Joseph Süß Oppenheimer

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Joseph Süß Oppenheimer

Joseph Ben Issachar Süßkind Oppenheimer, più noto come Joseph Süß Oppenheimer o, dispregiativamente, Jud Süß[1] (Heidelberg, 12 febbraio 1692Stoccarda, 5 febbraio 1738), è stato un banchiere tedesco.

Egli fu consulente finanziario del duca Carlo Alessandro di Württemberg (1648 – 1737). Dopo la morte del duca fu, per bassi motivi imprigionato e condannato a morte. La sua vicenda diede lo spunto a romanzieri e registi cinematografici per racconti, romanzi e film. Fra i primi la novella del 1827 di Wilhelm Hauff (1802 – 1827) Jud Süß e, con il medesimo titolo, il romanzo di Lion Feuchtwanger (1884 – 1958). La vicenda della sua morte fu anche utilizzata nel 1940 da Joseph Göbbels per un film di propaganda antisemita avente lo stesso titolo.

Vita[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Joseph Süß Oppenheimer crebbe nella natìa Heidelberg in una stimata famiglia della borghesia mercantile ebraica. Dal 1713 al 1717 egli viaggiò ad Amsterdam, Vienna e Praga. Le attività allora consentite agli ebrei erano limitate ai commerci ed alla finanza. Era invece loro preclusa la proprietà terriera o l'appartenenza alle Corporazioni delle arti e mestieri. D'altro canto non era consentito ai cristiani, per interdizione ecclesiastica, l'attività professionale di finanziatori, a causa del divieto biblico di cui all'Antico Testamento[2]di lucrare interessi sui prestiti ai correligionari.

Così Oppenheimer iniziò con successo a guadagnarsi la vita come banchiere privato nel Palatinato e fra le sue attività iniziali vi fu anche quella di esattore.

Egli prosperò anche con la acquisizione dei crediti nei confronti di nobili debitori ed egli interveniva anche nei casi in cui le banche si rifiutavano di finanziare le dispendiose abitudini dei loro clienti. I suoi prestiti erano cari, ma non da usura.

Come intermediario finanziario e banchiere raggiunse presto una posizione di prestigio e benessere. Egli lavorò, fra gli altri, per i principi elettori del Palatinato e di Colonia. Con l'intermediazione matrimoniale su incarico del duca Eberardo Ludovico di Württemberg (1676 – 1733) fece conoscenza, nel 1732 a Bad Wildbad, del di lui nipote duca Carlo Alessandro di Württemberg, che era cronicamente a corto di quattrini. Nel medesimo anno questi lo nominò consulente di corte, un incarico che lo portò infine a gestire le finanze del principato.

Consulente del duca[modifica | modifica sorgente]

Con la morte di Eberardo Ludovico, avvenuta il 31 ottobre 1733, Carlo Alessandro divenne duca di Württemberg e Joseph Oppenheimer era diventato per lui così importante, che il duca gli conferì un ampio potere decisionale in campo economico e finanziario nella gestione del ducato. Nel 1736 egli divenne Consigliere Segreto per la Finanza e la politica del duca, salendo ancor più nella scala sociale. Carlo Alessandro già da tempo, prima della sua ascesa al trono di duca del Württemberg, si era convertito dal protestantesimo al cattolicesimo. Nel suo quadriennale periodo di sovranità sul ducato (1733–1737) egli regnò da principe cattolico, consigliato da un ebreo, su una popolazione protestante, il che creò notevoli tensioni.

Per conciliare la squallida situazione finanziaria del paese con le esigenze finanziarie di rappresentanza del duca Carlo Alessandro, Oppenheimer apportò numerose novità al sistema economico in senso mercantilistico. Egli fondò manifatture di tabacco, di seta e di porcellane ed anche la prima Banca del Württemberg che gestì egli stesso. Tassò gli introiti dei funzionari e vendette ad alto prezzo i diritti di commercio del sale, del cuoio e del vino a commercianti ebrei. Oltre a ciò trattò pietre e metalli preziosi, prese in appalto la zecca di stato, amministrò lotterie e giochi d'azzardo, oltre a far da mediatore in liti giudiziarie.

Il duca Carlo Alessandro approvò le misure proposte da Oppenheimer applicandole come un sovrano assolutista, senza il consenso delle autorità protestanti locali, nonostante queste ultime avessero, secondo la costituzione del Württemberg, il diritto di approvazione delle misure fiscali.

Davanti a questo substrato ostile di tensioni politiche ed interconfessionali, Oppenheimer ottenne il risanamento delle finanze statali, ma la sua prosperità personale e la sua rigida politica fiscale ed economica gli attirarono gelosia ed odio da parte di numerosi funzionari ed esponenti della borghesia.

Caduta e condanna a morte[3][modifica | modifica sorgente]

Quando Carlo Alessandro, il 12 marzo 1737 morì a causa di un improvviso ictus, il malcontento si scaricò su Oppenheimer, che fu arrestato nello stesso giorno.

Le accuse furono di alto tradimento, lesa maestà, sottrazione di fondi dello Stato, concussione, corruzione, profanazione del Protestantesimo e congiunzione carnale con donna cristiana, che avrebbe avuto luogo con una quattordicenne. Anche se la verginità di questa giovane fu confermata da due ostetriche, egli venne comunque condannato a morte il 9 gennaio 1738. Nessuna prova fu esibita per i capi d'accusa, e la pronuncia della sentenza fece a meno sia della definizione dei reati che delle relative motivazioni.

Egli fu esposto in una gabbia rossa al ludibrio della folla, ma gli fu proposta la grazia in cambio della conversione al cristianesimo, che egli rifiutò. Prima di morire recitò lo Shema.[4]

Fu impiccato il 4 febbraio 1738. Prima dell'esecuzione era stato concesso al capo della comunità ebraica di portargli conforto, ma non ad un rabbino. Dodicimila persone circa assistettero alla sua esecuzione sulla piazza di Stoccarda denominata Prag. La salma di Oppenheimer fu lasciata esposta al pubblico per sei anni, finché salì al trono Carlo II Eugenio di Württemberg che la fece rimuovere e sotterrare.

Süß Oppenheimer nella Letteratura e nel Cinema[modifica | modifica sorgente]

L'ascesa all'apice della comunità di corte da parte di un ebreo cresciuto nel ghetto era un avvenimento a quei tempi senza precedenti. Gli ebrei erano rigidamente segregati e solo per incarichi della loro fede era loro consentito oltrepassare i confini entro i quali erano rinchiusi. Ad Oppenheimer riuscì ciò che fino ad allora era considerato impossibile e la sua vicenda divenne presto materiale interessante per numerose pubblicazioni.

Nel 1827 comparve la novella Jud Süß di Wilhelm Hauff, che dovette rifarsi ampiamente a racconti ed interpretazioni verbali, poiché la documentazione del processo fu disponibile per la prima volta solo a partire dal 1919. Sebbene Hauff sposi la tesi del rapporto sessuale fra ebreo e non-ebrea, egli pone comunque in rilievo la iniquità della sentenza penale.

Notorietà mondiale ebbe il romanzo di Lion Feuchtwanger Jud Süß, scritto nel 1925.

Nel 1934 una casa cinematografica americana allestì il film Jew Süss, diretto da Michael Balcon, nel quale Oppenheimer è presentato come un Selfmademan che spera di liberare il suo popolo dal Ghetto. Fu un tentativo che doveva mettere in guardia contro il crescente antisemitismo dell'ormai instaurato III Reich. Il film fu vietato sia in Austria che in Germania.

Lo scrittore tedesco Rolf Schneider scrisse nel 1991 Süß und Dreyfus.

Divenne famoso inoltre, soprattutto per la sua propaganda antisemita, il film del 1940 Jud Süß, premiato dalla tedesca UFA nel 1943, e diretto dal regista ed attore tedesco Veit Harlan (1899 – 1964)[5] Alla sceneggiatura collaborarono pure Eberhard Wolfgang Möller e Ludwig Metzger. Harlan girò il suo film nella Frankfurter Judengasse, ove dal 1462 al 1796 era situato il ghetto di Francoforte, che con angustia, sporcizia e spazzatura che fa risaltare i cliché negativi del Terzo Reich. Nel 1941 comparve per la casa editrice Ufa-Buchverlag di Berlino, un romanzo di J. R. George tratto dal film.

Fino ad oggi le oltremodo voluminose carte del processo, conservate negli archivi di Stoccarda, non sono state studiate a fondo. Perciò le fonti principali per un giudizio dal punto di vista storico su Joseph Süß Oppenheimer non sono ancora state esaminate con sufficiente approfondimento.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

in tedesco:

  • Wilhelm Hauff, Jud Süß, prima edizione 1828, successiva: Darmstadt, Winkler, 1984 ISBN 3-538-06201-3
  • Lion Feuchtwanger, Jud Süß, prima edizione 1925, successiva: Aufbau-Verlag 1991, ISBN 3-351-01660-3
  • Selma Stern, Jud Süß. Ein Beitrag zur deutschen und zur jüdischen Geschichte., Berlin, 1929, successiva: München 1973
  • Paul Kornfeld, Jud Süss, 1929
  • Barbara Gerber, Jud Süß: Aufstieg und Fall im frühen 18. Jahrhundert. Ein Beitrag zur historischen Antisemitismus- und Rezeptionsforschung, Hamburger Beiträge zur Geschichte der deutschen Juden, 16, Hamburg, 1990
  • Sigismund von Dobschütz, „Die Vorfahren der Elisabeth Goldschmidt aus Kassel und Mannheim.“, Erstveröffentlichung: Hessische Familienkunde (HFK), Herausgeber: Arbeitsgemeinschaft der familienkundlichen Gesellschaften in Hessen, Band 24, Heft 4/1998, Seite 161f., Verlagsdruckerei Schmidt, Neustadt / Aisch, 1998; - Neuveröffentlichung mit Ergänzungen und Korrekturen: „Maajan – Die Quelle“, Heft 76, Schweizerische Vereinigung für jüdische Genealogie, Zürich 2005;
  • Hellmut G. Haasis, Joseph Süß Oppenheimer, genannt Jud Süß. Finanzier, Freidenker, Justizopfer, Reinbek: Rowohlt TB, 2001, ISBN 3-499-61133-3
  • Anne von der Heiden, Der Jude als Medium. Jud Süß, Zürich, Berlin 2005, ISBN 978-3-935300-72-8
  • Alexandra Przyrembel & Jörg Schönert (Hgg), Jud Süss: Hofjude, literarische Figur, antisemitisches Zerrbild, Frankfurt: Campus, 2006 (Vgl. Weblinks: Tagungsbericht Hamburg 2004, Tagungsband) Insbesondere auch über Hauff
  • Jud Süss – Propagandafilm im NS-Staat, Ausstellungskatalog, Stuttgart, 14. Dezember 2007 bis 3. August 2008, Redaktion: Ernst Seidl, Haus der Geschichte Baden-Württemberg, Stuttgart 2007, ISBN 3-933726-24-7
  • Hellmut G. Haasis: Totengedenkbuch für Joseph Süß Oppenheimer. Worms 2012, ISBN 978-3-936118-85-8 (Mit dem hebräischen Gedenkblatt von Salomon Schächter, übersetzt und neuer hebräischer Satz von Yair Mintzker).
  • Hellmut G. Haasis: Joseph Süß Oppenheimers Rache. Erzählung, Biographischer Essay, Dokumente aus der Haft und dem Prozeß. Mit Illustrationen von Jona Mach (Jerusalem) und historischen Stichen. Blieskastel 1994.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jew Süss, film antinazionalista del 1934, regia di Lothar Mendes
  • Jud Süß, film di propaganda nazionalsocialista del 1940, regia di Veit Harlan
  • Jud Süß - Ein Film als Verbrechen?, Doku-Drama, Deutschland 2001, regia di Königstein

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lexikon des Judentums, Bertelsmann-Lexikon-Verlag, Gütersloh 1971, ISBN 3-570-05964-2, Sp. 600
  2. ^ Di tale divieto si parla in: Libro dell'Esodo al 22,25; nel Levitico 25,35-38; nel Deuteronomio 23,20-21; nel Libro di Ezechiele 18,5-17 e 22,12; nel Salmi 15,5 e nel Libro dei Proverbi 28,8
  3. ^ http://www.aillyacum.de/Dt/18-Jh/Oppenheimer.html Leben und Sterben des Joseph Süß Oppenheimer nach Darstellung des Grossen vollständigen Universal-Lexikons von Johann Heinrich Zedler
  4. ^ Lo Shema è una preghiera della liturgia ebraica. È in genere considerata la preghiera più sentita, forse assieme al Kaddish. La sua lettura (Qiriat Shema) avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina ed in quella serale.
  5. ^ Veit Harlan fu sottoposto a processo a Norimberga dopo la guerra, per aver girato questo film, ma si difese adducendo che il suo lavoro era controllato dai nazisti e ne fu assolto.

Controllo di autorità VIAF: 22937112 LCCN: n85280879

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie