Istituto tecnico per attività sociali

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

L'Istituto tecnico per attività sociali, in breve anche ITAS, è un istituto di formazione dell'ordinamento italiano, vigente in Italia dal 1956 al 2014.[1]

Tale istituto di istruzione tecnica per attività sociali, con corsi di studio ad indirizzo generale e specializzati per economi-dietisti e dirigenti di comunità ha contribuito, in Italia e nella Svizzera italiana,[2] alla preparazione professionale di personale dirigente e tecnico destinato a operare nelle attività economiche professionali dei servizi alla persona e alle comunità[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto tecnico per attività sociali[4] è ufficialmente costituito in Italia nel 1956, assumendo originariamente la denominazione di istituto tecnico femminile (abbreviato in ITF),[5] in seguito alla trasformazione, completata nel 1960, delle scuole di magistero professionale per l'insegnamento dell'economia domestica[6] nate nel 1931[7] (era stata attivata una sperimentazione didattica quinquennale, conclusasi con un esame di Stato negli anni 1952/1953[8]).

In origine, la legge n. 782/1956[5] istituisce nelle principali città italiane corsi di studio a indirizzo generale nelle attività economiche per i servizi alle famiglie e alle collettività (economie domestiche familiari e collettive),[9] ravvisando fin da subito la necessità di istituire ulteriori indirizzi formativi specializzati, in relazione alle crescenti esigenze del paese, nelle attività economiche professionali per i servizi assistenziali socio-sanitari e educativi alla persona e alle comunità. In seguito a diversi lavori del Parlamento italiano, nel 1963 vengono quindi istituti i corsi di studio per le specializzazioni di dirigente di comunità e di economo-dietista[10] (anche declinato in economo-dietista di comunità[11]), professionisti specificamente destinati a operare nelle comunità, ovvero: "istituzioni a carattere formativo, educativo, medico sociale, assistenziale che, specie nel campo pediatrico, della riabilitazione, della geriatria, vanno sempre più aumentando in uno stato moderno che vuole risolvere i delicati problemi dell'assistenza sociale", come recita il successivo decreto del Ministero della pubblica istruzione del 14 gennaio 1967, che stabilisce i relativi profili professionali.

Con l'evoluzione sociale, che supererà l'idea di professioni per l'assistenza socio-sanitaria e l'educazione come proprie delle donne,[12] si considera l'esigenza di modificare la denominazione dell'istituto di formazione, in quanto appare ormai incongruente con le professionalità che vengono formate nei corsi di studio, a cui accedono sia donne sia uomini;[12] dal 1984 al 1988 il Parlamento italiano esamina la proposta della denominazione di "istituto tecnico per operatori sociali",[13][14] tuttavia, con la motivazione che un'imminente riforma avrebbe riconsiderato l'intero assetto del sistema di istruzione e formazione,[15][16] solo nel 1998 verrà assunta la denominazione definitiva di "istituto tecnico per attività sociali",[4] per decreto interministeriale della pubblica istruzione e del tesoro. Il cambiamento riguarderà esclusivamente la denominazione dell'istituto di formazione, rispetto al principio di neutralità di genere nel linguaggio,[16][17] lasciando invariato l'ordinamento di studio istituito dalla legge italiana del 1956,[5][11] come confermato dal ministro dell'istruzione pro tempore Luigi Berlinguer in risposta a un'interrogazione parlamentare che chiedeva conto del provvedimento amministrativo.[18]

Gli insegnamenti, con i relativi piani di studio, vengono stabiliti, nell'ambito delle riforme italiane per la modernizzazione del sistema di formazione tecnica professionale, mediante un susseguirsi di decreti del Ministero della Pubblica istruzione, il 10 agosto 1963, il 1º giugno 1964, finché non si arriva, il 14 gennaio 1967, alla definizione dei "programmi di studio degli istituti tecnici per attività sociali a indirizzo generale e indirizzi specializzati per economi-dietisti e per dirigenti di comunità",[11] che saranno vigenti sino alla cessazione degli istituti di formazione.

Dal 1966, gli istituti tecnici per attivià sociali, considerati fino a quel momento solo finalizzati all'abilitazione della professione (come gli istituti tecnici in generale, secondo la riforma Gentile del 1923), sono riconosciuti anche propedeutici al proseguimento degli studi universitari e, sulla base del carattere dei piani di studio, viene stabilita inizialmente la possibilità di accesso alle facoltà di scienze delle preparazioni alimentari, scienze biologiche, scienze naturali, chimica, economia e commercio e lingua e letteratura straniere[19] (quest'ultima era già stata individuata dal 1961 per tutti gli istituti tecnici[20]). Dal 1969, anche sotto la spinta di una rilevante stagione di movimenti studenteschi, vengono approvate norme che liberalizzano l'accesso a tutti i diplomati di istituti tecnici agli studi universitari.[12][21]

A partire dagli anni 1991/1992, si apre in Italia, per una riforma nazionale del sistema di istruzione e formazione, una stagione di sperimentazioni didattiche-formative promosse dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca a cui aderiscono alcuni istituti tecnici per attività sociali, che vedono l'attivazione di nuovi corsi di studio, soprattutto nel settore biologico sanitario (nell'ambito del cosiddetto progetto Brocca). Dal 1997/1998, con l'introduzione dell'autonomia degli istituti di istruzione, un'ulteriore sperimentazione formativa chiamata "progetto autonomia", effettuata dagli istituti di istruzione d'intesa con il dicastero dell'Istruzione, riguarderà solo i piani di studio[22] per la specializzazione di dirigente di comunità, caratterizzandosi in un nuovo settore formativo denominato "salute".

Nel 2012, secondo un report della Fondazione Giovanni Agnelli pubblicato dal Sole 24 Ore, vari istituti tecnici per le attività sociali facevano parte dei migliori istituti di istruzione tecnica professionale,[23][24] giudizio che sarà poi confermato, nell'ambito dello studio "Eduscopio"[25], fino al 2014, soprattutto in rapporto alla capacità dell'istituto di formazione ai fini dell’inserimento lavorativo.[26][27][28]

Con la riforma dell'istruzione tecnica attivata negli anni 2010/2011 in Italia, i corsi di studio generali e specializzati di istituto tecnico per attività sociali, con i relativi profili professionali, vengono collocati a esaurimento, cessando definitivamente negli anni 2013/2014. Nell'ambito del conseguente riordino degli istituti tecnici, gli istituti tecnici per attività sociali sono fatti confluire per lo più negli istituti tecnici del settore economico con indirizzo di studio in "amministrazione, finanza e marketing"[29][30], che però non si caratterizzano per una continuità formativa dei profili professionali socio-sanitari-educativi,[31][32] oppure negli istituti tecnici del settore tecnologico, con indirizzo di studio in "biotecnologie sanitarie",[30][32][33] nel caso dei corsi di studio sperimentali[22] nel settore salute del "progetto autonomia".

Nel 2014 risultavano attivi in Italia 98 istituti tecnici per le attività sociali[34] con i relativi corsi di studio.

Nel 2015, in via eccezionale, si svolge una sessione straordinaria d'esame di Stato per i candidati alla specializzazione di dirigente di comunità, in considerazione dell'alto numero di candidati esterni ai corsi di studio,[35] provenienti per lo più dalle professioni sociali, sanitarie e educative con bisogni di aggiornamento e specializzazione professionale.[36][37][38][39]

Offerta formativa[modifica | modifica wikitesto]

Per le peculiari vicende storiche dei servizi alle persone e alle comunità in Italia, l'istituto di istruzione si struttura in un indirizzo generale al quale si aggiungono due indirizzi specializzati, conseguentemente si articola in tre ordinamenti di studio in "tecnico per attività sociali":[40]

Insegnamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il corso di studio a indirizzo generale è a ciclo unico quinquennale,[42] mentre quelli a indirizzo specializzato sono articolati in un biennio propedeutico comune all'indirizzo generale e un successivo ciclo triennale di specializzazione.[43][45][46]

Gli insegnamenti del biennio propedeutico sono: italiano (6 ore settimanali), storia ed educazione civica (2 ore settimanali), lingua straniera (3 ore settimanali), matematica (4 ore settimanali), fisica (2 ore settimanali), scienze naturali e geografia (3 ore settimanali), disegno (4 ore settimanali), economi domestica collettiva/scienze dell'alimentazione e dell'ospitalità (2 ore settimanali), tecniche ed esercitazioni di economia domestica/alimentazione e dei servizi di ospitalità (2 ore settimanali), lavori manuali/tecniche ed esercitazioni tessili e dell'abbigliamento (4 ore settimanali), educazione fisica (2 ore settimanali), religione o attività alternative (1 ora settimanale).

Corso di studio Generale[modifica | modifica wikitesto]

Insegnamenti del Corso di studio in Attività sociali - indirizzo generale[11] Orario settimanale Prove d'esame
III anno IV anno V anno
Italiano 3 3 3 scritta, orale
Storia ed educazione civica 2 2 2 orale
Pedagogia 2 2 2 orale
Legislazione e servizi sociali -- 2 3 orale
Lingua straniera 3 3 3 scritta, orale
Matematica -- -- -- scritta, orale
Fisica -- -- -- orale
Contabilità 3 2 -- scritta, orale
Scienze naturali e geografia -- -- -- orale
Chimica e merceologia 3 3 3 orale
Disegno 2 2 2 grafica
Storia dell'arte 1 2 2 orale
Economi domestica collettiva/scienze dell'alimentazione e dell'ospitalità 3 3 4 scritta, orale
Igiene e puericoltura 2 2 -- orale
Religione o Attività alternativa 1 1 1 --
25 27 25
Tecniche ed esercitazioni di economia domestica/alimentazione e dei servizi di ospitalità 3 2 3 pratica
Lavori di comunità (attività occupazionali/creative) 5 4 5 grafica, pratica
Educazione fisica 2 2 2 pratica
35 35 35

Corso di studio per Dirigente di comunità[modifica | modifica wikitesto]

Insegnamenti del Corso di studio in Attività sociali - Indirizzo specializzato (Dirigente di comunità)[11] Orario settimanale Prove d'esame
III anno IV anno V anno
Italiano 3 3 3 scritta, orale
Storia ed educazione civica 2 2 2 orale
Lingua straniera 3 3 3 scritta, orale
Psicologia e pedagogia 5 5 5 scritta, orale
Diritto, economia e sociologia 2 2 2 orale
Chimica 2 2 -- orale
Igiene, puericultura ed esercitazioni 5 5 5 orale
Contabilità e statistica 3 2 2 orale
Economia domestica collettiva/Scienze dell'alimentazione e Organizzazione e gestione dei servizi socio-sanitari e educativi 3 3 3 orale
Musica e canto corale 2 2 2 orale
Religione o Attività alternativa 1 1 1 --
30 30 28
Tirocinio di psicologia e pedagogia nelle comunità per l'infanzia (III anno), l'adolescenza e la giovinezza (IV anno) e l'età adulta e senile (V anno) 2 2 3 --
Tecniche ed esercitazioni di economia domestica/alimentazione e dei servizi di ospitalità assistenziale e educativa 2 2 2 pratica
Educazione fisica 2 2 2 pratica
36 36 36

Nell'ambito del cosiddetto “progetto autonomia”,[47] attivato con l'introduzione dell’autonomia degli istituti di istruzione[48] in Italia, il corso di studio per la specializzazione di dirigente di comunità si caratterizza nell'indirizzo formativo sperimentale del settore "salute", di conseguenza gli insegnamenti del piano di studio, oggetto di un aggiornamento dei contenuti disciplinari, assumeranno una diversa denominazione: igiene e rischio collettivo e educazione sanitaria; anatomia, fisiologia e patologia; scienza della nutrizione; chimica organica e biochimica; elementi di biofisica; elementi di farmacologia e tossicologia; tecniche di relazioni interpersonali e legislazione sanitaria.

Corso di studio per Economo-Dietista[modifica | modifica wikitesto]

Insegnamenti del Corso di studio in Attività sociali - Indirizzo specializzato (Economo-Dietista)[11] Orario settimanale Prove d'esame
III anno IV anno V anno
Italiano 3 3 3 scritta, orale
Storia ed educazione civica 2 2 2 orale
Lingua straniera 3 3 3 scritta, orale
Psicologia e pedagogia 3 -- -- scritta, orale
Diritto, economia e legislazione sociale -- 2 2 orale
Contabilità, matematica finanziaria e statistica 3 2 2 scritta, orale
Chimica generale, inorganica ed organica ed esercitazioni 6 -- -- orale
Merceologia -- 3 -- orale
Trasformazione e conservazione degli alimenti -- -- 2 orale
Chimica degli alimenti ed esercitazioni -- 3 3 scritta, pratica
Scienza dell'alimentazione ed esercitazioni -- 5 5 scritta, pratica
Anatomia e fisiologia umana 4 -- -- orale
Igiene ed esercitazioni 3 3 3 orale
Economia domestica collettiva/Organizzazione e gestione dei servizi assistenziali socio-sanitari e educativi 2 2 3 orale
Religione o Attività alternativa 1 1 1 --
30 29 29
Laboratorio di informatica (trattamento testi e calcolo) 2 2 2 pratica
Tecniche ed esercitazioni di economia domestica/alimentazione e dei servizi di ospitalità assistenziale e educativa 2 3 3 pratica
Educazione fisica 2 2 2 pratica
36 36 36

Diplomi e abilitazioni professionali[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, al superamento dell'esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istituto tecnico per attività sociali viene rilasciato il relativo "diploma in Attività sociali", che reca anche la specificazione dell'indrizzo di studio seguito dallo studente, secondo la dicitura:[30][49][50][51][52]

  • "Generale";
  • "Specializzazione: Dirigente di comunità";
  • "Specializzazione: Economo-Dietista".

Tale diploma di Stato, in applicazione di specifiche leggi italiane, costituisce contestualmente una "abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale"[53][54] delle rispettive professioni.

La legislazione igienico-alimentare italiana, in accordo a quella europea, attribuisce a tali professionisti anche l'"abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale per il commercio, la preparazione e la somministrazione degli alimenti".[33][55][56]

La specializzazione di dirigente di comunità, costituisce una specifica abilitazione per l'esercizio della professione di dirigente, tecnico e educatore dei servizi assistenziali socio-sanitari e educativi,[37][57] inoltre la normativa professionale la riconosce quale "titolo di preferenza" nei concorsi pubblici per l'accesso alla carriera di educatore d'infanzia[58][59][60][61] degli asili nido e degli altri servizi di assistenza all'infanzia.

La specializzazione di economo-dietista costituisce una specifica abilitazione per l'esercizio della professione di tecnico esperto dei servizi di alimentazione delle collettività, la normativa professionale la riconosce quale titolo professionale per l'esercizio della professione di dietista[62] (in seguito a un tirocinio semestrale in dietologia presso un servizio sanitario).

A partire dal 2015 tali specializzazioni non saranno più formate dagli istituti tecnici per attività sociali, collocati ad esaurimento nel 2010, fermo restando il valore legale dei diplomi in attività sociali[63] di abilitazione all'esercizio dell'attività professionale di dirigente di comunità e economo-dietista, la formazione dei profili professionali del settore sociale, sanitario e educativo passerà per lo più all'alta formazione tecnica e professionale e all'università.

Infine, in conseguenza dell'assolvimento dell'istruzione secondaria superiore, i diplomi di istituto tecnico per attività sociali consentono la partecipazione ai concorsi pubblici per l'accesso alle carriere di concetto dello Stato e degli enti pubblici nonché il proseguimento degli studi presso gli istituti di alta formazione e le università.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 2015, in via eccezionale, c'è stata una sessione straordinaria d'esame di Stato per i candidati dell'indirizzo specializzato per dirigente di comunità che, completata la formazione, non abbiano superato il conclusivo esame di Stato (Nota MIUR del 25 novembre 2014, n. 7316; Nota MIUR del 5 dicembre 2014, n. 7692).
  2. ^ Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale, Canton Ticino, Svizzera, Scuola media... e poi? (Edizione 2014 – 2015) (PDF)[collegamento interrotto], Pubblicazione istituzionale della Repubblica e Cantone Ticino.
  3. ^ Istituto tecnico per attività sociali, indirizzi di studio, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  4. ^ a b Decreto Interministeriale (Pubblica istruzione e Tesoro, Bilancio e Programmazione economica) del 7 ottobre 1998, nunero 383, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 258 del 4 novembre 1998: Regolamento recante la modificazione alla denominazione degli istituti tecnici femminili con quella di "istituti tecnici per attività sociali".
    «Considerata l'esigenza di modificare la denominazione degli istituti tecnici femminili, che appare ormai incongruente con l'evoluzione del loro ordinamento e con le finalità formative che esso si propone, finalità che non rispondono a professionalità esclusive della donna [...] La denominazione degli istituti tecnici femminili è modificata con quella di "Istituti tecnici per attività sociali"».
  5. ^ a b c Legge 8 luglio 1956, numero 782, su normattiva.it, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 192 del 2 agosto 1956. URL consultato il 2 febbraio 2015 (permalink).
  6. ^ Orari e programmi della scuola professionale femminile e della scuola di magistero professionale per la donna (PDF), Milano, L. di G. Pirola, 1941.
  7. ^ Decreto del Presidente della Repubblica (Italia) del 18 gennaio 1960, numero 1987, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 260 del 18 ottobre 1961.
  8. ^ Legge del 10 dicembre 1953, numero 934: Validità degli esami di abilitazione tecnica al termine del primo esperimento degli Istituti tecnici femminili, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 297 del 12 dicembre 1953.
  9. ^ Legge 8 luglio 1956, numero 782, articolo 2
  10. ^ Decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 1963, numero 1500: Istituzione di indirizzi specializzati negli istituti tecnici [per attività sociali], pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 301 del 19 novembre 1963. URL consultato il 23/09/2016 (permalink).
  11. ^ a b c d e f g Decreto del Ministero della pubblica istruzione (Italia) del 14 gennaio 1967
  12. ^ a b c Nicola D'Amico, Storia della formazione professionale in Italia: Dall'uomo da lavoro al lavoro per l'uomo, Milano, FrancoAngeli, 2015.
  13. ^ Scheda del primo progetto di legge per la trasformazione degli istituti tecnici femminili in istituti tecnici per operatori sociali, su senato.it.
  14. ^ Scheda del secondo progetto di legge per la trasformazione degli istituti tecnici femminili in istituti tecnici per operatori sociali, su senato.it.
  15. ^ Iniziativa del Parlamento Italiano C2295, presentata il 21 novembre 1984 (PDF), su legislature.camera.it. URL consultato il 27 ottobre 2016.
  16. ^ a b Iniziativa del Parlamento Italiano C77, presentata il 2 luglio 1987 (PDF), su legislature.camera.it.
  17. ^ Normativa italiana sulle pari opportunità per uomini e donne, su regione.veneto.it. URL consultato il 22 novembre 2016.
  18. ^ Interrogazione parlamentare numero 4/20931 del 24/11/1998, su storia.camera.it. URL consultato il 27 ottobre 2016.
  19. ^ Legge del 25 luglio 1966, numero 602: Modifiche alla legge 21 luglio 1961, n. 685, concernente l'ammissione dei diplomati degli istituti tecnici alle facoltà universitarie, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 194 del 5 agosto 1966. URL consultato il 27 ottobre 2016 (permalink).
  20. ^ Legge del 21 luglio 1961, numero 685: Ammissione dei diplomati degli Istituti tecnici alle facoltà universitarie, su normattiva.it, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana numero 191 del 3 agosto 1961. URL consultato il 28 ottobre 2016 (permalink).
  21. ^ Legge dell'11 dicembre 1969, numero 910: Provvedimenti urgenti per l'università, su gazzettaufficiale.it, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 314 del 13 dicembre 1969. URL consultato il 29 ottobre 2016 (permalink).
  22. ^ a b Ministero della Pubblica Istruzione, I percorsi formativi della scuola secondaria di secondo grado statale tra corsi di ordinamento, sperimentazioni e autonomia (PDF), a cura di Servizio Statistico, Roma, Pubblicazione istituzionale del Ministero della Pubblica Istruzione, 2007.
  23. ^ L'Istituto tecnico di Cuneo o di Desio? Ecco classifica delle scuole d'Italia, su Il Sole 24 ORE, quotidiano politico economico e finanziario, Il Sole 24 ORE, 3 aprile 2012. URL consultato il 22 novembre 2016.
  24. ^ La classifica delle scuole superiori, su Il Sole 24 ORE, quotidiano politico economico e finanziario, Il Sole 24 ORE, 3 aprile 2012. URL consultato il 22 novembre 2016 (permalink).
  25. ^ Eduscopio, il cannocchiale per scegliere la scuola giusta, su Il Sole 24 ORE, quotidiano politico economico e finanziario, Il Sole 24 ORE.
  26. ^ Fondazione Giovanni Agnelli, Eduscopio, su eduscopio.it. URL consultato il 22 novembre 2016.
  27. ^ Provincia di Pisa, Dispersione scolastica
  28. ^ Ministero della Pubblica Istruzione, Servizio statistico 2007
  29. ^ Regolamento recante norme per il riordino degli istituti tecnici a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133., su normattiva.it, GU n.137 del 15-6-2010 - Suppl. Ordinario n. 128. URL consultato il 25 ottobre 2016 (permalink).
  30. ^ a b c Tabella di confluenza dei percorsi degli istituti tecnici (PDF), su archivio.pubblica.istruzione.it, Decreto del Presidente della Repubblica (Italia) del 15 marzo 2010, numero 88: Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti tecnici. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  31. ^ Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione per gli Istituti Tecnici (PDF), su archivio.pubblica.istruzione.it, Decreto del Presidente della Repubblica (Italia) del 15 marzo 2010, numero 88: Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti tecnici. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  32. ^ a b Risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico del 14 luglio 2011, numero 134333 (PDF), su sviluppoeconomico.gov.it. URL consultato il 24 ottobre 2016.
  33. ^ a b Elena Fiore, Antonella Manzione, I requisiti morali e professionali per l'esercizio delle attività commerciali e di somministrazione, Dogana (Repubblica di San Marino), Maggioli Editore, 2012, pp. 289, 232, 239 e 302.
  34. ^ Tuttitalia, Istituti Tecnici per Attività Sociali
  35. ^ Programma d'esame per i candidati esterni (C.M. n. 280 del 19/11/1999 - paragrafo 4.5), su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 20/08/2018.
  36. ^ Nota MIUR del 25 novembre 2014, n. 7316; Nota MIUR del 5 dicembre 2014, n. 7692
  37. ^ a b ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale), Figure professionali per il sociale: quadro di riferimento nazionale, in Studio delle competenze professionali del sociale, Roma, 2004.
  38. ^ Collegio IPASVI della Provincia di Gorizia, Diploma di Maturità attraverso un percorso curricolare ad hoc, in Feedback, nº 1, gennaio 2000.
  39. ^ ITAS paritario "ANSI" di Cassino, su ansicassino.it.
  40. ^ Ministero dell'Istruzione, Istituto tecnico per attività sociali, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  41. ^ a b Decreto del Ministero della pubblica istruzione (Italia) del 10/08/1963
  42. ^ a b Istituto tecnico per attività sociali - Indirizzo generale, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  43. ^ a b Istituto tecnico per attività sociali - Indirizzo specializzato per Dirigenti di comunità, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  44. ^ Decreto del Ministero della pubblica istruzione (Italia) del 01/06/1964
  45. ^ a b Istituto tecnico per attività sociali - Indirizzo specializzato per Economi-dietisti, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  46. ^ Decreto del Presidente della Repubblica del 24 aprile 1967, numero 758 (Organico dei docenti per materie d’insegnamento degli Istituti tecnici per attività sociali), su gazzettaufficiale.it.
  47. ^ Ministero della Pubblica Istruzione, Servizio statistico, I percorsi formativi della scuola secondaria di secondo grado statale tra corsi di ordinamento, sperimentazioni e autonomia, Roma, 2007.
  48. ^ Legge 15 marzo 1997 numero 59, articolo 21, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 30 settembre 2016.
  49. ^ Elenco dei Diplomi di Stato (PDF), su snals.it. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  50. ^ Decreto ministeriale n. 3 del 17 gennaio 2004: Esame di Stato 2003/2004 - Individuazione delle materie oggetto della seconda prova scritta negli esami di stato conclusivi dei corsi di studio ordinari e sperimentali di istruzione secondaria superiore., su www.gazzettaufficiale.it, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (Serie Generale n. 87 del 14/04/2004 - Suppl. Ordinario n. 65). URL consultato il 20 agosto 2017.
  51. ^ Decreto ministeriale n. 4 del 17 gennaio 2004: Esami di Stato 2003/2004 - Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore. Numero dei componenti le commissioni d'esame., su www.gazzettaufficiale.it, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (Serie Generale n. 107 del 08-05-2004 - Suppl. Ordinario n. 87). URL consultato il 20/08/2017 (permalink).
  52. ^ Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Ordinanza ministeriale n. 22 del 20 febbraio 2006 (PDF). URL consultato il 20/08/2017.
  53. ^ Legge 8 luglio 1956, n. 782, su normattiva.it, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 192 del 2 agosto 1956. URL consultato il 2 febbraio 2015 (permalink).
  54. ^ Istituzione di indirizzi specializzati negli istituti tecnici [per attività sociali], pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana numero 301 del 19 novembre 1963. URL consultato il 23/09/2016 (permalink).
  55. ^ Decreto legislativo 25 marzo 2010, numero 59, articolo 71, comma 6, lettera b., su camera.it. URL consultato il 26 settembre 2016.
  56. ^ Ris. Min. sviluppo economico 13 giugno 2011, n. 11180
  57. ^ AA. VV., Istruttore negli Enti Locali . Area socio-assistenziale e scolastico-educativa, Edizione Simone, 2002.
  58. ^ Conferenza unificata tra Governo, Regioni e Autonomie locali, Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, Istituto degli Innocenti, 2009.
  59. ^ AA. VV., L'educatore nell'asilo nido, Maggioli Editore, 2002.
  60. ^ Secondo il principio di corrispondenza dei diplomi di Stato professionali con quelli tecnici di cui alla Legge 27 ottobre 1969, n. 754, articolo 3, D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, articolo 197, comma 3, D.P.R. 23 luglio 1998, n. 323, articolo 15, comma 8, Legge 10 dicembre 1997, n. 425, articolo 1.
  61. ^ Legge 19 luglio 1940, n. 1098
  62. ^ Decreto del Ministero della sanità (Italia): Esercizio professionale del dietista (equipollenza dei titoli professionali), su salute.regione.emilia-romagna.it, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 22 agosto 2000, numero 195.
  63. ^ Senato della Repubblica, Servizio studi, Il valore legale del titolo di studio. Contesto europeo ed elementi di legislazione comparata, in Dossier, nº 208, marzo 2011.