Ipotesi di censura cosmica

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Roger Penrose nel 2005

L'ipotesi di censura cosmica, nelle due forme debole e forte, è una congettura matematica sulla struttura delle singolarità che si ottengono nel contesto della teoria della relatività generale.

Le singolarità che si ottengono nelle soluzioni delle equazioni einsteiniane sono tipicamente nascoste oltre l'orizzonte degli eventi, e quindi non possono essere viste dal resto dello spazio-tempo. Le singolarità che non sono nascoste sono dette nude. L'ipotesi di censura cosmica debole fu avanzata per la prima volta da Roger Penrose nel 1969, ed è è parafrasabile con la seguente frase: "Dio aborre una singolarità nuda". In altri termini, le singolarità prodotte dal collasso gravitazionale si verificano solo in luoghi dove sono pudicamente nascoste a ogni osservatore esterno. Questa ipotesi protegge gli osservatori che rimangono all'esterno del buco nero dalle conseguenze del venir meno della predicibilità che si verifica nella singolarità, ma non comporta nessun beneficio del genere per chiunque cada dentro il buco. L'ipotesi di censura cosmica forte afferma invece che la relatività generale è una teoria deterministica, nello stesso senso in cui lo è la meccanica classica: in altre parole, il destino degli osservatori è predicibile in linea di principio dai dati iniziali. Nonostante il loro nome, le due forme dell'ipotesi sono indipendenti: esistono soluzioni delle equazioni dove ne vale una ma non l'altra, soluzioni in cui valgono entrambe, e soluzioni dove non ne vale nessuna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]