Ivan Milat

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Ivan Robert Marko Milat (Guildford, 27 dicembre 1944) è un criminale e serial killer australiano, arrestato e condannato negli anni 1990 per sette omicidi.

Backpacker Murders[modifica | modifica wikitesto]

"I delitti dello zaino" (Backpacker Murders) è il nome dato alla serie di omicidi avvenuti nel Nuovo Galles del Sud in Australia durante gli anni 1990. I corpi di sette giovani scomparsi vennero ritrovati parzialmente sepolti nel Belanglo State Forest, 15 km a sudovest della cittadina di Berrima. Cinque delle vittime erano saccopelisti stranieri in viaggio per l'Australia e due erano australiani di Melbourne. Per questi omicidi Ivan Milat è stato condannato a sette ergastoli e diciott'anni.

Il termine backpacker murders si riferisce solamente ai sette omicidi per cui Ivan Milat è stato condannato: sono state effettuate speculazioni sulla possibilità che non fosse da solo durante l'esecuzione degli omicidi e che possa averne commessi fino a un totale di 37; se questo fosse provato Milat sarebbe il killer più "prolifico" della storia australiana (superando lo spree killer Martin Bryant, che uccise in un unico atto 35 persone nel massacro di Port Arthur).

Questi eventi hanno ispirato nel 2005 un film horror australiano intitolato Wolf Creek del regista Greg McLean e il suo sequel Wolf Creek 2. Nel 2015 è stata tratta anche una miniserie tv in due puntate intitolata Catching Milat, basata sul libro "Sins of the brother" di Mark Whittaker e Les Kennedy.

Milat sta scontando la sua pena in un carcere, pur continuando a dichiararsi innocente. Per protesta, nel gennaio del 2009 si è amputato il mignolo della mano sinistra con un coltello di plastica[1], mentre nel 2011 ha fatto uno sciopero della fame per farsi portare in cella una Playstation: perse 25 kg.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Protesta di un detenuto australiano: si taglia un dito e lo invia alla Corte, Corriere della Sera, 27 gennaio 2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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