Inverno nucleare

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Con inverno nucleare o atomico si intende il periodo successivo a una ipotetica guerra termonucleare di estensione mondiale tra potenze, come la Russia, gli Stati Uniti, la Cina, la Francia, la Gran Bretagna e altri paesi in possesso di un arsenale di armamenti atomici dal potenziale distruttivo su scala globale.

Basandosi sugli effetti riscontrati durante le esplosioni atomiche avvenute a Hiroshima e Nagasaki (in Giappone) sul finire della Seconda Guerra Mondiale, sui vari esperimenti nucleari portati a termine da molti stati nel periodo post-bellico e della Guerra fredda e sugli effetti collaterali del disastro di Černobyl', gli scienziati hanno elaborato diverse teorie riguardanti questo periodo.

Grazie ai venti, le particelle di materia carbonizzata, le polveri radioattive e qualsiasi altra sostanza in grado di alzarsi nell'aria andrebbe a costituire uno scudo impermeabile ai raggi solari che farebbe precipitare le temperature nell'atmosfera. La combinazione tra le basse temperature, la continua oscurità e le radiazioni dovute alle esplosioni atomiche produrrebbero sconvolgimenti climatici tali da compromettere la vita delle specie animali e vegetali e provocare effetti devastanti anche sullo strato di ozono.

L'inverno atomico sarebbe legato alla produzione di polveri fini a seguito dell'esplosione di testate nucleari su obiettivi civili (e quindi non sui mari o nei deserti come durante i test atomici). Lo studio risiede in forma del tutto teorica e sotto certi aspetti si contrappone all'attuale surriscaldamento terrestre dovuto all'immissione di polveri fini nell'atmosfera ed il relativo effetto serra. Tuttavia negli studi commissionati durante gli anni ottanta si tenne conto del fatto che al momento dell'esplosione un moto convettivo (il fungo atomico) trasporta rapidamente tutte le polveri verso strati più alti. Questo dovrebbe creare una uniforme nube di polvere e cenere radioattiva sospesa nell'aria fra i 1000 e i 2000 metri da terra. La nube accumulerebbe l'energia solare e farebbe salire le temperature degli strati della tropopausa e alta troposfera fino a 80 °C mentre la superficie della Terra rimarrebbe protetta dai raggi solari e si raffredderebbe in media di 40 °C.

Esistono teorie contrapposte sulle porzioni di superficie terrestre che verrebbero coperte, alcune teorie sostengono che le polveri non si stabilizzerebbero sull'equatore ma coprirebbero uniformemente la superficie terrestre delle zone temperate. La sopravvivenza sulla superficie sarebbe poi pressoché impossibile a causa delle frequenti piogge acide o radioattive e a causa della lenta precipitazione di polveri e agenti inquinanti cancerogeni che dovrebbe completarsi non oltre i 10 anni dalla fine del conflitto atomico.

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