Joachim Yhombi-Opango

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Joachim Yhombi-Opango

Presidente della Repubblica Popolare del Congo
Durata mandato 3 aprile 1977 –
5 febbraio 1979
Vice presidente Denis Sassou-Nguesso
Louis-Sylvain Goma
Predecessore Commissione militare
Successore Denis Sassou Nguesso

Primo ministro della Repubblica del Congo
Durata mandato 23 giugno 1993 –
27 agosto 1996
Presidente Pascal Lissouba
Predecessore Claude Antoine Dacosta
Successore Charles David Ganao

Dati generali
Partito politico Partito Congolese del Lavoro
Raggruppamento per la Democrazia e lo Sviluppo
Università École militaire interarmes
Joachim Yhombi-Opango
NascitaOwando, 12 gennaio 1939
MorteNeuilly-sur-Seine, 30 marzo 2020
Dati militari
Paese servitoFlag of the Republic of the Congo.svg Repubblica del Congo
Flag of the People's Republic of the Congo.svg Repubblica Popolare del Congo
Forza armataCoat of arms of the Republic of the Congo.svg Forces Armées de la République du Congo
Flag of the Congo Army (1970-1992).svg Armée Nationale Populaire
GradoGenerale di brigata
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Jacques Joachim Yhombi-Opango (Owando, 12 gennaio 1939Neuilly-sur-Seine, 30 marzo 2020) è stato un politico e militare della Repubblica del Congo, Presidente della Repubblica Popolare del Congo dall'aprile 1977 al febbraio 1979 e Primo ministro dal giugno 1993 all'agosto 1996.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Joachim Yhombi-Opango è nato nel 1939[1] a Owando, allora chiamata Fort-Rousset, nella regione della Cuvette, nel centro della Repubblica del Congo.[2] I suoi genitori, di etnia Kouyou, furono assassinati a Owando durante la guerra civile nel 1997.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1947 al 1954 ha frequentato la scuola elementare di Fort-Rousset. Quindi è entrato nella scuola militare preparatoria Generale Leclerc a Brazzaville, lasciandola nel 1957 con il grado di sergente. e prestando sino al 1960 servizio in Ciad.

Dal 1960 al 1962 si è formato come ufficiale in Francia, all'École Militaire Interarmes de Saint-Cyr, ottenendo il grado di tenente. Costantemente, dalla scuola elementare di Fort-Rousset a Saint-Cyr, ha avuto un compagno di studi, Marien Ngouabi, a cui lo uniscono anche legami familiari.

Rientrato in Congo, nel settembre del 1963 fu nominato comandante della prima compagnia, poi del primo battaglione congolese. Nel 1965 diventò capo del gabinetto militare del presidente Massamba-Débat. Nel 1968 fu inviato a Mosca come addetto militare per due anni, quando il capitano Ngouabi soppiantò il presidente Massamba-Débat. Richiamato a Brazzaville, fu nominato nell'agosto 1968 comandante del battaglione paracommando. Un anno più tardi, nel settembre 1969, fu nominato Capo di Stato Maggiore. In questa posizione, il suo intervento fu decisivo per sconfiggere il putsch del tenente Diawara il 22 febbraio 1972.

Nel gennaio 1973 fu nominato colonnello. In ottobre fu sostituito alla guida dell'esercito dal capitano Tsika Kabala e nominato ispettore generale delle forze armate. Nel gennaio 1978 Yhombi-Opango divenne generale di brigata.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Si ricandidò alle elezioni presidenziali del 1992 ottenendo il 3,6% dei voti.

Dal 1997 al 2007 fu costretto all'esilio in Costa d'Avorio, spostandosi poi per motivi di salute a Parigi. Tornato a Brazzaville nel 2013, è deceduto in Francia il 30 marzo 2020, vittima del coronavirus.[3]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Fu sposato con Marie-Noëlle Ngollo dalla quale ebbe diversi figli.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Willy Mbossa, "Cinquantenaire de l'indépendance: aperçu biographique de Joachim Yhombi-Opango", in Les Dépêches de Brazzaville, 14 agosto 2010. URL consultato il 4 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2012).
  2. ^ (FR) Rémy Bazenguissa-Ganga, Les voies du politique au Congo: essai de sociologie historique, Karthala Editions, 1997, p. 447.
  3. ^ Coronavirus: décès de l'ex-président congolais Yhombi Opango, in Le Figaro, 30 marzo 2020. URL consultato il 2 aprile 2020.
  4. ^ (FR) Joachim Yhombi-Opango est mort, in Mediapart, 30 marzo 2020. URL consultato il 2 aprile 2020 (archiviato il 2 aprile 2020).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN23414811 · ISNI (EN0000 0000 2448 8187 · LCCN (ENn79041481 · WorldCat Identities (ENlccn-n79041481