Nel 1987 corre come pilota titolare in 250 per il team Sonauto, importatore francese Yamaha, con cui rimane legato anche negli anni successivi. Inoltre vince il Campionato francese, nella classe Open 250,[4] e prende parte al Bol d'or insieme a Christian Sarron e Patrick Igoa, concludendo al secondo posto.[5]
Rimane con lo stesso team e nella stessa classe anche nel 1988, anno in cui sale per la prima volta sul podio, in Spagna, e nella stagione 1989, nella quale fa segnare due pole position e altri tre piazzamenti a podio; in queste due stagioni ottiene il 7º posto nella classifica piloti.
Nel 1990, pur restando sempre nella stessa squadra, passa alla 500, classe in cui gareggia anche nell'anno successivo; il suo miglior risultato in gara nei due anni trascorsi nella classe regina, nei quali ha potuto contare su moto ufficiali, è un secondo posto del 1990, in Belgio, mentre nelle classifiche finali ottiene prima l'ottavo e poi il decimo posto. Nel 1992 fa ritorno nella classe 250 correndo con una Gilera GFR 250, moto con cui la casa italiana faceva il suo rientro nel motomondiale; nel corso dell'intera stagione riesce a tagliare il traguardo in sole quattro occasioni, ritirandosi nella maggior parte dei casi.
L'anno successivo passa al team interno Aprilia e giunge alla vittoria nel GP di Gran Bretagna e poi in Italia. Rimane nella stessa squadra anche nel 1994, annata che lo vede vincere in Spagna e confermare il 6º posto in classifica già ottenuto l'anno precedente. Nel 1995 passa a guidare motociclette Honda ufficiali del team Tech 3; ottiene il suo miglior piazzamento finale in carriera, il 5º posto, senza salire sul podio. Resta nello stesso team anche nella stagione successiva, chiudendo al 9º posto.
Negli anni successivi, non trovando più posto nelle competizioni agonistiche, si dedica alla vita privata, praticando diverse attività sportive nei pressi di Six-Fours-les-Plages, località francese sul Mediterraneo.[8] Durante la sua carriera Ruggia divenne noto per il suo stile di guida, reso particolare per gli esasperati angoli di inclinazione in curva della sua moto che poi divenne lo standard negli anni successivi. Il pilota francese fu uno dei primi ad adottare la tecnica di toccare e strisciare con il gomito i cordoli e l'asfalto venendo così considerato uno dei più celebri "gomitisti".[9]