Insolvenza sovrana

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In finanza pubblica l'insolvenza sovrana (o nazionale) è la condizione in cui viene a trovarsi uno Stato sovrano che non è più in grado di restituire completamente il suo debito pubblico ai creditori (insolvenza, fallimento o default). Può essere accompagnato da una dichiarazione formale di un governo circa l'intenzione di pagare solo in parte (o non pagare) i propri debiti (un taglio parziale dei debiti è detto haircut), oppure consistere in un comportamento concludente, in cui uno stato cessa de facto i pagamenti dovuti alle scadenze stabilite.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Cause[modifica | modifica wikitesto]

La causa di un fallimento di uno Stato sovrano è sempre ascrivibile a una situazione di deficit pubblico, cioè una situazione in cui le entrate finanziarie statali, tipicamente sotto forma di tassazione, risultano insufficienti a coprire le uscite pubbliche (spesa pubblica) comprese le spese per la copertura degli interessi sul debito pubblico già presente. Questo genera ulteriore deficit pubblico e incremento del debito pubblico fino all'incapacità dello Stato di restituire il proprio debito nelle scadenze previste. Situazioni simili si raggiungono anche quando gli interessi sui titoli di Stato diventano così alti da risultare insostenibili per la loro copertura statale (vedi spread) con conseguente mancata emissione di nuovi titoli per finanziare/coprire il deficit[1].

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

L'insolvenza di uno Stato può portare alla dichiarazione di fallimento ovvero al rischio di non poter assicurare ciò che lo Stato deve ai suoi cittadini o privati quali in primis interessi e montanti iniziali sui titoli di Stato, pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, pensioni, garantire ammortizzatori sociali con effetti diretti anche sull'amministrazione pubblica ovvero possibilità di blocco dell'apparato amministrativo statale, con possibile alimentazione di crisi economica e spirale recessiva. A rischio diretto quindi tutti gli investitori privati che hanno sottoscritto crediti allo Stato nell'acquisizione di quote rilevanti di titoli di Stato come ad esempio le banche e con essa i suoi clienti/correntisti. [2][3][4].

Rimedi[modifica | modifica wikitesto]

Per scongiurare il fallimento o tentare di risanare i conti pubblici lo Stato può incorrere in misure di politica di bilancio fortemente restrittive quali riduzione drastiche della spesa pubblica, con generale peggioramento della qualità dei servizi pubblici offerti, aumento della pressione fiscale, possibile riduzione di stipendi pubblici e pensioni ecc...(austerità). Gli effetti si ripercutono inevitabilmente a cascata sul sistema economico a livello macroeconomico con calo della domanda per effetto del calo dei consumi (per diminuzione dei redditi), aumento della disoccupazione ecc...innescando o alimentando fenomeni di crisi economica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono i casi di insolvenza sovrana nella storia. Il primo caso conosciuto avvenne nella Grecia del IV secolo a.C. e interessò alcune poleis che facevano parte dell'alleanza nota come Lega di Delo (chiamata, a volte, impero ateniese, o talassocrazia ateniese, per l'egemonia esercitata da Atene nell'organismo)[5]. Casi di insolvenza sovrana si sono verificate in molte altre epoche storiche, compreso il XX e XXI secolo: nel Novecento, ad esempio, vi sono stati i tre casi di insolvenza della Germania (andata in default nel 1932, nel 1939, e nel 1948[6]). Altri casi in Europa hanno riguardato l'Albania nel 1990. In America, un caso di insolvenza si è avuto durante la crisi economica argentina, mentre il rischio di insolvenza sovrana grava su alcuni paesi europei, come l'Italia e la Grecia per effetto della crisi europea del debito degli stati sovrani durante la crisi economica iniziata nel 2008.

Elenco delle insolvenze del debito sovrano[modifica | modifica wikitesto]

Africa
  • Algeria (1991)
  • Angola (1976,[6] 1985, 1992-2002[6])
  • Camerun (2004)[6]
  • Repubblica Centrale Africana (1981, 1983)
  • Congo (Kinshasa) (1979)[6]
  • Costa D'Avorio (1983, 2000)
  • Gabon (1999–2005)[6]
  • Ghana (1979, 1982)[6]
  • Liberia (1989–2006)[6]
  • Madagascar (2002)[6]
  • Mozambico (1980)[6]
  • Ruanda (1995)[6]
  • Sierra Leone (1997–1998)[6]
  • Sudan (1991)[6]
  • Tunisia (1867)
  • Egitto (1876, 1984)
  • Kenya (1994, 2000)
  • Marocco (1983, 1994, 2000)
  • Nigeria (1982, 1986, 1992, 2001, 2004)
  • Sud Africa (1985, 1989, 1993)
  • Zambia (1983)
  • Zimbabwe (1965, 2000, 2006[6] (vedi Iperinflazione in Zimbabwe)
Americhe
  • Antigua e Barbuda (1998–2005)[6]
  • Argentina (1827, 1890, 1951, 1956, 1982, 1989, 2002-2005[6] (vedi Ristrutturazione del debito argentino), 2014)
  • Bolivia (1875, 1927,[6] 1931, 1980, 1986, 1989)
  • Brasile (1898, 1902, 1914, 1931, 1937, 1961, 1964, 1983, 1986-1987,[6] 1990[6])
  • Canada (Alberta) (1935)[6]
  • Cile (1826, 1880, 1931, 1961, 1963, 1966, 1972, 1974, 1983)
  • Colombia (1826, 1850, 1873, 1880, 1900, 1932, 1935)
  • Costa Rica (1828, 1874, 1895, 1901, 1932, 1962, 1901, 1932, 1962, 1981, 1983, 1984)
  • Dominica (2003–2005)[6]
  • Repubblica Dominicana (1872, 1892, 1897, 1899, 1931, 1975-2001[6] (vedi Crisi del debito in America Latina), 2005)
  • Ecuador (1826, 1868, 1894, 1906, 1909, 1914, 1929, 1982, 1984, 2000, 2008)
  • El Salvador (1828, 1876, 1894, 1899, 1921, 1932, 1938, 1981-1996[6])
  • Grenada (2004–2005)[6]
  • Guatemala (1933, 1986, 1989)
  • Guyana (1982)
  • Honduras (1828, 1873, 1981)
  • Giamaica (1978)
  • Messico (1827, 1833, 1844, 1850,[6] 1866, 1898, 1914, 1928-1930s, 1982)
  • Nicaragua (1828, 1894, 1911, 1915, 1932, 1979)
  • Panama (1932, 1983, 1983, 1987, 1988-1989[6])
  • Paraguay (1874, 1892, 1920, 1932, 1986, 2003)
  • Perù (1826, 1850,[6] 1876, 1931, 1969, 1976, 1978, 1980, 1984)
  • Stati Uniti (1779 (svalutazione della Continental Dollar), 1790, 1862,[7] 1933 (vedi Executive Order 6102),[6] 1971 (Nixon Shock)
  • Suriname (2001–2002)[6]
  • Trinidad e Tobago (1989)
    • 9 stati (1841–1842)[6]
    • 10 stati e molti governi locali (1873-83 or 1884)[6]
  • Uruguay (1876, 1891, 1915, 1933, 1937,[6] 1983, 1987, 1990, 2003)
  • Venezuela (1826, 1848, 1860, 1865, 1892, 1898, 1982, 1990, 1995-1997,[6] 1998,[6] 2004)
Asia
  • Cina (1921, 1932,[6] 1939)
  • Filippine (1983)
  • Giappone (1942, 1946-1952[6])
  • Giordania (1989)
  • India (1958, 1969[senza fonte], 1972)
  • Indonesia (1966, 1998, 2000, 2002)
  • Iran (1992)
  • Iraq (1990)
  • Kuwait (1990–1991)[6]
  • Myanmar (1984,[6] 1987,[6] 2002)
  • Mongolia (1997–2000)[6]
  • Isole Salomone (1995–2004)[6]
  • Sri Lanka (1980, 1982, 1996[6])
  • Turchia (1876, 1915, 1931, 1940, 1978, 1982)
  • Vietnam (1975)[6]
Europa
  • Albania (1990)
  • Austria-Ungheria (1796, 1802, 1805, 1811, 1816, 1868)
  • Austria (1938, 1940, 1945[6])[in queste annate l'Austria faceva parte della Germania]
  • Bulgaria (1990)
  • Croazia (1993–1996)[6]
  • Danimarca (1813)[6]
  • Inghilterra (1340, 1472, 1596)
  • Islanda (2008)
  • Francia (1558, 1624, 1648, 1661, 1701, 1715, 1770, 1788, 1812)
  • Germania (1932, 1939, 1948[6])
    • Assia (1814)
    • Prussia (1683, 1807, 1813)
    • Schleswig-Holstein (1850)
    • Westfalia (1812)
  • Grecia (1826, 1843, 1860, 1893, 1932, 2012[8])
  • Paesi Bassi (1814)
  • Polonia (1936, 1940, 1981)
  • Portogallo (1560, 1828, 1837, 1841, 1845, 1852, 1890)
  • Romania (1933, 1982, 1986)
  • Russia (1839, 1885, 1918, 1947,[6] 1957,[6] 1991, 1998)
  • Spagna (1557, 1575, 1596, 1607, 1627, 1647, 1809, 1820, 1831, 1834, 1851, 1867, 1872, 1882, 1936-1939[6])
  • Svezia (1812)
  • Ucraina (1998–2000)[6]
  • Ungheria (1932, 1941)
  • Regno Unito (1749, 1822, 1834, 1888–89, 1932)[6]
  • Jugoslavia (1983)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italia sorvegliata speciale, cosa succede se Stato va in default, economia.virgilio.it.
  2. ^ Cosa succede se uno Stato fallisce, corriere.it.
  3. ^ Ma cosa succede se un paese va in default, corriere.it.
  4. ^ Italia sorvegliata speciale, cosa succede se Stato va in default, economia.virgilio.it.
  5. ^ Kenneth Dyson, States, Debt, and Power: 'Saints' and 'Sinners' in European History and Integration, Oxford University Press, p. 114, ISBN 978-01-9-102347-7.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az The Forgotten History of Domestic Debt, Carmen M. Reinhart, Kenneth S. Rogoff, Working Paper 13946, 17 aprile 2008, NBER-National Bureau of Economic Research, p. 41 e segg.
  7. ^ A Short History of US Credit Defaults, Ludwig von Mises Institute, 15 July 2011
  8. ^ Parzialmente insolvente dopo la ristrutturazione del debito che ne taglia il 53.5% del valore nominale

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]