Jaguar XJ

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Jaguar XJ
MWK 28G - The oldest Jaguar XJ in existence.JPG
Il più vecchio esemplare di XJ (Series I) esistente,[1] del 1968.
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Jaguar
Tipo principale Berlina
Altre versioni Coupé
Produzione dal 1968
Sostituisce la Jaguar Mark X
Altre caratteristiche
Altro
Altre antenate Jaguar S-Type
Auto simili Daimler Sovereign


Audi A8
BMW Serie 7
Lexus LS
Mercedes-Benz Classe S
Maserati Quattroporte (2013)

La XJ è un modello di berlina di lusso prodotta dalla Jaguar a partire dal 1968.

Nel corso degli anni ne sono state realizzate varie serie ma quella attualmente in produzione, benché conservi l'impostazione e la filosofia tipica del modello, è molto differente dalla versione originaria.

Le serie del modello XJ prodotte sono le seguenti:

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Al termine degli anni sessanta la Jaguar avvertì l'esigenza di aggiornare la propria immagine raccogliendo la sfida di concorrenti emergenti nel settore lusso, come Mercedes-Benz e BMW. Dovette pertanto progettare ex novo un nuovo modello in grado di sostituire una serie di modelli ormai obsoleti, come le vecchie 240 e 380, la S-Type e la 420 G.

Nacque così il progetto denominato inizialmente XJ4, come acronimo di eXperimental Jaguar (il 4 non aveva alcun riferimento specifico). Il compito da assolvere fu arduo, bisognava mantenere l'eleganza e il prestigio del marchio ma introdurre delle novità progettuali tali da realizzare una svolta nella tradizionale gamma, senza però deludere l'esigente e affezionata clientela.

Dopo il debutto al Salone dell'automobile di Parigi nel 1968, venne presentata al London Motor Show nello stesso anno. La XJ si ispirava alla precedente 420 ma con una linea più filante e leggera di quest'ultima. Il lancio del nuovo modello XJ fu sostenuto anche da un'adeguata campagna pubblicitaria che in Gran Bretagna vide come testimone lo stesso fondatore della casa inglese sir William Lyons, che definiva la XJ «la più bella e raffinata berlina che la Jaguar avesse mai costruito».

Il successo non tardò a concretizzarsi e, nel corso degli anni, fu tale che portò alla realizzazione di due serie successive; dal 1986 furono poi realizzati altri modelli ad esse ispirate, mantenendo quasi invariato il suo stile per circa quarant'anni, malgrado le vicissitudini economiche e i vari passaggi di proprietà che la prestigiosa casa automobilistica britannica vide susseguirsi con il tempo.

L'ultima acquisizione della Jaguar da parte del gruppo indiano Tata Motors, ha dato seguito al notevole quanto discusso rinnovo della gamma già avviato sotto la gestione Ford, secondo un design radicalmente diverso, compresa la nuova XJ che, di fatto, in comune con le vecchie versioni ha ormai soltanto il nome.

La Series I (1968-1973)[modifica | modifica wikitesto]

Una XJ (Series I) del 1969.

La prima serie della XJ debuttò al Salone dell'Automobile di Parigi del 1968 e divenne presto un modello strategico per la casa di Coventry.

Innanzitutto rappresentava una svolta importante poiché doveva adattarsi a un mercato in evoluzione, reinterpretando in chiave più attuale il classico stile della casa inglese senza perderne il fascino; in secondo luogo con la Series I si contò di riconquistare il mercato americano non più garantito delle sempre minori vendite dei modelli precedenti. Inoltre, fu l'ultima vettura progettata sotto la direzione del fondatore sir William Lyons, rimasto in carica nonostante la nuova acquisizione della Jaguar da parte della British Motor Corporation.

La carrozzeria dal disegno più snello e caratterizzata da inedite linee tese piacque subito. Essa presentava un inedito cofano motore dalle nervature decise e una nuova calandra rettangolare e bassa. Alcune perplessità vi furono invece per gli interni, più moderni e razionali ma giudicati privi della tradizionale opulenza tipica dei precedenti modelli. Per la prima volta la plancia, seppur di ottima fattura, era impiallacciata in legno verniciato e non più in noce massello; così come il rivestimento in pelle naturale, di serie solo su alcune versioni, non includeva più i pannelli porta che erano in vinile.

Malgrado le lievi titubanze, la linea riuscita e la raffinata meccanica convinsero presto il pubblico e il successo di questo nuovo modello non tardò a concretizzarsi.

Dal punto di vista tecnico, la XJ fu un'evoluzione della precedente 420 G ed era caratterizzata dalla trazione posteriore, dalle sospensioni a ruote indipendenti con bracci trasversali sia anteriormente che posteriormente, dallo sterzo a cremagliera e dai quattro freni a disco. Molto curata, inoltre, la sicurezza passiva a protezione degli occupanti, che prevedeva l'inserimento di rinforzi tubolari della scocca e l'inserimento di barre laterali negli sportelli.

Al momento del debutto furono disponibili due motori, entrambi 6 cilindri in linea con distribuzione bialbero e alimentazione a due carburatori. In vetta alla gamma si poneva il noto Serie XK da 4.235 cm³ capace di erogare 186 CV (SAE), mentre alla base c'era un nuovo "corsa corta" da 2.791 cm³ e 140 CV (SAE) Mentre la XJ6 4.2, che offriva di serie anche il servosterzo, poteva essere scelta con cambio manuale a 4 rapporti più overdrive o automatico a 3, la 2.8 era disponibile soltanto con cambio manuale e l'opzione dell'overdrive Laycock de Normanville. Tuttavia il motore da 2,8 litri accusò problemi d'affidabilità e fu successivamente ritirato dal commercio.

Nel 1972, quasi a festeggiare il pensionamento di sir William Lyons, venne lanciata la XJ12, equipaggiata con un nuovo motore V12 a carburatori di concezione moderna (ovvero un "superquadro", cioè con alesaggio e corsa che hanno un rapporto quasi di 1/1), da 5.345 cm³ e 254 CV abbinato al cambio automatico a 3 marce con riduttore idraulico al 50% dei rapporti. Questa versione V12 si distingueva dalle altre XJ6 per la mascherina con barre verticali, il logo Twelve, un allestimento più ricco e l'impianto frenante con quattro dischi autoventilati; in quell'anno la XJ12 fu l'unica berlina a dodici cilindri sul mercato.

Con la Series I, dal 1969 la Jaguar decise di utilizzare l'acquisito marchio Daimler per realizzare un'esclusiva versione denominata Daimler Sovereign, che montava il medesimo motore da 4,2 litri; sempre nel 1972, invece, venne introdotta anche la Daimler Double Six (disponibile anche nella versione a passo lungo), equipaggiata unicamente con il raffinato propulsore V12. Da allora le versioni a marchio Daimler seguirono la stessa successione della XJ e vennero prodotte e aggiornate fino al modello X308.

La Series I uscì dal listino nel 1973 ma venne subito affiancata e sostituita dalla Series II.

Modello Tipo Potenza, coppia @ giri al minuto
2.8 Litre L6 2,8 L, L6, benzina, XK6 140 CV (SAE)
4.2 Litre L6 4,2 L, L6, benzina, XK6 186 - 245 CV (SAE)
5.3 Litre V12 5,3L, V12, benzina, V12 Jaguar 254 CV (DIN)

La Series II (1973-1979)[modifica | modifica wikitesto]

Una Jaguar XJ Series II
Una XJC, la versione coupé

Il 1972 fu un anno determinante per la casa del giaguaro. Sir William Lyons si era ritirato a vita privata nel 1969 e con il contestuale pensionamento di Wally Hassan, autore del motore XK, la guida dell'azienda venne assunta da Geoffrey Robinson, già direttore esecutivo della British Leyland.

Al Salone dell'automobile di Francoforte del 13 settembre 1973, alla vigilia della crisi petrolifera, venne presentata la Series II. Questa scelta di rinnovare la XJ, ormai divenuta un apprezzato modello della casa inglese in tutto il mondo, fu dettata soprattutto dall'esigenza d'adeguamento alle severe norme USA in tema di sicurezza automobilistica ed emissioni inquinanti. La necessità di spostare più in alto il paraurti, necessità motivata dall'inserimento di un fascione integrato in gomma per le versioni USA, impose di ridisegnare la calandra rendendola più bassa e larga e, per assicurare un'adeguata portata d'aria al motore, di aprire un'ampia feritoia sotto al paraurti stesso. Il nuovo frontale apparve certamente più moderno ma forse meno personale. Anche gli interni, con l'occasione, vennero aggiornati modificando i pannelli delle portiere, ridisegnando la consolle centrale e la strumentazione.

Per quanto riguarda il motore, tutte le modifiche tecniche furono volte a ridurre consumi ed emissioni, a scapito della potenza massima. Il 6 cilindri da 4,2 litri perse, a causa della drastica riduzione del rapporto di compressione e delle modifiche all'alimentazione, ben 14 CV, scendendo da 186 CV (SAE) a 170 CV (DIN) mentre il V12, grazie all'adozione dell'alimentazione a iniezione elettronica Lucas, contenne il calo di potenza in 13 CV (272 contro 285 CV DIN) Il già critico motore da 2,8 litri venne definitivamente abbandonato in favore di un nuovo propulsore da 3.442 cm³ XK e 160 CV. Inoltre, tutte le versioni furono equipaggiate con servosterzo a rapporto variabile di serie mentre all'inizio del 1974, venne rivista anche la versione a passo lungo denominandola Saloon, riconoscibile per una più evidente ampiezza del finestrino posteriore.

La coupé XJC[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile dello stesso anno, sulla base del pianale a passo accorciato delle XJ, venne presentata anche la XJC: una rara ed elegante versione coupé con padiglione abbassato, tetto in vinile e l'assenza dei montanti centrali e delle cornici dei finestrini.

Un esemplare di Jaguar XJC 4.2 del 1975

Questo modello, fortemente voluto da sir William Lyons già dai tempi della Series I, fu considerata una delle coupé più eleganti del mondo[2] e fu frutto di una lunga gestazione dovuta alla risoluzione dei problemi relativi a spifferi d'aria e acqua nell'abitacolo[3].

La XJC venne anche sviluppata per le competizioni dal team Leyland Broadspeed che la utilizzò per partecipare all'ETCC (European Touring Car Championship ) nelle stagioni 1976/1977. La carrozzeria era vistosamente allargata per permettere l'alloggiamento degli pneumatici maggiorati ed il propulsore V12 venne elaborato portandolo ad una potenza di 550 CV. Sebbene fosse una vettura molto apprezzata e dalle prestazioni accattivanti si rivelò troppo pesante e il modello agonistico venne abbandonato.

La produzione della XJC di serie si concluse nel 1977 e rappresentò la variante coupé delle berline XJ6 4.2 e XJ12 5.3 rimanendo in listino fino al 1978. Fu realizzata complessivamente in appena 10.426 esemplari, comprendendo tutte le versioni, anche i più rari esemplari marchiati Daimler, così ripartite:

  • Jaguar XJC 4.2 - 6.487 pz.
  • Jaguar XJC 5.3 - 1.855 pz.
  • Daimler Sovereign Coupé 4.2 - 1.677 pz.
  • Daimler Double Six Vanden Plas Coupé 5.3 - 407 pz. soltanto nella versione Series II

In assenza della XJC nel 1975 venne presentata la nuova coupé XJ-S, che sostituì la E-Type riscuotendo presto un ottimo successo, mentre la Series II berlina venne sostituita dalla nuova Series III.

La Series III (1979-1986/1992)[modifica | modifica wikitesto]

Una XJ 4.2 Sovereign (Series III) del 1983.
Un dettaglio ritraente i nuovi gruppi ottici posteriori della XJ (Series III) ridisegnati da Pininfarina.
Una immagine della plancia della XJ (Series III).

Al termine degli anni settanta occorreva necessariamente aggiornare la XJ al nuovo decennio in arrivo, nonostante le vendite rimanessero comunque sostenute. L'intervento avrebbe dovuto essere un semplice aggiornamento per mantenere il modello sul mercato ancora per alcuni mesi, poiché era già in fase di avanzata progettazione una versione successiva completamente nuova. In realtà la Series III, presentata nel marzo del 1979, confermò il suo successo e divenne la serie XJ più longeva e forse anche la più apprezzata.

Il compito di rendere più competitiva la celebre berlina inglese per gli anni ottanta, ormai modello cruciale dell'intera gamma, venne affidato all'esperta matita di Pininfarina. Lo stilista torinese intervenne in modo sensibile sulle linee della XJ, pur senza snaturare la vera essenza della vettura.

Gli interventi estetici di maggiore rilievo furono: la calandra rivista, i gruppi ottici posteriori ridisegnati e ampliati, l'inedito profilo cromato della coda, nuovi paraurti più spessi con l'annesso profilo in gomma comprendente l'integrazione degli indicatori di direzione e dei retronebbia posteriori, il parabrezza più inclinato, eliminazione dei deflettori anteriori, nuovo disegno dei finestrini posteriori e un abitacolo leggermente più alto. Fu proprio grazie alla maggior abitabilità acquisita che, per la prima volta nella storia delle berline Jaguar, fu possibile richiedere in opzione il tetto apribile elettrico.

Anche gli interni furono totalmente ridisegnati ma mantennero la tipica opulenza del marchio inglese, con ampio utilizzo di pelle naturale e radica di noce. L'aspetto più innovativo fu rappresentato dalla prima comparsa dell'elettronica, offrendo come accessori uno dei primi esemplari di computer di bordo e il cruise control.

Poche, invece, le novità tecniche. Oltre al motore da 3,4 litri che rimase invariato, il 6 cilindri da 4,2 litri beneficiò di ritocchi all'alimentazione con l'adozione di un'iniezione e di valvole più grandi, che comportarono un incremento della potenza massima che raggiunse i 205 CV a 5.000 giri e della coppia massima, che toccò i 34 kgm a 2.900 giri (ma già a 1.500 giri erano disponibili 29 kgm), mentre sul fronte delle trasmissioni, vennero resi disponibili due nuovi cambi: inizialmente un manuale a 5 marce (LT77 derivato dalla Rover SD1 e successivamente si passò ad un Getrag) e un automatico a 3 rapporti (General Motors Turbo-Hydra Matic per la versione XJ12 5.3 V12 e il Borg-Warner Model 66 sui 6 cilindri da 3,4 e 4,2 litri).

Da questa serie in poi la Jaguar decise di destinare il nome Sovereign per le versioni europee più ricche, senza più utilizzarlo per i modelli a marchio Daimler. Gli allestimenti proposti divennero quindi: Standard e Sovereign, quest'ultimo riservato alle sole versioni XJ6 4.2 e XJ12 5.3 V12. Per il mercato americano, invece, l'allestimento Sovereign venne rinominato Vanden Plas, mentre per l'analoga versione a marchio Daimler si continuò ad utilizzare il nome Double Six, modello che adottava il solo propulsore V12 da 5,3 litri.

Nel 1981 debuttò la versione HE con il motore V12 che beneficiò di una nuova testata con camere di scoppio ridisegnate, valvole più piccole per aumentare la turbolenza, maggior compressione e conseguente efficienza migliorata, non a caso la nuova unità venne chiamata HE: High Efficiency.

Le modifiche consentirono di incrementare la potenza a 295 CV e di ridurre, al contempo, i consumi del 25%. Dal 1984 la versione Sovereign venne dotata dell'ABS di serie.

La Series III a 6 cilindri, nelle versioni 3.4 e 4.2, uscì ufficialmente di listino nel 1986 ma la produzione della XJ12 continuò fino al 1992, per l'impossibilità di montare l'ingombrante V12 da 5,3 litri sulla successiva versione XJ40. Nel 1992, infatti, sia il motore V12 che il vano motore della XJ40 vennero modificati per rendere finalmente possibile il trapianto, cosa che permise di terminare definitivamente la produzione della Series III, dopo essere stata presente in listino per più di vent'anni, considerando anche le serie precedenti che, nel complesso, differivano di pochi dettagli. Per questo motivo la Series III fu considerata "l'ultima grande Jaguar", poiché realizzata ancora alla presenza del fondatore sir William Lyons.

Modello Tipo Potenza, coppia @ giri al minuto
3.4 Litre L6 3,4 L, L6, benzina, XK6
4.2 Litre L6 4,2 L, L6, benzina, XK6 205 CV, 313 N•m@ a 3700 giri al minuto
5.3 Litre V12 5,3L, V12, benzina, V12 Jaguar 287 CV, 399 N•m@ a 4500 giri al minuto
5.3HE Litre V12 5,3L, V12, benzina, V12 Jaguar 295 CV,

La XJ40 (1986-1994)[modifica | modifica wikitesto]

Una XJ (XJ40) nella versione Standard, a fari tondi.
Una XJ (XJ40) nella versione Sovereign.

Dopo quasi un decennio di gestazione tra studi e affinamenti, nel 1986 debuttò una nuova XJ, il cui nome del progetto fu XJ40.
A dispetto delle voci dei maligni che sostenevano fosse l'ennesimo restyling la Series III, fu invece un'autovettura completamente nuova e ridisegnata. Nuova era la linea, più aerodinamica e attuale (nonostante l'evidente continuità stilistica con la Series III, che rimase in produzione nella sola versione V12), nuovo era anche il sistema di sospensioni posteriore con bracci triangolari inferiori e, su alcune versioni, il sistema auto-livellante con recupero automatico dell'assetto, così come nuovi erano i motori 6 cilindri in linea bialbero.

Nuovi erano anche gli interni, completamente ridisegnati e molto ricchi. Per la prima volta la Jaguar faceva anche un ingente uso di elettronica dotando tutte le vetture di airbag e prevedendo allestimenti comprendenti computer di bordo, check-panel, gestione programmata del climatizzatore e la possibilità di avere, come accessorio, il telefono di bordo.

La gamma era composta dai due consueti allestimenti: Standard e Sovereign e due erano anche i propulsori. Inizialmente la versione di partenza fu la 2.9, spinta dal 6 cilindri di 2.919 cm³ da 165 CV, con alimentazione a iniezione elettronica e testata con 2 valvole per cilindro, mentre al in vetta alla gamma si poneva la versione 3.6, mossa dal 6 cilindri con testata a 24 valvole di 3.590 cm³ alimentato a iniezione da 212 CV. Entrambi i propulsori, realizzati interamente in alluminio, potevano essere abbinati al cambio manuale a 5 marce o ad un nuovo automatico a 4 rapporti.

La versione 3.6 poteva essere Standard, riconoscibile per i quattro fari anteriori circolari, o Sovereign con una dotazione completa, sospensioni posteriori autolivellanti e distinguibile per i grossi proiettori anteriori rettangolari. La versione 2.9, invece, era disponibile nel solo allestimento Standard ma il suo motore, così piccolo e inadeguato al peso della vettura, unito alla sola disponibilità dell'allestimento Standard determinò l'accantonamento dalla clientela, che si orientò quasi esclusivamente sulla versione 3.6, prevalentemente in allestimento Sovereign con cambio automatico. Per il mercato statunitense venne commercializzata anche una speciale versione denominata Majestic con un allestimento particolarmente ricco analogo alla versione Vanden Plas.

Tuttavia in listino mancava ancora la versione più potente, ovvero quella che avrebbe dovuto montare il propulsore V12 5.3 ancora presente sulla Series III. Pare che l'origine di tale lacuna risiedesse nella progettazione stessa della XJ40 dove, dei tecnici Jaguar "ribelli", avrebbero progettato il vano motore in modo tale da non alloggiare l'ingombrante motore a "V", poiché la British Leyland aveva ipotizzato di installare un più economico motore V8 Rover.

Nel 1990 la casa di Coventry, che nel frattempo fu acquistata dalla Ford nel 1987, corse ai ripari. L'inadeguata versione 2.9 venne sostituita definitivamente dalla 3.2, con motore 24 valvole da 3.239 cm³ e 201 CV, mentre la cilindrata della versione da 3,6 litri venne portata a 3.980 cm³ e 235 CV, originando la Sovereign 4.0. La 3.2 divenne comunque disponibile in entrambi gli allestimenti: Standard e Sovereign.

Jaguar XJR 4.0

Per sopperire alla mancanza della versione V12, nel 1991 venne lanciata la prima versione più sportiva della berlina XJ: la XJR 4.0. Equipaggiata con una versione potenziata a 251 CV del 6 cilindri da 4 litri, questa versione era riconoscibile per le minigonne laterali in fibra di vetro, per la griglia nera con badge Jaguar Spor, ruote in lega Speedline con pneumatici più larghit e assetto ribassato. I modelli successivi avevano canalizzazioni montate sullo spoiler anteriore per alimentare l'aria fresca direttamente ai dischi dei freni. L'interno era caratterizzato da un volante in pelle MOMO, loghi JaguarSport sui quadranti, pomello del cambio in pelle e poggiatesta dei sedili con il logo JaguarSport e finiture interne contraddistinte da inserti in legno d'acero scuro e sedili sportivi.

l modello XJR fu introdotto nel 1988 con cilindrata 3.6 e ne cessò la produzione nel 1994. Nel 1991 l'aspetto della XJR cambiò quando passò ai fari quadrati del modello Sovereign e fu dotato di un diverso design del bodykit. Solo poche centinaia di ciascuna allestimento sono state prodotte, rendendo le auto rare oggi, in particolare quelle con cambio automatico.

Jarguar Xj12 6.0

Nel 1992 il vano motore, inadeguato ad ospitare propulsori a V, fu finalmente modificato e debuttò l'attesa versione XJ12 6.0 (XJ81), disponibile soltanto in versione Sovereign con cambio automatico. Il motore, rigorosamente Jaguar, era lo stesso V12 ereditato dalla fortunata serie precedente ma con una cilindrata maggiorata di 5.993 cm³, 318 CV ed associata ad un cambio GM 4L80E a 4 rapporti e gestione elettronica.

L'XJ12 montava le due coppie di proiettori gemellati, le alette della griglia del radiatore nero e un distintivo "growler" d'oro sulla parte superiore della griglia del radiatore, mentre la Daimler montava classici fari rettangolari. Le prime auto utilizzavano cornici dei finestrini in acciaio inossidabile, sulle auto successive vennero ricoperti da pellicola nera.

Nel 1992 è già chiaro che la Ford, dietro pressante ispirazione del grande Wolfgang Reitzle, sarà la prossima proprietaria della Jaguar, e qualcosa inizia già ad arrivare nell'ambito di una prima collaborazione fra le Case. Nasce quindi, fra il 1992 e il 1993, l'evoluzione definitiva della XJ40, una ‘terza serie’ che non viene pubblicizzata come tale ma viene un po' mimetizzata come fosse un semplice ‘sviluppo in corso d'opera’ di alcuni sistemi tecnici a partire da Gennaio 1993. Si attribuisce l’introduzione di queste modifiche al telaio 667829 e si va fino all'ultima vettura della serie, il 708757 con cui si conclude la storia della XJ40.

Jaguar XJ40 Sovereign MY92

A partire dal Model Year 92, vennero apportate alcune piccole modifiche ai vari allestimenti, come airbag per guidatore e fari fendinebbia integrati. La Sovereign venne arricchita con i bordini cromati intorno ai fanali posteriori, come per le lussuose Daimler.

Verso la fine della carriera dell'XJ40 nel 1993-1994,, la Jaguar ha introdotto il modello Sport, nelle cilindrate di 3.2 e la 4.0. Era disponibile solo con il motore a sei cilindri, e aveva il rivestimento interno in palissandro (in contrasto con il rivestimento in noce di altri modelli.) Sia gli specchietti che le alette del radiatore erano cromati erano in tinta con la carrozzeria, le cui fiancate erano decorate con doppia coach lines . Furono montati pneumatici maggiorati montati su cerchi in lega a cinque razze.

Interno di una Jaguar Xj40 My92

Come canto del cigno, nel 1994 viene introdotto il modello Gold con un set limitato di funzioni e opzioni e ad un prezzo modesto. Era disponibile in meno colori esterni rispetto ad altri modelli, ed era identificato da un distintivo placcato oro sul bagagliaio e e dal distintivo del growler d'oro nella parte superiore della griglia del radiatore. Le Gold sono state equipaggiate con le ruote stile "Kiwi" e con doppia coach line sulle fiancate.

Tra il 1992 e il 1994, della XJ40 venne realizzata anche una versione a passo allungato (di cui furono prodotti soltanto 121 esemplari) che venne nuovamente denominata Majestic.

La consueta versione a marchio Daimler utilizzò inizialmente la nota denominazione Double Six, con l'adozione del solo motore V12 da 6 litri con cambio automatico.

Con il telaio 708757, prodotto nel Settembre 1994, esce dunque dalla fabbrica Jaguar l’ultima ‘XJ40’.

La X300 (1994-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Una XJ (Serie X300 ) del 1995.

Come tutte le precedenti generazioni di XJ, presenta la sospensione posteriore indipendente Jaguar. Il design dell'X300 ha posto l'accento sulla qualità costruttiva migliorata, sull'affidabilità migliorata e sul ritorno agli elementi stilistici Jaguar tradizionali

Nel 1994 la XJ40 venne sostituita dalla Series X300. È stata la prima XJ prodotta interamente sotto la proprietà Ford e può essere considerata un'evoluzione della generazione XJ40 in uscita. Dal punto di vista meccanico non vi furono molte novità poiché la X300 era una mera evoluzione della XJ40, come tutte le precedenti generazioni di XJ, presenta la sospensione posteriore indipendente Jaguar. Il design dell'X300 ha posto l'accento sulla qualità costruttiva migliorata, sull'affidabilità migliorata e sul ritorno agli elementi stilistici Jaguar tradizionali, come testimoniano le forme chiaramente ispirate a quelle della Series III e il ritorno definitivo ai tradizionali proiettori a quattro fanali. Gli interni invece, anch'essi completamente ridisegnati, erano un perfetto connubio tra classico e moderno ma con abbondante utilizzo di radica e pelle. La X300, inoltre, fu il primo modello XJ ad adottare i paraurti completamente in plastica.

Le principali novità tecniche riguardavo i motori, che adottarono il variatore di fase ed una gestione elettronica più evoluta, il cambio automatico (a cui venne aggiunta la funzione manuale sequenziale) e la sospensione posteriore che poteva essere dotata del dispositivo CATS, di gestione elettronica dell'assetto. Più consistenti, invece, le modifiche al motore sovralimentato della versione R, che, oltre a quanto previsto per le versioni aspirate, ottenne un compressore volumetrico e l'intercooler. La potenza schizzò a 325 CV.

Jaguar XJ12 X300

Copri valvole in lega di magnesio e pistoni revisionati presenti nel motore, a cui venne data la designazione AJ16 (ritenuto il migliore motore Jaguar 6 cilindri in linea di sempre).

La gamma X300 era composta dalle versioni 3.2 (3.293 cm³, 211 CV), 4.0 (3.980 cm³, 244 CV), 4.0 R (3.980 cm³, 325 CV) e 6.0 V12 (5.993 cm³, 318 CV), negli allestimenti Standard (solo 3.2), Sport (3.2; 4.0 e 4.0 R) e Sovereign (4.0 e 6.0 V12). Le Sovereign erano disponibili anche in versione LWB, con passo allungato di dieci centimetri; di queste furono anche realizzate alcune esclusive versioni a marchio Daimler: le consuete Double Six, equipaggiate unicamente con il motore V12 da 6 litri.

Le auto X300 a sei cilindri aspirate utilizzavano un cambio automatico a quattro velocità ZF (4HP-22 su 3,2 L e 4HP-24 su 4,0 L), o un manuale a cinque marce Getrag 290. L'automatico 4HP-22 è controllato meccanicamente mentre il 4HP-24 è controllato elettronicamente, consentendo ai modelli da 4,0 litri di offrire modalità "normal" e "sport" su un interruttore dalla leva del cambio. Questo interruttore è sostituito da una piastra cieca sul 3.2 L. Il sei cilindri sovralimentato della XJR era normalmente equipaggiato con il GM 4L80-E a quattro velocità (per sopportare la maggiore coppia) e pochissime XJR sono state ordinate con la variante meccanica Getrag 290.

Jaguar V12

Il nuovo sistema di gestione V12 viene progettato da Nippon Denso. Il coperchio superiore in alluminio nella valle del motore è stato ridisegnato per alloggiare due pacchi da tre bobine ciascuno, con ogni bobina con due terminali ad alta tensione per un totale di dodici. Questi coilpack sono stati azionati da due moduli di accensione Denso, che sono molto simili alle unità Ford EDIS-6. L'albero motore nel V12 è passato da un pezzo fucinato a un getto freddo. Una pipa cromata visibilmente significativa che collega le sponde sinistra e destra del V12 nella piattaforma XJ40 (destinata a sfiatare e indirizzare il gas blow-by del basamento al plenum di aspirazione) è stata cambiata con l'introduzione dell'X300 in un design quasi invisibile nel centro superiore del motore sotto una copertura di plastica che nasconde anche i rail del carburante e le bobine

Nel 1996, il modello Century fu introdotto per commemorare il centenario del nome Daimler. Il Century è stato dotato di tutte le funzionalità e gli aggiornamenti disponibili sulle vetture X300, oltre a ruote cromate, verniciatura esterna speciale e sedili posteriori regolabili elettricamente.

L'ultima Jaguar ad essere alimentata da un motore V12 era una XJ12 nera che lasciò la linea di produzione il 17 aprile 1997. Fu collocata nel museo Jaguar Daimler Heritage Trust a Coventry prima della sua chiusura e fu poi trasferita al Heritage Motor Centro nel Warwickshire

La X308 (1998-2003)[modifica | modifica wikitesto]

Una XJR (X308 ).

A dispetto delle poche modifiche estetiche riguardanti la mascherina, i paraurti, i cerchi e i nuovi interni, la X308, lanciata nel 1998 presentava notevoli novità tecniche rispetto alla X300. I vecchi motori a 6 e 12 cilindri vennero rimpiazzati con dei nuovi V8, un'architettura inedita per la Jaguar. Alla base della nuova gamma si poneva la XJ8 3.2 (3.249 cm³, 230 CV), mentre in vetta c'era la versione più sportiva 4.0 Supercharged, commercializzata con il nome di XJR, come tributo ai numerosi modelli da competizione. Esso montava un compressore volumetrico (3.996 cm³, 370 CV). In mezzo si collocava la 4.0 aspirata (3.996 cm³, 281 CV). Come sempre gli allestimenti erano Standard (solo per la 3.2), Sport (tutte) e Sovereign (4.0 e 4.0 Supercharged), quest'ultimo anche in versione LWB a passo allungato.

Di quest'ultima fu realizzata la consueta versione a marchio Daimler, esclusivamente a passo allungato: la Super Eight con motore da 4 litri e, successivamente, la Super V8 con un propulsore da 4 litri potenziato.

La X350 (2003–2007)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Jaguar XJ (X350).
Una XJ Sovereign (X350 ).

All'inizio del 2003 comparve la nuova serie della XJ, la X350. Mentre gli interni e l'aspetto esteriore erano apparentemente conformi alla tradizione, la vettura fu completamente riprogettata; le misure erano maggiori per tutte e tre le dimensioni garantendo una maggiore abitabilità interna e un bagagliaio più spazioso. Il nuovo modello vide il ritorno della sigla XJ6 e del nuovo motore a 6 cilindri, per quanto in configurazione a V. Sebbene esteriormente avesse un aspetto tradizionale, il modello era tecnologicamente avanzato. Per la scocca la Jaguar scelse di ritornare ad una struttura interamente in lega d'alluminio come già era successo con l'antenata S-Type del 1958. Questa scelta progettuale rese la X350 molto più leggera delle rivali portandola ad avere, di conseguenza, migliori prestazioni, una superiore agilità ed un'ottima economizzazione dei consumi.

Il motore V8 fu offerto in tre cilindrate, 3,5 litri e 4,2 litri, di cui quest'ultimo anche in versione sovralimentata. Era anche disponibile, grazie alla leggerezza della vettura, un propulsore V6 da 3 litri, che fu tolto dal mercato quando venne offerto un inedito motore V6 Diesel bi-turbo da 2,7 litri, una novità assoluta per la Jaguar; entrambi non furono però commercializzati negli Stati Uniti d'America. Inoltre, venne offerto un nuovo cambio automatico a sei rapporti più leggero dei predecessori, con blocco del convertitore e una gamma più vasta di rapporti. Su richiesta erano disponibili le sospensioni a smorzamento autoadattativo oltre che autolivellante sul retrotreno. A differenza degli altri costruttori concorrenti, la Jaguar non offriva il controllo dell'altezza della vettura da parte del guidatore operata grazie all'innalzamento o l'abbassamento delle sospensioni, ma era disponibile un sistema completamente controllato dal computer, mentre il controllo dinamico di stabilità ed il controllo di trazione erano offerti di serie.

Era disponibile di serie anche il climatizzatore bizona, con il condizionatore quadrizona offerto sui modelli a passo lungo. Erano disponibili come accessori un'interfaccia touch screen per il controllo dei parametri della vettura, il navigatore satellitare, un'autoradio della Alpine ed un telefono Bluetooth. Era anche offerto il sistema "Jaguar Voice" per la segnalazione di vari messaggi tramite una voce sintetizzata da un computer.

Anche questo modello di XJ ebbe l'analoga versione a marchio Daimler denominata Super V8.

La X358 (2007–2009)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Jaguar XJ (X350) § La X358.
Una XJ (X358 ).

Il modello XJ versione X358 fu un'edizione rivista della X350 e venne svelata al pubblico nel febbraio del 2006.
Esteticamente, i cambiamenti maggiori furono applicati alla calandra, che portò ad un frontale più aggressivo e vennero aggiunte le prese d’aria laterali che ricordavano quelle previste da Ian Callum per la seconda serie della XK. Gli specchietti retrovisori esterni includono gli indicatori di direzione laterali.
Anche l'aggiornamento di questo modello portò alla realizzazione dell'ultima versione a marchio Daimler: la nuova Super Eight, disponibile esclusivamente a passo allungato. Questa storica consuetudine si concluse definitivamente con questo modello nel 2009.

La X351 (2009–)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Jaguar XJ (X351).
La nuova XJ (X351).

Il 9 luglio 2009, la nuova XJ è stata presentata ufficialmente al pubblico alla Galleria Saatchi di Londra alla presenza di Jay Leno e Elle Macpherson.[4] L'avvenimento è stato trasmesso in diretta sul sito ufficiale della Jaguar. A seguito dell'acquisizione della Jaguar da parte del gruppo indiano Tata Motors, la scelta del nuovo (e discusso) design di Ian Callum, conferisce alla nuova XJ una linea e un'impostazione stilistica radicalmente differenti da tutti i modelli precedenti.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

La meccanica della Jaguar XJ è stata applicata a varie auto di lusso tra cui la Panther J.72[5] e la Panther De Ville.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) XJ6 history goes under the hammer, The Daily Telegraph. URL consultato il 27 agosto 2016.
  2. ^ (EN) jaguarxjc.co.uk, http://www.jaguarxjc.co.uk/. URL consultato il 27 agosto 2016.
  3. ^ (EN) julesverne.ca, http://www.julesverne.ca/jaguar/xjc.html. URL consultato il 27 agosto 2016.
  4. ^ (EN) Steve Cropley, Jaguar XJ: full details and pics, in Autocar, 9 luglio 2009. URL consultato il 27 agosto 2016.
  5. ^ (EN) La J.72 su "Jagweb.com" Archiviato l'8 aprile 2009 in Internet Archive.
  6. ^ (EN) La De Ville su "Jagweb.com" Archiviato il 27 novembre 2010 in Internet Archive.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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