Insonnia familiare fatale

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Insonnia familiare fatale
Malattia rara
Specialità neurologia
Eziologia Genetica
Sede colpita Sistema nervoso centrale
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 046.72
ICD-10 A81.83
OMIM #600072
MeSH D034062
Sinonimi
FFI

L'insonnia familiare fatale (IFF) è una malattia genetica da prioni, autosomica dominante, che conduce alla degenerazione dei nuclei del talamo e della corteccia cerebrale. Il gene mutato codifica la proteina PrPc, che tende a ripiegarsi in una maniera errata, detta forma prionica. L'insonnia fatale familiare è una malattia degenerativa del cervello appartenente al gruppo delle encefalopatie spongiformi.

Causa insonnia totale (impossibilità di dormire), che dopo alcuni mesi di sofferenza, porta alla morte. Attualmente non esistono farmaci in grado di curare la malattia, tuttavia diversi studi sottolineano l'azione preventiva dell'antibiotico doxiciclina. Le persone che ne soffrono presentano alterazioni strutturali di particolari proteine, chiamate prioniche, resistenti alla degradazione che si accumulano nel cervello, in direzione del talamo, erodendolo e causando l'impossibilità di dormire, e di conseguenza il decesso.

Il primo caso di cui si ha notizia coinvolge un uomo italiano, morto a Venezia nel 1765.[1]

Eziologia e patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Posizione del gene della PrP nel cromosoma 20.

Le malattie da prioni sono causate dalla conversione di una proteina normale (PrPc o prion normale) in una forma ad essa simile (PrPsc), che, essendo insolubile e resistente agli enzimi, si accumula nel sistema nervoso danneggiandolo. In particolare, nel caso dell'insonnia familiare fatale la parte più colpita è quella del talamo (nuclei anteriore e dorso-mediale), ma vengono coinvolti anche l'oliva bulbare ed alcuni punti isolati della corteccia cerebrale. Nel cromosoma 20 è presente una mutazione genetica puntiforme del codone 178 del gene della PrP, che codifica asparagina al posto dell'acido aspartico, mentre il codone 129 dello stesso allele, che è interessato da un polimorfismo, la metionina. Di questa malattia a trasmissione dominante esistono due varianti legate al codone 129; infatti se il codone dell'altro cromosoma 20 codifica la valina, l'evoluzione del disturbo è più lunga, se invece il paziente è omozigote rispetto a questo codone, si ha un'evoluzione più breve e si assiste ad un minor danneggiamento della corteccia cerebrale.

Pare che il meccanismo di insorgenza della malattia sia legato ad alterazioni ormonali, tra cui l'aumento delle catecolamine e del cortisolo, mancanza di melatonina e perdita del ritmo circadiano dell'ipofisi[2]. Inoltre, secondo alcuni studi scientifici, la proteina PrPc sarebbe una componente dei recettori del GABA e la sua conversione in un'isoforma proteica causerebbe l'incapacità degli stessi recettori di esercitare la loro azione inibitrice sulle cellule nervose del talamo, che, a causa dell'eccessiva attivazione, andrebbero incontro a necrosi[3].

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di spossatezza, il paziente comincia a soffrire di insonnia farmacoresistente sempre più grave, fino all'incapacità completa di prendere sonno, a cui tendono a seguire lo stupor ed il coma. Tuttavia nello stadio in cui si manifesta l'impossibilità di dormire, ci sono fasi di sonno paradosso apparentemente simili al sonnambulismo, che sono caratterizzate da sogni recitati. La malattia danneggia progressivamente la memoria verbale ed a lungo termine, ma non comporta demenza[4][5][6].

È inoltre caratterizzata da alterazioni del ritmo sonno-veglia, ipertensione, tachicardia, tachipnea, andatura atassica, disturbi comportamentali. Quando la malattia è in stadio avanzato, si presentano anche allucinazioni, demenza, psicosi, paranoia e tutte le conseguenze negative della privazione del sonno.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'età media della malattia è intorno ai 40 anni, con una variabilità compresa tra i 20 e i 60 anni.[7] Si tratta di una malattia rarissima, che in tutto il mondo è stata diagnosticata a circa 200 pazienti e coinvolge 27 famiglie. Casi sono stati documentati in Austria, Germania, Francia, Cina, Giappone e Stati Uniti d'America, mentre in Italia i pazienti affetti da questa patologia appartengono a due famiglie distinte[4][5].

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

La prognosi è sempre sfavorevole. Il decorso dura in media dai 7 ai 18 mesi prima del decesso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La famiglia che non riusciva a dormire.
  2. ^ Studio clinico osservazionale (PDF), afiff.net. URL consultato il 7 settembre 2016.
  3. ^ Biologia molecolare dell'insonnia familiare fatale, Associazione familiari insonnia familiare fatale. URL consultato il 9 settembre 2016.
  4. ^ a b La malattia nel Dizionario di Medicina, Enciclopedia Treccani. URL consultato l'11 settembre 2016.
  5. ^ a b Articolo sull'Insonnia Familiare Fatale, scienze.fanpage.it. URL consultato l'11 settembre 2016.
  6. ^ Clinica e neuropatologia dell'insonnia familiare fatale, Associazione familiari insonnia familiare fatale. URL consultato il 13 settembre 2016.
  7. ^ P. Montagna, Cortelli P, Avoni P, Tinuper P, Plazzi G, Gallassi R, Portaluppi F, Julien J, Vital C, Delisle MB, Gambetti P, Lugaresi E., Clinical features of fatal familial insomnia: phenotypic variability in relation to a polymorphism at codon 129 of the prion protein gene., in Brain Pathol., vol. 8, nº 3, Lug 1998, pp. 512-20, PMID 9669701.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità BNF: (FRcb13549188z (data)
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