Istituto Confucio

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Istituto Confucio in Francia

L'Istituto Confucio è un'istituzione per la diffusione all'estero della lingua e cultura cinese creata dall'Ufficio "Hanban" del Ministero dell'Istruzione della Repubblica Popolare Cinese.

Il primo Istituto Confucio è stato aperto a Seul, in Corea del Sud, il 21 novembre 2004. Nel 2007 all'Università di Waseda in Giappone.

Le varie sedi organizzano corsi di lingua cinese e attività didattiche, scientifiche e culturali e hanno spesso sede presso università.

In Italia il primo Istituto Confucio è stato istituito dall'Università degli studi di Napoli "L'Orientale" in collaborazione con la Shanghai International Studies University (SISU), in seguito ne sono stati aperti altri, presso l'Università di Firenze[1], l'Università di Torino[2], a Roma, Bologna, Milano, Venezia, Macerata, Pisa, Padova ed Enna.[indicare se anche questi sono in sedi universitarie]

Controversie: promozione culturale o propaganda politica?[modifica | modifica wikitesto]

Come il docente Maurizio Scarpari sottolina nel suo articolo[3] bisogna, ed è benefico, domandarsi se sia legittimo che un istituto controllato dal Partito Comunista Cinese e i cui criteri di funzionamento sono poco trasparenti, abbia un'influenza così forte sul nostro sistema scolastico: gli Istituti Confucio infatti attraverso vari accordi stanno promuovendo la diffusione della cultura e della lingua cinese nelle scuole dell'obbligo di ogni ordine e grado, favorendo la diffusione di un'immagine positiva della Cina che non tiene conto delle questioni ancora aperte: Tibet, democrazia e rispetto dei diritti umani. Al di là dell'operazione culturale cui sono devoti, si è cominciata ad avanzare l'ipotesi che gli Istituto Confucio fungono da organo avanzato di propaganda del Partito Comunista Cinese, ovvero "cercano di modificare l'immagine di Pechino agli occhi del mondo."[4]. Le accuse mosse nei confronti dell'operato degli Istituti Confucio è quella di edulcorare la visione che diversi paesi del mondo hanno del regime cinese e nel contempo quello di porre dei veti più o meno palesi nei confronti di iniziative culturali sgradite al Partito Comunista Cinese, pur se effettuate fuori dalla Cina.[5][6][7][8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]