti Ahtisaari per la definizione dello status futuro della provincia serba. Il piano Ahtisaari per una indipendenza guidata tuttavia fu rifiutato da entrambe le parti.

Le elezioni del 2007, boicottate dai serbi del Kosovo, portarono ad un governo di grande coalizione guidato dall'ex capo guerrigliero dell'Uck, Hashim Thaci che, scaduti a dicembre 2007 il termine dei negoziati, iniziò a preparare il passaggio unilaterale all'indipendenza. Allo stesso tempo, l'Unione europea lanciò una missione civile per l'ordinde pubblico e lo stato di diritto ("EULEX"), in sostituzione della missione NATO.La dichiarazione unilaterale d'indipendenza della Repubblica del Kosovo venne proclamata il 17 febbraio 2008 dal Parlamento di Pristina. [42]

Il discorso pronunciato dal premier[43] parla di una Repubblica democratica, secolare e multietnica, guidata da principi di non discriminazione e uguale protezione da parte della Legge. Il governo serbo si è affrettato a dichiarare illegittima ed illegale tale affermazione e che mai riconoscerà la ex provincia come indipendente. Il Kosovo è stato poi riconosciuto dalla maggior parte degli Stati occidentali e dei paesi membri dell'Unione europea, nonostante la mancanza di una linea unica tra questi e il non-riconoscimento da parte di 5 di loro (Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia, e Cipro), preoccupati per propri movimenti secessionisti interni. L'Italia ha riconosciuto il Kosovo il 21 febbraio 2008. Nel 2015, il Kosovo è riconosciuto come indipendente da circa la metà degli Stati membri ONU; all'interno del Consiglio di Sicurezza, vi si oppongono Russia e Cina. A livello di diritto internazionale, resta dunque in vigore la risoluzione 1244/1999[44].

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Relazioni internazionali del Kosovo.

Per quanto riguarda l'effettività, le istituzioni di Pristina controllano la maggior parte del territorio del Kosovo, ad eccezione dei quattro comuni a maggioranza serba a nord del fiume Ibar (Kosovo del Nord), in cui Belgrado continua a finanziare e sostenere le istituzioni serbe.

Una nuova Costituzione del Kosovo è stata approvata il 9 aprile ed è entrata in vigore il 15 giugno 2008, controfirmata da EULEX. Con la Costituzione alcuni poteri esecutivi tenuti dall'UNMIK passano al governo kosovaro. Nella Costituzione si sancisce che il Kosovo sarà uno Stato laico e rispetterà la libertà di culto, garantendo i diritti di tutte le comunità etniche. Le forze internazionali, tuttavia, continueranno a mantenere le proprie truppe sul territorio. Nella stessa data è avvenuto anche il passaggio di consegne definitivo dalla missione UNMIK alla missione EULEX.

Il 22 luglio 2010, in un parere, la Corte internazionale di giustizia ha affermato che la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo non infrange da sola il diritto internazionale né la risoluzione 1244 dell'Onu. Il parere è criticato perché la risoluzione subordina la soluzione della crisi kosovara al rispetto della sovranità serba.[45] Il 9 settembre 2010 è stata approvata alle Nazioni Unite una risoluzione preparata dalla Serbia e dall'Unione europea che ha aperto la strada ai negoziati tra Belgrado e Pristina. Il 19 aprile 2013 è stato firmato un accordo per la normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, promosso dall'Unione europea. Con tale accordo Belgrado riconosce l'estensione dell'autorità di Pristina anche sul Kosovo del Nord e ne smantella le istituzioni parallele, in cambio di una autonomia non-territoriale per i comuni a maggioranza serba.[46]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della popolazione del Kosovo per etnia nel censimento del 2011.

Agli inizi del XX secolo, quando il Kosovo era ancora parte dell'Impero ottomano, gli albanesi costituivano ormai i due terzi della popolazione. Alla fine della prima guerra mondiale, con la nascita del Regno di Jugoslavia, la popolazione albanese calò al 65,8%, così come quella serba che raggiunse il 26%. Agli albori della seconda guerra mondiale la politica serba di ripopolazione della provincia fece alzare la percentuale della popolazione serba al 34,4% a fronte di una popolazione albanese pari al 62,2%. Durante la repubblica federale socialista jugoslava la popolazione albanese ha sempre continuato ad aumentare con una media di + 0,34% all'anno, sulla popolazione cossovara totale, sino a raggiungere agli inizi degli anni novanta l'81,6% della popolazione. Di contro la popolazione serba è diminuita sempre più, con un tasso annuo del -0,42%, raggiungendo, al momento della disgregazione dell'ex Jugoslavia, succedutasi all'epoca titina, una percentuale dell'11,1%. Secondo i dati del censimento 2011 la popolazione è per il 92% albanese, il 5,3% serba e per il 2,7% di altre etnie (gorani, rom, bosgnacchi).

I kosovari-albanesi hanno il più alto tasso di crescita della popolazione d'Europa. Tanto che in 82 anni, dal 1921 al 2003, la popolazione è cresciuta di 4,3 volte e, considerando costante questo tasso di crescita si può prevedere che crescerà ancora sino a raggiungere i 4 milioni e mezzo di persone nel 2050.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della popolazione del Kosovo per lingua nel censimento del 2011.

Le lingue ufficiali sono albanese e serbo. L'albanese è diffuso in quasi tutto il territorio, mentre il serbo è parlato principalmente dalla minoranza serba nei distretti settentrionali, in alcuni luoghi a Pristina e nelle enclavi serbe.

Nella parte meridionale del paese esiste la minoranza gorani, che parla il Našinski, un dialetto torlakiano appartenente alla famiglia dei dialetti bulgari parlati anche nella Macedonia settentrionale. Tra le altre lingue parlate dalle minoranze si ricordano il turco e il bosniaco.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della popolazione del Kosovo per religione nel censimento del 2011.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Religione in Kosovo e Chiesa cattolica in Kosovo.
Moschea turco-ottomana di Prizren
Patriarcato serbo - Eparchia di Ras e Prizren

La principale religione diffusa in Kosovo è quella islamica di rito sunnita, abbracciata dalla quasi totalità degli albanesi, da bosgnacchi, gorani, turchi e alcune comunità di rom. La popolazione serba, stimata tra le 100 e le 120 000 persone, è per la quasi totalità ortodossa (la chiesa ortodossa del Kosovo è parte dell'Eparchia di Ras e Prizren della Chiesa serbo-ortodossa, con sede a Prizren). Esistono comunità cattoliche a Prizren, Klina, Gjakova e ci sono molti paesi che sono completamente cattolici, con la propria chiesa e comunità come Letnica e Stublla e Eperme. I protestanti costituiscono meno dell'1% della popolazione ma sono presenti, in piccole comunità, principalmente a Pristina.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche ed amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Suddivisioni storiche ed amministrative del Kosovo.
Distretti del Kosovo fino al 1999
I nuovi distretti del Kosovo istituiti dall'ONU

Fino al 1999 il Kosovo era amministrativamente diviso in cinque distretti:

  • Distretto di Pejë
  • Distretto di Prizren
  • Distretto di Kosovo
  • Distretto di Kosovo-Pomoravlje
  • Distretto di Kosovska Mitrovica

Nel 1999, in ottemperanza alla Risoluzione numero 1244 dell'ONU, il Kosovo è passato sotto amministrazione diretta dell'ONU che ha istituito sette nuovi distretti, tuttora validi. Essi sono:

I distretti sono divisi in 30 comuni.

Città del Kosovo[modifica | modifica wikitesto]

Lista delle principali città del Kosovo (i dati della popolazione sono del 2006):

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo tra il 1989 e il 1999 l'istruzione di base è stata garantita solo per i kosovari di etnia albanese. Durante la guerra circa la metà degli edifici scolastici sono andati distrutti. Al termine del conflitto diverse scuole sono state ricostruite e sono tuttora gestite dall'UNMIK. Il loro numero non è comunque ancora sufficiente e in diverse strutture si svolgono anche quattro turni di lezioni al giorno. Dal 2002 sono stati introdotti nuovi programmi scolastici. Fino ad oggi le scuole serbe in Kosovo hanno sofferto e continuano a soffrire della scarsità dei finanziamenti, anche se, grazie ai contributi provenienti da Belgrado e dall'UNMIK, sono riusciti a creare programmi aggiornati. Nei territori a maggioranza serba del nord si segue il sistema scolastico serbo e la scuola dell'obbligo inizia a 7 anni, come in Serbia. Recentemente in Kosovo l'educazione è diventata obbligatoria dai 6 ai 15 anni e il ministro dell'educazione serbo si è impegnato a far sì che ciò avvenga anche nelle scuole kosovare-serbe. Le scuole dell'infanzia esistono solo nei maggiori centri abitati e sono molto affollate. La maggioranza della popolazione scolastica comunque non frequenta la scuola materna.

Il 97% della popolazione scolastica frequenta regolarmente la scuola. La percentuale si abbassa però tra le minoranze etniche, sino al 77%. Per quanto riguarda la scuola secondaria, è frequentata solo dal 56% delle ragazze di etnia albanese, cifra che si abbassa al 40% per le ragazze di etnia serba.[47]

L'unica università del Kosovo è l'Università di Pristina che attualmente si divide in due unità completamente distinte, una in lingua albanese, con sede a Pristina e 17 facoltà attive, e l'altra, in lingua serba ed affiliata all'Unione delle Università Serbe, con sede principale a Kosovska Mitrovica, con 10 facoltà.

Sistema sanitario[modifica | modifica wikitesto]

Esistono ospedali in tutte le maggiori città. Ci sono sei ospedali regionali e diversi centri medici nei comuni minori.

Il Centro Clinico Universitario del Kosovo (UCCK), con sede a Pristina, si occupa della formazione e dell'istruzione dei futuri medici ed infermieri.

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Forze armate del Kosovo.

Le forze armate del Kosovo sono ancora in fase di creazione. Il 21 gennaio 2009 è nata la Kosovo Security Force (KSF), grazie all'aiuto e all'addestramento degli esperti NATO, che conterà di 2500 soldati e 800 riservisti.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Politica in Kosovo.
Organizzazioni internazionali
Membro FMI e Banca Mondiale dal: 2009
Membro CEFTA dal: (come UNMIK) 2007

Il Kosovo ha unilateralmente dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Ad oggi la sua indipendenza è riconosciuta da 111 paesi membri dell'ONU più Taiwan e Sovrano Militare Ordine di Malta, dei quali 23 paesi dell'Unione Europea (Italia compresa), Stati Uniti, Giappone, Australia e Canada. La Serbia, assieme a Russia, Cina e altri 5 paesi dell'Unione europea, Spagna, Romania, Grecia, Slovacchia e Cipro, non ne riconosce l'indipendenza.

Il Kosovo è per la quasi totalità governato dall'amministrazione indipendentista, che segue le linee guida imposte dall'ONU. La Repubblica del Kosovo è una nazione democratica, con un Presidente della Repubblica ed un Primo Ministro, capo del governo. Organo legislativo è l'Assemblea del Kosovo, un parlamento unicamerale costituito da 120 membri dei quali 100 eletti direttamente ed altri 20 riservati alle minoranze etniche (10 ai serbi).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Economia del Kosovo.

Il Kosovo ha una tra le economie meno sviluppate d'Europa, con un reddito pro capite stimato di 1.565 (2004)[48].

Era la provincia più povera della Jugoslavia[49]. A questo si è aggiunto negli anni novanta, una povera politica economica, sanzioni internazionali, limitate esportazioni e soprattutto, un asperrimo conflitto etnico[50]. Attualmente l'economia kosovara rimane debole, dopo un picco nel 2000 e 2001, scese in negativo nel 2002 e 2003. Il Kosovo ha un enorme debito pubblico internazionale. Le rimesse dei kosovari residenti all'estero costituiscono un'importante fonte economica.

I maggiori sviluppi economici, dalla fine del conflitto, nel 1991, si ebbero nel commercio e nell'edilizia. I settori industriali rimangono deboli.

L'UNMIK ha di fatto imposto un sistema di commerci con dogane internazionali. Principale partner economico del Paese è la Macedonia, seguita dalla Serbia, dalla Germania e dalla Turchia.

L'euro è la moneta ufficiale del paese, utilizzata anche dalle forze di stato. Nel nord della regione, a maggioranza serba, e negli altri centri serbi, tra cui Gracanica e Strpce, viene utilizzato ancora il dinaro serbo. Dopo l'indipendenza del Kosovo fu utilizzato il marco tedesco, fino a venire sostituito dall'Euro negli anni del 2000.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti in Kosovo e Ferrovie del Kosovo.

Il Kosovo è servito dall'Aeroporto Internazionale di Pristina (IATA: PRN, ICAO: BKPR / LYPR) (albanese: Aeroporti Ndërkombëtar i Prishtinës; serbo: Међународни аеродром Приштина, Međunarodni aerodrom Pristina), unico scalo civile del Paese, collegato con voli diretti a diverse città europee tra cui Milano, Verona, Olbia e Cagliari. In Kosovo esistono altri tre scali aeroportuali, attualmente utilizzati a scopo militare: il Ðakovica Airfield, il Batlava-Donja Penduha Airfield e la Slatina Air Base.

Kosovo Railways J.S.C.[51] (albanese: Hekurudhat e Kosovës Sh.A, serbo: Kosovske Železnice D.D.) è la compagnia ferroviaria del Kosovo, nata come UNMIK Railways.[52] Il Kosovo attualmente ha 333 km di ferrovie.[53]

Il Kosovo è attraversato da due importanti strade che fanno parte delle Strade Europee, la E65 che collega la Svezia alla Grecia, e la E851 che collega Castellastua, in Montenegro, a Pristina, passando per Prizren. Dal 2009 Pristina è collegata alla costa adriatica dell'Albania attraverso una moderna autostrada.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'attuale panorama economico del Kosovo il turismo è una voce quasi inesistente. Nonostante le grandi ricchezze naturali ed artistiche, sono poche se non del tutto mancanti le infrastrutture dedicate al turista.

Il paese è sostanzialmente poco urbanizzato e la natura è la padrona in buona parte del territorio. Nelle montagne al confine con l'Albania esistono alcune strutture attrezzate con impianti sciistici e sentieri per il trekking.

Dal punto di vista artistico ed architettonico, gioiello artistico in Kosovo sono i monasteri serbo ortodossi, alcuni dei quali dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, primi fra tutti il Monastero di Gračanica (1313), a sud-est di Pristina, e il famoso Patriarcato di Peć (XII secolo), a ovest di Peć.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

I Monti Šar

Il 3,49% del territorio è protetto. In Kosovo esiste solo un'area protetta, il Parco nazionale dei monti Šar (un parco istituito dalla Serbia), che si estende per 380 km², al confine con la Macedonia.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Fra il XIII ed il XVII secolo fiorì in questa regione una notevole manifestazione di architettura ecclesiale dove sono unite la tradizione bizantina al nuovo movimento romanico. Di questa espressione artistica rimangono numerose testimonianze fra le chiese ed i monasteri ortodossi, fra questi di notevole importanza sono il Monastero di Dečani, quello di Peć, di Gračanica e la chiesa della Vergine di Ljevisa. All'interno di questi monumenti si trovano dei cicli di affreschi che rappresentano l'espressione massima della cultura serba. Nel 2006 questi quattro monumenti sono stati inseriti dall'UNESCO tra i beni in pericolo.

A causa del recente conflitto altre opere sono state gravemente danneggiate o distrutte.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Musica in Kosovo.

Sebbene in Kosovo la musica sia il risultato di una moltitudine di influenze culturali, la musica albanese autentica (vedi World Music) e la musica serba esistono tuttora. La musica albanese è caratterizzata dall'uso della çiftelia (uno strumento albanese tradizionale), del mandolino, della mandola e delle percussioni. In Kosovo, la musica folk è molto popolare accanto alla musica moderna. Ci sono molti cantanti e gruppi (sia albanesi sia serbi) folk. Anche la musica classica è molto conosciuta in Kosovo ed è stata insegnata in università (alla Facoltà di Arti dell'Università di Pristina e la Università di Pristina, Facoltà di Arti) e in diverse scuole musicali pre-college. L'Inno nazionale del Kosovo è "Europa".

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Kosovo.

A seguito della Legge sullo Sport[54], numero 2003/04, emanata dall'Assemblea del Kosovo nel 2003 è stato istituito, nello stesso anno, il Comitato Olimpico del Kosovo, con sede a Pristina che ha lo scopo di promuovere la nascita delle varie federazioni sportive kosovare ed inserirle nel contesto internazionale.

Sono state create diverse altre federazioni tra cui quella calcistica e quella della pallacanestro che non hanno ancora ricevuto riconoscimento internazionale ma che organizzano e soprintendono tornei nazionali e organizzano selezioni di giocatori che rappresentano il Kosovo in partite amichevoli.

La situazione di limbo in cui vivevano gli atleti kosovari, che non potevano partecipare ai Giochi olimpici né sotto la propria bandiera (il comitato olimpico kosovaro non era riconosciuto dal CIO) né sotto quella serba, è sfociata in una protesta in piazza avvenuta a metà ottobre 2007[55] a seguito della quale il governo kosovaro e l'UNMIK si sono impegnati a occuparsi della situazione. Alla fine il riconoscimento del CIO è arrivato il 9 dicembre 2014 dopo la 127a sessione plenaria che ha deliberato l'ingresso Comitato Olimpico del Kosovo come 205° membro dell'organizzazione[56]. Gli atleti kosovari possono pertanto partecipare ai Giochi Olimpici a partire dall'edizione di Rio de Janeiro 2016.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle città con più ricca tradizione gastronomica è Peć. Tra i cibi locali, si ricordano Leqeniku, Flija, Krylana, Maza bollito, formaggio, polenta, il gulasch e molti altri.[57]

Originale è la cucina gorani. Tra i loro piatti più famosi si ricordano il burek (un pasticcio di formaggio) e i dolci tradizionali come baklava, éclair e indiana. Il Boza è una tipica bevanda gorana (nel Balcani questo popolo è conosciuto come Bozadzij, il popolo che prepara la boza), una bibita dal sapore aspro, frutto di un complicato processo che ha come ingredienti fondamentali farina e zucchero, che vengono a lungo bolliti secondo un procedimento particolare.

La cucina internazionale è ormai diffusa soprattutto nelle maggiori città.

Festività[modifica | modifica wikitesto]

In base alla Legge sulle festività ufficiali della Repubblica del Kosovo (legge n.III L-64) datata 15 giugno 2008[58], il Kosovo adotta le principali festività internazionali: il Capodanno e il Giorno dei Lavoratori, le principali festività cattoliche (Natale e Pasqua cattolici) ed ortodosse (Natale e Pasqua ortodossi) e le principali festività musulmane del giorno della fine del Ramadan e della Festa del Montone. Inoltre vengono istituite le festività per l'indipendenza, la giornata della liberazione (o giorno della Pace) e la giornata della costituzione. Vengono poi definite delle festività etniche e linguistiche: il giorno degli Albanesi, il giorno dei Veterani, il giorno degli zingari, il giorno dei Turchi, il giorno degli Ashkali, il giorno dei Gorani ed il giorno dei Serbi.

Data Nome italiano Nome albanese Nome serbo Note
1º gennaio Capodanno Viti i Ri Нова година  
7 gennaio Natale ortodosso Krishtlindjet Ortodokse Православна Божића  
27 gennaio Giorno dei serbi Dita e Serbëve Дан Срба  
15 febbraio Giorno degli ashkali Dita e ashkalive Дан у Ашкалије  
17 febbraio Giorno dell'Indipendenza Dita e Pavarësisë Дан независности  
6 marzo Giorno dei Veterani Dita e Veteranëve Дан браниоца  
8 aprile Giorno della Costituzione Dita e Kushtetutës Дан устава  
9 aprile Giorno degli zingari Dita e ciganëve Дан Цигане  
23 aprile Giorno dei turchi Dita e turqve Дан Турака  
- Pasqua cattolica Pashkët Васкрс Domenica, data variabile
- Lunedì di Pasqua cattolica E hëna e Pashkëve Ускрсни понедељак il lunedì dopo la Pasqua cattolica
- Pasqua ortodossa Pashkët Васкрс Domenica, data variabile
- Lunedì di Pasqua ortodossa E hëna e Pashkëve Ускрсни понедељак il lunedì dopo la Pasqua ortodossa
1º maggio Festa del lavoro Dita e Punës Празник рада  
9 maggio Giorno dell'Europa Dita ed Evropës Дан од Европа  
12 giugno Giorno della Pace Dita e Paqes Дан мира anniversario dell'intervento delle truppe NATO nel Kosovo del 1999;
- Uraza-bairam Fitër Bajrami Ураза Баирам Eid ul-Fitr data variabile
- Kurban-bairam Kurban Bajrami Курбан бајрам Eid Al-Adha data variabile
28 settembre Giorno dei gorani Dita e goranëve Дан Горанце  
28 novembre Giorno degli Albanesi Dita e shqiptarëve Дан Албанци  
25 dicembre Natale cattolico Krishtlindja Божић  

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Piano Ahtisaari, recepito dalla Dichiarazione d'indipendenza del Kosovo. URL consultato il 20 febbraio 2008.
  2. ^ L'Euro è stato adottato unilateralmente, anche se il Kosovo non fa ancora parte dell'Eurozona (prima dell'Euro era in vigore il Marco tedesco).
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Gli albanofoni usano .al, gli slavofoni usano .rs
  5. ^ Cfr. lo studio di Sandro Toniolo per l'Istituto Geografico Militare a p. 7.
  6. ^ Cfr. in Niccolò Tommaseo, Canti popolari: Corsi illirici, p. 130.
  7. ^ a b Vedi DOP. La pronuncia classica, Còssovo /ˈkɔssovo/, è variamente attestata: cfr. «La battaglia di Còssovo in cui l'impero di Serbia perì» (Giosuè Carducci); «Ti chiaman di Còssovo al piano» (Gabriele D'Annunzio). L'accentazione Cossòvo /kosˈsɔvo/, all'albanese, è invece priva di riscontro storico, sebbene attestata nell'uso giornalistico contemporaneo. In effetti il nome "Cossovo" deriva dal toponimo in lingua serba Kosovo Polje, la "Piana dei Merli".
  8. ^ Accordance with international law of the unilateral declaration of independence in respect of Kosovo (Request for Advisory Opinion)
  9. ^ (EN) Pittsburgh Law University: A Contribution to the Muenzel-Antic Debate
  10. ^ (EN) [John Peter MAHER (Professor Emeritus of Linguistics Northeastern Illinois University Chicago) - The American Hand (And Others) in Kosovo Propaganda - Ornithology and toponomastics] (con esaustivo elenco di località del mondo slavo denominate "Kosovo")
  11. ^ (EN) "Kossovo" Volume V15, Pag. 916 della Encyclopedia Britannica del 1911.
  12. ^ N G Hammond, The Kingdoms of Illyria c. 400 – 167 BC. Collected Studies, Vol 2, 1993
  13. ^ Wilkes, J. J. The Illyrians, 1992, ISBN 0-631-19807-5, p. 85, "... Whether the Dardanians were an Illyrian or a Thracian people has been much debated and one view suggests that the area was originally populated with Thracians who ? then exposed to direct contact with illyrians over a long period..."
  14. ^ "the Dardanians [...] living in the frontiers of the Illyrian and the Thracian worlds retained their individuality and, alone among the peoples of that region succeeded in maintaining themselves as an ethnic unity even when they were militarily and politically subjected by the Roman arms [...] and when at the end of the ancient world, the Balkans were involved in far-reaching ethnic perturbations, the Dardanians, of all the Central Balkan tribes, played the greatest part in the genesis of the new peoples who took the place of the old" The central Balkan tribes in pre-Roman times: Triballi, Autariatae, Dardanians, Scordisci and Moesians, Amsterdam 1978, by Fanula Papazoglu, ISBN 90-256-0793-4, p. 131.
  15. ^ (EN) The Kosova issue - a historic and current problem: symposium held in Tirana on April 15-16, 1993
  16. ^ (LA) Titi Livii Padovani Historiarum ab urbe condita libri qui supersunt omnes ex recensione Arn. Drakenborch, accedunt supplementa deperditorum T. Livii librorum a Joh. Freinshemio concinnata, volume 2
  17. ^ (LA) De Istro eivsqve adcolis commentatio
  18. ^ F Curta. The Making of the Slavs. p. 189
  19. ^ Aleksandar Stipčević, The Illyrians: history and culture, Noyes Press, 1977, p. 76, ISBN 978-0-8155-5052-5.
  20. ^ Fine 1994, p. 7
    « the Hungarian attack launched in 1183 with which Nemanja was allied [...] was able to conquer Kosovo and Metohija, including Prizren. »
  21. ^ Denis P Hupchik. The Balkans. From Constantinople to Communism. Page 93 "Dusan.. established his new state primate's seat at Pec (Ipek), in Kosovo"
  22. ^ Bieber, Pg 12
  23. ^ Mortimer Sellers, The Rule of Law in Comparative Perspective, Springer, 15 aprile 2010, p. 207, ISBN 978-90-481-3748-0. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  24. ^ alcune fonti riportano la data del 28 giugno secondo il Calendario Gregoriano che venne però adotato solo due secoli dopo
  25. ^ Barbara Jelavich, History of the Balkans:, Cambridge University Press, 29 luglio 1983, pp. 31–, ISBN 978-0-521-27458-6.
  26. ^ Essays: 'The battle of Kosovo' by Noel Malcolm , Prospect Magazine May 1998 issue 30, Prospect-magazine.co.uk. URL consultato il 20 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2012).
  27. ^ Miranda Vickers, Chaper 1: Between Serb and Albanian, A History of Kosovo su New York Times, Columbia University Press, 1998.
  28. ^ [1]
  29. ^ Carlo Umiltà, Jugoslavia e Albania. Memorie di un diplomatico, Milano, Garzanti, 1947, in Avramov
  30. ^ The roots of Kosovo fascism by George Thompson
  31. ^ April-May 1941: Kosovo Partitioned and Italian-Occupied Area Joined to Albania
  32. ^ Bernd Jürgen Fischer - Albania at war, 1939-1945 - West Lafayette, Indiana: Purdue University Press, 1999
  33. ^ Pokalova, Elena, "Framing Separatism as Terrorism: Lessons from Kosovo" in Studies in Conflict & Terrorism 33, no. 5 (May 2010): 429-447.
  34. ^ Sahin, Selver B., "The use of the 'exceptionalism' argument in Kosovo: an analysis of the rationalization of external interference in the conflict", in Journal of Balkan & Near Eastern Studies 11, no. 3 (September 2009): 235-255.
  35. ^ Russell, Peter, "The exclusion of Kosovo from the Dayton negotiations", in Journal of Genocide Research, 11, no. 4 (December 2009): 487-511.
  36. ^ http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/514828.stm BBC News. 10 November 1999. Retrieved 5 January 2010.
  37. ^ Repressione serba in Kosovo
  38. ^ "Fosse comuni in Kosovo: ecco le prove"
  39. ^ Terror In Kosovo-Metohija
  40. ^ Failure to Protect: Anti-Minority Violence in Kosovo, March 2004: THE VIOLENCE
  41. ^ News
  42. ^ Il Kosovo proclama l'indipendenza. URL consultato il 17 febbraio 2008.
  43. ^ Testo della dichiarazione in inglese. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  44. ^ Ban Ki-moon: la risoluzione 1244 "resta in vigore e continua a costituire la cornice entro la quale operare".
  45. ^ Benedetto Conforti, Diritto internazionale, Editoriale Scientifica, Napoli, 2015, p. 19.
  46. ^ L'accordo storico tra Serbia e Kosovo
  47. ^ http://www.savethechildren.it/2003/scheda_paese.asp?id=17
  48. ^ The World Bank, Kosovo Brief 2006, 2006.
  49. ^ Christian Science Monitor 1982-01-15, "Why Turbulent Kosovo has Marble Sidewalks but Troubled Industries"
  50. ^ The World Bank, World Bank Mission in Kosovo, 2006/2007.
  51. ^ [2]
  52. ^ Journey by Freedom of Movement Train
  53. ^ Kosovo Railways can reach EU standards
  54. ^ http://www.unmikonline.org/regulations/2004/re2004_26ala03_24.pdf
  55. ^ Kosovar athletes stage Olympic Protest | Culture and Sports
  56. ^ Valerio Piccioni, Olimpiadi, la svolta: il Kosovo ammesso nel Cio, La Gazzetta dello Sport, 9 dicembre 2014. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  57. ^ Viaggiare I Balcani
  58. ^ Kosovo 2009 Public Holidays


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Vignoli, La tutela delle minoranze nella ex Jugoslavia: il caso del Kossovo, in Scritti politici clandestini, ECIG, Genova, 2000, pag. 102

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Siti web dell'amministrazione internazionale:

Siti web governo indipendente kosovaro:

Sito web serbo:

Approfondimenti:

Logo CEFTA Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA) Logo CEFTA
Albania Albania · Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina · Macedonia Macedonia · Moldavia Moldavia · Montenegro Montenegro · Serbia Serbia(Nazioni Unite Kosovo)
Controllo di autorità VIAF: (EN132423103 · GND: (DE410180-7 · BNF: (FRcb10166493z (data)