Ivan Dias

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ivan Cornelius Dias
cardinale di Santa Romana Chiesa
Ivan-Dias-3-mini.png
Il cardinale Dias durante la Messa di Natale il 25 dicembre 2005
Coat of arms of Ivan Dias.svg
Servus
Incarichi ricoperti
Nato 14 aprile 1936, Bombay
Ordinato presbitero 8 dicembre 1958 dal cardinale Valerian Gracias
Nominato arcivescovo 8 maggio 1982 da papa Giovanni Paolo II (poi santo)
Consacrato arcivescovo 19 giugno 1982 dal cardinale Agostino Casaroli
Creato cardinale 21 febbraio 2001 da papa Giovanni Paolo II (poi santo)
Deceduto 19 giugno 2017 (81 anni), Roma

Ivan Cornelius Dias (Bombay, 14 aprile 1936Roma, 19 giugno 2017) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico indiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ivan Cornelius Dias nacque a Bandra, un sobborgo di Bombay il 14 aprile 1936, da Carlo Nazaro Dias (morto nel 1953) e Maria Martins Dias (morta nel 1991), entrambi originari di Velsao, Salcete, presso Goa. Suo padre era sottosegretario del Dipartimento dell'interno del governo del Maharashtra.[1] Secondo di quattro figli, aveva tre fratelli: Francis (tenente generale in pensione delle Forze armate indiane), Ralph e Olaf (un medico).

Formazione e ministero sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver conseguito il diploma presso la St. Stanislaus High School, entrò nel seminario dell'arcidiocesi di Bombay. L'8 dicembre 1958 venne ordinato presbitero dal cardinale Valerian Gracias. In seguito fu curato nella chiesa di Santo Stefano a Bombay fino al 1961, quando venne inviato a Roma per proseguire gli studi. Studiò presso la Pontificia accademia ecclesiastica a Roma e nel 1964 conseguì il dottorato in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense.[2]

Nel 1964 lavorò presso la Segreteria di Stato per preparare la visita di papa Paolo VI a Bombay in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale. Lo stesso anno venne nominato cameriere segreto di Sua Santità.[2] Tra il 1965 e il 1973 fu segretario nella nunziatura apostolica di Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda e Finlandia, poi in quella in Indonesia e successivamente in quella di Madagascar, Isola della Riunione, Isole Comore e Mauritius. Tra il 1973 e il 1982 fu capo sezione nella Segreteria di Stato.[2]

Ministero episcopale[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio 1982 papa Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo titolare di Rusubisir e nunzio apostolico in Ghana, Benin e Togo. Ricevette l'ordinazione episcopale il 19 giugno successivo nella basilica di San Pietro in Vaticano dal cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, coconsacranti gli arcivescovi Achille Silvestrini, segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, e Duraisamy Simon Lourdusamy, segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli.[3]

Il 20 giugno 1987 venne nominato nunzio apostolico in Corea e il 22 ottobre 1991 nunzio apostolico in Albania. In questa veste accolse papa Giovanni Paolo II nella sua storica visita del 25 aprile 1993 durante la quale il Pontefice polacco ordinò nella cattedrale di Scutari quattro vescovi, ricostituendo così la gerarchia ecclesiastica duramente colpita dal regime comunista di Enver Hoxha. In questo paese promosse la ricostruzione della Chiesa locale dopo quasi cinque decenni di dittatura comunista invitando missionari stranieri nel paese e lavorando con il Governo albanese per recuperare le chiese e le scuole cattoliche.[4] Dal 1992 all'8 novembre 1996 fu amministratore apostolico dell'Albania meridionale.

L'8 novembre 1996 venne nominato arcivescovo metropolita di Bombay e il successivo 13 marzo prese possesso dell'arcidiocesi. Era un sostenitore dichiarato del controverso documento della Congregazione per la dottrina della fede Dominus Iesus e dichiarò che i non cattolici "si trovano in una situazione gravemente deficitaria rispetto a coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi di salvezza".[5] Dias disse anche che il documento è "una riaffermazione... [che] Gesù è l'unico Salvatore del mondo. Abbiamo il diritto di dire quello che siamo e gli altri possono accettarlo o meno".[4]

Venne elevato al rango di cardinale da papa Giovanni Paolo II nel concistoro del 21 febbraio 2001 dove gli fu assegnato il titolo dello Spirito Santo alla Ferratella.[2] Il 10 marzo successivo venne nominato membro del consiglio di cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. Nell'ottobre dello stesso anno ricoprì la carica di presidente delegato per la 10ª assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi.[2]

Nel 2003 scrisse l'omelia per la messa di beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la quale aveva stretto amicizia durante il suo mandato come nunzio in Albania. Una volta disse che "raggiungere i nostri simili, abbracciando i poveri come ha fatto Madre Teresa, deve diventare un servizio comune per ogni cristiano".[3] Lamentando la dominazione del mondo "della tecnologia dell'informazione, dell'insegnamento New Age e del declino dei valori etici" affermò che interi paesi vengono "schiacciati dalle ideologie atee e dalle proposte allettanti che esaltano la cultura anti-Dio e la cultura della morte".[4] In occasione del conclave del 2005 venne inserito da molti organi di stampa tra i cardinali considerati papabili. Il settimanale Time affermò che "vista la sua grande esperienza diplomatica la sua elezione rappresenterebbe una scelta coraggiosa dal mondo in via di sviluppo".[6]

Il 20 maggio 2006 papa Benedetto XVI lo nominò prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e presidente della Commissione interdicasteriale per i religiosi consacrati, in sostituzione del cardinale Crescenzio Sepe, nominato nuovo arcivescovo di Napoli. Dallo stesso giorno fu anche gran cancelliere della Pontificia Università Urbaniana sostituendo anche in questo ruolo il cardinale Sepe. Rimase in carica fino al 10 maggio 2011 quando si ritrò per raggiunti limiti di età e venne sostituito dall'arcivescovo Fernando Filoni.

Partecipò al conclave del 2013 che elesse papa Francesco.[7][8][9] Il 14 aprile 2016, al compimento dell'ottantesimo anno di età, uscì dal novero dei cardinali elettori.

Fece parte della Congregazione per la dottrina della fede, della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, della Congregazione per le Chiese orientali, della Congregazione per l'educazione cattolica, del Pontificio consiglio della cultura, del Pontificio consiglio per i laici, del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, del Pontificio consiglio per i testi legislativi e della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa.

Morì a Roma il 19 giugno 2017 dopo una lunga malattia [10][11][12][13]. Le esequie si tennero il 21 giugno alle ore 15 all'Altare della Cattedra della basilica di San Pietro: la liturgia esequiale venne celebrata dal cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, mentre al termine della celebrazione papa Francesco presiedette il rito dell'ultima commendatio e della valedictio.[14][15][16] La salma venne poi tumulata nel sacello di Propaganda Fide nel cimitero del Verano.[17]

Opinioni[modifica | modifica wikitesto]

Violenze anticristiane[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo incarico come arcivescovo, Dias spesso condannò la discriminazione contro i cristiani nella società indiana attuata dai fondamentalisti indù. Nel dicembre del 2001 invitò i leader delle comunità religiose di tutta Bombay a casa sua per "un incontro per la pace in un mondo lacerato dalla guerra e dall'odio".[4] Nel 2002 denunciò le pressioni esercitate dalle autorità indiane sulle scuole cattoliche che "hanno dovuto fare i conti con funzionari pubblici che non collaborano e abusivi, nonché con l'intimidazione".

Aborto e omosessualità[modifica | modifica wikitesto]

Dias si autodefinì teologicamente conservatore e manteneva con forza le prese di posizione della Chiesa contro l'aborto e l'omosessualità.[18][19] Riteneva che gay e lesbiche potessero essere "curati dalle loro tendenze innaturali" attraverso il sacramento della penitenza.[4]

Comunione anglicana[modifica | modifica wikitesto]

Durante un discorso pronunciato alla Conferenza di Lambeth espresse la sua disapprovazione per gli sfrenati cambiamenti che la Comunione anglicana stava vivendo. Disse infatti: "Quando viviamo miopi nel presente fugace incuranti del nostro patrimonio passato e delle tradizioni apostoliche, potremmo ben essere affetti dal morbo di Alzheimer spirituale [...] o dal Parkinson ecclesiale".[20]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

- (versione epub)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 'I am upset at the media hype', in Mid-day.com, 4 aprile 2005.
  2. ^ a b c d e Salvador Miranda, DIAS, Ivan, in Cardinals of the Holy Roman Church.
  3. ^ a b Card. Ivan Dias, in Asia News, 3 ottobre 2005.
  4. ^ a b c d e Variety of experience gives cardinal from India high profile, in Catholic News Service, 1º aprile 2005.
  5. ^ Dominus Iesus, in Holy See, 6 agosto 2000.
  6. ^ Jeff Israely, Our Top Ten Papal Candidates, in TIME Magazine, 17 aprile 2005.
  7. ^ Cardinal Ivan Dias passes away in Rome, in Rome Reports, 19 giugno 2017. URL consultato il 19 giugno 2017.
  8. ^ http://www.archdioceseofbombay.org/news/international/we-regret-announce-sad-demise-his-eminence-ivan-ca
  9. ^ http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/06/20/0430/00963.html
  10. ^ http://www.catholicnewsagency.com/resources/cardinals/cardinal-priests/dias-ivan/
  11. ^ http://www.catholicnews.com/services/englishnews/2017/experienced-diplomat-indian-cardinal-dias-dies-at-81.cfm
  12. ^ https://zenit.org/articles/pope-sends-telegram-for-death-of-indian-cardinal-ivan-dias/
  13. ^ http://archdioceseofbombay.org/news/international/we-regret-announce-sad-demise-his-eminence-ivan-ca
  14. ^ Bella Jaisinghani, Former archbishop of Bombay Ivan Dias passes away in Rome, in Times of India, 19 giugno 2017. URL consultato il 19 giugno 2017.
  15. ^ Notificazione
  16. ^ Notificazione
  17. ^ Cenni biografici
  18. ^ Our cardinal in the Vatican, in Indian Express, 13 aprile 2005.
  19. ^ Barbara Bradley Hagerty, Potential Successors to Pope John Paul II, in National Public Radio, 19 aprile 2005.
  20. ^ Riazat Butt, Cardinal accuses Anglican Communion of 'spiritual Alzheimer's', in The Guardian, 23 luglio 2008. URL consultato il 19 giugno 2017.
Predecessore Vescovo titolare di Rusubisir
(titolo personale di arcivescovo)
Successore BishopCoA PioM.svg
Theodore Edgar McCarrick 8 maggio 1982 - 8 novembre 1996 Daniel Caro Borda
Predecessore Nunzio apostolico in Ghana, Benin e Togo Successore Emblem Holy See.svg
Giuseppe Ferraioli 8 maggio 1982 - 20 giugno 1987 Giuseppe Bertello
Predecessore Nunzio apostolico in Corea Successore Emblem Holy See.svg
Luciano Angeloni
(pro-nunzio apostolico)
20 giugno 1987 - 16 gennaio 1991 John Bulaitis
(pro-nunzio apostolico)
Predecessore Nunzio apostolico in Albania Successore Emblem Holy See.svg
Leone Giovanni Battista Nigris 22 ottobre[1] 1991 - 8 novembre 1996 John Bulaitis
Predecessore Amministratore apostolico dell'Albania meridionale Successore BishopCoA PioM.svg
Vinçenc Prennushi, O.F.M. 1992 - 8 novembre 1996 Hil Kabashi, O.F.M.
Predecessore Arcivescovo metropolita di Bombay Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Simon Ignatius Pimenta 8 novembre 1996 - 20 maggio 2006 Oswald Gracias
Predecessore Cardinale presbitero dello Spirito Santo alla Ferratella Successore CardinalCoA PioM.svg
Vincentas Sladkevičius, M.I.C. 21 febbraio 2001 - 19 giugno 2017 vacante
Predecessore Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli Successore Emblem Holy See.svg
Crescenzio Sepe 20 maggio 2006 - 10 maggio 2011 Fernando Filoni
Predecessore Presidente della Commissione Interdicasterale per i Religiosi Consacrati Successore Emblem Holy See.svg
Crescenzio Sepe 20 maggio 2006 - 10 maggio 2011 Fernando Filoni
Predecessore Gran cancelliere della Pontificia Università Urbaniana Successore Stemma della Urbaniana.svg
Crescenzio Sepe 20 maggio 2006 - 10 maggio 2011 Fernando Filoni
Controllo di autorità VIAF: (EN206227895 · LCCN: (ENno2014123321 · ISNI: (EN0000 0004 3181 4189 · GND: (DE1135616973
  1. ^ AAS 83 [1991], p. 1008.