Isabella de' Medici

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Isabella de' Medici
Isabella de' Medici 02.jpg
Isabella de' Medici, duchessa di Bracciano,
in un ritratto attribuito ad Alessandro Allori.
Duchessa di Bracciano
Stemma
In carica 1560 - 1576
Nome completo Isabella de' Medici
Altri titoli Principessa di Toscana
Nascita Firenze, 31 agosto 1542
Morte Cerreto Guidi, 16 luglio 1576
Luogo di sepoltura Cappelle Medicee, Firenze
Dinastia Medici
Padre Cosimo I de' Medici
Madre Eleonora di Toledo
Consorte Paolo Giordano I Orsini
Figli Francesca Eleonora e Virginio

Isabella de' Medici (Firenze, 31 agosto 1542Cerreto Guidi, 16 luglio 1576) era figlia del Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici e di Eleonora di Toledo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo atto di battesimo, conservato presso l'archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore in Firenze, figura anche il nome di Romola in onore di san Romolo, primo vescovo di Fiesole. La sua nascita venne accolta con grande gioia nella famiglia Medici, come terzogenita, crebbe tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti. Sin dall'età di cinque anni fu avviata allo studio della musica[1] e delle lettere latine e greche[2], conversava in spagnolo e francese.

Nel 1553, per rinsaldare i rapporti con il papato, il padre Cosimo de' Medici, duca di Firenze, insieme al pontefice Giulio III decise il matrimonio di una delle due figlie (Isabella o Lucrezia) con Paolo Giordano Orsini, signore di Bracciano e di Anguillara, erede di una delle famiglie più potenti dello Stato della Chiesa con cui altre volte i Medici si erano imparentati[3]. Ancora adolescente venne condotta a nozze nel 1558.

Nei patti preliminari, firmati a Roma l’11 luglio 1553 (not. Massa) dal cardinale Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora, tutore di Paolo Giordano, e da Averardo Serristori, ambasciatore e procuratore di Cosimo, manca il nome della sposa poiché Cosimo si riserva di sceglierlo al momento opportuno. Il futuro sposo, che allora aveva dodici anni, venne comunque portato a Firenze dove crescerà insieme ai figli di Cosimo. Il 28 gennaio 1556 fu firmato il vero e proprio contratto di matrimonio in cui appare il nome di Isabella. La sposa ha quattordici anni e lo sposo quindici. Siamo alla vigilia delle sanguinose guerre di Paolo IV contro gli imperiali e Paolo Giordano è pronto per andare a combattere a fianco del pontefice. La consumazione del matrimonio, come riportarono le cronache, avvenne due anni dopo, il 3 settembre 1558, dopo le nozze della sorella Lucrezia con Alfonso d’Este. Celebri musicisti composero opere in onore degli sposi. Francesco Corteccia, musicista di corte, compose un mottetto latino e il compositore fiammingo Philippus de Monte un madrigale in cui definiva Isabella “più saggia e più bella di Flora”.

Nell'ottobre 1560, a seguito dell’istituzione del Ducato di Bracciano da parte del pontefice Pio IV, i possedimenti di Paolo Giordano acquisivano unitarietà, autonomia giudiziaria e legislativa, alla pari degli altri ducati dell’epoca: Ferrara, Parma e Urbino e Isabella divenne duchessa di Bracciano. Il ducato di Bracciano controllava due importanti vie consolari la via Cassia e la via Aurelia, poi aveva l’accesso al mare con il piccolo centro di Palo. Inoltre il ducato delineava una fascia protettiva a nord di Roma ed era uno Stato autonomo all’interno dei territori pontifici. Quindi per i pontefici era un cuscinetto protettivo necessario a pochi chilometri da Roma. Per tutti gli altri il ducato rappresentava una magnifica preda. Seppur Paolo Giordano avesse fatto fare importanti lavori al castello con l’intenzione di stabilirvi la propria dimora, i due sposi, per volontà di Cosimo I, continuarono a vivere a Firenze nel palazzo Medici di via Larga. A maggior ragione il trasferimento divenne impossibile dopo la morte prematura in casa Medici delle due sorelle: Maria (1559) e Lucrezia (1561) ma soprattutto dopo quella della madre Eleonora e dei fratelli Giovanni e Garzia nel 1562. Isabella rimase l’unica donna della famiglia e fu chiamata a sostituire la madre nella cura dei fratelli più piccoli, Pietro e Ferdinando, e soprattutto nella cura del padre, la cui salute, provata dai lutti familiari, andava progressivamente peggiorando. Ed inoltre finché visse Cosimo I, Isabella fu la figura femminile di riferimento nella famiglia medicea, ruolo riconosciuto anche dalle altre corti europee nelle occasioni ufficiali.

A Roma, nel 1570, quando Cosimo I fece la sua entrata per ricevere da Pio V il titolo di granduca di Toscana, il protocollo del cerimoniere pontificio riservò a Isabella l’onore dell’ingresso solenne subito dopo quello del padre, esattamente come era accaduto per sua madre dieci anni prima. La posizione prestigiosa e la capacità diplomatica consentirono a Isabella di partecipare alla fitta rete di rapporti che legava le mogli dei principi in un continuo scambio di favori e a quelle segrete alleanze che si intrecciavano fuori dai canali ufficiali, come è documentato dalla corrispondenza familiare. Queste doti fecero sì che Isabella, insieme al marito, riuscisse a sfidare anche l’intransigenza di Pio V e il rigore dell’Inquisizione dando rifugio a persone ricercate dalla giustizia pontificia per futili motivi o per le loro posizioni religiose, come avvenne ad esempio con il riformato Fausto Sozzini a cui permisero di riparare in Svizzera[4].

Nel marzo del 1571, dopo alcuni aborti, Isabella partorì una bambina chiamata Francesca Eleonora e nel settembre del 1572 nacque l’erede Virginio. I contemporanei la giudicarono bellissima, colta e saggia, attorno a lei, negli anni Sessanta e Settanta del Cinquecento, si muoveva il mondo intellettuale senese e fiorentino: letterati, musici, poeti le dedicavano le loro opere. Girolamo Bargagli, grande animatore dell’Accademia degli Intronati, le dedicò il suo Dialogo de’ giuochi che nelle vegghie sanesi si usano fare (Siena 1572) e Mario Matasilani l’opera: La felicità del serenissimo Cosimo de’ Medici granduca di Toscana (Firenze 1572). Il cosmografo Egnazio Danti, che tra il 1562 e il 1566 fu suo maestro di matematica, le offrì il testo per il suo corso tenuto nello Studio fiorentino (La sfera di Proclo Liceo…, Firenze 1573). Isabella svolse anche un ruolo di patronage femminile, incoraggiando la carriera professionale di Maddalena Mezzari, detta Casulana, celebre madrigalista, che le dedicò le sue composizioni (Il libro primo de’ madrigali a quattro voci, Venezia 1568). Sebbene i contemporanei lodassero spesso la sua bella scrittura, l’unica opera nota di Isabella è una composizione per liuto dal titolo Lieta vivo e contenta, trascritta nel libro di canto e liuto di Cosimo Bottegari, conservato a Modena nella Biblioteca Estense universitaria (C. 311, c. 25v).

Isabella, provata da una lunga malattia e da febbri intermittenti, morì il 16 luglio 1576 nella villa medicea di Cerreto Guidi ma una lunga tradizione letteraria e storiografica ha attribuito la sua scomparsa prematura all’uccisione da parte del marito. La causa dell’omicidio sarebbe stata per alcuni il suo tradimento con Troilo Orsini, per altri l’innamoramento del marito per Vittoria Accoramboni, per altri ancora entrambe le cose. La storia dell’omicidio della Medici ebbe un’enorme diffusione in tutta Europa. Nel The white devil, la tragedia di John Webster rappresentata a Londra nel 1611, il personaggio di Isabella muore baciando il ritratto avvelenato del marito traditore. Nella sua Storia del Granducato di Toscana (1781), Galluzzi fu il primo a controbattere su basi documentarie tutte le accuse contro la famiglia Medici, ammettendo che la morte improvvisa di Isabella fu talmente strana da dare adito a voci incontrollate. Galluzzi dichiarò di utilizzare come fonte la pubblica fama. Botta contribuì a costruire il mito di Isabella così come sarà perpetuato dalla letteratura ottocentesca: incarnazione dell’ambiguità del male, vittima e carnefice, innocente e perversa. Questo aprì la strada ad Alexandre Dumas che descrisse, inventandola nei particolari, una presunta relazione incestuosa tra Cosimo e la figlia e a Domenico Guerrazzi, che fece di Isabella la protagonista bella e perversa di un romanzo storico. Domenico Gnoli, confessando anche lui di basarsi sul pubblico grido, consacrò alla storia la versione dell’assassinio di Isabella per mano del marito. Gli studi più recenti condotti da Elisabetta Mori (Op.cit.) dimostrano che tale versione della storia, oggi non è più proponibile. Non solo perché è emersa una copiosa corrispondenza che attesta il solido legame matrimoniale e la sua lunga malattia, causa della morte, ma soprattutto perché quella versione non si fonda su alcuna testimonianza attendibile e verificabile. Le presunte lettere di Isabella all’amante Troilo, prese come prova del tradimento, firmate “schiava in perpetuo”, non reggono al confronto calligrafico né con le lettere sicuramente di mano di Isabella (circa centosessanta contenute nel carteggio dell’archivio Orsini) né tantomeno con l’elegante fraseggio della duchessa di Bracciano. La pessima immagine di Isabella e del suo consorte, è stata costruita e diffusa da cronache antimedicee, libelli calunniosi opera di fuoriusciti fiorentini, carteggi diplomatici di potenze ostili al pontefice e al Granducato, tutte fonti di evidente matrice politica. La falsa immagine di Isabella de’ Medici, così come quella di tante donne di potere del Rinascimento italiano, venne all’inizio veicolata da manoscritti anonimi diffusi in tutta Europa. Non c’è da stupirsi se la letteratura ottocentesca, che attingeva a piene mani alle torbide vicende della nostra storia, fece di Isabella de’ Medici uno dei suoi personaggi preferiti. Le vicende di personaggi reali, travisate e rese intriganti da tradimenti e omicidi, rispondevano (e rispondono anche oggi) alle aspettative e allo stato d’animo del pubblico. Attraverso lo studio di Elisabetta Mori[5], storica, archivista e ricercatrice, fondato soprattutto sull’esame e lo studio di centinaia di lettere, conservate in Roma presso gli archivi Orsini, che i coniugi si sono scritti nell’arco di vent’anni, dal 1556 al 1576[6], le figure di Isabella de’ Medici e di suo marito Paolo Giordano Orsini sono state riconsegnate alla storia e fatte uscire dal mondo della finzione sul quale fin dagli albori è stata costruita la loro falsa immagine. Insomma si tratta di una sorta di damnatio memoriae da estinguere ed un onore perduto da riconsegnare a Isabella de’ Medici.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Giordano e Isabella ebbero due figli:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di tre generazioni di Isabella de' Medici
Isabella de' Medici Padre:
Cosimo I de' Medici
Nonno paterno:
Giovanni dalle Bande Nere
Bisnonno paterno:
Giovanni il Popolano
Bisnonna paterna:
Caterina Sforza
Nonna paterna:
Maria Salviati
Bisnonno paterno:
Jacopo Salviati
Bisnonna paterna:
Lucrezia di Lorenzo de' Medici
Madre:
Eleonora di Toledo
Nonno materno:
Pedro Álvarez de Toledo y Zuñiga
Bisnonno materno:
Fadrique Álvarez de Toledo y Enríquez
Bisnonna materna:
Isabel de Zúñiga
Nonna materna:
María Osorio y Pimentel
Bisnonno materno:
Luis Pimentel
Bisnonna materna:
Juana Osorio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mattia Rampollini, detto Squitti, musicista di corte dal 1551 al 1554.
  2. ^ Sotto la guida di Antonio Angeli da Barga e di Pier Vettori
  3. ^ Con il matrimonio di Lorenzo de’ Medici con Clarice Orsini e del loro figlio Piero con Alfonsina Orsini
  4. ^ Dal 1569 la casa fiorentina della Medici divenne sicuro asilo per Paolo Ghislieri, nipote del pontefice, destituito dalla carica di governatore di Borgo, privato di tutti i beni e bandito a causa del lusso di cui amava circondarsi, e per Fausto Sozzini, teologo antitrinitario, che negli anni 1569-73 figura al servizio dei duchi di Bracciano.
  5. ^ Elisabetta Mori, L’onore perduto di Isabella de’ Medici, Milano Garzanti 2011;
  6. ^ Roma, Archivio storico Capitolino, Archivio Orsini, voll. 157-158

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Botta, Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1789, Capolago 1833, IV, pp. 201-204;
  • D.G. Cardamone, Isabella Medici-Orsini: a Portrait of Self-Affirmation, in Gender, Sexuality, and Early Music, ed. Todd M. Bogerding (New York and London: Routledge, 2002), 1-25.
  • G. Carrara, Donna Isabella Medici Orsini, duchessa di Bracciano, in Nuova Antologia, dicembre 1961, pp. 517-524;
  • V. Celletti, Gli Orsini di Bracciano, Roma 1963, pp. 91-117;
  • A. Dumas, Une année à Florence, Paris 1851, p. 394;
  • G. Fragnito, Un pratese alla corte di Cosimo I. Riflessioni e materiali per un profilo di Pierfrancesco Riccio, in Archivio storico pratese, LXII (1986), p. 40;
  • D. Gnoli, Vittoria Accoramboni. Storia del secolo XVI, Firenze 1870, pp. 42-66;
  • E. Graziosi, Fra letteratura e storia, in Le donne Medici nel sistema europeo delle corti (secoli XVI-XVIII). Atti del Convegno internazionale, Firenze-San Domenico di Fiesole…2005, a cura di G. Calvi - R. Spinelli, Firenze 2008,, pp. 579-587, in particolare pp. 583-585;
  • F.D. Guerrazzi, Isabella Orsini duchessa di Bracciano, Firenze 1844;
  • E. Mori, «MEDICI, Isabella de'». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. LXXIII, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
  • E. Mori, L'onore perduto di Isabella de' Medici, Milano, Garzanti, 2011. ISBN 9788811741190
  • E. Mori, L’onore perduto del duca di Bracciano. Dalle lettere di Paolo Giordano Orsini e I. de’ M., in Dimensioni e problemi della ricerca storica, 2004, n. 2, pp. 135-174; Id., La malattia e la morte di I. M. Orsini, in Roma moderna e contemporanea, XIII (2005), 1, pp. 77-97; Id.; I. de’ M. e Paolo Giordano Orsini. La calunnia della corte e il pregiudizio degli storici, in Le donne Medici nel sistema europeo delle corti (secoli XVI-XVIII). Atti del Convegno internazionale, Firenze-San Domenico di Fiesole…2005, a cura di G. Calvi - R. Spinelli, Firenze 2008, pp. 537-550; Id., Isabella de’ Medici e Paolo Giordano Orsini: la disonesta bugia, in Conversazioni in villa, Villa medicea di Cerreto Guidi 2013, Bibbena, Mazzafirra Editrice 2013, pp.87-110; Id., Isabella de’ Medici: Unraveling the legend, in Medici Women: the Making of a Dynasty in Grand Ducal Tuscany, edited by Giovanna Benadusi and Judith C. Brown, Toronto, Centre for Reformation and Renaissance Studies 2015, pp.91-127; Id., L’amore rivelato. Le lettere di Isabella de’ Medici e Paolo Giordano Orsini, in Scrivere d’amore. Lettere di uomini e donne tra Cinque e Novecento, a cura di Manola Ida Venzo, Roma, Viella 2015, pp.47-67; Id. Isabella de’ Medici and Vittoria Accoramboni:The History and Legend of the Two Wives of the Duke of Bracciano, in Paolo Alei and Max Grossman, Building Family Identity: The Orsini Castle of Bracciano from Fiefdom to Duchy (1470-1698), Peter Lang AG, Oxford, 2017.
  • G. Saltini, Due principesse medicee del secolo XVI, in La Rassegna nazionale, 16 ott. 1901, pp. 553-571; 16 dic. 1901, pp. 599-613; 16 febbr. 1902, pp. 618-630; 16 maggio 1902, pp. 209-220; 16 sett. 1902, pp. 227-241; 16 nov. 1902, pp. 169-191;
  • C. P. Murphy, Isabella de' Medici: la gloriosa vita e la fine tragica di una principessa del Rinascimento, Milano, Il Saggiatore, 2011;
  • F. Winspeare, Isabella Orsini e la corte medicea del suo tempo, Firenze 1961.

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