Insegnamento capovolto

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In ambito educativo, con classe capovolta o insegnamento capovolto ci si riferisce a un approccio metodologico che ribalta il tradizionale ciclo di apprendimento fatto di lezione frontale, studio individuale a casa e verifiche in classe, con un rapporto docente-allievo piuttosto rigido e gerarchico. Il termine italiano è la traduzione di ciò che a livello internazionale è conosciuto come Flipped Classroom.

L'insegnamento capovolto nasce dall'esigenza di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale alle esigenze della società nella information era radicalmente mutata in pochi anni. La rapida mutazione indotta dalla diffusione del web ha prodotto un distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Si è osservato[1] anche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano, ormai, sempre più all'esterno dalle mura scolastiche. L'insegnante trova sempre più complesso sostenere l'antico ruolo di trasmettitore di sapere: la tradizionale lectio medievale in cui la lettura/dettatura del manoscritto (unico e in mano a pochi) era fondamentale per riprodurre la conoscenza è stata superata con la rivoluzione della stampa che ha reso il testo massivamente disponibile. Con la presenza del testo scritto in tutte le case l'insegnante da lettore è divenuto interprete, colui che sa decodificare il sapere simbolico e lo sa tradurre agli allievi. La rivoluzione internet ha riprodotto, in un certo senso, ciò che è accaduto con l'avvento della stampa: ha permesso la diffusione massiva non solo del sapere scritto ma anche dei contenuti multimediali, rendendo possibile fruire da casa le lezioni/spiegazioni dei docenti. Il sapere non è più confinato tra le mura delle istituzioni scolastiche e pertanto si pone il problema dell'improduttività di trasmettere a scuola quello che è già disponibile a casa.

L'insegnamento capovolto risponde a questo stato di cose con l'inversione dei due momenti classici, lezione e studio individuale:

  • la lezione viene spostata a casa sfruttando appieno tutte le potenzialità dei materiali didattici online;
  • lo studio individuale viene spostato a scuola dove il setting collaborativo consente di applicare, senza il timore di ristrettezze temporali, una didattica di apprendimento attivo socializzante e personalizzata. L'insegnante può esercitare il suo ruolo di tutor al fianco dello studente.

Metodologia[modifica | modifica wikitesto]

L'insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l'allievo non è solo e, insieme ai compagni e all'insegnante al suo fianco cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell'insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l'allievo nell'elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe con il docente può essere impiegato per altre attività fondate sull'apprendimento attivo, in un'ottica di pedagogia differenziata e apprendimento a progetto. Il nuovo ciclo di apprendimento[2] si può schematizzare così:

  • Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l'interesse, la curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Questo passaggio è fondamentale perché non c'è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo degli allievi. Per l'insegnante si tratta perciò di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e risolutiva ad una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Questa fase può svolgersi con modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma è anche possibile svolgerla in classe.
  • Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell'attività di apprendimento. Si tratta di sollecitare negli studenti quei processi di pensiero che sono alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico, imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare metodi per verificare le loro supposizioni. Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca d'informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo. Generalmente questa fase prevede la produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor, del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale.
  • Il ciclo si completa con una fase di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso condotto dal docente attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L'obiettivo è quello di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti partendo dall'analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase. Qui l'insegnante svolge la funzione di stimolo e di moderatore del confronto, di facilitatore dei processi di astrazione e di formalizzazione di quanto appreso. È in questa fase che prendono corpo in modo più articolato attività di valutazione, anche se esse, in realtà, permeano tutte le fasi come prassi formativa continua attraverso l'osservazione e l'annotazione dell'operosità degli studenti in contesto, la valutazione, individuale e di gruppo, dei loro prodotti, con pratiche di co- auto- valutazione da parte degli alunni, nonché attraverso attività valutative più tradizionali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ufficialmente, i primi esperimenti sono stati condotti negli anni novanta da Eric Mazur, professore di fisica presso l'Università di Harvard.

Le Università sono pioniere nell'uso di videolezioni. Sono disponibili online interi corsi universitari su piattaforme come Coursera o come il sito del MIT.

Nell'ambito della scuola secondaria di secondo grado la Khan Academy, che fornisce agli studenti la possibilità di seguire dei videotutorial da casa su Youtube, è stata spesso associata alla Flipped Classroom ma oggi le piattaforme che pubblicano videolezioni sono innumerevoli e, al contrario della Khan Academy, consentono agli insegnanti anche di pubblicare risorse didattiche autoprodotte e di personalizzare il percorso di fruizione per le proprie classi (alcuni esempi: TedEd, Voicethread, RaiScuola, ecc...).

I fondatori della didattica capovolta generalmente riconosciuti sono Jonathan Bergmann e Aaron Sams. Insegnanti di chimica in una scuola del Colorado, alle prese con una realtà rurale e un alto tasso di assenteismo, hanno trovato una soluzione fornendo a casa, agli studenti assenti, le loro lezioni che venivano apprezzate anche dagli studenti presenti. Ben presto si sono resi conto che riprodurre in classe ciò che potevano delegare a un videotutorial non era soddisfacente e hanno compreso che il tempo d'aula poteva essere liberato dalla lezione frontale a favore di una lezione più laboratoriale e partecipata.

Nel 2012 con il seminario "Il fascino indiscreto dell'innovazione", l'Associazione Docenti e Dirigenti scolastici Italiani ha contribuito in maniera determinante a diffondere nella scuola italiana la Flipped Classroom e gliene ha reso merito anche il professor Tullio De Mauro in un articolo sull'Internazionale[3]. Uno dei primi articoli sulla Flipped Classroom si trova a questo link: http://www.adiscuola.it/adirisorse/archives/1187. Prima di allora in Italia se ne parlava solo in ambito accademico e da pochi ricercatori: il prof. Cecchinato presentava inizialmente l'"Aula a rovescio" e il prof. Bonaiuti ne parlava in questo articolo: http://people.unica.it/gbonaiuti/flipping-the-classroom/.

Sempre in Italia nel 2014 è nata FLIPNET l'associazione degli insegnanti che praticano la didattica capovolta, facente riferimento al sito http://flipnet.it/[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.learningsolutionsmag.com/articles/1009/elearning-guild-research-how-important-is-informal-learning
  2. ^ Il nuovo ciclo di apprendimento è spirato a Rivoltella, Pier Cesare, et al. "Fare didattica con gli EAS. Episodi di Apprendimento Situato." (2013): 5-241.
  3. ^ Tullio De Mauro, La scuola capovolta, Internazionale, n. 975, 16 novembre 2012.
  4. ^ Sito ufficiale della associazione italiana per la promozione della didattica capovolta, flipnet.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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