Korova Milk Bar

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« Il Korova Milk Bar vende " latte+ ", cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. »
(Alex DeLarge, nel film Arancia meccanica)
Alex e i suoi compari al Korova Milk Bar

Il Korova Milk Bar è il bar del film Arancia meccanica di Stanley Kubrick e del romanzo Un'arancia a orologeria di Anthony Burgess dove Alex (il protagonista) e i suoi drughi (amici) sono soliti trascorrere le serate prima di una notte di violenze.[1]

Il termine "korova" in russo significa "mucca". Il bar serve "latte più" (milk plus in lingua originale)[1], cioè latte addizionato con droghe. All'inizio del libro e del film il protagonista fornisce un vasto elenco di sostanze stupefacenti che un frequentatore abituale del Korova può richiedere di aggiungere al suo latte: vengono menzionati il vellocet[1] (LSD), il synthemesc[1] (mescalina) e il drencom[1] (adrenocromo); un'altra delle maniere menzionate per bere il latte «è con i coltelli» (espressione che probabilmente si riferisce alle anfetamine). Tale bibita, come spiega lo stesso Alex, rende chi la beve "robusto e disposto all'esercizio dell'amata ultraviolenza" (This would sharpen you up and make you ready for a bit of the old Ultra-Violence).[1]

Nel film, il bar ha diverse statue di donne nude che servono latte dalle loro mammelle, scolpite su commissione da Liz Jones[2] e ispirate all'opera Hatstand, Table and Chair ("Appendiabiti, tavolo e sedia")[3] dell'artista pop Allen Jones[2], in séguito al rifiuto di quest'ultimo di realizzare dei propri pezzi su invito dello stesso Kubrick.[2] La scelta di adoperare tavolini a forma di donna e statue di donne nude non è casuale, ma rappresenta la concezione di Stanley Kubrick sull'erotismo.[non chiaro]

Egli considerava l'elemento erotico una proiezione di ciò che sarebbe potuto accadere negli anni a venire: l'avvento dell'arte erotica come arte popolare.

A tale proposito, il critico Robert Hughes, in un articolo pubblicato sul Time nel 1971, definì gli elementi scenici del bar "oggetti culturali liberati da ogni potere di comunicazione",[4] mentre Justin Smith, proseguendo il discorso di Hughes, parla di "simboli eterni, pieni di rumore eppure privi di significato; piuttosto, bloccati nel circuito di un'iterazione senza fine, iper-significanti".[4]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

L'ambiente trasgressivo e le sostanze che vi si servono hanno fatto del Korova Milk Bar un cult, al punto da fornire ispirazione per diversi locali reali in varie città del mondo: a volte con la sola citazione del nome o di nomi ad esso legati (es. Lattepiù), altre volte con il vero e proprio tentativo di ricostruirne le caratteristiche estetiche.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Kathrin Everly, History, Violence, and the Hyperreal, Purdue University, 2010.
  2. ^ a b c David Hughes, The Complete Kubrick, Virgin Books Ltd, 2000.
  3. ^ Il Korova Milk Bar, archiviokubrick.it.
  4. ^ a b Justin Smith, Withnail and Us: Cult Films and Film Cults in British Cinema, Tauris & Co. Ltd, 2010.
  5. ^ Valentina Valente, Il Korova Milk Bar: pop-art, immagine filmica e post-umano, L’invenzione del luogo. Spazi dell’immaginario cinematografico, 2011, a cura di Andrea Minuz

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