Principio di irretroattività

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Il principio di irretroattività, uno dei principi cardine del diritto italiano, vieta l'applicazione di una norma penale a quelle condotte messe in atto prima della sua entrata in vigore secondo l'articolo 11 delle preleggi e secondo l'articolo 25, comma 2 della Costituzione.

Nel diritto in generale[modifica | modifica wikitesto]

La successione tra leggi di pari rango comporta la libera travolgibilità dei diritti posti da leggi di pari rango precedenti (lex posterior derogat legi priori: v. articolo 14 delle preleggi).

Ciò nondimeno, la giurisprudenza costituzionale ha attenuato tale antico precetto, dichiarando che il «principio di irretroattività della legge» è derogabile solo quando ciò sia richiesto dal criterio di ragionevolezza, senza mai «incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti»[1]. La stessa Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali non esclude radicalmente la possibilità di leggi che, operando retroattivamente, incidano sull'andamento di giudizi in corso, quando sussistano esigenze di ordine pubblico o addirittura «motivi imperativi di interesse generale»[2].

Nel diritto penale[modifica | modifica wikitesto]

Tanto la legge nazionale (artt. 25 Cost. e 2 c.p.) quanto l'art. 7 della Convenzione europea sanciscono il principio della irretroattività delle norme sfavorevoli al reo.

Tuttavia questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli al reo: se la legge penale varia in modo favorevole al reo, essa è applicabile anche in via retroattiva (in ossequio al più ampio principio del favor rei).[3]

Più specificatamente secondo l'articolo 2, commi 2 e 3 del codice penale nessuno può essere punito per un fatto che secondo una legge posteriore non è reato e se vi è stata sentenza di condanna ne cessano gli effetti e l'esecuzione; inoltre se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede solo la pena pecuniaria la pena detentiva si converte in pena pecuniaria. Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile (art. 2, comma 4 c.p.).

Riferimenti a tale principio si ritrovano nell'art. 2, comma 1, del Codice penale e nell'art. 25, comma 2, della Costituzione oltre che nell'articolo 14 delle preleggi.

Il principio di irretroattività prevede l'impossibilità di punire un comportamento umano per un fatto che, al momento della sua commissione, non sancito come reato da alcuna legge preesistente.

Il principio di irretroattività trova i suoi natali dai pensatori illuministi dell'700, i quali ritenevano fosse altamente lesivo delle libertà personali punire un comportamento che, per quanto contro la morale comune, non era vietato da alcuna norma precedentemente sancita.

L'art. 25 co. 2 Cost. e art. 2 co. 1 c.p. impongono il divieto per il legislatore di applicare retroattivamente una legge penale successiva sfavorevole all'agente: ovvero una legge di diritto penale sostanziale che:

  1. individua una figura di reato integralmente nuova
  2. amplia una figura di reato preesistente
  3. comporta una disciplina meno favorevole per l'agente e una pena principale o accessoria ed effetti penali più severi.

L'art. 2 co. 2-4 c.p. impone l'obbligo di applicare retroattivamente una legge penale successiva favorevole all'agente, in due casi:

  1. abolizione del reato: si applica retroattivamente anche già pronunciata sentenza definitiva di condanna (retroattività illimitata);
  2. successione di leggi modificative della disciplina con effetti favorevoli all'agente: modifica la disciplina del reato, e si applica retroattivamente se la sentenza definitiva non è stata ancora pronunciata.

Non si può applicare tale principio alle leggi eccezionali e temporanee.

La retroattività della legge più mite[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina della lex mitior attiene alla modifica del reato, in ragione di una legge penale sopraggiunta: quando il reato, dapprima punito anche con pena detentiva, diventa punibile con mera pena pecuniaria, la nuova legge si applica retroattivamente, anche in presenza di sentenza definitiva.

Il principio - ricavato dal principio di irretroattività per inferenza logica - era stato più volte affacciato dalla dottrina penalistica, ma è stato definitivamente dichiarato dalla sentenza n. 210 del 2013 della Corte costituzionale: essa si è fatta forte della Corte EDU che, con la sentenza Scoppola del 17 settembre 2009, aveva ritenuto, mutando il proprio precedente e consolidato orientamento, che «l'art. 7, paragrafo 1, della Convenzione non sancisce solo il principio della irretroattività delle leggi penali più severe, ma anche, e implicitamente, il principio della retroattività della legge penale meno severa», che si traduce «nella norma secondo cui, se la legge penale in vigore al momento della commissione del reato e le leggi penali posteriori adottate prima della pronuncia di una sentenza definitiva sono diverse, il giudice deve applicare quella le cui disposizioni sono più favorevoli all'imputato».

Si tratta, nell'ambito dell'art. 7, paragrafo 1, della CEDU, di un principio analogo a quello contenuto nel quarto comma dell'art. 2 cod. pen., che dalla Corte di Strasburgo è stato elevato al rango di principio della Convenzione.

Nel diritto processuale penale[modifica | modifica wikitesto]

Si è discusso se applicare o meno il medesimo principio al diritto processuale penale, dato che il legislatore non ha espresso con chiarezza la situazione nella norma[4].

In senso negativo, si è sostenuto invece che una norma penale procedurale non può dirsi sempre favorevole o sfavorevole, al contrario di una norma penale sostanziale: per la procedura penale, vale soltanto il principio tempus regit actum.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sentenze della Corte costituzionale n. 229 del 1999, n. 432 del 1997, n. 153 e n. 6 del 1994, n. 283 del 1993.
  2. ^ Lo ricordano le sentenze della Corte costituzionale n. 264 e n. 15 del 2012, n. 303, n. 238 e n. 93 del 2011, n. 317 e n. 311 del 2009, n. 362 e n. 172 del 2008.Sull'applicazione retroattiva dei criteri di liquidazione del danno ambientale per fatti verificatisi sotto il vigore della legge precedente, v. Corte Cass., Sez. III civile, 22 marzo 2011, n. 6551, sul sito www.lexambiente.it.
  3. ^ Paolo Monti, Caratteri generali del diritto, in Il diritto...e il rovescio, 2ª ed., Bologna, Zanichelli, 15 febbraio 2006 [marzo 2004], p.18.
  4. ^ Giampiero Buonomo e Federica Resta, Recidiva e diritto transitorio nella “prescrizione breve” attraverso la lente della lex mitior, in Archivio penale, maggio-agosto 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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