K-19 (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
K-19
K 19 Harrison Ford.png
Harrison Ford in una scena del film
Titolo originale K-19: The Widowmaker
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito, USA, Germania
Anno 2002
Durata 138 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, storico
Regia Kathryn Bigelow
Soggetto Louis Nowra
Sceneggiatura Christopher Kyle
Produttore Kathryn Bigelow
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Jeff Cronenweth
Montaggio Walter Murch
Musiche Klaus Badelt
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

K-19 (K-19: The Widowmaker) è un film indipendente del 2002 diretto da Kathryn Bigelow, con protagonisti Harrison Ford e Liam Neeson.

La pellicola è ispirata ai fatti realmente accaduti al sottomarino nucleare russo K-19, il primo equipaggiato con missili nucleari balistici, varato nel 1959. L'incidente del K-19, ritenuto dall'URSS un fallimento, venne coperto dal segreto militare e tenuto nascosto all'opinione pubblica per un trentennio, fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nel 1961 il nuovissimo sottomarino sovietico K-19 parte per un'esercitazione che serve a dimostrare agli americani quanto sia potente l'armamento nucleare dell'Unione Sovietica. Ma quando il sottomarino arriva presso una base della NATO nell'Oceano Atlantico avviene un incidente al reattore che rischia di far esplodere il K-19. Sopraggiunta una nave della marina statunitense, la situazione precipita: le conseguenze dell'incidente e la possibile esplosione del K-19 in un'area così delicata potrebbero inasprire le tensioni tra le superpotenze fino a portare il mondo sull'orlo di una terza guerra mondiale. Numerosi membri dell'equipaggio sovietico sacrificheranno le proprie vite per salvare il sottomarino e per evitare un nuovo conflitto mondiale.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Pre-produzione[modifica | modifica sorgente]

Negli anni precedenti l'inizio delle riprese, la Bigelow si recò ripetutamente, con lo sceneggiatore Christopher Kyle, a Mosca, dove ebbe l'occasione di incontrare i reduci dell'equipaggio. Non fu facile vincere gli iniziali sospetti di questi figli della guerra fredda, abituati all'approccio propagandistico di molto cinema hollywoodiano verso quel periodo storico.[1] Da essi, comunque, la regista ricavò l'incoraggiamento e l'entusiasmo per proseguire nell'impresa. In particolare, afferma, il loro contributo fu determinante nel delineare le differenze di carattere dei due protagonisti: Zateyev - nel film Vostrikov (Harrison Ford) - e Yenin - Polenin (Liam Neeson). Quanto quest'ultimo veniva descritto come una persona affabile, come un familiare con cui era piacevole trascorrere il tempo, tanto il primo incuteva soggezione e paura, ma anche rispetto per la sua affidabilità.[1]

Nell'autunno del 2000, la regista effettuò alcuni sopralluoghi a Mosca e, nel gennaio successivo, col fotografo Jeff Cronenweth, primi civili occidentali ad esservi ammessi, alla base navale di Murmansk, nella penisola di Kola, dove intendevano effettuare una parte delle riprese, progetto che fu poi accantonato per le difficili condizioni di luce in quel periodo dell'anno.[1]

Fu qui che incontrarono alcuni colleghi e amici dell'equipaggio del Kursk, di recente affondato. Spesso essi si recavano al monumento dedicato ai compagni caduti e, con le lacrime agli occhi, dopo aver bevuto da un bicchiere di vodka e mangiato un pezzo di pane, deponevano ciò che restava sul cippo. Un rituale che la Bigelow avrebbe ripreso per la scena finale al cimitero.[2]

Il sottomarino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi K-19 (sottomarino).

Per ricostruire il K-19, si noleggiò un sottomarino della classe Juliett, di qualche anno più recente, rinvenuto nel bacino di carenaggio di St. Petersburg (Florida), che era stato acquistato da alcuni imprenditori per farne un museo con ristorante; progetto che non era mai decollato. Con un lungo viaggio, esso fu trainato sino ad Halifax dove, a partire da una stampa d'epoca, fu trasformato nel K-19: un'impresa notevole che richiedeva, oltre all'ampliamento della torretta, un allungamento di una trentina di metri della coda, sino a raggiungere i 113 metri, conservando la capacità di galleggiamento del mezzo[2]

Contemporaneamente gli attori seguirono un corso tenuto da Sergej Aprelev, capitano in pensione della marina russa. Esso, a partire da informazioni tecniche relative al funzionamento del mezzo, era finalizzato ad ottenere dagli uomini un comportamento realistico nell'utilizzo della strumentazione di bordo (come si carica un missile, come funziona un reattore nucleare). Il cast fu anche addestrato nello spegnimento di incendi veri, anche di notevoli dimensioni.[2].

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Prioritaria, nelle intenzioni della regista, era la realistica riproduzione delle condizioni di vita, in un ambiente in cui l'individuo era completamente sacrificato alla funzionalità del mezzo: 129 membri dell'equipaggio costretti a dividersi 40-45 cuccette, con turni operativi di 16 ore, cassette per gli effetti personali di 20 per 20 cm, spazi limitatissimi, affollati di strumenti di bordo, disposti secondo criteri ergonomici volti a consentire ad una singola persona il maggior numero di operazioni e a rendere operativamente auto-sufficienti i vari compartimenti (in caso di avarie) in condizioni claustrofobiche e promiscue in cui i marinai erano costretti a condividere le loro esistenze[1].

Per ottenere ciò, i set per i diversi compartimenti del sottomarino furono ricostruiti con la massima fedeltà. La limitatezza degli spazi rappresentava un ostacolo formidabile per le riprese. Alle pareti furono applicati mono-binari per lo scorrimento della macchina da presa, mimetizzati come tubi. Ai soffitti furono appesi fili per lo scorrimento di steadicam telecomandate. Le luci furono mimetizzate nell'attrezzatura, mentre, a volte, i tecnici, nell'impossibilità di sottrarsi al campo della ripresa, erano costretti, vestiti da marinai, a confondersi con gli attori[1][2].

Effetti speciali[modifica | modifica sorgente]

Per il trucco di scena la Bigelow si avvalse di Gordon Smith di cui aveva apprezzato il lavoro nel precedente Il buio si avvicina, in particolare nella riproduzione delle piaghe ed ustioni di un vampiro colpito dalla luce del sole[1]. Come per il K-19, la documentazione fotografica cui attingere, circa gli effetti delle radiazioni nucleari, era estremamente limitata per il timore delle autorità di terrorizzare le popolazioni in piena guerra fredda[3]. Si preferì, dunque, anche per non alterare il tono realistico della narrazione, limitare la rappresentazione agli effetti sui volti.

Tra diversi strati di lattice, venivano disegnate le ustioni e le pustole causate dalla distruzione cellulare, mentre uno speciale gel veniva applicato più esteriormente per simulare la decomposizione cutanea[3].

Luoghi delle riprese[modifica | modifica sorgente]

  • Mosca. La prima scena girata fu, nel febbraio 2001, la riunione dei reduci al cimitero, che conclude il film. Nella luce delle lampade al tungsteno di una stazione della metropolitana di epoca staliniana della capitale russa, viene introdotto il capitano Vostrikov[1].
  • Gimli. Sul ghiaccio del lago Winnipeg furono girate, tra il marzo e l'aprile (coi rischi connessi al periodo del disgelo), la partita di calcio tra i marinai e le altre scene successive alla profonda immersione del sottomarino e alla veloce risalita attraverso i ghiacciai, che sarà all'origine del guasto al reattore nucleare[1].
  • Halifax. La baia di Halifax fu teatro delle riprese relative alle scene in mare aperto, ultime ad essere girate nel giugno 2001[1]. Al seguito di due sottomarini e del cacciatorpediniere statunitense, si rendeva necessario l'impiego di una vera flotta di imbarcazioni che quasi bloccava l'accesso alla baia[1]. Tra navi per il traino (5), gommoni per il salvataggio di attori o tecnici caduti in mare (5), una nave per le riprese con un braccio lungo 15 metri, mezzi per la logistica e l'alloggiamento, erano 27 le imbarcazioni utilizzate.

Parte del materiale utilizzato per le riprese in mare aperto fu invece girato presso Spitsbergen, isola dell'arcipelago delle Svalbard, mentre gli interni del sottomarino, le cui scenografie dovevano essere ricostruite ad ogni trasferimento, oltre che nelle località citate, furono girati a Toronto.

Adattamento italiano[modifica | modifica sorgente]

Nell'edizione italiana del film nei titoli di coda viene ringraziata la Marina Militare Italiana, presumibilmente per la consulenza e l'aiuto nella corretta e precisa traduzione in Italiano dei dialoghi e delle didascalie presenti nel film per quello che riguarda i termini militari e marinari utilizzati.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Costato cento milioni di dollari, il film incassò solo 35 milioni negli USA e 30 milioni e mezzo nel resto del mondo[4]. In assenza di finanziamenti di una major (un ruolo predominante nell'investimento fu svolto dalla National Geographic), resta a tutt'oggi uno dei più costosi film indipendenti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j Commento al film di Kathry Bigelow e Jeff Cronenweth,DVD di K-19, Paramount Pictures e IMF Internationale, 2002
  2. ^ a b c d "The Making of", in "Contributi speciali", DVD K-19, Paramount Pictures e IMF Internationale, 2002
  3. ^ a b "Effetti speciali", in "Contributi speciali", DVD K-19, Paramount Pictures e IMF Internationale, 2002
  4. ^ (EN) Dati botteghino su TheNumbers.com

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema