Ingiuria (ordinamento penale italiano)

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Bene giuridico tutelato[modifica | modifica wikitesto]

La norma apporta tutela penalistica alla dignità ed il decoro della persona. In senso soggettivo la dignità è il sentimento e l'idea che ciascuno ha di sé. Per decoro si intende il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale. Ambedue i concetti possono essere ricompresi all'interno della reputazione.

Consumazione e tentativo[modifica | modifica wikitesto]

Il delitto è a consumazione istantanea ed il momento consumativo si identifica comunemente con la percezione dell'offesa da parte del soggetto passivo dell'espressione offensiva dell'onore e del decoro. Il tentativo è ritenuto in dottrina ammissibile, ad esempio, nell'ipotesi di uno scritto diretto all'offeso che, idoneamente spedito o presentato per la trasmissione, venga fermato prima del recapito.

Ritorsione e provocazione[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 599 del codice penale, limita anche per questa fattispecie la punibilità, ad esempio «se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori», ed esclude la punibilità per offese arrecate «nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso».

La cosiddetta ritorsione è quindi causa di non punibilità speciale per il delitto di ingiuria, e trova verosimilmente fondamento in ragioni di mera opportunità che inducono lo Stato a rinunciare a punire uno o entrambi gli offensori per comportamenti di uguale o simile gravità.[1][2]

La cosiddetta provocazione, comune sia all'ingiuria che alla diffamazione, è invece variamente configurata in dottrina quale causa di esclusione della colpevolezza, ovvero causa di giustificazione o, infine, quale causa di non punibilità in senso stretto.

Ai sensi dell'art 596 del codice penale l'autore dell'ingiuria non è ammesso a provare la verità dei fatti (esclusione della prova liberatoria) se non in casi espressamente previsti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda Corte di Cassazione penale, sez. V, sentenza datata 21 novembre 2007, n. 43089 riportata in Altalex Massimario.
  2. ^ Si veda Corte di Cassazione penale, sez. V, sentenza 21 gennaio 2008, n. 3131 riportata in Altalex.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bianchini Ivano, Ingiuria, offensività, scriminante del diritto di critica, Macerata, 2006, pagg.298.

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