Interiors

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Interiors
Interiors 1978 screenshot.JPG
Una scena del film
Titolo originale Interiors
Paese di produzione USA
Anno 1978
Durata 93 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Woody Allen
Soggetto Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Produttore Charles H. Joffe
Fotografia Gordon Willis
Montaggio Ralph Rosenblum
Scenografia Mel Bourne
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Interiors è un film del 1978 diretto da Woody Allen, con Diane Keaton, Geraldine Page e Mary Beth Hurt.

Prima pellicola drammatica dopo sette tra film comici e commedie, Interiors rivela un'ispirazione al regista svedese Ingmar Bergman, uno dei suoi punti di riferimento cinematografici.[1] Privo di colonna sonora, è il primo film di Allen in cui il regista non appare come attore.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film ruota attorno alle tre figlie di Arthur (Marshall), un avvocato aziendale, e Eve (Page), decoratrice di interni. Renata (Keaton) è una poetessa il cui marito Frederick (Jordan), scrittore in difficoltà, si sente eclissato dal di lei successo. Flyn (Griffith) è un'attrice emergente che si trova per lo più lontana da casa a fare film di basso costo che la portano ad essere derisa alle sue spalle. Joey (Hurt), moglie del giornalista Mike (Waterston), non riesce a costruirsi una carriera e risente dell'affetto eccessivo di sua madre nei confronti della sorella Renata. Un giorno, Arthur annuncia inaspettatamente di volersi separare dalla moglie e di voler vivere da solo. Eve, depressa e mentalmente instabile, tenta il suicidio. Lo shock di questi due eventi provoca una spaccatura tra le sorelle. Arthur ritorna da un viaggio in Grecia con Pearl (Stapleton), una donna vivace e più "normale", che ha intenzione di sposare. Le figlie sono contrariate per il fatto che Arthur ignori il tentato suicidio di Eve e si sia cercato un'altra donna, che viene definita da Joey come "volgare". Arthur e Pearl si sposano nella residenza estiva di famiglia, e le tre figlie assistono alle nozze. Più tardi durante la serata, Joey si infuria con Pearl dopo che questa ha rotto per errore uno dei vasi di Eve. Frederick, ubriaco, tenta senza successo di violentare Flyn. Nel frattempo, Joey trova Eve in casa, e le spiega tristemente quanto ella abbia fatto per la madre, e quanto sdegnosamente sia stata trattata. A questo punto, Eve cammina verso la spiaggia e si addentra in mare aperto. Joey, Mike e Pearl tentano di salvarla, ma senza successo. Inoltre Joey rischia quasi di annegare, ma viene salvata proprio da Pearl. Il film si chiude con tutti i membri della famiglia che partecipano al funerale di Eve, posando dei fiori sulla sua bara.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è un profondo e sensibile scandaglio della condizione umana nel suo inserimento nella relazione familiare e le problematiche implicatevi. Woody Allen, che approda alla tragedia con estrema maestria, realizza uno dei pochi film tragici in cui l'elemento comico è totalmente assente, mentre nel cinema del cineasta statunitense la componente tragicomica è ricorrentemente legata. Interiors coagula una ricca serie di temi cari a Woody Allen, ma esposti in un crudo silenzio che li rende penetranti come non mai. L'intera vicenda ruota attorno alla figura della madre, decoratrice, da cui il titolo "Interiors", la quale ha costruito la vita della propria famiglia come un palazzo di ghiaccio così elegante e diafano da non saper reggere ai traumi imprevedibili delle circostanze in cui i sentimenti umani si ritrovano. L'amore rivolto da Eve, la madre, è ponderato in base al grado di armonia che le figlie concorrono a creare in questa cristallina struttura umana; per questo, la sua stima è rivolta perlopiù a Renata, la quale ha condotto una brillante carriera letteraria, e negata a Joey, realista e smarrita nella propria vita benché responsabile delle cure per la madre. La conclusione del dramma vede un'inquadratura comprendente le tre sorelle che guardano il mare, finalmente calmo dopo anni di burrasche. E' possibile scorgere sul viso di Joey un lieve, colpevole sorriso. In questi termini, la madre si rileva una figura kafkiana, fondamento reale dell'intero nucleo familiare ma causa della precarietà relazionale. Il sacrificio della madre, quasi un'opera da deus ex machina, pur nello sconforto, risolleva il macigno emotivo dalla famiglia. Woody Allen accenna così al tema simile a Crimini e Misfatti del confronto fra vita umana e colpevolezza. Altri temi esposti nell'opera sono il timore per la morte, espresso da Renata in un momento di crisi artistica senza causa specifica dalla quale non è in grado di risollevarsi, oltre al peso dell'arte e la professionalità nella vita individuale così come nel determinarsi delle relazioni. Prova di quest'influenza sono vari aspetti: l'amore materno di cui è privata Joey per il suo scarso successo e, simultaneamente, quello conferito a Renata; le violente avances del marito di Renata alla sorella Flynn, la quale, ritenuta intellettualmente inferiore, consentirebbe un'esperienza artistica ed erotica in cui Frederick non sentirebbe la propria inferiorità; la diffidenza nei confronti della nuova moglie del marito, il quale era quasi una creatura della propria prima moglie, la quale l'aveva spinto alla carriera che l'avrebbe condotto al successo; l'incapacità di Joey di accettare un compromesso lavorativo nel desiderio di esprimere alcunché di profondamente artistico, che confluisce in una delle ultime scene: l'adolescenziale e povera redazione di un diario.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Richard Corliss, Woody Allen on Ingmar Bergman in Time.com, 4 luglio 2007. URL consultato il 21 febbraio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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