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Kagemusha - L'ombra del guerriero

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Kagemusha - L'ombra del guerriero
Kagemusha.jpg
Tatsuya Nakadai in una scena del film
Titolo originale 影武者
Kagemusha
Paese di produzione Giappone
Anno 1980
Durata 153 min (versione italiana)
180 min (versione integrale)
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico
Regia Akira Kurosawa
Soggetto Akira Kurosawa, Masato Ide
Sceneggiatura Akira Kurosawa, Masato Ide
Produttore Akira Kurosawa
Produttore esecutivo Akira Kurosawa e Tomoyuki Tanaka (versione giapponese), Francis Ford Coppola e George Lucas (versione internazionale)
Casa di produzione Kurosawa Production Co., Toho, 20th Century Fox
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox, Balmas
Fotografia Takao Saitō, Masaharu Ueda
Montaggio Akira Kurosawa
Effetti speciali Toho Special Effects Group
Musiche Shinichirô Ikebe
Scenografia Yoshirō Muraki
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Kagemusha - L'ombra del guerriero (影武者 Kagemusha?, lett. "Guerriero ombra") è un film del 1980 diretto da Akira Kurosawa.

Ambientato nel Giappone del Cinquecento, il film si ispira alla figura del daimyo Shingen Takeda e culmina con la battaglia di Nagashino del 1573. È la storia di un ladruncolo che viene istruito per impersonare un signore della guerra per dissuadere i daimyo nemici dall'attaccare il clan, vulnerabile dopo la morte del signore.

Generalmente considerato un'ottima riproduzione del Giappone feudale, con le sue guerre intestine, il film ha vinto la Palma d'oro del Festival di Cannes 1980 ex aequo con All That Jazz - Lo spettacolo comincia di Bob Fosse.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A metà del XVI secolo Shingen Takeda è uno dei tre signori della guerra che si contendono la conquista della capitale imperiale Kyōto e la possibilità di unificare il Giappone. L'esercito del clan Takeda è impegnato nell'assedio del castello di Noda, i cui difensori sono allo stremo. Ogni sera tuttavia, appena cala l'oscurità, un soldato suona il flauto sugli spalti del castello e gli assedianti rimangono a ascoltare ammirandone la bravura. La notizia giunge alle orecchie di Shingen, che fa approntare un palco a breve distanza dalle mura per ascoltare la musica. Un cecchino nota i preparativi e, al calare delle tenebre, ferisce gravemente il capo del clan Takeda con un colpo di archibugio.

Il panico si diffonde tra gli assedianti. Ferito, Shingen lascia disposizione al figlio e ai baroni seguaci di tenere nascosta per tre anni la notizia della propria morte per evitare di demoralizzare le truppe. Tuttavia la voce si diffonde tra gli eserciti dei signori della guerra suoi rivali, Ieyasu Tokugawa e Nobunaga Oda, per cui Nobukado, il fratello del defunto, convince gli altri vassalli del clan Takeda a utilizzare il kagemusha (sosia). In precedenza, infatti, il barone Nobukado aveva sottratto alla pena di morte un ladro, la cui sorprendente somiglianza con Shingen lo rendeva un sosia perfetto da poter utilizzare in caso di pericolo personale.

L'uomo tuttavia fatica a inserirsi nel suo ruolo e ben presto viene fuori l'anima anarchica del ladro; durante la notte tenta di svaligiare una grossa giara nel palazzo, scoprendo che al suo interno vi è nascosto il cadavere imbalsamato di Shingen. I capi del clan decidono che non ci si può fidare di lui e, controvoglia, optano per rivelare la morte del capo. Ma all'ultimo momento il kagemusha si scopre patriottico e accetta il suo ruolo. La sua straordinaria somiglianza inganna i feudatari e le concubine e, dopo qualche perplessità, anche il nipotino ed erede.

I nemici dei Takeda però non sono completamente convinti e decidono di forzare la mano attaccando un castello di confine. Tra i Takeda, a mordere il freno è soprattutto Katsuyori, figlio del defunto ma scavalcato dal nipote nella linea ereditaria. Muovendosi da solo con il suo esercito assedia una fortezza nemica, costringendo il clan a venire in suo soccorso. La presenza del sosia di Shingen spaventa il nemico, che sgombera il campo. La battaglia ha luogo di notte, nella confusione della scarsa visibilità, con proiettili vaganti che abbattono i cavalleggeri accanto al capo, baroni che gridano ordini di ritirata e contrattacco, reggimenti con divise di vividi colori che si precipitano giù da colline di sabbia, cavalleria che si muove sullo sfondo del riverbero di incendi.

Il kagemusha riesce a mantenere la finzione per quasi tre anni, il tempo stabilito dal defunto Shingen, ma un giorno si tradisce per un banale incidente. Mentre gioca con il nipotino non resiste alla tentazione di montare sul cavallo del defunto signore, che lo disarciona. Le concubine accorrono a soccorrerlo e si accorgono che l'uomo non ha sulla schiena una cicatrice di battaglia che lo rende riconoscibile. È la fine della messinscena. Il kagemusha riceve un premio in denaro e viene allontanato, e i feudatari decidono che Katsuyori Takeda, il figlio del defunto, è l'unico in grado di guidare il clan. Ma Katsuyori confida troppo nelle proprie possibilità e muove con tutto l'esercito contro i nemici, i quali non aspettavano altro che una prima mossa dei Takeda.

I baroni tentano inutilmente di dissuadere il nuovo signore, sapendo che Yeyasu e Nobunaga hanno fortificato una posizione inespugnabile a Nagashino. Ma Katsuyori lancia testardamente le sue forze in un assalto allo scoperto contro uno spiegamento di fucilieri; i generali, pur vedendo la disparità di forze, si sottomettono al sacrificio. Una dopo l'altra, due ondate di cavalleria e una di fanteria si lanciano all'aperto contro le posizioni fortificate, venendo sterminate prima ancora di entrare in contatto. È la fine del clan Takeda. Il kagemusha, che ha seguito l'esercito di nascosto fino a Nagashino, cerca una morte inutile sul campo di battaglia, lasciandosi colpire a morte dalle armi da fuoco.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esperienza della produzione sovietica di Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure, girato in Siberia, Kurosawa vorrebbe portare sullo schermo le Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, ma abbandona il progetto giudicato troppo impegnativo. Accarezzata, e rimandata, una trasposizione da Shakespeare (il Re Lear che diventerà il suo film successivo, Ran), il regista si immerge nell'immaginario del XVI secolo, al tempo della riunificazione nazionale del Giappone.[2] Già nel 1944, durante la guerra, avrebbe voluto affrontare il soggetto, stimolato dalla possibilità di ricostruire la battaglia di Shidaragahara (設楽原, attualmente Shinshiro), ma i cavalli erano requisiti per le operazioni belliche; aveva quindi ripiegato sul soggetto di Gli uomini che mettono il piede sulla coda della tigre (1945).

Kurosawa dovette attendere quasi quattro anni per ottenere i finanziamenti necessari a produrre il film.[3] I problemi con la Toho, storica casa di produzione dei suoi film[3], erano iniziati ai tempi della realizzazione di Barbarossa (1965): i previsti 50 giorni di riprese erano lievitati fino a 2 anni, diventando la produzione giapponese più lunga fino ad allora e una delle più costose.[4] La reputazione di Kurosawa ne uscì danneggiata: fu accusato di essere «tirannico»[3] e di farsi beffe di programmi e finanziamenti.[3] Nel 1968 assieme ai registi giapponesi Masaki Kobayashi, Kon Ichikawa e Keisuke Kinoshita creò una casa di produzione indipendente e realizzò Dodes'ka-den (1970), che fu però un insuccesso commerciale e gli precluse la possibilità di ottenere in patria l'appoggio per future produzioni.[3]

Sempre nel 1970 Kurosawa accettò di partecipare al film Tora! Tora! Tora!, ma ne fu escluso a seguito di divergenze con la 20th Century Fox.[5] Fu a questo punto che, nel dicembre 1971, Akira Kurosawa tentò il suicidio.[3] Successivamente la Mosfil'm gli propose di girare un film in Unione Sovietica e il risultato fu Dersu Uzala (1975),[5] che vinse il premio Oscar per miglior film straniero[3]. Nonostante ciò, pochi anni dopo la casa di produzione da lui fondata fallì e la Toho, in declino, non manifestò l'intenzione di finanziare un nuovo ambizioso progetto del regista.[3] Kurosawa, perciò, in attesa di fondi, si dedicò alla progettazione del nuovo film, scrivendo e dipingendo.[3]

Solo grazie all'appoggio dei registi statunitensi George Lucas e Francis Ford Coppola, Kurosawa poté ottenere il sostegno della 20th Century Fox e della Toho.[5] Entrambi erano profondi ammiratori del regista giapponese; in particolare, Lucas si era ispirato a La fortezza nascosta (1958) dello stesso Kurosawa per il film Guerre stellari (1977), che aveva avuto un enorme successo e aveva consolidato la sua influenza sulla 20th Century Fox, produttrice del film.[3] Lucas, perciò, assieme ad Alan Ladd, convinse la Fox a cofinanziare Kagemusha in cambio dei diritti di distribuzione internazionale.[6] Al progetto si aggiunse anche Coppola e, dato il largo supporto proveniente dall'estero, la Toho accettò di partecipare.[6] Il budget finale fu di circa 6 milioni di dollari, dei quali 4,5 forniti dalla Toho e i restanti dalla Fox.[7]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Date di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Le date di uscita internazionali nel corso del 1980 sono state[8]:

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il doppiaggio fu diretto da Mario Maldesi.[9]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film rappresenta il maggiore successo commerciale di Kurosawa.[10]

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

A Shidaragahara (1575), Takeda Katsuyori, figlio del defunto Shingen, lanciò l'esercito in un insensato attacco frontale contro le posizioni fortificate di Oda Nabunaga. Costui aveva rivoluzionato l'arte della guerra in Giappone introducendo l'uso sistematico delle armi da fuoco: i suoi fucilieri a Shidaragahara sterminarono non solo la fanteria e la cavalleria Takeda, ma l'intero clan con tutti i vassalli.

La ricerca sul colore raggiunge in questo film effetti sorprendenti, grazie soprattutto alle vivide uniformi militari e alle bandiere che ogni soldato porta sulla schiena (rosso sangue, verde brillante, azzurro, giallo), colori molto saturi sullo sfondo arido del paesaggio. La pellicola dà i risultati migliori nelle scene di massa girate con la luce incidente, all'alba o al tramonto, e soprattutto nella ricostruzione della battaglia notturna, durante la quale dona al film il grandioso tono epico di un affresco medioevale.[2]

La scena finale della battaglia di Nagashino invece è risolta dal regista attraverso lo sguardo del kagemusha e di Katsuyori, che osserva a distanza: si sentono i colpi d'arma da fuoco, le urla, si vedono i fucilieri, ma soltanto dopo il terzo attacco suicida viene mostrato il campo di battaglia con il tappeto di caduti, i feriti ricoperti di sangue, i cavalli agonizzanti.

Le sequenze che rimangono maggiormente impresse sono la battaglia notturna e l'ecatombe conclusiva, che entrano di diritto a far parte dell'ideale antologia delle battaglie cinematografiche. Per l'arditezza degli scorci, dei volumi, delle prospettive e la potente scansione ritmica sono accostabili alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello.[11]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel piano sequenza iniziale l'attore Tatsuya Nakadai interpreta contemporaneamente i ruoli del principe Shingen Takeda e del ladruncolo.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1980 : All Awards, Festival-cannes.fr. URL consultato il 20 giugno 2011.
  2. ^ a b Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Milano, L'Unità/Il Castoro, 1995.
  3. ^ a b c d e f g h i j (EN) Peter Grilli, Kagemusha: From Painting to Film Pageantry, su Criterion.com. URL consultato il 10 settembre 2014.
  4. ^ (EN) Sean Axmaker, Red Beard, su TMC.com. URL consultato il 10 settembre 2014.
  5. ^ a b c (EN) James M. Welsh, Gene D. Phillips e Rodney F. Hill, The Francis Ford Coppola Encyclopedia, Lanham, Scarecrow Press, 2010, ISBN 978-0-8108-7650-7. URL consultato l'11 settembre 2014.
  6. ^ a b (EN) Vili Maunula, Film Club: Kagemusha (1980), akirakurosawa.info, 1º settembre 2014. URL consultato l'11 settembre 2014.
  7. ^ (EN) Bert Cardullo (a cura di), Akira Kurosawa: Interviews, Jackson, University Press of Mississippi, 2008, ISBN 978-1-57806-997-2. URL consultato l'11 settembre 2014.
  8. ^ (EN) Kagemusha - l'ombra del guerriero, su Internet Movie Database, IMDb.com. URL consultato il 10 settembre 2014. Modifica su Wikidata
  9. ^ Kagemusha, in Il mondo dei doppiatori, AntonioGenna.net. URL consultato il 26 marzo 2016.
  10. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini & Castoldi, 1998, ISBN 978-88-8089-195-6.
  11. ^ Il Morandini 2013, Biblioteca Elettronica Zanichelli, cd-book versione 17-4-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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