Jimmie Lunceford

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Jimmie Lunceford
Maud Cuney Hare-155-Jimmie Lunceford.jpg
Jimmie Lunceford nel 1936
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
GenereJazz
Swing
Periodo di attività musicale1930 – 1947
Strumentosassofono

Jimmie Lunceford, pseudonimo di James Melvin Lunceford (Fulton, 6 giugno 1902Seaside, 12 luglio 1947), è stato un sassofonista e direttore d'orchestra statunitense, leader di una grande band dell'era dello swing, che ha rivaleggiato con le orchestre di Duke Ellington, Benny Goodman e Count Basie.[1][2][3][4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jimmie Lunceford
Jimmie Lunceford, William P. Gottlieb e Gene Krupa, circa 1940
Trummy Young (destra) e Jimmie Lunceford, circa 1940

I nonni di Jimmie Lunceford, Daniel e Gracie Lunceford, erano arrivati a Mississippi come schiavi dalla Carolina del Nord nel 1860.[5][3] La famiglia Lunceford si trasferì in Oklahoma intorno al 1910 e poi a Denver, in Colorado, dove mantennero una casa per molti anni.[5]

La sua band differiva da molte delle altre grandi band degli anni trenta e Anni quaranta, in quanto il gruppo di Lunceford si caratterizzò in minor misura per i suoi solisti e maggiormente per il suo lavoro d'insieme.[1]

Inoltre, la maggior parte delle band del periodo utilizzava un ritmo di quattro battiti mentre il Lunceford Ork sviluppava uno swing caratteristico a due battiti spesso suonato a tempo medio.[3][4] Il suono unico divenne noto durante l'era swing come il due tempi di Lunceford.[1][4]

La formazione artistica di Jimmie Lunceford si effettuò sotto la guida di Wilberforce J. Whiteman, il padre di Paul Whiteman.[5][3][4] La sua carriera di studi culminò con la laurea in giurisprudenza alla Fisk University a Nashville, oltre che con la frequentazione del City College di New York.[1][5][3][4]

Anche se Lunceford divenne capace con tutti gli strumenti ad ancia, preferì suonare il sassofono contralto.[1]

Jimmie Lunceford formò la sua Chicksaw Syncopators band, nel 1927, durante il suo impegno come istruttore atletico alla Manassas High School di Memphis, composta da Moses Allen (basso), Jimmy Crawford (batteria), Willie Smith (alto) e Eddie Wilcox (pianoforte),[1][2][5][3][4] dimostrando grande intuito nella scelta degli arrangiatori e dei musicisti.[6]

La band svolse le sue prime registrazioni per la RCA nel 1930 e nel 1934, incominciò la collaborazione con il Cotton Club di Harlem.[1][3][4]

Agli esordi la band si mise in evidenza con due registrazioni hot, Jazznocracy e White Heat, con arrangiamenti di Will Hudson,[1] cui seguirono Uptown Blues, T'ain't What You Do, Lunceford Special e Rhythm is Our Business per la Decca Records.[5]

Importante fu l'inserimento dell'arrangiatore e trombettista Sy Oliver che ha conferito alla band Lunceford il suo tipico suono a due battute,[1][2] una sonorità forte e compatta, brillante soprattutto negli effetti di sfondo negli assoli.[6]

Anche Paul Webster alla tromba, Eddie Durham e più tardi Trummy Young al trombone e il cantante Dan Grissom si rivelarono elementi fondamentali per la band di Lunceford a metà degli anni trenta.[1]

Nel 1935 il gruppo, allora chiamato Jimmie Lunceford's Orchestra, era considerato uno delle migliori bande swing nere.[1]

Nel suo periodo migliore la band si caratterizzò anche per l'esibizioni vocali, sussurranti, ansimanti, di Oliver, Smith, Joe Thomas e più tardi di Trummy Young, oltre che per lo spettacolare lancio delle trombe in aria da giocolieri,[1][4] e soprattutto per un impasto sonoro morbido e soffice di forte suggestione formale.[2]

Nel 1935 la band registrò per la Decca brani scritti da Sy Oliver: Solo per ballerini, Margie, Posin, Slumming On Park Avenue, My Blue Heaven, Organ Grinders Swing.[1]

Quando Sy Oliver lasciò la band nel 1939, venne sostituito da Bill Moore Jr., ma ben presto la band ebbe problemi, a causa del grande carico di lavoro e degli stipendi bassi che Lunceford pagava ai suoi musicisti.[1][5][4]

Nel maggio del 1942 Lunceford licenziò molti dei suoi principali musicisti e la popolarità della band scemò gradualmente fino alla morte del leader nel 1947 per un attacco di cuore e si sciolse nel 1949.[1][5]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1930 - In Dat Mornin'/Sweet Rhythm;
  • 1933 - Flaming Reeds and Screaming Brass/While Love Lasts;
  • 1934 - Jazznocracy/Chillun, Get Up;
  • 1934 - White Heat/Leaving Me;
  • 1934 - Breakfast Ball/Here Goes;
  • 1934 - Swingin' Uptown/Remember When.

Album[modifica | modifica wikitesto]

Decca record[modifica | modifica wikitesto]

  • 1968 - Jazz Heritage Series #3- Jimmie Lunceford 1: Rhythm Is Our Business (1934-1935);
  • 1968 - Jazz Heritage Series #6- Jimmie Lunceford 2: Harlem Shout (1935-1936);
  • 1968 - Jazz Heritage Series #8- Jimmie Lunceford 3: For Dancers Only (1936-1937);
  • 1968 - Jazz Heritage Series #15- Jimmie Lunceford 4: Blues In The Night (1938-1942);
  • 1980 - Jazz Heritage Series #21- Jimmie Lunceford 5: Jimmie's Legacy (1934-1937);
  • 1980 - Jazz Heritage Series #22- Jimmie Lunceford 6: The Last Sparks (1941-1944);
  • 1992 - Stomp It Off (1934-1935 Decca recordings);
  • 1994 - For Dancers Only (1935-1937 Decca recordings);
  • 1998 - Swingsation: Jimmie Lunceford (1935-1939 Decca recordings).

Columbia record[modifica | modifica wikitesto]

Majestic recordings[modifica | modifica wikitesto]

  • 1989 - Margie (1946-1947 Majestic recordings).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Jimmie Lunceford, su swingmusic.net. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  2. ^ a b c d Jimmie Lunceford e la sua inconfondibile sonorità, su dailygreen.it. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  3. ^ a b c d e f g (EN) Jimmie Lunceford - Fulton, su msbluestrail.org. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  4. ^ a b c d e f g h i (EN) Jimmie Lunceford, su britannica.com. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  5. ^ a b c d e f g h (EN) Lunceford, Jimmie M. (1902-1947), su blackpast.org. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  6. ^ a b le muse, VII, Novara, De Agostini, 1966, p. 101.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Eddy Determeyer, Rhythm Is Our Business: Jimmie Lunceford and the Harlem Express, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2006.
  • (EN) Ira Gitler, Jazz Master's of the 40's, New-York, Da capo, 1984.
  • (DE) George T. Simon, Die Goldene Ära der Big Bands, Höfen, Hannibal, 2004.
  • (EN) Leo Walker, The Big Band Almanac, Pasadena, Ward Ritchie Press, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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