Istituto nazionale del dramma antico

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Locandina INDA 1914

L'Istituto nazionale del dramma antico (anche conosciuto con l'acronimo INDA) è una fondazione culturale dal 1998, ma le sue attività prendono vita già nel 1914. L'ente è celebre per l'organizzazione del ciclo di rappresentazioni classiche presso il Teatro greco di Siracusa, giunto alla XLIV edizione nel 2008.

Esso nacque per volontà dell'aristocratico siracusano Mario Tommaso Gargallo, che nel 1913 costituì un comitato promotore con l'ambizione di ridare vita al dramma antico presso il suo "spazio naturale", il Teatro Greco di Siracusa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antica rappresentazione INDA

Il primo ciclo di spettacoli classici fu inaugurato il 16 aprile 1914 con l'Agamennone di Eschilo. Gli allestimenti scenografici furono di Duilio Cambellotti[1]

Dopo l'interruzione degli spettacoli causata dalla prima guerra mondiale, le rappresentazioni classiche ritornarono sulla scena nel 1921 con le Coefore di Eschilo. Per l'occasione giunge a Siracusa anche Filippo Tommaso Marinetti che il 18 e il 19 aprile terrà delle conferenze per ribadire la posizione progressista del Futurismo di fronte ad una rappresentazione del passato.[2]

Nel 1924 Mussolini dopo aver assistito personalmente all'esibizione teatrale di I sette a Tebe e di Antigone, rimase così entusiasta che decise di fare evolvere quegli spettacoli in un'istituzione nazionale, fu così che nacque con regio decreto n. 1767 il 7 agosto 1925 l'Istituto nazionale del dramma antico di Siracusa[3][4]

Nel 1928 non si raggiunge l'accordo per rappresentare la Fedra di D'Annunzio[5].

Nel 1978 l'INDA divenne ente pubblico non economico e, ai sensi della legge 70/75, fu riconosciuto come «ente necessario allo sviluppo sociale, civile, economico e culturale del paese», conquistando così tutte le prerogative e responsabilità di una pubblica istituzione. Durante questo periodo fu, a lungo, diretto dal latinista Giusto Monaco.

Nel 1998 l'Istituto fu infine trasformato da ente pubblico in fondazione[6].

Con le stagioni teatrali 2000 e 2001 la cadenza dei cicli di spettacoli classici passò da biennale ad annuale.

Il 2001 è stato funestato da una serie di scandali in seno all'INDA, a causa della rivelazione di indagini della magistratura, da cui si è appurata l'influenza mafiosa all'interno dell'Istituto. La profonda eco, anche a livello nazionale, ha avuto come conseguenza quella di un cambio ai vertici e l'ovvia ricaduta negativa sull'immagine dell'Istituto e sull'affluenza di pubblico[7].

Il 2002 vide la riedizione di Dioniso, una rivista scientifica di studi sulla drammaturgia classica, la cui pubblicazione, pur intervallata da periodi di pausa, era iniziata nel 1931.

La Stagione 2005 ha segnato un momento di svolta per la Fondazione INDA, nuovamente impegnata nella produzione diretta degli spettacoli. Le scene ed i costumi dei tre drammi in cartellone, ad esempio, sono stati interamente realizzati dall'Ente.

Nel 2014 gli spettacoli dell'INDA vengono replicati anche al teatro grande di Pompei[8].

Protagonisti teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi elenco delle rappresentazioni classiche di Siracusa.
Ugo Pagliai nel ruolo di Anfitrione nell' Eracle

Il Teatro Greco di Siracusa ha visto accogliere molte idee e contributi come le traduzioni di studiosi e intellettuali quali Raffaele Cantarella, Dario Del Corno, Vincenzo Di Benedetto, Edoardo Sanguineti, Umberto Albini;

le versioni dei drammi di autori come Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo e Vincenzo Consolo;

le letture di registi come Mario Martone, Gabriele Lavia, Antonio Calenda, Luca Ronconi, Peter Stein;

le interpretazioni di artisti come Elena Zareschi, Vittorio Gassman, Valeria Moriconi, Salvo Randone, Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà Roberto Herlitzka, Maddalena Crippa, Massimo Popolizio, Piera Degli Esposti, Galatea Ranzi.

le scenografie di Massimiliano Fuksas, Duilio Cambellotti e Arnaldo Pomodoro.

Spazi scenici[modifica | modifica wikitesto]

Sin dai primi anni, l'INDA non ha limitato la propria attività al solo Teatro Greco di Siracusa. A partire dal 1929 infatti, la sfera di competenza dell'Istituto era stata estesa a tutto il territorio nazionale.

Da allora numerose rappresentazioni hanno avuto luogo a cura dell'INDA anche in altri teatri greci e romani: Segesta, Palazzolo Acreide, Taormina, Tindari, Pompei, Benevento, Gubbio, Fiesole, Luni, Trieste.

e in altre sedi particolarmente suggestive: Agrigento, Selinunte, Paestum e Urbino.

Nell'ottica di una piena valorizzazione del Teatro Greco di Palazzolo Acreide, annualmente vi viene celebrato il Festival internazionale del teatro classico dei giovani. La manifestazione, rivolta agli Istituti superiori e alle università, permette la rappresentazione nell'antica cavea dei classici latini e greci, riletti secondo la sensibilità dei giovani.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Una delle antiche rappresentazioni al teatro greco

Quando nel 1921 Marinetti giunse a Siracusa per parlare delle rappresentazioni classiche l'intera città fu in subbuglio, dato che avrebbe inscenato una delle sue provocazioni futuriste. Franco Sgroj riporta i contenuti dell'intervento in questo modo: «Marinetti rileva che oggigiorno il teatro aretuseo ha ben poco di ellenico, perché alla cornice del passato, fatta di colline, mare, vele, nuvole e stelle, si sono aggiunte le luci della vicina stazione, i fischi e i pennacchi delle locomotive, per non parlare dello spirito profondamente religioso che pervadeva gli spettatori dell’antichità e che le riesumazioni erudite non riescono più a rivivere nel pubblico dei nostri tempi». E ancora: «Il vate del Futurismo tesse le lodi del coloritissimo folclore siciliano, dall’opera dei pupi alle celebrazioni religiose, dai costumi popolari al dialetto, e suggerisce che il Teatro di Siracusa venga coraggiosamente svecchiato e aperto a una presa di coscienza veramente liberatoria alla rappresentazione sì dei classici, ma anche di opere di autori siciliani viventi»[2].

Durante la stagione 1927 Elio Vittorini fu incaricato per la rivista La fiera letteraria di commentare le rappresentazioni. La sua fu una critica aspra: «Di classico non siamo riusciti a scovare traccia veruna, né sulle peste della traduzione romagnolesca, né tendendo dietro alle interpretazioni degli attori, né ammirando le scene o i costumi del Cambellotti. Così la Medea non segue la linea dritta e chiara, quasi logica, dell’eroina di Euripide, ma geme come un’ossessa di vendetta in vendetta; e dove era semplicemente perversa si è fatta insensata e delirante». E ancora, sulle Nuvole: «Certo che molti difetti presenta la Commedia. perché, messe in disparte le intenzioni etiche di Aristofane, essa non raggiunge mai la conclamata altissima immobilità dell’ironia... ond’è che la commedia persiste in uno stato inferiore di farsa e di buffonata, dove la satira non va tanto per il sottile e non divide il capello in quattro, anzi piuttosto compiacendosi di un suo fare grossolano. Romagnoli non ha voluto comprendere che era suo compito di alleggerire la commedia da ciò che vi resiste di pacchiano, e anzi ha aggravato aggiungendo pacchianerie a pacchianerie per proprio conto»[9].

Nel 2002 una delle rappresentazioni messe in scena da Ronconi (Le rane), fu oggetto di critiche da parte del governo nazionale, per la scelta deliberata di inserire in scena i volti di uomini politici. La contestazione si legava al clima di dissenso nei confronti del Governo Berlusconi II, creando un caso nazionale[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Fornari, La conoscenza tragica in Euripide e in Sofocle, 1ª ed., Massa, Transeuropa Edizioni, 2013, ISBN 978-88-7580-224-0.

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