Ireneo Aleandri

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Ireneo Aleandri (San Severino Marche, 7 aprile 1795Macerata, 6 marzo 1885) è stato un architetto italiano.

Discepolo di Raffaele Stern e di Giuseppe Camporese all'Accademia di San Luca di Roma, continuò e diffuse i canoni dell'architettura neoclassica con grandiosità e purezza[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Compiuti gli studi nella capitale, ritornò nella sua città natale e intraprese una lunga attività professionale che si distinse in tre fasi legate alle città dove il professionista visse e operò. Durante la prima fase, dal 1819 al 1833, risiedette a San Severino dove, con il fratello Giuseppe, si occupò anche della gestione della loro fabbrica di vetri della famiglia. Le opere di questo periodo le realizzò a San Severino e furono le seguenti: la porta di San Lorenzo (1820), il palazzo Margarucci (1822), il teatro dei condomini, oggi Feronia (1823), la chiesa di San Paolo (1828), la chiesa di San Michele (1830) e la torre dell'orologio (1831). Negli stessi anni fu impegnato in due progetti fuori la sua città: lo Sferisterio di Macerata (1823), e Villa Caterina a Porto San Giorgio (1825), ex Villa Bonaparte poi conosciuta come Villa Caterina, su commissione del principe Gerolamo Bonaparte[2][1].

Tra il 1833 ed il 1857 l' Aleandri ricoprì l'incarico di ingegnere capo del Comune di Spoleto e, quindi, della Delegazione apostolica e si occupò soprattutto di strade, ferrovie, acquedotti e ponti. Tra quest'ultimi va ricordato il grandioso progetto per il viadotto di Ariccia (1846) ed altre sue realizzazioni come ingegnere: l'acquedotto della Darsena a Spoleto, il progetto della Linea ferroviaria Ancona-Roma per il tratto compreso fra Foligno e Orte e la rete stradale della Delegazione di Spoleto[1].

Dal punto di vista urbanistico realizzò l'ammodernamento viario di Spoleto con il progetto della cosiddetta "Traversa interna" (1834), ancora oggi asse portante della viabilità cittadina. In questo periodo, come architetto, progettò il teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (1839), il Teatro Nuovo a Spoleto (1853), disegnò le nuove facciate per la chiesa collegiata di Otricoli (1840) e per la chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi santuario di San Pacifico a San Severino Marche[1]. L'Aleandri trascorse l'ultimo periodo della sua vita a Macerata, dove si trasferì nel 1857 per assecondare le ultime volontà dello zio materno, Nicola Niccolai, che lo aveva nominato erede universale. Assorbito dall'amministrazione del cospicuo patrimonio ereditato, egli dedicò sempre meno tempo alla sua attività professionale. Sono di questo periodo il progetto non realizzato per la porta Romana a Macerata (1858), quello per il cimitero comunale di San Severino (1859), i piani per i teatri di Montelupone (1869), Sant'Elpidio (1870) e Pollenza (1873). La stretta amicizia che lo legava a Nicola Luzi, fece sì che l'Aleandri frequentasse la villa di Votalarca per il cui giardino, fra le altre cose, progettò il curioso "carcere di Cajostro" (1858) ed un padiglione "alla cinese". Membro per quasi un ventennio della Commissione dell'ornato pubblico di Macerata, si occupò di redigere anche il regolamento edilizio della città[1].

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

L'archivio di Ireneo Aleandri[3] conservato presso la Biblioteca Comunale di Macerata "Mozzi Borgetti"[4],copre un arco cronologico dal 1755 al 1907 ed è costituito: dalle carte riguardanti l'attività professionale dell'Aleandri (conteggi, tariffe, listini e analisi dei prezzi e valori, appunti riferiti ai vari cantieri di lavoro, corrispondenza varia); dalla documentazione relativa all’ amministrazione dei beni patrimoniali di Nicola Niccolai e dello stesso Aleandri; da documenti vari (quesiti di architettura, dichiarazioni, lettere e di "Lezioni di architettura" di Raffaele Stern)[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Aleandri Ireneo, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'08/06/2018.
  2. ^ Villa Bonaparte, su sangiorgioturismo.it. URL consultato l'08/06/2018.
  3. ^ a b Fondo Aleandri Ireneo, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'08/06/2018.
  4. ^ Comune di Macerata. Biblioteca Mozzi Borgetti, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato l'08/06/2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Ireneo Aleandri. Un professionista dell'architettura nell'Ottocento, catalogo della mostra di San Severino Marche, 3 ottobre - 7 novembre 1987, San Severino Marche, Tip. Bellabarba, 1987.
  • Fabio Mariano - Luca M. Cristini, Ireneo Aleandri (1795-1885). L'Architettura del Purismo nello Stato Pontificio, Milano, Electa, 2004. Menzione d'Onore al Premio Internazionale Salimbeni 2005 per la Storia e la Critica d'Arte (XXIII Edizione).
  • Cristiano Marchegiani, Ireneo Aleandri e le occasioni teatrali, ivi, pp. 69–81.
  • Luca Maria Cristini, Ireneo Aleandri architetto (1795-1885) e i suoi legami con l'ambiente toscano del primo Ottocento. Primi appunti per un percorso di ricerca, in: Bollettino della Società di Studi Fiorentini n. 9/10, Firenze, 2005.
  • Luca Maria Cristini, scheda biografica di Ireneo Aleandri in: “Contro il Barocco. Apprendistato a Roma e pratica dell'architettura civile in Italia 1780-1820 ”, catalogo della mostra, Roma, Campisano editore, 2007.
  • Luca Maria Cristini, Un progetto inedito di Ireneo Aleandri per il principe Raniero Simonetti e alcuni appunti per uno studio delle committenze osimane, in: “Atti del XLVII Convegno di studi maceratesi”, Macerata, Centro Studi Storici Maceratesi, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Aleandri Ireneo, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
Controllo di autoritàVIAF (EN62644321 · ISNI (EN0000 0000 8388 2299 · SBN IT\ICCU\CFIV\058221 · LCCN (ENnr91028144 · GND (DE13003858X · BNF (FRcb15076794v (data) · ULAN (EN500223999 · CERL cnp00648391