Jāmāsp

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Jāmāsp (spesso citato anche come Djamasp o Zamasp, in lingua pahlavi جاماسپ; V secoloVI secolo) è stato un sovrano sasanide, che regnò dal 496 al 498. Era il fratello minore del re Kavadh I e venne innalzato al trono sasanide dopo la deposizione del fratello a opera di un gruppo di nobili.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce molto su Jāmāsp, e il suo nome è citato soltanto durante il suo breve regno. Fonti bizantine (Giosuè lo Stilita e Procopio di Cesarea) menzionano che Kavadh fu deposto a causa della sua determinazione a diffondere una nuova "religione" che predicava la ridistribuzione della ricchezza. Dopo la deposizione e la successiva detenzione di Kavadh, Jāmāsp venne eletto a succedere a suo fratello.

Fonti islamiche successive, come Ṭabarī e Dinawari, informano che Jāmāsp fu un re buono e gentile, che ridusse le tasse per aiutare contadini e poveri. Egli aderì inoltre alla religione di Mazdak: cosa che era costata a Kavadh il trono e la libertà.

Le fonti dicono anche che al ritorno di Kavadh, alla testa di un grande esercito fornitogli dal re degli Eftaliti, Jāmāsp fedelmente si dimise e restaurò il trono a suo fratello. Jāmāsp poi si recò in Armenia persiana, dove sconfisse i Cazari, conquistarono alcuni dei loro territori, e sposò una donna dell'Armenia, che gli diede un figlio di nome Narsi.[1]

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Jāmāsp, avvenuta intorno al 530/540, suo figlio Narsi, che aveva un figlio di nome Piruz, espanse il dominio della sua famiglia, fino ad includere Gilan.[2] Sposò poi una delle principesse di Gilan, che le diede un figlio di nome Gil Gavbara, che in seguito diede inizio alla dinastia dei Dabuyidi,[3] ed ebbe due figli di nome Dabuya e Paduspan I. Suo figlio Dabuya gli succedette come ispahbadh della dinastia dei Dabuyidi, mentre l'altro figlio, Paduspan, fondò la dinastia dei Paduspanidi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pourshariati (2008), p. 299
  2. ^ Pourshariati (2008), p. 301
  3. ^ «DABUYIDS», W. Madelung, Encyclopaedia Iranica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]