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Jia Zhangke

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Jia Zhangke alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia del 2008

Jia Zhangke[1] (賈樟柯T, 贾樟柯S, Jiǎ ZhāngkēP; Fenyang, 24 maggio 1970) è un regista, scrittore, sceneggiatore e produttore cinese.

È considerato parte della sesta generazione di cineasti del cinema cinese, nata a seguito dei fatti di piazza Tienanmen, al fianco di autori come Zhang Yuan, Wang Xiaoshuai e Lou Ye.[2]

Studia pittura, si interessa di letteratura e pubblica il suo primo romanzo, appena ventenne, nel 1991.[senza fonte] Nel 1993, ispirato dalla visione di Terra Gialla di Chen Kaige, venne ammesso all'Accademia di cinema di Pechino dopo due candidature fallimentari. Con l'aiuto del compagno di corso Wang Hongwei, Zhangke riuscì a realizzare Xiao Shan hui jia, cortometraggio poi presentato agli Hong Kong Independent Short Film & Video Awards, dove vinse il primo premio. Durante la cerimonia di premiazione conobbe Yu Lik-wai, che divenne direttore della fotografia dei suoi film.[3]

Nel 1997 ricevette il diploma dell'accademia e realizzò il suo primo lungometraggio con l'aiuto di alcuni membri del gruppo dell'Accademia, Xiao Wu (Pickpocket). Con protagonista un borseggiatore di Fenyang (interpretati da Hongwei), la pellicola nacque dal desiderio del regista di rappresentare i grandi cambiamenti di cui fece esperienza la sua città natale.[4] In aggiunta, fu espressione del rifiuto di Zhangke verso la tendenza della quinta generazione di cineasti cinesi di concentrarsi su mondi storici e leggendari, anziché sulla Cina moderna:[5][6] «negli anni Ottanta, i registi di quinta generazione erano dei veri eroi: riuscirono a far uscire il cinema cinese fuori dai suoi schemi chiusi, sperimentando qualcosa di nuovo. Ma sono cambiati molto: nei loro film attuali, non si vede l'esperienza della vita in Cina».[7] Girato in 16mm con un piccolo budget pari a 400 000 CNY (meno di 50 000 euro), Xiao Wu si è rivelato un successo nei circuiti cinematografici internazionali, portando Zhangke sotto l'ala della casa di produzione del regista Takeshi Kitano.[8] Il fim venne presentato al festival di Berlino (1998), ma censurato in patria.[9]

Le nuove possibilità internazionali dovute al successo di Xiao Wu permisero al regista di realizzare Zhàntái, presentato alla 57ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 2000.[8] A causa dei temi del film, il montaggio non poteva avere luogo in Cina, dove «tutti i laboratori sono posseduti dal governo»; la pellicola venne portata clandestinamente a Hong Kong.[3]

I primi lavori di Zhangke furono prodotti al di fuori del sistema statale cinese, venendo considerati come prodotti di nicchia. Fu solo nel 2004, con The World - Shijie, che il governo cinese decide di produrre i film di Jia Zhangke, essendo stati approvati i temi da lui trattati. Frequenti sono le censure nei suoi film da parte del governo cinese, per temi delicati da lui proposti nelle pellicole.[10] The World - Shijie fu il primo lavoro con una grande produzione alle spalle, avendo un budget disponibile di più di un milione di dollari.[3] Still life (2006) fu un successo all'estero, vincitore del Leone d'oro alla 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ma non in patria. Zhangke diede la colpa alla mentalità orientata agli incassi, che favoriva le produzioni più grandi a scapito dei film al di fuori del circuito governativo.[3]

In seguito, ha diretto 24 City (2008); il documentario Yuu (2011); nel 2013, Il tocco del peccato, premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes dello stesso anno; Al di là delle montagne (2015).[11][12] Nel 2018 è stato presidente di giuria del concorso principale sia del settantunesimo Locarno Film Festival che del trentaseiesimo Torino Film Festival.

Stile ed influenze

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Il cinema di Zhangke è influenzato dai lavori del cinema europeo, in particolare dalla nouvelle vague francese (Godard e Bresson), dal neorealismo italiano (Antonioni, De Sica e Pasolini)[3][9] e del realismo socialista sovietico.[2] Il regista cita anche Hou Hsiao-hsien e Yasujiro Ozu, in particolare riguardo le riprese ampie e lunghe, e utilizza attori non professionisti, similmente a come fece Robert Bresson.[3][13]

Tema ricorrente nei suoi lavori è la Cina con i suoi cambiamenti costanti e il suo feroce impatto con la modernità globalizzante.[9] Kevin Lee, scrivendo per il trimestrale Senses of Cinema, considera Zhangke diverso dagli altri registi della sesta generazione a causa del «suo acuto senso di come gli eventi locali che appaiono sullo schermo siano definiti da immense e insondabili forze globali emanate da fonti ben al di fuori dello schermo [...] la Cina di Jia riflette le condizioni globali e i trend che hanno riguardano tutti noi».[8]

Dopo un primo matrimonio durato dal 1999 al 2006, nel 2012 ha sposato Zhao Tao, attrice e interprete di molti suoi film.[14][15]

Cortometraggi

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  • Zai Beijingde yi tian (One Day in Beijing, 1994)
  • Xiao Shan hui jia (Xiao Shan Going home, 1995)
  • Dudu (1996)
  • Gong gong chang suo (In Public, 2001)
  • Gou de zhuangkuang (The Condition of Dogs, 2002)
  • Women de shi nian (Our Ten Years, 2007)
  • Stories On Human Rights (2008, episodio Black Breakfast)
  • Shi nian (Cry Me a River, 2009)
  • Ren zai mai tu (Smog Journeys, 2015)
  • Ying sheng (The Hedonists, 2016)

Lungometraggi

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Riconoscimenti

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  1. Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Jia" è il cognome.
  2. 1 2 Ombre cinesi, su sentireascoltare.com, 26 aprile 2011. URL consultato il 9 settembre 2025.
  3. 1 2 3 4 5 6 (EN) Evan Osnos, The Long Shot, su newyorker.com, The New Yorker, 4 maggio 2009. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2023).
  4. Berry, p. 191.
  5. Berry, p. 192.
  6. (EN) Dennis Lim, Blurring Reality’s Edge in Fluid China, su nytimes.com, The New York Times, 20 gennaio 2008. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2024).
  7. Zhangke citato in (EN) Kevin Lee, Jia Zhangke, su sensesofcinema.com, 12 settembre 2007. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2007).
  8. 1 2 3 (EN) Kevin Lee, Jia Zhangke, su sensesofcinema.com, 12 settembre 2007. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2007).
  9. 1 2 3 Jia Zhangke, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 9 settembre 2025.
  10. (EN) Cannes 2015: Jia Zhangke on Censorship, China, su The Hollywood Reporter. URL consultato il 23 maggio 2016.
  11. Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, Jia Zhang-Ke | MYmovies, su www.mymovies.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  12. (EN) Michael Berry, Jia Zhangke's 'Hometown Trilogy': Xiao Wu, Platform, Unknown Pleasures, Palgrave Macmillan, 2009, ISBN 9781844575503.
  13. (EN) Stephen Teo, Cinema with An Accent - Interview with Jia Zhangke, director of Platform, su sensesofcinema.com, giugno 2001. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2007).
    «Absolutely. Like Hou Hsiao-hsien, or Ozu. I have been through film school and to say that I haven't been influenced by these directors would be a lie.»
  14. (EN) Inney Prakash, Following the Currents: Jia Zhangke and Zhao Tao on Caught by the Tides, su Filmmaker Magazine, 2 maggio 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  15. (EN) Mathew Scott, Shanghai: Chinese Star Zhao Tao Talks Jury Duty, Strong Female Characters and Working With Jia Zhangke, su The Hollywood Reporter, 18 giugno 2019. URL consultato il 9 settembre 2025.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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