Klaus Schulze

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« Auguro a tutti una piacevole esplorazione di se stessi, non riesco a esprimerlo al meglio con le parole, perché non sono un poeta ma un musicista. »

(Klaus Schulze[1])
Klaus Schulze
Schulze and Gerard 01.jpg
Klaus Schulze (a destra) e Lisa Gerrard (a sinistra) durante un concerto.
NazionalitàGermania Germania
GenereKrautrock[2][3]
Periodo di attività musicale1969 – in attività
EtichettaBrain, Innovative Communication, Inteam, MIG, Rainhorse, Revisited, Synthetic Symphony, Venture, ZYX
Sito ufficiale

Klaus Schulze (Berlino, 4 agosto 1947[4]) è un musicista e compositore tedesco.

Viene considerato uno dei musicisti più rappresentativi della corrente krautrock,[5] e viene ricordato per essere stato cofondatore degli Ash Ra Tempel insieme a Manuel Göttsching.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver studiato chitarra classica, suonato in alcuni gruppi skiffle berlinesi, e aver fondato il trio di musica beat degli Psy Free durante gli anni sessanta, incide il suo primissimo materiale da solista (in realtà soltanto demo), diventando anche membro dei Tangerine Dream e degli Ash Ra Tempel. Con le due formazioni suona la batteria nei rispettivi esordi: Electronic Meditation (1970) dei primi e Ash Ra Tempel (1971) dei secondi.[5][6][7]

La carriera solista di Schulze inizia soltanto nel 1972 con Irrlicht, ambiziosa "sinfonia quadrifonica per orchestra e macchine elettroniche" in cui suona apparecchiature analogiche, organo, chitarra e percussioni. L'album, caratterizzato da sonorità irrequiete e magniloquenti, riceve giudizi molto positivi da parte della stampa specializzata che lo reputa una pietra d'angolo della nuova musica elettronica tedesca.[6] Sempre nello stesso anno, Schulze tiene il suo primo concerto a Parigi.[7]

Dopo essere tornato brevemente negli Ash Ra Tempel per pubblicare Join Inn nel 1973, il compositore pubblica Cyborg nello stesso anno.[6] Nonostante siano state riprese le atmosfere vagamente classiche e gotiche dell'esordio, questo secondo capitolo si distingue dal precedente per composizioni più astratte e "fantascientifiche". Nello stesso periodo escono i tre dischi del progetto Cosmic Jokers (includenti fra gli altri il chitarrista degli Ash Ra Tempel Manuel Göttsching)[6] e incide Picture Music (1973), distinto da sonorità meno "sperimentali" e più ritmiche rispetto a quelle di Irrlicht e Cyborg.[1]

Dopo la pubblicazione di Blackdance (1974), comprendente un brano accompagnato da una voce tenorile, Schulze pubblica Timewind (1975) dedicata al compositore Richard Wagner e definita un'angosciante "sinfonia barocca". L'album ricevette il plauso della critica.[6][7] Moondawn (1976) segna l'inizio di una lunga collaborazione con il batterista Harald Grosskofp, Mirage (1977) e il suo primo album composto interamente con apparecchiature elettroniche[8] mentre il seguente Body Love (1977) è la colonna sonora dell'omonimo film pornografico diretto da Lasse Braun.[6] Nello stesso periodo, Schulze gode di un aumento di notorietà, inizia una serie di concerti in Europa ed Asia, ed entra in contatto con le due formazioni giapponesi dei Go, (includenti Stomu Yamash'ta, Steve Winwood, Michael Shrieve e Al Di Meola) e i Far East Family Band (comprendenti l'ancora sconosciuto Kitarō).[6]

Nel 1978 il musicista compone "X", album contenente alcune suite "drammatiche" dedicate a grandi personaggi del passato,[1] e fonda con Michael Haentjes la sua etichetta Innovative Communication, chiusa cinque anni più tardi per difficoltà economiche.[6][9] Durante l'anno seguente pubblica Dune, includente per la prima volta nella sua carriera un brano cantato (la voce è quella di Arthur Brown),[10] e partecipa alle sessioni del primo album del progetto Richard Wahnfried, Time Actor. Della stessa formazione, che ha sempre visto Schulze l'unico membro permanente, vennero successivamente pubblicati altri album, tutti stilisticamente differenti fra loro.[6][10]

Il primo album in studio di Schulze uscito nel decennio seguente è lo sperimentale Dig It (1980), pubblicazione in cui adopera, per la prima volta della sua carriera, le tecnologie digitali.[1][9] Nel 1983 apre la nuova etichetta discografica Inteam che, come la precedente Innovative Communications, rimase attiva per poco tempo.[9] Dopo Audentity (1983), probabilmente uno dei suoi album più accessibili,[1] Schulze pubblica una serie di titoli includenti Dziekuje Poland Live '83 (1984), contenente brani registrati durante un tour in Polonia,[9] Inter*Face (1985), ed En=Trance (1987).

Il nuovo decennio vede uscire per primi Miditerranean Pads (1990) che, secondo le testimonianze, "conferma l'interesse di Schulze verso le nuove tecnologie MIDI e i campionatori", e The Dresden Performance (1990), un lungo album live registrato a Dresda.[6] I seguenti Royal Festival Hall vol. 1 (1992), Royal Festival Hall vol. 2 (1992) e The Dome Event (1993) sono i suoi primi dischi a presentare riferimenti alla musica orientale.[8]

Nel 1994 Schulze pubblica Silver Edition, il primo di una serie di cofanetti includenti inediti in studio e dal vivo;[6] The Dark Side of the Moog, una collaborazione con Pete Namlook che inaugurò l'omonima serie;[6] Totentag, la sua prima opera; e Das Wagner Desaster, includente il materiale tratto da due concerti tenuti nel 1994 a Parigi e Roma.[11]

A cavallo fra la seconda metà degli anni novanta e i primi anni del nuovo millennio, Schulze ha ridotto la frequenza delle sue uscite in studio per concentrarsi sulla pubblicazione di antologie quali le due serie di Ballett e La Vie Electronique, contenenti brani tratti dai suoi box set. Nel 2008 e nel 2009 escono Rheingold, Come Quietly e Dziękuję Bardzo: tre collaborazioni con la cantante Lisa Gerrard.

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Considerato uno dei pionieri e dei rappresentanti dello stile krautrock,[5][3] Schulze è riconosciuto per essere stato un anticipatore di molti generi e stili della musica elettronica.[8] Il suo stile fatto di "ritmi ipnotici e vortici tessiturali informi"[12] è stato riassunto in poche parole da Piero Scaruffi:

« Schulze cesellò... un'estetica che eredita dai raga il senso del tempo, dal jazz la spontaneità e dai sinfonisti tardo-romantici un vizio di grandeur... Con lui l'organo da cattedrale, i ritmi sintetici, i timbri del synth, la suite di mezz'ora e più, diventano non più esperimenti d'avanguardia, ma stereotipi di consumo. »

(Piero Scaruffi[8])

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Klaus Schulze.

Nei gruppi[modifica | modifica wikitesto]

Con i Tangerine Dream[modifica | modifica wikitesto]

Con gli Ash Ra Tempel[modifica | modifica wikitesto]

Con i Cosmic Jokers[modifica | modifica wikitesto]

Con i Go[modifica | modifica wikitesto]

Con i Din a Testbild[modifica | modifica wikitesto]

  • 1980 – Programm 1
  • 1981 – Programm 2
  • 1983 – Programm 3
  • 1989 – TV Junk And New Beat Funk (antologia)
  • 1991 – Leipzig & Coca-Cola
  • 1993 – Sex 'n Chaos
  • 2007 – Programm 5
  • 2010 – Programm 6
  • 2017 – Programm 4

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Klaus Schulze - biografia, recensioni, discografia, foto :: OndaRock
  2. ^ Klaus Schulze - Biography - AllMusic, su allmusic.com. URL consultato il 22 marzo 2014.
  3. ^ a b Autori vari, Io, un altro: strategie di uno sguardo filmante alla scoperta del mondo, Effata, 2002, p. 66.
  4. ^ Klaus Schulze - Biography
  5. ^ a b c Antonino Antonucci Ferrara, Top Music '77, Arcana Editrice, 1977, p. 203.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica Rock - 1970-1979, Giunti, 1998, pp. 486-487.
  7. ^ a b c Cesare Rizzi, Enciclopedia Rock anni '70 (terzo volume), Arcana Musica, 2002, pp. 475-476.
  8. ^ a b c d The History of Rock Music. Klaus Schulze, su scaruffi.com. URL consultato l'8 marzo 2014.
  9. ^ a b c d Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica Rock - 1980-1978 (terzo volume), Giunti, 1998, pp. 493-494.
  10. ^ a b Polly Marshall, The God of Hellfire: The Crazy Life and Times of Arthur Brown, SAF Publishing, 2005, p. 37.
  11. ^ Riccardo Bertoncelli, Chris Thellung, Paolo Madeddu, 24.000 dischi, Zelig, 2004, p. 872.
  12. ^ Simon Reynolds, Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, Isbn, 2011, p. 396.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Cresti, Solchi Sperimentali Kraut. 15 anni di germaniche musiche altre, CRAC Edizioni, 2018, ISBN 978-88-97389-46-0.
  • Julian Cope, Krautrocksampler. Guida personale alla Grande Musica Cosmica dal 1968 in poi, a cura di L. Fusari, Fazi Editore, 2006.
  • Rolf Sonnemann, Peter Stoeferle, Matt Hargreaves: Voices in the dunes – The Tangerine Dream Worldwide Discography. Clausthal-Zellerfeld 1990
  • Michael Schwinn: Klaus Schulze. … eine musikalische Gratwanderung. Buchverlag Michael Schwinn, Neustadt 1986, ISBN 3-925077-04-9

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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