Ippolita Gonzaga

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Ippolita Gonzaga
Hyppolita Gonzaga.jpg
Medaglia raffigurante Ippolita Gonzaga all'età di 17 anni, opera di Jacopo da Trezzo
Duchessa consorte di Mondragone
In carica 1554-1563
Predecessore Lucrezia del Tufo
Successore Isabella Gonzaga
Nascita Palermo, 17 giugno 1535
Morte Napoli, 9 marzo 1563
Luogo di sepoltura Chiesa di San Domenico Maggiore (Napoli)
Dinastia Gonzaga
Padre Ferrante I Gonzaga
Madre Isabella di Capua
Consorte Fabrizio Colonna
Antonio Carafa
Figli Anna Clarice
Religione cattolica
Contea di Guastalla
Gonzaga
Coa of Gonzaga-Guastalla.jpg

Ferrante I
Cesare I
Figli
Ferrante II
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Ippolita Gonzaga (Palermo, 17 giugno 1535Napoli, 9 marzo 1563) è stata una nobildonna italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque terzogenita di Ferrante I Gonzaga, signore di Guastalla, e di Isabella di Capua.

Ferrante venne nominato viceré di Sicilia da Carlo V d'Asburgo nel 1535. Ippolita fu l'unica figlia legittima di Ferrante a superare la prima infanzia e a raggiungere l'età adulta. Dunque la sua esistenza venne sfruttata per intraprendere politiche matrimoniali volte a stabilire alleanze.

Leone Leoni, medaglia di Ippolita Gonzaga.

Venne dunque destinata a sposare il primogenito ed erede di Ascanio Colonna. Il matrimonio tra Fabrizio e Ippolita venne celebrato nel 1545, ma rimase senza figli: Fabrizio morì nel 1551 durante la guerra con la famiglia Farnese[1].

Dopo la morte del marito visse a Milano ove si intratteneva con i maggiori letterati e artisti del tempo[2].

Ancora giovane e quindi capace di generare figli, Ippolita venne di nuovo destinata al matrimonio: nel 1554 sposò il duca di Mondragone Antonio Carafa.

Morì di parto nel 1563 e fu sepolta nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli.[3][4]

Le fattezze di Ippolita sono immortalate, oltre che nel medaglione di Jacopo da Trezzo, nella medaglia di Leone Leoni conservata al Louvre di Parigi[5].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ippolita e Antonio ebbero una figlia:

  • Anna Clarice.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Federico I Gonzaga Ludovico II Gonzaga  
 
Barbara di Brandeburgo  
Francesco II Gonzaga  
Margherita di Baviera Alberto III di Baviera  
 
Anna di Braunschweig-Grubenhagen  
Ferrante I Gonzaga  
Ercole I d'Este Niccolò III d'Este  
 
Ricciarda di Saluzzo  
Isabella d'Este  
Eleonora d'Aragona Ferdinando I di Napoli  
 
Isabella di Chiaromonte  
Ippolita Gonzaga  
Andrea I di Capua Francesco di Capua  
 
Elisabetta Conti  
Ferdinando I di Capua  
Maria d’Ayerbe d’Aragona Sancio d’Ayerbe d’Aragona  
 
Bianca Sanz  
Isabella di Capua  
Giovan Francesco del Balzo Raimondo del Balzo  
 
Antonia de Corretis  
Antonia del Balzo  
Margherita del Balzo Angilberto del Balzo  
 
Maria Conquesta Orsini del Balzo  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Colonna 2
  2. ^ Giuseppe Gerosa Brichetto, Storia della Senavra - La villa suburbana, su www.aczivido.net. URL consultato il 23 settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2012).
  3. ^ Rosanna Golinelli Berto. Associazione per i monumenti domenicani (a cura di), Sepolcri Gonzagheschi, Mantova, 2013.
  4. ^ Ireneo Affò in Memorie di tre celebri principesse della famiglia Gonzaga, Parma, 1787, alle pagg. 118-119 riporta l'iscrizione della lapide: QVAM. PALLAS. MERCVRIVS. VENUS APOLLO. ET. PANDORA. BENIGNO FOVERVUNT. SINV. HANC. HEV. SOLA MORPHEI. SOROS. SVO. TELO. PETIT. QVOD. SVVM. ERAT. ABSTVLIT. ET HOC. SVB. SAXO. POSVIUT. IPSA. COELVM VUNDE. VENERAT. REGRESSA. EST.
  5. ^ Leone Leoni - Ippolita Gonzaga (Parigi, Louvre).jpg Archiviato il 25 giugno 2009 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ireneo Affò, Memorie di tre celebri principesse della famiglia Gonzaga, Parma, 1787.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Duchessa consorte di Mondragone Successore Carafa stemma.png
Lucrezia del Tufo 1554 - 1563 Isabella Gonzaga
Controllo di autoritàVIAF (EN69336828 · ISNI (EN0000 0003 8519 167X · BAV (EN495/161843 · WorldCat Identities (ENviaf-69336828