Jañaözen

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Jañaözen
città
Жаңаөзен
Jañaözen – Stemma
Jañaözen – Veduta
Localizzazione
StatoKazakistan Kazakistan
RegioneMangghystau
DistrettoQaraqiâ
Territorio
Coordinate43°20′16″N 52°51′19″E / 43.337778°N 52.855278°E43.337778; 52.855278 (Jañaözen)Coordinate: 43°20′16″N 52°51′19″E / 43.337778°N 52.855278°E43.337778; 52.855278 (Jañaözen)
Altitudine171 m s.l.m.
Superficie0,52 km²
Abitanti65 082[1] (2012)
Densità126 372,82 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale130000
Prefisso+7 (7292)
Fuso orarioUTC+5
TargaR
Cartografia
Mappa di localizzazione: Kazakistan
Jañaözen
Jañaözen

Jañaözen (in kazako Жаңаөзен) è una città del Kazakistan situata nella regione di Mangghystau e, precisamente, nella zona desertica della penisola di Mangyshlak.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città fu fondata nel 1968 come base per gli impianti di estrazione di gas e di petrolio delle aree circostanti. Fino al 1992 era nota con il nome di Novy Uzen (in russo: Новый Узень).

Scioperi nel settore petrolifero nel 2011-2012[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 dicembre la città è stata teatro di violenti scontri tra le forze dell'ordine e gli operai dei vicini campi petroliferi della Ersai Caspian Contractor, controllata dalla Saipem, gruppo ENI; gli scioperanti hanno manifestato per i propri diritti, da oltre sei mesi nella piazza principale. Secondo la polizia ci furono 16 vittime, tra forze dell'ordine e manifestanti, mentre secondo l'opposizione le vittime furono decine[2].

Il 17 dicembre è stato dichiarato lo stato di emergenza in tutta l'area cittadina; le strade sono state bloccate e l'aeroporto locale è stato chiuso. La copertura cellulare è stata bloccata, così come i collegamenti internet[3].

Lo stato di emergenza è stato prolungato fino al 31 gennaio 2012[4].

Human Rights Watch[5] ha pubblicato un dossier sulla vicenda[6]: le indagini condotte da diversi ispettori di Human Right Watch, mettono in evidenza continue violazioni dei diritti dei lavoratori da parte della Ersai Caspian controllata dall'ENI, che per molto mesi hanno rifiutato ogni trattativa sulle richieste salariali dei lavoratori, licenziando gli operai sindacalmente più attivi, a minacciarli e in qualche caso anche a farli aggredire fisicamente[7],[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stima World Gazetteer
  2. ^ BBC News del 17 dicembre
  3. ^ Kazakistan, la rivolta del petrolio fa 10 morti, Corriere della sera, Esteri, 17 dicembre 2011.
  4. ^ Ansa del 4 gennaio 2012
  5. ^ Xenofobia, discriminazioni, respingimenti: l'Italia bocciata da Human Rights Watch, Repubblica. Solidarietà. 24 gennaio 2011.
  6. ^ (EN) Striking Oil, Striking Workers Archiviato l'11 giugno 2015 in Internet Archive., Human Rights Watch, 10 settembre 2012.
  7. ^ Human Rights in Kazakhstan, Human Rights Watch, 10 settembre 2012.
  8. ^ Kazakistan: il massacro dei rivoltosi,

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]