Jorge Anaya

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Jorge Isaac Anaya
Jorge Anaya.JPG
27 settembre 1926 – 9 gennaio 2008
Nato aBahía Blanca
Morto aBuenos Aires
Dati militari
Paese servitoArgentina Argentina
Forza armataFlag of Argentina.svg Armada de la República Argentina
Anni di servizio1944 - 1982
Gradoammiraglio AlmiranteAra.PNG
Guerreguerra delle Malvinas
Comandante diComandante in capo della Armada Argentina
voci di militari presenti su Wikipedia

Jorge Isaac Anaya (Bahía Blanca, 27 settembre 1926Buenos Aires, 9 gennaio 2008) è stato un ammiraglio argentino comandante in Capo della Armada Argentina.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

entrato nella Armada Argentina nel gennaio 1944, quando dopo aver ultimato gli studi secondari fece il suo ingresso alla Escuela Naval Militar dalla quale usc' nel 1948 con il grado di guardiamarina. Nel 1955, con il grado di tenente di vascello prese parte al colpo di Stato che rovesciò il Presidente Perón.[1]

Ha partecipato alla dittatura militare conosciuta come il Processo di Riorganizzazione Nazionale (1976-1983) e, con Leopoldo Galtieri e Basilio Lami Dozo, era un membro della terza giunta militare che ha governato l'Argentina fra 1981 e 1982, subentrando nel settembre 1981 all'ammiraglio Armando Lambruschini come comandante della Armada Argentina.

Durante la guerra delle Falkland (in spagnolo: Las Malvinas) nel 1982, in cui ha servito come comandante in capo della Armada, carica che aveva ereditato dal predecessore, Ammiraglio Lambruschini, ha ideato, pianificato e comandato l'Operazione Algeciras, in cui i commando argentini avrebbero dovuto sabotare una nave da guerra della Royal Navy, la marina militare britannica, alla fonda nel porto di Gibilterra; il piano fallì all'ultimo minuto perché l'Intelligence britannico intercettò e decifrò le comunicazioni dei commando argentini.[2]

Nel 1985 è stato processato per rapimento, tortura, riduzione in schiavitù, occultamento della verità, usurpazione del potere e false dichiarazioni, accuse da cui venne assolto.

Nel 1997 il giudice spagnolo Baltasar Garzón ne ha chiesto l'arresto e l'estradizione assieme ad altri 44 membri delle forze armate argentine e a un civile per i crimini di genocidio, terrorismo e tortura commessi durante il periodo della guerra sporca (in spagnolo: Guerra Sucia).[3] La richiesta è stata negata in parecchie occasioni dal governo argentino, che ne ha sostenuto l'inammissibilità per motivi di giurisdizione.

Il 27 luglio 2003, per mezzo del decreto 420/03, il presidente argentino Néstor Kirchner ha modificato i criteri per la concessione delle estradizioni, rendendo possibile l'estradizione di Anaya.[4]

Nel mese di agosto del 2003, il Primo Ministro spagnolo José María Aznar ha però ordinato la cessazione del procedimento di estradizione. Questa decisione è stata successivamente capovolta nel 2005 dalla Corte suprema, che ha ordinato che il procedimento di estradizione continuasse il suo corso.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Juan Bautista Yofre, Fuimos Todos, Buenos Aires, Editorial Sudamericana, 2009.

Controllo di autoritàVIAF (EN24239805 · LCCN (ENno99076488