Insula dell'Ara Coeli

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Insula dell'Ara Coeli
Insula Romana - panoramio.jpg
Secondo e terzo piano
Civiltàromana
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°53′38.76″N 12°28′56.28″E / 41.8941°N 12.4823°E41.8941; 12.4823

La Insula Romana (letteralmente "isola romana", in italiano "isolato") è un edificio risalente al II secolo d.C. che si trova a Roma in via del Teatro di Marcello, sotto la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli in prossimità del Campidoglio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le botteghe

L'edificio, originariamente di 6 piani, risale al II secolo e testimonia abbastanza fedelmente l'urbanistica estensiva di Roma nella piena età imperiale, con esempi confrontabili a Ostia.

Nel Medioevo dalla parte più alta dell'edificio fu ricavata la piccola Chiesa di San Biagio de Mercato (sul pendio ai piedi del Campidoglio e dell'Aracoeli era infatti situato un mercato, fino al XV secolo).

Sulla chiesa medioevale venne poi costruita nel 1653 (regnante Alessandro VII Chigi, architetto Carlo Fontana) un'altra chiesa dedicata a Santa Rita da Cascia, che fu smontata negli anni trenta, durante i lavori di risistemazione del Vittoriano, e ricostruita poco più giù, all'angolo di via Montanara, nel 1937-40. La sua demolizione riportò alla luce l'edificio romano sottostante, che fu conservato, a differenza dei numerosi edifici che occupavano la zona.

Dell'oratorio medioevale rimangono il campanile e un'absidiola affrescata, la cui scena principale rappresenta la sepoltura del Cristo, con la Madonna e san Giovanni. Tutto, compreso il campanile, è di dimensioni molto ridotte.

Fu scoperta tra il 1931 e il 1942 durante i lavori di "isolamento" del Campidoglio. Per la ricerca archeologica del sito, il lavoro di A.M. Colini, I. Gismondi e una prima descrizione dettagliata di J.E. Packer sono di gran valore. L'archeologo Sascha Priester studiò intensamente l'edificio tra 1997 e 2002 e fu in grado di basarsi su questa documentazione. Ha pubblicato i suoi risultati nel contesto della sua tesi su fonti archeologiche, epigrafiche e letterarie sulle insulae in Roma antica.[1]

Ricostruzione archeologica del sito[modifica | modifica wikitesto]

A.M. Colini[2] e J.E. Packer[3] presumevano che l'edificio, noto come Insula dell'Ara Coeli, fosse la parte preservata di un edificio a quattro ali multipiano che era raggruppato attorno a un cortile interno. S. Priester, d'altra parte, ha mostrato che l'ala sud, ipoteticamente assunta da ricerche precedenti, non c'era. Sulla base del ritrovamento archeologico, ha proposto una nuova ricostruzione dell'intera area: S. Priester ha differenziato e descritto l '"edificio ovest", che oggi, ad eccezione della sua massiccia facciata in mattoni, è quasi interamente sotto la moderna Via del Taetro di Marcello. L'impronta di questo piano terra con la fila di negozi (tabernae) era fino a 400 metri quadrati.[4] Nel nord del sito, l''"edificio nord" sorse con la sua scala antica, che fu riempita di nuovo immediatamente dopo lo scavo.[5] L''"edificio est", l'Insula dell'Ara Coeli, è oggi la parte più visibile di questi edifici. Invece di un cortile interno aperto verso l'alto, S. Priester ha riscostruito un vicolo coperto da archi tra "edificio ovest" e "edificio est". I pilastri del portico dell' '"edificio est" e le tracce di archi, nonché i corrispondenti pilastri di mattoni del "edificio ovest" opposto servirono da prova. In seguito a questa ricostruzione, il percorso a volta (via tecta) come vicolo (vicus) proveniente da ovest girava a sud verso l'"edificio nord" e poi correva tra gli edifici diversamente alti di "edificio ovest" e "edificio est". Almeno un ramo del percorso poteva anche aprire la facciata meridionale dell '"edificio est". Aggiungendo il portico all '"edificio est", la larghezza della strada fu ridotta a circa 3,8 metri; il vicolo fu pavimentato in modo sicuro in una fase secondaria e fu infine abbandonato come via di traffico nella tarda antichità.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno del primo piano
Lunetta affrescata della chiesa di San Biagio del Mercato (XII secolo)

Il ritrovamento ha consentito di definire con maggiori certezze la tipologia immobiliare popolare della Roma antica, ed in particolare la tipologia di insula, costituita da un edificio a più piani al cui interno si distinguevano più unità immobiliari, prevalentemente a destinazione abitativa. Queste abitazioni erano direttamente utilizzate dalla popolazione romana, ma non si esclude che potessero anche essere prese in affitto dai ricchi possidenti dell'epoca. Si tratta perciò di una delle prime forme di edificio a proprietà ripartita, in tutto un antenato del moderno condominio ed in tutto un esempio già compiuto di compresenza della funzione abitativa diretta e della funzione di rendita di un bene immobile.

In particolare, l'insula romana era un fabbricato in muratura (altre tipologie di insulae erano in legno), aveva forse sei piani, ma ne sono stati recuperati solo quattro, considerando anche il mezzanino, tutti ben conservati tranne l'ultimo, di cui rimangono solo alcune tracce. Come molti coevi edifici di questo tipo, al pian terreno ospita delle tabernae, piccoli locali affacciati su una corte e riparati da un porticato, e che probabilmente erano destinati all'uso di negozio o magazzino.

A salire dal primo piano si trovano le abitazioni, destinate alla locazione. Si notano la pavimentazione ad assiti di legno e la previsione di finestre rettangolari, con serramenti in legno. Alcuni aspetti del dislocamento dei vani, più piccoli man mano che si sale di piano, lasciano supporre distinzioni di valore fra le unità dei diversi livelli, nel senso che le unità ai piani più elevati avessero valori minori (non è dato sapere se i parametri d'estimo si riferissero al numero dei vani o alla superficie) e dunque fossero destinati a utilizzatori più poveri, mentre le unità dei piani inferiori fossero più apprezzate e dunque riservate a soggetti più facoltosi; l'ipotesi è suffragata dalla considerazione sia della maggior gravosità del raggiungimento dei piani alti per mezzo delle scale, sia della maggior pericolosità di tali unità, potenzialmente derivante dalla frequenza con cui questi ancora rudimentali edifici venivano interessati da incendi o crolli (e dalla difficoltà di fuga in simili contingenze). In tutta la profondità dell'edificio gli ambienti prendono luce soltanto da finestre rivolte verso la strada, che al secondo piano mantiene le tracce di una balconata.

Si è calcolato che l'insula romana potesse ospitare circa 380 persone e la si considera testimonianza diretta di come vicino alla zona monumentale della Roma imperiale, alle pendici del colle più importante e più sacro della città, vivessero comunque i cittadini normali, i plebei, anche se in condizioni poco confortevoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sascha Priester: Ad summas tegulas. Untersuchungen zu vielgeschossigen Gebäudeblöcken mit Wohneinheiten und insulae im kaiserzeitlichen Rom. Verlag L'Erma Di Bretschneider, 2002, pp. 47 ff. pp. 303 ff. con un riassunto Italiano.
  2. ^ A.M. Colini, in: A. Munoz (Hrsg.), Campidoglio, 1930, p. 46.
  3. ^ J.E. Packer, La casa di Via Giulio Romano, BCom 81, 1968/69, pp. 129 ff.
  4. ^ Priester: Ad summas tegulas (2002), pp. 91 f.
  5. ^ Priester: Ad summas tegulas (2002) p. 92.
  6. ^ Priester: Ad summas tegulas (2002), pp. 92 ff.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1975.
  • Sascha Priester, Ad summas tegulas. Untersuchungen zu vielgeschossigen Gebäudeblöcken mit Wohneinheiten und insulae im kaiserzeitlichen Rom, L'Erma Di Bretschneider, Roma 2002.

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