Isola nel Kantiere

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Isola nel Kantiere
TipoCentro Sociale Occupato
Fondazioneagosto 1988
Scioglimentosettembre 1991
ScopoArte
Musica
Sociale
Sede centraleItalia Bologna

L'Isola nel Kantiere, conosciuto anche semplicemente come Isola, è stato un centro sociale occupato di Bologna attivo tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nell'agosto del 1988 in un'ala in ristrutturazione dell'Arena del Sole (teatro bolognese) presso il numero 8 della piazzetta San Giuseppe[1], l'Isola nel Kantiere è stata una delle culle dell'hip hop italiano: qui è nata prima di tutto l'Isola Posse All Stars guidata da Speaker Dee Mo e Deda, autore di Stop al panico. Inoltre, dall'esperienza del centro sociale bolognese - ritenuto da Serafino D'Onofrio e Valerio Monteventi "il più avanzato laboratorio di sperimentazione dell'hip hop e del rap italiano"[1] fanno il loro debutto sul palco gruppi come Sud Sound System, Sangue Misto e Arresto Cardiaco, ed artisti solisti come Speaker Dee Mo, Neffa, Deda, Gopher D, Papa Ricky e DJ Rodriguez[1][2].

Dall'Isola nascerà nel 1993 il Link Project, noto semplicemente come Link, locale con quattro sale per concerti all'interno di un ex magazzino nei pressi del Mercato ortofrutticolo[3][4] e il CSOA Pellerossa situato in Piazza Verdi.

«L'Isola inteso come collettivo di persone, nell’anno successivo, si è ritrovata a casa di amici, ancora una volta di fronte a due possibilità. La prima era accettare la proposta del Comune, di prendere in dotazione uno spazio, sottostando alle sue regole, quindi istituzionalizzandosi. Istituire un’associazione culturale, con dei nomi, dei riferimenti, etc. Ovviamente a molti non andava giù l'idea di istituzionalizzarsi a prescindere. L'altra possibilità era quella di occupare un altro spazio. L'Isola lì non si divise esattamente in due, ma alcuni isolani raccolsero l'offerta del comune insieme ad altri che avevano militato assieme ai giri del Dams, etc, ed aprirono questo spazio che poi si chiamerà Link. Altri semplicemente si ritirarono a farsi i fatti loro, e altri ancora, insieme ad altri gruppi universitari, prima presero direttamente una ex mensa universitaria in piazza Verdi, più in centro, e diedero vita all'esperienza del Pellerossa, dopodiché sgomberato pure quello, entrarono in una sala studio sempre di proprietà del Comune e crearono il primo Livello 57.»

(Speaker Dee Mo, Spazi di comunione: Isola nel Kantiere, Noisey, 2015)

Vari artisti hanno riconosciuto l'influenza dell'Isola sulla loro attività; secondo Emidio Clementi l'Isola ha rappresentato un'esplosione di creatività, è stata un'esperienza potente e dirompente, era un fermento continuo, inarrestabile[5]. Il personaggio Antò Lu Purk, uno dei protagonisti di La guerra degli Antò, tratto dal libro di Silvia Ballestra ha origine da una storia ambientata all'Isola[6].

L'Isola fu sgomberata definitivamente dalle forze dell'ordine nel settembre del 1991[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Serafino D'Onofrio, Valerio Monteventi, 2011 pg. 74
  2. ^ Pierfrancesco Pacoda, Trent’anni fa finiva L’Isola nel Kantiere e da Bologna prendeva il volo il rap, su ilrestodelcarlino.it.
  3. ^ Nasce il Link Project bibliotecasalaborsa.it del Comune di Bologna
  4. ^ Carlo Branzaglia, 2004.
  5. ^ Gianni Gherardi, L'isola nel Kantiere, in La Repubblica, 11 novembre 2011. URL consultato il 6 dicembre 2016.
  6. ^ Silvia Ballestra, su comune.re.it. URL consultato il 6 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Branzaglia, Marginali. Iconografie delle culture alternative, Roma, Castelvecchi editore, 2004, ISBN 88-7394-013-7.
  • Alberto Campo, Nuovo? rock?! italiano! Una storia, 1980-1996, Firenze, Giunti, 1996, ISBN 9788809209992.
  • Arturo Compagnoni, Italia 80. Il rock indipendente italiano negli anni Ottanta, Roma, Apache, 2004.
  • Serafino D'Onofrio e Valerio Monteventi, Berretta rossa: storie di Bologna attraverso i centri sociali, Bologna, Pendragon, 2011.
  • Pierfrancesco Pacoda, Hip hop italiano: suoni, parole e scenari del Posse power, Einaudi, 2000, ISBN 8806154737.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]