Jôf Fuârt

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Jôf Fuart
Joffuart.jpg
Il gruppo del Jôf Fuart
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
ProvinciaUdine Udine
Altezza2 666 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate46°25′50.23″N 13°29′28.61″E / 46.43062°N 13.49128°E46.43062; 13.49128Coordinate: 46°25′50.23″N 13°29′28.61″E / 46.43062°N 13.49128°E46.43062; 13.49128
Altri nomi e significatiWischberg (tedesco)
Viš (sloveno)
Data prima ascensione1891
Autore/i prima ascensioneJulius Kugy
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Jôf Fuart
Jôf Fuart
Mappa di localizzazione: Alpi
Jôf Fuârt
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezioneAlpi e Prealpi Giulie
SottosezioneAlpi Giulie
SupergruppoCatena Jôf Fuart-Montasio
GruppoGruppo del Jôf Fuart
SottogruppoSottogruppo del Jôf Fuart
CodiceII/C-34.I-A.1.a

Il Jôf Fuart (Viš in sloveno, Wischberg in tedesco) è una montagna delle Alpi Giulie, alta 2.666 m s.l.m., appartenente alla Catena Jôf Fuart-Montasio: considerata una delle cime più belle e imponenti delle Alpi Giulie, è una delle due vette principali di un gruppo di cime che si allunga da ovest ad est, proseguimento a est del gruppo del Montasio, da cui è separato dalla forcella Lavinal dell'Orso, elevandosi tra la forcella Mosè e l'Alta Madre dei camosci.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Jôf Fuart visto dalla Valbruna

La via normale alla cima del monte sale dal versante sud (comune di Chiusaforte). Dalla cima si gode un panorama specialmente sui gruppi del Montasio, Canin, Tricorno e Mangart. A Nord si vedono le verdi vallate della Carinzia, di Tarvisio, di Villaco, i laghi di Wörth e di Ossiach. Come le cime vicine (Monte Canin, Jôf di Montasio) fu luogo di aspri combattimenti nel corso della prima guerra mondiale.

Ascensioni notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Via normale
Dal rifugio Corsi risale i ripidi prati del versante sud-est in direzione della vetta. Entra quindi in roccia, passa sotto un arco (corde fisse, attenzione!) e per detriti raggiunge la cima. Ore 2.30.
Gola di nord-est
Dal rifugio Pellarini sale verso sella Nabois, gira a sinistra per traversare il nevaio compreso tra lo spigolo nord-est del Jôf Fuart e lo sperone roccioso conosciuto come "piccolo Jôf", percorrendo quindi la gola che si trova dietro quest'ultimo per canalini e placche spesso bagnate. Alcuni passaggi sono attrezzati fino al III grado. C'è pericolo di caduta sassi. Ore 4. Fu percorsa per la prima volta da Julius Kugy, Graziadio Bolaffio e le guide Joze Komac e Anton Oitzinger il 22 settembre 1901, ed attrezzata dagli austriaci nel corso della prima guerra mondiale[1].
Sentiero attrezzato Anita Goitan
Completato nel 1973 in memoria di un'alpinista e sciatrice triestina, percorre il semicerchio di cime tra la forcella di Riofreddo e la forcella Lavinal dell'Orso, per uno sviluppo di circa 6 km. Coincide in parte col tragitto intuito da Kugy e da lui battezzato "Cengia degli Dei" che, sfruttando le cenge caratteristiche del gruppo, percorre l'intero gruppo in quota in senso antiorario con difficoltà alpinistiche[2].

Cengia degli Dei[modifica | modifica wikitesto]

Il più spettacolare percorso orizzontale delle Alpi, lungo 6 km e con passaggi fino al IV+ lungo le pareti del Fuart. Esso parte dalla forcella Lavinal dell'Orso, passa per la gola nord-est tagliando le cime Riofreddo, Innominata e Madri dei Camosci e compie il periplo delle pareti del Fuart fino alla forcella Mosè da cui poi si innesta sul sentiero Goitan. Il primo a completarlo fu Emilio Comici, con Mario Cesca, il 31 agosto 1930[3]. Fu percorso in invernale da Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich dal 28 al 30 gennaio 2001.

Lungo le pareti del Fuart sono state tracciate anche numerose vie di arrampicata tutte lunghe, impegnative ed in ambiente selvaggio, poco ripetute, ma di ogni grado di difficoltà.

Rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo è servito dal rifugio Luigi Pellarini (1.499 m s.l.m.), situato all'imbocco della carnizza di Camporosso a nord, dal rifugio Guido Corsi (1.874 m) a sud, dal Bivacco C.A.I. Gorizia (1.950 m circa) ad est. Lungo il sentiero che porta al bivacco, nella valle di Riobianco, si trova un capanno attrezzato in legno denominato rifugio Guido Brunner (1.432 m). È inoltre presente nella valle di Riofreddo, a nordest, il bivacco Carnizza di Riofreddo, posto a 1.457 m nella località omonima[4] che va a sostituire il precedente bivacco Olimpia Calligaris, dismesso nel 1997[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Buscaini, 2006, p.231.
  2. ^ Sentiero attrezzato Anita Goitan, su vieferrate.it. URL consultato l'11 aprile 2012.
  3. ^ Buscaini, 2006, p.232.
  4. ^ Scheda del bivacco, su caitarvisio.it. URL consultato il 13 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2013).
  5. ^ Buscaini, 2006, p.491.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]