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Jerzy Stuhr

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Jerzy Stuhr nel 2015

Jerzy Oskar Stuhr (IPA: [ˈjɛʐɨ ˈʂtur]) (Cracovia, 18 aprile 1947Cracovia, 9 luglio 2024[1]) è stato un attore e regista polacco.

Lavorò con i maggiori registi polacchi, fra cui Andrzej Wajda, Krzysztof Zanussi e soprattutto Krzysztof Kieślowski.

Di origini austriache per parte paterna (i suoi avi, Leopold Stuhr ed Anna Thill, originari entrambi di Mistelbach, nella Bassa Austria, si stabilirono a Cracovia, al secolo parte dell'Impero austro-ungarico, nel 1879)[2], dopo essersi laureato nel 1970 presso l'Università Jagellonica e aver successivamente studiato per due anni presso l'Accademia di arti drammatiche di Cracovia (Państwowa Wyższa Szkoła Teatralna),[3] a partire dai primi anni Settanta iniziò la sua carriera di attore sia teatrale che cinematografico. A teatro lavorò in particolare con Jerzy Jarocki e Andrzej Wajda, cimentandosi con i classici russi (Čechov, Gogol', Dostoevskij) e con Shakespeare. Fu poi invitato in Italia, con altri artisti polacchi, nel 1980 da "L'Atelier di Formia - Istituto Internazionale di Ricerca sul Teatro Contemporaneo", diretto dal regista e direttore artistico Giovanni Pampiglione col quale divenne, per le scelte di repertorio presentate al pubblico italiano di opere di Mrożek, Jasieński e Witkiewicz, "Ambasciatore del teatro polacco" in Italia e in Europa.

Nei cinque anni di questa collaborazione, tra gli altri, furono invitati il musicista Stanislaw Radwan, il pittore Franciszek Starowieyski, il maestro di pantomima Leszek Czarnota, per scene e costumi Jan Polewka, oltre ad altri attori quali Krystyna Janda, Ewa Kolasinska, Lidia Koslovich. Dagli anni Ottanta iniziò anche la grande avventura con la cultura italiana, incontrando artisti del teatro e del cinema italiano quali Adriana Asti, Michele Placido e Nanni Moretti, lavorando poi al Piccolo di Milano e allo Stabile di Genova. «Tutto ciò lo devo all'Atelier di Formia e a Giovanni Pampiglione, che all'epoca mi invitò in questo magnifico posto... È stato il mio ingresso personale in Europa, nell'Europa del teatro e dell'arte». (Jerzy Stuhr, luglio 2005). A partire dal film Blizna (1976) iniziò l'importante collaborazione con Krzysztof Kieślowski, per il quale interpretò fra gli altri Il cineamatore (1979) e Decalogo 10 (1989).

Esordì con successo[3] alla regia teatrale nel 1985 con il monologo Il contrabbasso di Patrick Süskind, del quale fu anche interprete. Nel corso degli anni Novanta diresse poi diverse opere shakespeariane. Passò invece alla regia cinematografica solo nel 1995, con Spis cudzołożnic, tratto da un romanzo di Jerzy Pilch. Nel 1997 la sua seconda opera cinematografica, Storie d'amore (1997), dedicata a Kieślowski, scomparso l'anno precedente, fu presentata in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, dove vinse il Premio FIPRESCI e altri riconoscimenti collaterali. Ritornò a Venezia due anni dopo con Sette giorni nella vita di un uomo (1999). Il successivo Duże zwierzę (2000), da una sceneggiatura di Kieślowski, vinse il premio speciale della giuria al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary.

Jerzy Stuhr ammise che Caro diario (1993) di Nanni Moretti ebbe un'influenza di rilievo per quanto riguarda il suo approccio autobiografico alla regia cinematografica.[4] Nel 2011 interpretò il ruolo di Marcin Raijski, portavoce della Santa Sede, in Habemus Papam di Moretti.

Nel 2022 gli venne tolta la patente di guida in seguito a un incidente automobilistico da lui provocato sotto l'effetto dell'alcool. [5]

Doppiatori italiani

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Teatrografia parziale

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Riconoscimenti

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  • 1998: Nastro d'argento europeo
  • 2005: Premio Robert Bresson
  • 2012: Terni Film Festival - Angelo alla carriera
  • 2017: Terni Film Festival - Migliore attore protagonista per Obywatel
  • 2022: Terni Film Festival - Migliore attore non protagonista per Non morirò di fame
  1. (PL) Jerzy Stuhr nie żyje. Aktor miał 77 lat, su kultura.onet.pl, 9 luglio 2024. URL consultato il 9 luglio 2024.
  2. (PL) Stanisław Burkot, Wrastanie w Kraków, e-teatr.pl, 4 aprile 2009 (archiviato il 17 ottobre 2010).
  3. 1 2 (EN) Polish culture: Jerzy Stuhr, su culture.pl. URL consultato l'8 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2010).
  4. (EN) Copia archiviata, su krakowpost.com. URL consultato il 17 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).
  5. polsatnews.pl, https://www.polsatnews.pl/wiadomosc/2023-06-30/wyrok-sadu-ws-znanego-aktora-jerzego-s.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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