Interlinguistica

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La bandiera "Conlang", simbolo della creazione linguistica. Rappresenta la Torre di Babele davanti al sole che sorge

L'interlinguistica è la branca della linguistica che studia ogni aspetto della comunicazione linguistica tra persone che non possono, o non vogliono, farsi capire per mezzo delle proprie lingue materne.

L'interlinguistica studia come le lingue etniche e le lingue ausiliarie (lingue franche e lingue pivot) si comportano in tali situazioni; e sulle possibilità di ottimizzare la comunicazione tra i parlanti di lingue diverse, per es. impiegando lingue ausiliarie internazionali come l'Esperanto o l'Interlingua. Queste sono lingue "controllate" create da uno studio intenzionale (glossopoiesi), di solito con lo scopo di facilitare la comunicazione. Ma l'interlinguistica si occupa anche delle lingue create per scopi letterari (lingue artistiche e aliene); del contatto linguistico che crea lingue franche per la comunicazione ma sorte spontaneamente, come le lingue pidgin; dell'evoluzione delle lingue dovuta a contatti reciproci, come ad es. la teoria delle onde; e delle interlingue create inconsapevolmente da chi impara una lingua diversa dalla propria. Anche la glossolalia e la lingua degli uccelli fanno parte dell'interlinguistica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il linguista danese Otto Jespersen (1860-1943), pioniere dell'interlinguistica

La prima documentazione dell'uso del termine risale ad un testo del 1911, relativo alle lingue ausiliarie internazionali, del belga Jules Meysmans. È diventato d'uso più frequente in seguito ad una conferenza del linguista danese Otto Jespersen al "2º Congresso Internazionale dei Linguisti" nel 1931. Secondo Jespersen, l'interlinguistica è:

«quel ramo della scienza delle lingue che si occupa delle strutture e delle idee di base di tutte le lingue con l'obiettivo di stabilire una norma per le interlingue, ovvero le lingue ausiliarie destinate all'uso orale e scritto tra popoli che non possono farsi capire usando le proprie lingue materne»

Secondo questa definizione, le indagini utili ad ottimizzare la comunicazione interlinguistica stanno a base della disciplina, e lo scopo può essere quello di elaborare una nuova lingua per l'uso internazionale oppure all'interno di un Paese od un'unione di Paesi multilingue. Ricerche di questo tipo furono intraprese per es. dalla "Délégation pour l'adoption d'une langue auxiliaire internationale" (Delegazione per l'adozione di una lingua ausiliaria internazionale), che elaborò l'Ido nel 1907; e dalla International Auxiliary Language Association (Associazione della lingua ausiliaria internazionale) o "IALA", che produsse l'Interlingua nel 1951.

Valter Tauli considerò l'interlinguistica come una sottodisciplina della pianificazione linguistica. I princìpi da lui consigliati per tale pianificazione, da applicare all'evoluzione guidata delle lingue nazionali, possono venire applicati, e in modo anche più libero, alle interlingue artificiali. È notevole che questi princìpi abbiano una stretta corrispondenza con le massime conversazionali di Herbert Paul Grice. Queste "massime" descrivono come viene ottenuta la comunicazione effettiva durante una conversazione; e perché funzioni bene, una lingua deve essere tale da rispettare queste "massime", cosa che le lingue non sempre fanno.

Esempi recenti di pubblicazioni per la pianificazione di lingue artificiali sono Language Construction Kit (Kit di Costruzione di Linguaggi) di Mark Rosenfelder, e How to create a language (Come creare una lingua) di Pablo Flores[1].

La maggior parte delle pubblicazioni nel campo dell'interlinguistica non sono però così "costruttive", ma piuttosto descrittive, comparative, storiche, sociolinguistiche, o relative alla traduzione ad opera dell'uomo o delle macchine. Come nel caso dell'Esperanto, che è la più usata tra le interlingue artificiali, esiste una letteratura relativamente abbondante sia sulla lingua in sé stessa che sulla sua filologia.

L'esperantologia costituisce uno dei rami principali dell'interlinguistica, dato che fin dal suo inizio nel 1887 il maggiore impiego dell'esperanto rispetto alle altre interlingue dona alla ricerca e allo studio la maggiore quantità di testi ed articoli, spesso scritti direttamente in esperanto.

Un valido contributo agli studi d'interlinguistica viene fornito dal Centro italiano di interlinguistica, la cui casa editrice Kooperativo de Literatura Foiro pubblica due riviste esperantiste, Literatura Foiro e Heroldo de Esperanto; che oltre ad articoli di letteratura, il loro argomento principale, includono anche articoli sull'interlinguistica.

Le riviste internazionali specializzate sull'argomento sono[2]:

  • Informilo por Interlingvistoj (IPI), pubblicata da "The Center for Research and Documentation on World Language Problems (CED)"
  • Language Problems and Language Planning[3], pubblicata dalla casa editrice "John Benjamins Publishing Company" di Amsterdam
  • Interlingvistisches Informationen, pubblicata da "Gesellschaft für Interlinguistik"
  • Esperantologio/Esperanto Studies (EES)

Elenco fondamentale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lista di lingue artificiali ed Esperantido.
L.L. Zamenhof (1859-1917), creatore dell'Esperanto, la lingua artificiale di maggior successo

Alcune lingue artificiali sono menzionate fin dal Medioevo, come ad es. la Lingua ignota di Ildegarda von Bingen ed il Balaibalan di Muhyî-i Gülşenî, probabilmente con finalità mistiche e non di comunicazione[4]. Queste lingue, così come le lingue sacre in uso presso alcuni popoli tribali quali il Damin degli aborigeni australiani[5], l'Eskay delle Filippine, il Medefaidrin della Nigeria, la "Lingua segreta" dei Dogon del Mali[6] ed altre, attestano che l'invenzione linguistica non è solamente un prodotto dell'epoca moderna, e nemmeno della sola cultura occidentale. Molto probabilmente da tempi remoti, e nel mondo intero, sono state create lingue con finalità religiose o segrete. È probabile che future ricerche presso gli archivi storici extraeuropei, e lo studio delle lingue sciamaniche e di altri idiomi religiosi, ci rivelino la presenza, presente e passata, di molte lingue ancora oggi sconosciute.

In seguito si è passati attraverso la fase delle "lingue filosofiche" dei secoli XVII e XVIII[7], delle quali tanto s'interessarono grandi filosofi quali Comenio[8][9], Dalgarno[10], Wilkins[11], Lodwick[12] e Leibniz[13].

Infine si è arrivati ai moltissimi progetti meno "filosofici" ma più "pratici" dei secoli XIX, XX e XXI. Di tutte queste lingue artificiali progettate per la comunicazione, alcune soltanto hanno avuto un'applicazione pratica degna di nota. Esse sono:

Tra queste solo l'Esperanto, e in misura minore l'Interlingua, radunano ancora oggi una comunità considerevole di parlanti attivi. Il Loglan, il Lojban e la Glosa[14] posseggono, fin dalla loro creazione, un piccolo gruppo di aderenti. Il progresso della tecnologia del computer, in particolare di internet, ha favorito la formazione di piccoli gruppi di seguaci di moltissime interlingue vecchie e nuove.

Tra le lingue artistiche, le più note in passato furono le tante varietà di latino maccheronico[15], prima fra tutte quella di Teofilo Folengo. In tempi molto più recenti la "Newspeak" (Neolingua) di George Orwell nel suo romanzo 1984, e il Nadsat di Anthony Burgess nel romanzo e nel film A Clockwork Orange (Arancia meccanica). Oggi le più popolari sono i linguaggi della Terra di Mezzo dello scrittore inglese J. R. R. Tolkien, soprattutto il Quenya e il Sindarin. Tra le più recenti l'atlantiano, creato da Marc Okrand per il film Disney Atlantis - L'impero perduto (2001); poi il Dothraki[16] e le lingue Valyriane, creazioni di David J. Peterson per la serie televisiva Game of Thrones (Il Trono di Spade).

Fra le lingue aliene[17][18] la più popolare è senz'altro il Klingon[19] relativo, insieme al Vulcaniano[20], al Romulano e altre, alla serie televisiva e cinematografica di Star Trek[21]. Poi il Basic Galattico, lingua franca dell'universo di Guerre stellari; e il Na'vi, creato da Paul Frommer per il film Avatar del 2009.

Tra i linguaggi soltanto scritti (pasigrafie) il più conosciuto è il Blissymbolics: un sistema di scrittura artificiale ideato da Charles K. Bliss nel 1949. Esso fu creato per la comunicazione internazionale, ma ha trovato il suo campo d'applicazione altrove, come ausilio per persone inabili ad utilizzare le lingue ordinarie a causa di disabilità motorie o cognitive. Esempi analoghi sono l'"Intac" di Anthony Page (1969)[22]; e il "Vidling", ispirato ai princìpi dell'esperanto, creato nel 1990 dal maestro bergamasco Mirko Marcetta[23].

Tra le lingue dei segni, il Gestuno è un tentativo di creare una lingua dei segni internazionale ad uso dei sordi di tutto il mondo. È stato creato un sistema analogo basato sull'esperanto, denominato Signuno.

Tra le lingue musicali[24]tradizionali la più conosciuta è il Silbo gomero delle Isole Canarie. Fra quelle artificiali il già citato "Solresol", basato sulle 7 note della scala diatonica in Do maggiore, fu una delle prime lingue "inventate" nella storia. Nel 1990 Bruce Koestner ha creato un'analoga lingua, chiamata Eaiea, fondata sulle 12 note della scala cromatica.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua artificiale.

Tra le lingue artificiali si distinguono innanzitutto le "pasigrafie", cioè le lingue soltanto scritte, e le "pasilalie", ovvero le lingue parlate e solitamente anche scritte.

Poi si distingue tra le "lingue a priori"[25] e le "lingue a posteriori", di cui uno dei primi esempi fu la "Communicationssprache" del 1839. Queste ultime sono basate su una, o più spesso molte, lingue di partenza; mentre questo non è evidente per le prime, quali ad es. le "lingue filosofiche" del XVII secolo, il Solresol, e le lingue logiche del XX secolo come per es. il Ro, il Loglan e il Lojban. Le interlingue sorte spontaneamente sono necessariamente "a posteriori"; oppure "iconiche", cioè fanno uso d'immagini o di segni imitatori.

Le lingue "a posteriori" vengono ulteriormente divise in "lingue schematiche" (ad es. l'Esperanto), che cercano di semplificare e sintetizzare il più possibile le lingue prese a modello, sperando di essere più neutrali verso i parlanti di lingue molto diverse; e "lingue naturalistiche" (ad es. l'Interlingua, l'Occidental o la Lingua Franca Nova) che, pur semplificandole, cercano di restare vicine alle lingue prese a modello; sperando di abbreviare il tempo di apprendimento, almeno per i parlanti delle lingue di riferimento.

Mentre il latino e le lingue neolatine siano state il riferimento di un grandissimo numero di interlingue, un numero minore ma tutt'altro che scarso è stato quello delle lingue a base germanica o slava[26]. Invece si contano sulla punta delle dita quelle a base greca[27] ed ebraica[28].

Per esigenze di spazio, la seguente tabella elenca una o poche lingue rappresentative per ogni tipo classificato. Molte altre potrebbero essere citate.

Lingue soltanto parlate Lingue parlate e scritte Lingue soltanto scritte (pasigrafie) Lingue dei segni Lingue musicali
Spontanee Russenorsk[29], Lingua franca mediterranea o "Sabir"[30][31][32] Tok Pisin Cinese classico[33] Lingue gestuali dei Pellerossa[34][35] Silbo gomero
Artificiali Damin, Eskay, Medefaidrin, "Lingua segreta" dei Dogon Esperanto, Interlingua Blissymbolics Gestuno, Signuno Solresol, Eaiea

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.angelfire.com/scifi2/nyh/how_all.html
  2. ^ Pagina sulle riviste specializzate del sito Esperantic Studies Foundation (Fondazione per gli studi di esperantistica)
  3. ^ Sito della rivista Language Problems and Language Planning
  4. ^ J.T. Schnapp, Between Babel and Pentecost: Imaginary Languages in the Middle Ages, in: B. Cazelles, C. Méla (a cura di), Modernité au Moyen Âge, Ginevra, Droz, 1990, p. 197
  5. ^ Si tratta di una lingua cerimoniale, raggruppabile nella famiglia delle lingue tankiche, usata dai popoli aborigeni australiani Lardil e Yangkaal. È notevole per essere l'unica lingua non africana che possiede consonanti clic.
  6. ^ A. Bausani, Op. cit., pp. 62-70
  7. ^ U. Eco, Cap. 10: Le lingue filosofiche a priori (Vedi bibliografia)
  8. ^ Jan Amos Komenský, Panglottia (Traduzione, introduzione e note di Giordano Formizzi), Verona, Libreria editrice universitaria, 1991
  9. ^ Giordano Formizzi, Le radici culturali dell'esperanto. La pedagogia di Giovanni Amos Comenio, Verona, Gabrielli Editori, 2006, ISBN 978-8860990075
  10. ^ U. Eco, Cap. 11: George Dalgarno (Vedi bibliografia)
  11. ^ U. Eco, Cap. 12: John Wilkins (Vedi bibliografia)
  12. ^ U. Eco, Cap. 13: Francis Lodwick (Vedi bibliografia)
  13. ^ U. Eco, Cap. 14: Da Leibnitz all'encyclopédie (Vedi bibliografia)
  14. ^ Riforma della precedente Interglossa creata nel 1943 dal biologo inglese Lancelot Hogben (1895-1975). Progetti analoghi sono stati la Lingua sistemfrater o "Frater" (1957), e il suo derivato Frater2 (1997)
  15. ^ Ugo Enrico Paoli, Il latino maccheronico, Firenze, Le Monnier, 1959
  16. ^ David J. Peterson, Dothraki, Living Language, 2014, ISBN 978-0804160865
  17. ^ Eva Danese, Qapla'!. Le lingue inventate del cinema e della TV, Morrisville, Lulu Press, 2019, ISBN 978-0-244-46261-1
  18. ^ Daniel Oberhaus, Extraterrestrial Languages, Cambridge MA, MIT Press, 2019, ISBN 978-0-262-04306-9
  19. ^ (EN) Sito del Klingon Language Institute/Istituto della Lingua Klingon, su kli.org.
  20. ^ Mark R. Gardner and The Vulcan Language Institute, The Vulcan Language, Morrisville, Lulu Press, 2004
  21. ^ Altre lingue di Star Trek sono ad es.: Cardassian, Bajoran e Ferengi
  22. ^ Albani e Buonarroti, p. 196 (vedi Bibliografia)
  23. ^ kantaro.ikso.net/vidling_-_esperanto
  24. ^ (EN) R.G. Busnel e A. Classe, Whistled Languages, New York, Springer Verlag, 1976, ISBN 0-387-07713-8
  25. ^ Alan Libert, A priori artificial languages, Monaco di Baviera, Lincom Europa, 2000
  26. ^ Es. "Mezhduslavjanski Jezik" (1958), del ceco Ladislav Podmele (1839-1914), ideato prima che lo scrittore diventasse esperantista
  27. ^ Es. "Apolema" (1907), del francese Raoul de la Grasserie (1839-1914)
  28. ^ Es. "Pasilingua Hebraica" (1887) di F. Lenz
  29. ^ Ingvild Broch, Ernst Håkon Jahr, Russenorsk. Et pidginspråk i Norge, Oslo, Novus Verlag, 1984
  30. ^ Guido Cifoletti, La lingua franca barbaresca, Roma, Il calamo, 2004
  31. ^ Jocelyne Dakhlia, Lingua franca. Histoire d'une langue métisse en Méditerranée, Arles, Actes Sud, 2008, ISBN 978-2-7427-8077-8
  32. ^ Louis-Jean Calvet, La lingua franca, in: La Méditerranée. Mer de nos langues, Paris, CNRS Éditions, 2016, ISBN 978-2-271-08902-1
  33. ^ Quando usato come lingua di comunicazione tra le popolazioni della Cina di lingua non mandarina.
  34. ^ Garrick Mallery, Sign language among North American Indians, Mineola, NY, Dover Publications, 2001 [1881]
  35. ^ William Tomkins, Universal Indian Sign Language of the Plains Indians of North America, San Diego, California, 1927.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

In inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Gobbo, Introduction to Interlinguistics, München, GRIN Verlag, 2020, ISBN 978-3346108050
  • Jeffrey Henning, Langmaker. Celebrating Conlangs, Chicago, Yonagu Books, 2020 [1995-2005], ISBN 978-1661715571
  • J. R. R. Tolkien, A Secret Vice. Tolkien on Invented Languages, edited by Dimitra Fimi & Andrew Higgins, London, HarperCollinsPublishers, 2016, ISBN 978-0008131395
  • Roberto Garvía, Esperanto and Its Rivals. The Struggle for an International Language, University of Pennsylvania Press, 2015, ISBN 978-0812247107
  • David J. Peterson, The Art of Language Invention, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2013, ISBN 978-1493733002
  • Mark Rosenfelder, The Conglanger's Lexipedia, Chicago, Yonagu Books, 2013, ISBN 1493733001
  • Mark Rosenfelder, Advanced Language Construction, Chicago, Yonagu Books, 2012, ISBN 978-1478267539
  • Michael Adams (a cura di), From Elvish to Klingon: Exploring Invented Languages, Oxford, Oxford University Press, 2011, ISBN 978-0192807090
  • Mark Rosenfelder, The Language Construction Kit, Chicago, Yonagu Books, 2010, ISBN 978-0-9844700-0-6
  • Arika Okrent, In the Land of Invented Languages, New York, Random House Inc., 2010, ISBN 978-0812980899
  • Alan Libert, A priori artificial languages, Monaco di Baviera, Lincom Europa, 2000, ISBN 3-89586-667-9
  • F.P. Gopsill, International Languages: a matter for interlingua, Cap. 1-8, pp. 7-106, Sheffield, British Interlingua Society, 1990, ISBN 0-9511695-6-4
  • Klaus Schubert (a cura di), Interlinguistics. Aspects of the Science of Planned Languages, Berlino, Mouton, 1989

In altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) F.P. Miller, A.F. Vandome, J. McBrewster (a cura di), Langue Construite, Alphascript Publishing, 2010, ISBN 978-6130825942
  • (FR) Louis Couturat, Léopold Leau, Histoire de la langue universelle, Hildesheim, Georg Olms Verlag, 2001, ISBN 978-3-487-06885-5 [Paris, Hachette, 1903]
  • (DE) Cyril Brosch e Sabine Fiedler, Florilegium interlinguisticum: Festschrift für Detlev Blanke zum 70/ Geburtstag, Francoforte sul Meno, Peter Lang, 2011, ISBN 978-3631613283
  • (DE) Detlev Blanke, Internationale Plansprachen. Eine Einführung, Berlino, Akademie Verlag, 1985
  • (EO) Federico Gobbo (a cura di), Lingua, politica, cultura. Serta gratulatoria in honorem Renato Corsetti, New York, Mondial, 2016, ISBN 978-1595693259
  • (EO) Sebastian Kirf kaj Detlev Blanke, Pri planlingvoj, interlingvistiko, Esperanto, lingvopolitiko kaj kelkaj aliaj temoj: teksto de video-intervujo kun Detlev Blanke, MAS Monda Asembleo Socia, 2015, ISBN 978-2369600268
  • (EO) Aleksandr Dulicenko, En la serĉado de la mondolingvo. Aŭ interlingvistiko por ĉiuj, Serio "Scio" Volumo 7, Kaliningrad, Sezonoj, 2006
  • (EO) Janus Di Censo, Trasermo, Milano, Laser Edizioni, 1994, ISBN 88-900050-0-9
  • (EO) Ernest Drezen, Historio de la mondolingvo. Tri jarcentoj da serĉado, Mosca, Progreso, 1991 [1931]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]