Johanet d'Albusson

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La tenso di Giovanni con Nicoletto da Torino. Con la grande "E" al centro della pagina inizia il verso En Nicolet ... Oltre il primo verso si trova il nome del primo interlocutore, Joan dalbuzon.

Joan d'Aubusson o d'Albuzo o d’Albuçon o d'Albusson (fl. 1229), noto anche come Johan o Jo(h)anet ai suoi contemporanei occitani, Giovanni o Giovannetto in italiano, (... – XIII sec.) è stato un trovatore originario dell'Alvernia (o forse del Limosino), politicamente schierato dalla parte ghibellina..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni era spesso presente alla corte del visconte Pietro d'Aubusson e sua moglie Margherita. Soggiornò anche alla corte di Blacatz di tanto in tanto tra il 1200 e il 1236. Sembra fosse presente spesso alla corte dell'imperatore Federico II di Svevia.

Giovanni scrisse canzoni in merito a Federico e alla sua guerra contro la Lega Lombarda. Al pari di Terrisio d'Atina e Marquard de Ried[1], Giovanni descrisse l'imperatore come il signore dei quattro elementi — aria, terra, fuoco e acqua — sì che avrebbe potuto perciò facilmente condurre una campagna militare contro i nemici del Sacro Romano Impero. La sola data certa nella sua vita è il 1229, dato che in quest'anno fa menzione del consolidamento del legame tra Bonifacio II del Monferrato e l'imperatore.

Giovanni scrisse una famosa tenzone con Sordello da Goito, "Digatz mi s'es vers zo c'om brui" ("Dimmi se tu sei veramente quel che dici [di essere]"), in cui ci informa che il trovatore italiano fosse stato costretto a fare il giullare alla corte di Azzo VII d'Este, prima di diventare un trovatore in Provenza. Oltre alla sua tenso con Sordello, Giovanni ne compose una seconda con un altro trovatore italiano, Nicoletto da Torino.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Del suo corpus poetico restano solo tre composizioni:

  • Digatz mi s'es vers zo c'om bru (tenso con Sordello)
  • En Nicolet, d'un sognie qu'ieu sognava (tenso con Nicoletto da Torino)
  • Vostra dompna, segon lo meu semblan (scambio di due coblas seguite da un invio in risposta a Del cavaler me plai, qe per amor[2] di Sordello)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marquard de Ried: «Adveniente Dei famulo magno Federico / Sol nitet, aura tepet, aqua bullit, terra virescit» (Quando giunge il grande Federico / il sole riluce, l'acqua ribolle, la terra rinverdisce), in M.G.H. - Monumenta Germaniae Historica, Scriptores IX, p. 625
  2. ^ Ugualmente due coblas seguite da un invio

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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