Inverno demografico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Inverno demografico è il termine coniato da alcuni sociologi per descrivere l'invecchiamento, ovverosia l'aumento dell'età media, della popolazione.

Il termine è stato usato per la prima volta da Michel Schooyans, professore emerito presso l'Università Cattolica di Lovanio (dal 1968). Per l'Europa, politici di diverse tendenze hanno annunciato un "suicidio demografico". Michel Rocard, al termine della conferenza denominata "famiglia" del 20 gennaio 1989, ha dichiarato: «La maggior parte degli stati dell'Europa occidentale sono predisposti a commettere suicidio, un suicidio demografico ...».[1]

Un paese ha bisogno di mantenere un tasso di natalità di 2,1 figli per donna per rimpiazzare la sua popolazione attuale. Tuttavia, solo in Europa il tasso di natalità è di 1,3 e si stima che entro il 2030, l'Europa avrà un deficit di 20 milioni di lavoratori. Allo stesso tempo, in Russia si prevede di perdere un terzo della popolazione esistente nei primi anni del 2000 entro il 2050.

La BBC ha asserito che l'Europa sta vivendo un inverno demografico. In una recente trasmissione[non chiaro] l'emittente ha detto che il "livello di popolazione in diverse parti del mondo sviluppato è in declino, ma questo è particolarmente evidente nei paesi occidentali", soprattutto in Europa. Aumenta la durata della vita, ma diminuisce il tasso di natalità delle popolazioni occidentali. Molti paesi non possiedono un numero sufficiente di giovani per rinnovare le loro popolazioni e quindi fronteggiare il peso economico della popolazione invecchiata.

Senza spiegare necessariamente i rapporti di causa, è stata osservata una forte correlazione negativa tra tasso di natalità e partecipazione del lavoro femminile.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schooyans, Michel. Le crash démographique. Paris: Le Sarment-Fayard, 1999
  2. ^ Salina, Giorgio. "L'inverno demografico e il futuro dell'Europa", Zenit, 5-III-2009, http://www.zenit.org/article-17421?l=italian