Influenza spagnola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Influenza spagnola
epidemia
PatologiaInfluenzavirus A sottotipo H1N1
Periodoottobre 1918 -
dicembre 1920
Dati statistici globali[1]
Numero di casi500 000 000
Numero di morti50 000 000
Non sono disponibili dati dettagliati
Immagine al microscopio elettronico del virus dell'influenza A sottotipo H1N1 (ricreato in laboratorio[2])
29 maggio 1919, Massachusetts. Come in tutti i paesi, anche qui, in seguito al riempirsi degli ospedali, si fecero costruire ospedali da campo per sopperire alle esigenze dei malati

L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la spagnola o la grande influenza, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle pandemie del XX secolo che coinvolgono il virus dell'influenza H1N1.[3] Arrivò a infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo,[4] inclusi alcuni abitanti di remote isole dell'Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa 2 miliardi.[5] La mortalità totale le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell'umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.[6][7][8][9]

La malattia ridusse notevolmente l'aspettativa di vita dell'inizio del XX secolo che, nel primo anno dal diffondersi della pandemia, risultava diminuita di circa 12 anni.[10][11][12] La maggior parte delle epidemie influenzali uccide quasi esclusivamente pazienti anziani o già indeboliti; al contrario, la pandemia del 1918 uccise prevalentemente giovani adulti precedentemente sani.[13]

Sono state formulate diverse possibili spiegazioni per l'alto tasso di mortalità di questa pandemia. Alcune ricerche suggeriscono che la variante specifica del virus avesse una natura insolitamente aggressiva. Un gruppo di ricercatori, recuperando il virus dai corpi delle vittime congelate, ha scoperto che la trasfezione negli animali causava una rapida insufficienza respiratoria progressiva e la morte attraverso una tempesta di citochine (una reazione eccessiva del sistema immunitario dell'organismo). Si è quindi ritenuto che nei giovani adulti l'elevata mortalità fosse legata alle forti reazioni immunitarie; mentre la probabilità di sopravvivenza, in alcune aree, paradossalmente sarebbe stata più elevata in soggetti con sistema immunitario più debole, come bambini ed anziani.

Una volta ritrovato e ricostruito il virus responsabile della Spagnola le proprietà che lo hanno reso così devastante non sono state ben comprese.[14]

Studi più recenti, basati principalmente su referti medici originali del periodo della pandemia,[15][16] hanno rilevato che l'infezione virale stessa non era molto più aggressiva di altre influenze precedenti, ma che le circostanze speciali (guerra, malnutrizione, campi medici e ospedali sovraffollati, scarsa igiene) contribuirono ad una superinfezione batterica che uccise la maggior parte degli ammalati, in genere dopo un periodo prolungato di degenza.[17][18] Inoltre, in Europa, il diffondersi della pandemia fu aiutato dalla concomitanza degli eventi bellici relativi alla prima guerra mondiale. Nel 1918, il conflitto durava ormai da quattro anni ed era diventato una guerra di posizione: milioni di militari vivevano quindi ammassati in trincee sui vari fronti favorendo così la diffusione del virus. I dati storici ed epidemiologici sono inadeguati per identificare l'origine geografica della pandemia.[4] Alcuni studi ritengono che l'influenza spagnola abbia avuto un'implicazione nella comparsa, negli anni '20, dell'encefalite letargica.[19]

All'influenza fu dato il nome di "spagnola" poiché la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli: la Spagna non era coinvolta nella prima guerra mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra; mentre nei paesi belligeranti la rapida diffusione della malattia fu nascosta dai mezzi d'informazione, che tendevano a parlarne come di un'epidemia circoscritta alla Spagna (dove venne colpito anche il re Alfonso XIII).[20]

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Solo alcuni anni dopo la pandemia, fu identificato il virus che la causava.

I principali sintomi dell'infezione erano simili a quelli di altre malattie influenzali:

  • Insorgenza improvvisa della malattia.
  • Pronunciata sensazione di malattia in tutto il corpo: mal di testa e dolori muscolari, mal di schiena, stanchezza ed esaurimento, incapacità di concentrazione, apatia, brividi.
  • Tosse secca, lancinante o tosse convulsa, talvolta con grave irritazione nella zona della gola.
  • Febbre, con temperatura oltre i 40 °C per un giorno o due.
  • Frequenza cardiaca ridotta a 60 al minuto o meno.
  • Durata della malattia in media tre giorni, meno spesso cinque o più.
  • Nei casi più gravi, la polmonite si è verificata sotto forma di polmonite primaria da virus dell'influenza o sotto forma di polmonite secondaria da superinfezioni batteriche, a volte accompagnata da febbre emorragica in rapido sviluppo e una colorazione bluastra-nera (cianosi) della pelle, risultante dalla mancanza di ossigeno.
  • La morte di solito si verificava l'ottavo o il nono giorno di malattia, principalmente a causa dell'infezione batterica secondaria.

Le autopsie hanno mostrato che spesso le vie aeree sono state infettate, di tanto in tanto il mediastino. L'infiammazione è stata principalmente riscontrata nei lobi inferiori dei polmoni, con molte cavità pleuriche allargate. La milza era spesso ingrossata. Il fegato era ingrossato meno frequentemente e con i reni a volte mostrava danni. Spesso erano infiammate anche le meningi.[21]

I sopravvissuti sono stati spesso contrassegnati da grave affaticamento ed esaurimento cronico per settimane, e non era raro che si manifestasse depressione. Coloro che sopravvissero alla polmonite dovettero spesso affrontare una lunga e ardua convalescenza.

A causa dell'infezione influenzale, molte persone avrebbero sofferto di disfunzioni neurologiche per il resto della loro vita, compreso un notevole aumento dei casi di encefalite letargica. Questa è una forma di infiammazione cerebrale che provoca letargia, attacchi di sonno incontrollati e un disturbo temporaneo simile alla malattia di Parkinson, in alcuni casi, Parkinsonismo postcefalitico permanente.[22] Tuttavia, non è stata dimostrata una connessione diretta tra encefalite letargica e influenza spagnola. I campioni di tessuto esaminati nel 2003 non hanno trovato prove del virus dell'influenza.[23]

Il virus[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Influenzavirus A sottotipo H1N1.
Influenzavirus A sottotipo H1N1 visto al microscopio

L’agente causale della Spagnola appartiene alla famiglia dei virus dell’influenza A, la stessa che si evolve provocando la classica influenza stagionale. Non c'è consenso universale sull'origine e patogenicità del virus.[24][25] Gli studi condotti su campioni risalenti all’epoca della Spagnola avrebbero dimostrato che il virus H1N1 del 1918 non è stato originato da un riassortimento tra virus umani e animali. Il virus pandemico del 1918 avrebbe avuto origine prima del 1918, quando un virus H1 umano acquisì la neuraminidasi aviaria N1 e i geni delle proteine interne. [26][2][27]

Tutti gli 8 segmenti genetici sarebbero derivati da un virus aviario che, compiendo un “salto di specie”, si sarebbe adattato all’uomo, acquisendo anche una eccezionale capacità di trasmettersi da persona a persona. Indagini su colture tessutali ed esperimenti su topi hanno inoltre rivelato almeno altre due caratteristiche singolari: la possibilità di replicarsi in assenza di una proteasi, che è invece normalmente richiesta per attivare l’emoagglutinina e innescare l’infezione dei tessuti in coltura, e la letalità nel topo 100 volte superiore a quella degli altri virus dell’influenza umana. Queste peculiarità contribuiscono a spiegare la straordinaria gravità della prima grande pandemia del XX secolo.[28]Il virus H1N1 del 1918, per di più, è stato all’epoca protagonista di un altro fenomeno anomalo: contemporaneamente alla pandemia umana, esso ha cominciato a circolare e si è diffuso anche tra i maiali. Questa specie era in precedenza indenne dall’influenza.[29]

Il lignaggio dell'H1N1 suino derivato dal virus umano della Spagnola, per riassortimento sarebbe poi riemerso nell'uomo dopo il 1922, iniziando un nuovo lignaggio H1N1 umano.[30][31]

Esperimenti hanno indicato che il gene HA del virus della Spagnola ha svolto un ruolo importante nella sua gravità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi sull'origine[modifica | modifica wikitesto]

L'origine geografica della Spagnola è oggetto di controversia.[32] Lo storico Alfred W. Crosby ha sostenuto che l'influenza abbia avuto origine nello stato americano del Kansas[33] e lo scrittore popolare John Barry gli ha fatto eco nell'indicare la contea di Haskell come punto di partenza del focolaio[34], sebbene già alla fine del 1917 si fosse registrata una prima ondata in almeno 14 campi militari statunitensi.[35]

Il lavoro di ricerca condotto nel 1999 da un gruppo britannico guidato dal virologo John Oxford[36] del St Bartholomew's Hospital e dal Royal London Hospital ha identificato il centro della pandemia influenzale del 1918 nel campo militare e ospedale di Étaples, in Francia. Alla fine del 1917 i patologi militari riportarono l'insorgenza di una nuova malattia, caratterizzata da un'alta mortalità, che in seguito riconobbero come influenza. Il campo e l'ospedale sovraffollati, impegnati a curare migliaia di soldati vittime di attacchi chimici e altre ferite di guerra, erano un luogo ideale per la diffusione di un virus respiratorio: ogni giorno vi transitavano circa 100 000 soldati. Oxford e il suo team asserirono che un virus precursore, ospitato negli uccelli, fosse riuscito a mutare, tanto da infettare i maiali che erano tenuti nei pressi del fronte.[37][38]

Vi sono, tuttavia, varie ipotesi precedenti sull'origine dell'epidemia. Alcuni hanno ipotizzato che l'influenza abbia avuto origine in Asia orientale.[39] Claude Hannoun, il principale esperto dell'epidemia per l'Istituto Pasteur, affermò che probabilmente era un virus proveniente dalla Cina e che fosse mutato negli Stati Uniti, vicino a Boston, per poi diffondersi a Brest, in Francia, nei campi di battaglia dell'Europa, utilizzando i soldati e marinai dell'Intesa come principali diffusori.[40] Hannoun prese in considerazione altre possibili ipotesi di origine, come la Spagna, il Kansas e Brest, ma non le ritenne verosimili.[41]

Lo scienziato Andrew Price-Smith pubblicò i dati presi dagli archivi austroungarici, suggerendo che l'influenza avesse origini precedenti, esordendo agli inizi del 1917 in Austria.[42]

Nel 2014, lo storico Mark Humphries, del Memorial University of Newfoundland in Canada, ha evidenziato che lo studio di alcuni documenti da poco rinvenuti suggerisce che l'origine della pandemia possa essere stato uno degli eventi collaterali della guerra, la mobilitazione di 96 000 lavoratori cinesi chiamati a prestare servizio dietro le linee britanniche e francesi sul fronte occidentale. Humphries ha trovato prove archivistiche di una malattia respiratoria che avrebbe colpito la Cina settentrionale nel novembre del 1917 e che l'anno successivo fu ritenuta identica alla "spagnola" dai funzionari della sanità cinesi.[43][44] Tuttavia, in un rapporto pubblicato nel 2016 sul Journal of the Chinese Medical Association non si riscontrano prove sufficienti della trasmissione in Europa del virus attraverso soldati e operai cinesi; al contrario, si evidenzia l'esistenza di prove sulla circolazione del virus entro gli eserciti europei già mesi e forse anni prima dello scoppio della pandemia del 1918.[45]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Auditorium del municipio di Oakland temporaneamente adibito ad ospedale per assistere i malati di influenza spagnola

Quando una persona infetta starnutisce o tossisce, più di mezzo milione di particelle virali possono essere diffuse nelle vicinanze.[46] Gli alloggi sovraffollati e i massicci movimenti delle truppe impegnate nella prima guerra mondiale affrettarono la pandemia e probabilmente accelerarono la trasmissione e la mutazione del virus. Alcuni ipotizzano che il sistema immunitario dei soldati fosse fortemente indebolito dalla malnutrizione, dallo stress dei combattimenti e dalla paura degli attacchi chimici, e così essi sarebbero stati particolarmente suscettibili alla malattia.[47]

Un ulteriore importante fattore a livello globale che favorì la propagazione della pandemia fu l'incremento dei viaggi. I moderni sistemi di trasporto resero più facile a soldati, marinai e semplici viaggiatori civili spostarsi nel mondo e diffondere inconsapevolmente la malattia.[48]

Negli Stati Uniti, la malattia fu osservata per la prima volta nel gennaio 1918 nella contea di Haskell (Kansas), spingendo il medico locale Loring Miner ad avvertire l'U.S. Public Health Service. Il 4 marzo 1918 il cuoco Albert Gitchell si ammalò a Fort Riley, una struttura militare americana dove all'epoca si stavano addestrando truppe statunitensi destinate a combattere nella Grande Guerra; Gitchell fu la prima vittima registrata dell'influenza.[34][49] In pochi giorni, 522 uomini del campo furono contagiati.[50] Entro l'11 marzo 1918 il virus aveva raggiunto il quartiere Queens di New York.[51][52] La mancata adozione di misure preventive tra marzo ed aprile fu poi aspramente criticata.[8]

Nell'agosto 1918, un ceppo più virulento apparve simultaneamente a Brest (in Francia), a Freetown (in Sierra Leone) e negli Stati Uniti, a Boston. L'influenza spagnola si diffuse anche attraverso l'Irlanda, portata lì da soldati irlandesi di ritorno dal fronte. Le potenze dell'Intesa vollero chiamarla "influenza spagnola", principalmente perché la pandemia ricevette maggiore attenzione da parte della stampa solo dopo aver raggiunto, nel novembre 1918, la Spagna: una nazione non coinvolta nel conflitto e in cui non vigeva la censura di guerra.[53]

Storia della scoperta e ricostruzione del virus[modifica | modifica wikitesto]

La gravità unica della pandemia nota come Spagnola ha sconcertato i ricercatori per decenni e ha sollevato diverse domande. Generazioni di scienziati ed esperti di sanità pubblica furono lasciati solo con le prove epidemiologiche della letalità del virus. Già nel 1951 Johan Hultin, giovane microbiologo svedese, studente in una università dello Iowa, aveva cercato, senza successo, di ricavare campioni originali del virus da cadaveri di una missione in Alaska, sepolti nel permafrost. Solo 46 anni dopo, in una nuova spedizione a proprie spese nel villaggio Brevig (72 morti di Spagnola su 80 abitanti), Hultin riuscì a riportare campioni di tessuto polmonare conservato dal permafrost, da cui il gruppo di Taubenberger e Reid isolarono il materiale genetico del virus.[54]

Gli autori della ricerca indicarono come co-autore Hultin, l'ostinato e ormai anziano ricercatore svedese.

Nel 2005 Tampey, del CDC, riuscì a ricostruire il virus della Spagnola, sintetizzandolo de novo. [2]

Mortalità[modifica | modifica wikitesto]

I tipici dati epidemiologici (tasso di mortalità, letalità, attacco, eccesso di mortalità) relativi alla pandemia cosiddetta "spagnola" sono da anni oggetto di controversia scientifica e sembrerebbe improbabile che si possano mai calcolare cifre veramente accurate relative alla mortalità e letalità dell'influenza spagnola.[55][56]

Variabilità ed incertezze[modifica | modifica wikitesto]

La pandemia si è diffusa in anni in cui gli strumenti di raccolta dati per calcoli epidemiologici e di statistica medica erano tendenzialmente incoerenti e di dubbia validità, accuratezza e solidità.

  • Il ceppo virale origine dell'influenza spagnola è stato riconosciuto solo oltre una decina di anni dopo (1933)[57].
  • Si sospetta che molte morti siano state provocate da cure inadeguate, se non controproducenti; in particolare uno studio del 2009 conclude che un significativo numero di decessi potrebbe essere attribuito, almeno come concausa, all'edema polmonare indotto dall'avvelenamento da aspirina[58].
  • A causa della prima guerra mondiale e delle sue ripercussioni socio-economiche, le aspettative di vita per larghi settori della popolazione si erano ridotte sensibilmente[59][60].
  • L'origine e la durata della pandemia sono incerte; mentre vari studi filogenetici identificano l'origine nelle influenze fatali sul fronte di guerra mesi o anni prima del 1918[55][61] e probabili precursori virali nell'influenza del 1915, la pandemia, sviluppandosi ad ondate successive, pare sia durata fino al 1920[62].
  • L'inusualmente alto tasso di letalità età-specifico nella fascia dei 20-40 anni, nelle ondate del 1918-19, si ipotizza sia determinato da una diversa suscettibilità legata all'esposizione infantile a precedenti epidemie virali, in particolare a quelle dovute ad un virus H3N8 che ha circolato dal 1889 al 1900, mentre l'esposizione a precedenti influenze subtipiche H1 potrebbe aver ridotto il tasso di letalità età-specifico in alcune popolazioni.
  • Gli antibiotici non erano ancora stati scoperti e la mortalità per malattie respiratorie (polmoniti e tubercolosi) dipendenti da fattori diversi dalla Spagnola non era distinguibile da quella conseguenza dell'influenza[63][64].

Stime della mortalità e del numero globale di morti[modifica | modifica wikitesto]

Il numero globale di morti attribuibili alla spagnola è stato stimato da molti studi, molti focalizzati sulle ondate del 1918.

Una delle prime stime pubblicata nel 1927 concludeva che si trattava di 21,6 milioni.[65] Nel 1991 il numero è stato corretto in 30 milioni (da 24,7 a 39,3 milioni).[7] Mentre alcune ricerche nel 1998 stimavano il numero globale di morti attorno ai 20 milioni[66], calcolando anche gli anni fino al 1920, nel 2002 la stima è stata portata a 50 milioni, ipotizzando che potesse essere anche il doppio.[9] Ricerche più recenti, nel 2018, hanno fortemente ridimensionato queste cifre, concludendo che il numero di morti causati dalla spagnola sia stato di 17,4 milioni.[67] Raccogliendo tutte le ricerche, si ha una variazione da 15 a 100 milioni del numero globale di morti.[68][69] Considerando che anche la stima della popolazione mondiale in quegli anni varia da 1,8 miliardi a 2 miliardi, il tasso di letalità globale varierebbe enormemente dallo 0,75% al 5,6%.

Un certo consenso si è trovato su stime intermedie: circa 50 milioni di morti con un tasso di letalità del 2,5%.[53][70][4][71][72][70][43][73][74]

Il numero globale di contagiati è stimato da alcuni attorno ai 500 milioni di persone, comportando un tasso di letalità che varia, a seconda delle stime globali del numero di morti e di contagiati, dal 2,04%[75] [76]al 10%.[9]

Casistica di mortalità per paese[modifica | modifica wikitesto]

Seattle, 1918: il manovratore di un tram non accetta a bordo passeggeri sprovvisti di mascherina

Questa pandemia è stata descritta come "il più grande olocausto medico della storia"[32] e in numeri assoluti, ma non in percentuale a causa dell'aumento della popolazione nel Novecento rispetto al Trecento, ha ucciso più persone della peste nera. Si dice che questa influenza abbia ucciso più persone in 24 settimane che l'AIDS in 24 anni e in un anno più di quante ne abbia uccise la peste nera in un secolo. Un articolo del 2016 afferma che la peste nera, nel corso del decennio del 1340, uccise più del 10% della popolazione mondiale, mentre la pandemia influenzale del 1918 uccise meno della metà di questa percentuale, poiché nel frattempo la popolazione mondiale era passata da 400 milioni a quasi due miliardi di individui.[77]

La malattia ha causato decessi in ogni angolo del globo, ma i dati sul tasso di mortalità della spagnola differiscono sensibilmente tra paese e paese, anche di 40 volte.[78][9][79][56] Secondo report locali, 17 milioni sarebbero morti solo in India, rappresentando circa il 5% della popolazione totale del paese.[80] Il bilancio delle vittime registrate nei distretti governativi britannici sarebbe stato di 13,88 milioni. Mentre in Giappone, dei 23 milioni di persone che ne furono colpite, circa il 43% della popolazione, 388 000 morirono, con un tasso di mortalità dello 0,67%.[81] Nelle Indie Orientali Olandesi (ora Indonesia) si presume che circa un milione e mezzo di persone siano morte tra i 30 milioni di abitanti del tempo.[82] A Tahiti, il 13% della popolazione morì in un solo mese. Allo stesso modo, a Samoa il 22% della popolazione è deceduto nel corso di due mesi. Nel Camerun sembrerebbe che i morti siano stati circa 250 000 persone su 561 000 (44,6%). Anche in Iran l'impatto sarebbe stato enorme; dove, secondo una stima, tra 902 400 e 2 431 000 persone (pari a tra l'8,0% e il 21,7% della popolazione totale) non sopravvissero.[83][9]

Poliziotti di Seattle durante l'epidemia di Spagnola, dicembre 1918

Negli Stati Uniti circa il 28% di una popolazione di 103 milioni è stata infettata e, tra questi, dai 500 000 a 675 000 sono morti[84], di cui 43 000 militari mobilitati per la prima guerra mondiale.[33][85] L'impatto fu così profondo da deprimere l'aspettativa di vita media negli Stati Uniti di oltre dieci anni.[60] In Canada morirono 50 000 persone su 8 158 000.[86] In Brasile ebbero un esito infausto da 180 000 a 300 000 persone, incluso il presidente Rodrigues Alves.[87] In Gran Bretagna i decessi furono 250 000, in Francia più di 400 000.[88] Un'epidemia influenzale diffusasi nell'Africa occidentale uccise almeno 100 000 persone in Ghana.[89][9] Tafari Makonnen (il futuro Haile Selassie, imperatore dell'Etiopia) fu uno dei primi etiopi a contrarre l'influenza, ma riuscì a sopravvivere[90][91]; tuttavia molti dei membri della sua famiglia non ce la fecero. Le stime dei decessi avvenuti nella capitale Addis Abeba, variano da 5 000 ad oltre 10 000. Nella Somalia britannica un funzionario stimò che il 7% della popolazione nativa morì.[91]

Ospedale a Washington, D.C., 1918/1919

In Nuova Zelanda la spagnola uccise 8 500 persone, con un tasso di mortalità dello 0,77 %.[9]

Questo enorme numero di decessi fu dovuto ad un tasso di attacco estremamente alto, che arrivava anche oltre il 50% della popolazione suscettibile, e dall'estrema severità dei sintomi, alcuni dei quali si ritiene fossero stati causati da una tempesta di citochine.[7] Nel 1918 le conoscenze sui virus erano limitate e inizialmente l'influenza fu diagnosticata erroneamente come batterica, dovuta al bacillo Pfeiffer, oggi noto come Haemophilus influenzae. Nel 1918 in America molte speranze di cura si poggiavano su vaccini sviluppati partendo dal bacillo Pfeiffer, di cui molti rapporti medici descrivevano l'efficacia. Già dal 1919 molti ricercatori avevano notato sia che alcuni sintomi non erano compatibili con un'infezione dal bacillo Pfeiffer, sia che si riusciva ad isolare il bacillo solo in una piccola percentuale di deceduti per la spagnola, sia che l'efficacia dei vaccini Pfeiffer era scarsa.[92] Veniva anche ampiamente somministrata aspirina a regimi ora noti per essere potenzialmente tossici, anche 1 grammo ogni ora, in grado di favorire l'edema polmonare e la polmonite batterica.[58] Un osservatore scrisse: "Una delle più sorprendenti complicanze è stata l'emorragia delle mucose, in particolare del naso, dello stomaco e dell'intestino, oltre che dal sanguinamento dalle orecchie e delle emorragie petecchiali nella pelle".[93] La maggior parte dei decessi fu attribuita alla polmonite batterica,[94][4] un'infezione secondaria opportunistica frequentemente associata all'influenza; tuttavia il virus uccise i malati anche direttamente, causando enormi emorragie ed edema nei polmoni. Alcuni studi hanno dimostrato che il virus fu particolarmente letale anche perché innescava una tempesta di citochine, che può risultare più grave nei sistemi immunitari più forti caratteristici dei giovani adulti.

La malattia, insolitamente grave, uccise in alcune aree fino al 20% di coloro che la contrassero, a differenza del solito tasso di letalità delle tipiche influenze stagionali,[[ che si attesta sullo 0,1%.[7]

Mortalità per età, sesso, condizioni sociali[modifica | modifica wikitesto]

Differenza tra la mortalità influenzale secondo le varie età tra l'epidemia del 1918 e le precedenti epidemie. Decessi per 100 000 persone in ogni fascia di età, Stati Uniti, per gli anni interpandemici 1911-1917 (linea tratteggiata) e l'anno pandemico 1918 (linea continua).[4]

Le grandi disparità nei tassi di mortalità attribuiti alla Spagnola rimangono sconcertanti e sono state oggetto di molti studi. La pandemia, in molte aree geografiche, per lo più uccise giovani adulti. Tra il 1918 e il 1919, il 99% dei decessi per influenza pandemica negli Stati Uniti ha riguardato persone sotto i 65 anni ed in particolare, nella quasi metà dei casi, giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Nel 1920, il tasso di mortalità tra le persone sotto i 65 anni risultava diminuito di sei volte e di circa la metà nelle persone sopra i 65 anni, ma il 92% dei decessi si verificava comunque in soggetti di età inferiore ai 65 anni.[66][95] Ciò è inusuale, poiché normalmente l'influenza risulta più mortale per gli individui deboli, come i bambini (di età inferiore ai due anni), gli anziani (oltre i 70 anni) e gli immunocompromessi. Nel 1918 gli anziani potrebbero aver beneficiato di una parziale protezione ereditata dall'esposizione alla pandemia influenzale del 1889-1890, conosciuta come "influenza russa".[96]

Il modello attualmente proposto per spiegare la curva di mortalità per fasce di età (curva a "W") della pandemia del 1918 si basa sull'esposizione aggregata delle varie coorti di nascita ai diversi virus pandemici e stagionali in circolazione prima della polmonite. In altre parole: dal 1830 al 1847 sarebbe circolato un virus H1N1; tra il 1847 e il 1889, un virus H1N8; dal 1889 al 1900, un virus H3N8; dal 1900 al 1918, un virus H1N8. In queste circostanze, la coorte di coloro che nacquero dopo il 1889 avrebbe meno protezione contro il virus del 1918, poiché, durante la loro infanzia, sarebbero stati esposti a un virus H3N8 (immunità eterosubitica per H3 e N8). È, infatti, in questa coorte che è stato osservato il picco di mortalità in eccesso durante la pandemia di influenza polmonare. A loro volta, i nati dopo il 1900 avrebbero una protezione intermedia, a causa dell'esposizione infantile al virus H1N8 (immunità omosubtipica per H1 e eterosubtipica per N8). Al contrario, la coorte di bambini nati dopo il 1830 sarebbe la migliore protezione contro il virus del 1918, a causa dell'esposizione infantile a un ceppo omosubitipico per H1 e N1, corrispondente alla bassa mortalità durante la pandemia.[30] Oltre alle basi virologiche che cercano di spiegare la curva a W e la mortalità insolitamente alta tra i giovani adulti osservata durante la pandemia di influenza del 1918, possiamo ancora trovare giustificazione nel movimento di truppe mobilitate per la guerra, costituito da gruppi di età lavorativa, e nella loro esposizione a precarie condizioni alimentari e sanitarie, armi chimiche e lo stress della guerra, diventando così più suscettibile alla malattia e alle sue complicanze. D'altro canto, campi militari sovraffollati e ospedali e la vicinanza a campi di addestramento, alloggi e scenari di guerra hanno favorito anche la rapida trasmissione della malattia in una definita fascia di età e le prove di una curva a W della mortalità età-specifica in paesi neutrali come la Spagna sono scarse.[95][97][98][99][100]

La diffusa convinzione che la pandemia abbia colpito ricchi e poveri in ugual modo è solo parzialmente vera.[101][102] [103] Le classi più povere erano più fragili, considerando le condizioni di vita, igiene e salute. Alcuni studi hanno individuato una correlazione positiva tra il tasso di mortalità per polmonite e Spagnola e analfabetismo.[104] [105]

Studi sull'impatto della Spagnola sulle diverse etnie evidenziano ad esempio negli USA che la popolazione afroamericana aveva una morbilità inferiore, ma un tasso di letalità più elevato rispetto alla popolazione bianca. Le ragioni della minore morbilità tra la popolazione nera rimangono poco chiare. I risultati possono implicare che gli afroamericani avevano un rischio minore di sviluppare la malattia per fattori legati all'esposizione ma, quando si ammalavano, avevano un rischio maggiore di morire.[106]

La Spagnola ha colpito più gli uomini che le donne. Negli USA la differenza tra tasso di mortalità per influenza e polmonite (tranne la polmonite del neonato) era 38 per 100 000 nel 1917 e 13 per 100 000 nel 1919. [107][108] Secondo lo storico John M. Barry, i più vulnerabili di tutti furono le donne incinte, asserendo che secondo i dati rilevati in tredici studi su donne ospedalizzate durante la pandemia, il tasso di mortalità era compreso tra il 23% e il 71%.[109] Delle donne incinte sopravvissute al parto, oltre un quarto (26%) perse il bambino.[34]

Le diverse ondate[modifica | modifica wikitesto]

Un fatto inconsueto fu che l'epidemia si diffuse in diverse ondate indipendenti dalle stagioni (per quanto riguarda l'emisfero settentrionale), mentre di solito l'influenza epidemica si diffonde in inverno.[110]

Anche se il periodo e il numero di ondate della Spagnola non sono coerenti a livello globale[95], c'è un certo consenso nel ritenere che la pandemia, negli USA ed altre nazioni, abbia avuto tre onde distinte: la primavera del 1918, l'autunno del 1918 e l'inverno del 1918-1919. [43][9] Alcuni autori considerano anche, in alcuni paesi, una quarta ondata del 1920-1921.[100][9]

Tre ondate pandemiche: mortalità settimanale per influenza e polmonite, Regno Unito, 1918-1919

La seconda ondata della pandemia del 1918 fu molto più letale della prima. La prima ondata somigliava alle tipiche epidemie influenzali; i più a rischio furono coloro che erano anziani o già malati, mentre i più giovani e coloro che godevano di buona salute si riprendevano facilmente. Ma ad agosto, quando iniziò la seconda ondata in Francia, Sierra Leone e Stati Uniti,[111] il virus era mutato in una forma molto più letale. [112]

Questa maggiore letalità è stata attribuita alla situazione relativa alla prima guerra mondiale. Nella vita civile, la selezione naturale favorisce i ceppi di virus miti: quelli che si ammalano seriamente rimangono a casa, e coloro che sono solo lievemente malati continuano con le loro vite, diffondendo una malattia non grave. Nelle trincee, la selezione naturale risultava invertita: i soldati che avevano contratto una forma leggera rimasero dov'erano, mentre i malati gravi venivano inviati su treni affollati verso ospedali da campo altrettanto affollati, diffondendo il virus più letale. La seconda ondata iniziò così e l'influenza si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Di conseguenza, durante le moderne pandemie, i ricercatori medici prestano attenzione quando il virus raggiunge i luoghi con assembramenti sociali alla ricerca di ceppi del virus più letali.[59][85][58]

Decimazione delle comunità[modifica | modifica wikitesto]

Un grafico che mostra il numero di decessi nelle principali città, con un picco tra ottobre e novembre 1918

Persino nelle aree in cui la mortalità si rivelò bassa, la vita di tutti i giorni andò incontro a grosse difficoltà. In molte città si assistette alla chiusura di molti negozi o alla richiesta ai clienti di restare all'esterno ad inoltrare gli ordini. Vi furono diversi casi in cui gli operatori sanitari non potevano visitare gli ammalati e i necrofori seppellire i morti, poiché essi stessi erano ammalati. In molti luoghi vennero scavate fosse comuni con macchine a vapore in cui i corpi furono sepolti senza bara.[113]

Diversi territori delle isole del Pacifico vennero particolarmente colpiti. La pandemia li raggiunse dalla Nuova Zelanda, la quale si dimostrò troppo lenta ad attuare misure atte ad impedire alle navi che trasportavano l'influenza di lasciare i propri porti. Da qui, l'influenza raggiunse Tonga (uccidendo l'8% della popolazione), Nauru (16%) e Fiji (5%, 9 000 persone).[78]

Ancora più grave fu la situazione che si verificò nelle Samoa tedesche, oggi lo stato indipendente di Samoa, occupate dalla Nuova Zelanda nel 1914. Qui il 90% della popolazione venne contagiato; il 30% degli uomini adulti, il 22% delle donne adulte e il 10% dei bambini rimasero uccisi. Si stima che in Irlanda l'influenza spagnola fu responsabile del 10% di tutti i decessi avvenuti nel 1918.

Le tribù native americane furono particolarmente colpite. Solo nell'area di Four Corners sono stati registrati 3.293 decessi tra i nativi.[114] Intere comunità di villaggi sono scomparse in Alaska.[115]

L'analisi dei dati ha rivelato che 6.520 morti vennero registrati nella contea di Savannah-Chatham, in Georgia (su di una popolazione di 83 252 individui) durante il triennio che va dal 1º gennaio 1917 al 31 dicembre 1919. Di questi decessi, l'influenza venne specificatamente indicata come causa in 316 casi, che rappresentano il 4,85% di tutte le cause di morte per tutto il periodo.[116]

Aree meno colpite[modifica | modifica wikitesto]

Scolaresca femminile con maschere protettive durante l'epidemia del 1919 a Tokyo

In Giappone, nel luglio 1919, vennero attribuiti 257 363 decessi all'influenza, con un tasso di mortalità stimato dello 0,425%, un dato molto basso rispetto a quasi tutti gli altri paesi asiatici per i quali sono disponibili dati. Il governo giapponese limitò radicalmente i viaggi marittimi da e verso le isole di origine della pandemia.

Nel Pacifico, l'influenza fu tenuta lontana dalle Samoa Americane grazie all'intervento del governatore John Martin Poyer, che impose un blocco.[78] Nella stessa Nuova Zelanda, 8573 morti vennero attribuiti alla pandemia influenzale del 1918, con un tasso di mortalità totale dello 0,74%.[117]. La colonia francese della Nuova Caledonia[118] riuscì a prevenire l'arrivo dell'influenza grazie all'adozione di efficaci sistemi di quarantena, arrivando a non contare alcun decesso tra i propri abitanti. In Australia quasi 12 000 persone morirono.[119]

Alla fine della pandemia, la remota isola di Marajó, alla foce del Rio delle Amazzoni, in Brasile, non ebbe nessun riscontro dell'epidemia.[120] Anche nell'isola di Sant'Elena non si registrarono decessi.[121]

Sul fronte italiano[modifica | modifica wikitesto]

In Italia si stima che le vittime furono almeno 600 000, con un'incidenza di circa l'1,5% della popolazione di quasi 40 milioni di abitanti. Il primo allarme venne lanciato a Sossano (Vicenza) nel settembre del 1918, quando il capitano medico dirigente del Servizio sanitario del secondo gruppo reparti d'assalto invitò il sindaco a chiudere le scuole per una sospetta epidemia di tifo.

I morti dell'Impero austro-ungarico furono invece meno numerosi; in particolare, in Austria l'epidemia uccise 135 000 persone, in Ungheria 115 000 e in Bosnia 10 000, per un totale di 260 000 morti nell'Impero.[122]

Termine della pandemia[modifica | modifica wikitesto]

Anche i dati sul termine della pandemia sono incerti. Dopo la letale seconda ondata avvenuta verso la fine del 1918, il numero di nuovi casi diminuì bruscamente, fino a quasi annullarsi. A Filadelfia, per esempio, ci furono 4 597 morti nella settimana che terminò il 16 ottobre, ma già l'11 novembre l'influenza era pressoché scomparsa da tutta la città. Una spiegazione per il rapido declino della letalità della malattia potrebbe essere che i medici erano riusciti a migliorare la prevenzione e la cura della polmonite che si sviluppava dopo che le vittime avevano contratto il virus; tuttavia non tutti i ricercatori concordano con tale teoria.

Un'altra ipotesi è che il virus del 1918 abbia subito una mutazione rapida verso una forma meno letale, un evento comune nei virus patogeni, poiché gli ospiti dei ceppi più pericolosi tendono a estinguersi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Numero complessivo di casi confermati e sospetti.
  2. ^ a b c T. M. Tumpey, Characterization of the Reconstructed 1918 Spanish Influenza Pandemic Virus, in Science, vol. 310, n. 5745, 7 ottobre 2005, pp. 77–80, DOI:10.1126/science.1119392. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 24 luglio 2008).
  3. ^ (FR) La Grippe Espagnole de 1918 (PPT), Institut Pasteur (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2015).
  4. ^ a b c d e Jeffery K. Taubenberger e David M. Morens, 1918 Influenza: the Mother of All Pandemics, in Emerging Infectious Diseases, vol. 12, n. 1, 2006-1, pp. 15–22, DOI:10.3201/eid1201.050979. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  5. ^ Historical Estimates of World Population, su census.gov. URL consultato il 29 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2012).
  6. ^ C.W. Potter, A History of Influenza, in J Appl Microbiol., vol. 91, n. 4, ottobre 2006, pp. 572–579, DOI:10.1046/j.1365-2672.2001.01492.x, PMID 11576290.
  7. ^ a b c d K. D. Patterson e G. F. Pyle, The geography and mortality of the 1918 influenza pandemic, in Bulletin of the History of Medicine, vol. 65, n. 1, 1991, pp. 4–21. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 28 marzo 2020).
  8. ^ a b The 1918 Influenza Pandemic, su virus.stanford.edu. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2009).
  9. ^ a b c d e f g h i Niall P. A. S. Johnson e Juergen Mueller, Updating the accounts: global mortality of the 1918-1920 "Spanish" influenza pandemic (PDF), in Bulletin of the History of Medicine, vol. 76, n. 1, 2002, pp. 105–115, DOI:10.1353/bhm.2002.0022. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 24 marzo 2020).
  10. ^ (EN) The Nation's Health, su www.flu.gov, U.S. Department of Health & Human Services. URL consultato il 31 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2016).
  11. ^ Life Expectancy, su Our World in Data. URL consultato il 31 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2016).
  12. ^ Life expectancy in the USA, 1900–98, su demog.berkeley.edu. URL consultato il 31 marzo 2016 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2003).
  13. ^ The Influenza Epidemic of 1918, su Archives.gov, National Archives and Records Administration. URL consultato il 31 marzo 2016 (archiviato il 12 aprile 2016).
  14. ^ (EN) 1918 Pandemic (H1N1 virus) | Pandemic Influenza (Flu) | CDC, su www.cdc.gov, 22 marzo 2020. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  15. ^ W.G. MacCallum, Pathology of the pneumonia following influenza, in JAMA: The Journal of the American Medical Association, vol. 72, n. 10, 1919, pp. 720–723, DOI:10.1001/jama.1919.02610100028012.
  16. ^ Edwin F. Hirsch e Marion McKinney, An epidemic of pneumococcus broncho-pneumonia, in Journal of Infectious Diseases, vol. 24, n. 6, 1919, pp. 594–617, DOI:10.1093/infdis/24.6.594.
  17. ^ John F. Brundage e G. Dennis Shanks, What Really Happened during the 1918 Influenza Pandemic? The Importance of Bacterial Secondary Infections, in Journal of Infectious Diseases, vol. 196, n. 11, 2007, pp. 1717–1718, DOI:10.1086/522355.
  18. ^ David M Morens e Anthony S. Fauci, The 1918 influenza pandemic: insights for the 21st century, in Journal of Infectious Diseases, vol. 195, n. 7, 2007, pp. 1018–1028, DOI:10.1086/511989.
  19. ^ Susan Anderson, Analysis of Spanish flu cases in 1918–1920 suggests transfusions might help in bird flu pandemic, American College of Physicians, 29 agosto 2006. URL consultato il 2 ottobre 2011 (archiviato il 25 novembre 2011).
  20. ^ Porras Gallo, M. Isabel (María Isabel), e Davis, Ryan A.,, The Spanish influenza pandemic of 1918-1919 : perspectives from the Iberian Peninsula and the Americas, ISBN 978-1-58046-864-0, OCLC 895660689. URL consultato il 26 marzo 2020.
  21. ^ Vasold, Manfred 1943-, Die Spanische Grippe die Seuche und der Erste Weltkrieg, Primus-Verl, 2009, ISBN 978-3-89678-394-3, OCLC 472491774. URL consultato il 26 marzo 2020.
  22. ^ Witte, Wilfried, 1965-, Tollkirschen und Quarantäne die Geschichte der spanischen Grippe, Wagenbach, 2008, ISBN 978-3-8031-3628-2, OCLC 723849915. URL consultato il 26 marzo 2020.
  23. ^ (EN) Sherman McCall, James M. Henry e Ann H. Reid, Influenza RNA not Detected in Archival Brain Tissues from Acute Encephalitis Lethargica Cases or in postencephalitic parkinson Cases, in Journal of Neuropathology & Experimental Neurology, vol. 60, n. 7, 2001-07, pp. 696–704, DOI:10.1093/jnen/60.7.696. URL consultato il 26 marzo 2020.
  24. ^ (EN) CDC, The Discovery and Reconstruction of the 1918 Pandemic Virus, su Centers for Disease Control and Prevention, 17 dicembre 2019. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 25 marzo 2020).
  25. ^ (EN) John S. Oxford e Douglas Gill, Unanswered questions about the 1918 influenza pandemic: origin, pathology, and the virus itself, in The Lancet Infectious Diseases, vol. 18, n. 11, 1º novembre 2018, pp. e348–e354, DOI:10.1016/S1473-3099(18)30359-1. URL consultato il 26 marzo 2020.
  26. ^ Jeffery K. Taubenberger, Ann H. Reid e Raina M. Lourens, Characterization of the 1918 influenza virus polymerase genes, in Nature, vol. 437, n. 7060, 2005-10, pp. 889–893, DOI:10.1038/nature04230. URL consultato il 26 marzo 2020.
  27. ^ (EN) Janis Antonovics, Michael E. Hood e Christi Howell Baker, Was the 1918 flu avian in origin?, in Nature, vol. 440, n. 7088, 2006-04, pp. E9–E9, DOI:10.1038/nature04824. URL consultato il 26 marzo 2020.
  28. ^ Robert B. Belshe, The Origins of Pandemic Influenza — Lessons from the 1918 Virus, in New England Journal of Medicine, vol. 353, n. 21, 24 novembre 2005, pp. 2209–2211, DOI:10.1056/nejmp058281. URL consultato il 26 marzo 2020.
  29. ^ Christina E. Mills, James M. Robins e Marc Lipsitch, Transmissibility of 1918 pandemic influenza, in Nature, vol. 432, n. 7019, 2004-12, pp. 904–906, DOI:10.1038/nature03063. URL consultato il 26 marzo 2020.
  30. ^ a b Michael Worobey, Guan-Zhu Han e Andrew Rambaut, Genesis and pathogenesis of the 1918 pandemic H1N1 influenza A virus, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 111, n. 22, 3 giugno 2014, pp. 8107–8112, DOI:10.1073/pnas.1324197111. URL consultato il 25 marzo 2020.
  31. ^ (EN) Wertheim Jo, When Pigs Fly: The Avian Origin of a 'Swine Flu', su Environmental microbiology, 2009-09. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 26 marzo 2020).
  32. ^ a b Patrick R. Saunders-Hastings e Daniel Krewski, Reviewing the History of Pandemic Influenza: Understanding Patterns of Emergence and Transmission, in Pathogens, vol. 5, n. 4, 6 dicembre 2016, DOI:10.3390/pathogens5040066. URL consultato il 25 marzo 2020.
  33. ^ a b Alfred W. Crosby, America's Forgotten Pandemic, Cambridge University Press, 21 luglio 2003, ISBN 978-0-521-83394-3. URL consultato il 26 marzo 2020.
  34. ^ a b c John M Barry, The site of origin of the 1918 influenza pandemic and its public health implications, su Journal of Translational Medicine, vol. 2, 20 gennaio 2004, p. 3, DOI:10.1186/1479-5876-2-3, PMC 340389, PMID 14733617.
  35. ^ How the US Army infected the World with Spanish Flu, in Limpia por dentro. URL consultato il 7 dicembre 2017 (archiviato il 28 dicembre 2017).
  36. ^ EU Research Profile on Dr. John Oxford, su ec.europa.eu. URL consultato il 9 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2009).
  37. ^ Connor, Steve, "Flu epidemic traced to Great War transit camp", The Guardian (UK), Saturday, 8 January 2000. Accessed 2009-05-09. Archived 11 May 2009.
  38. ^ J.S. Oxford, R. Lambkin, A. Sefton, R. Daniels, A. Elliot, R. Brown e D. Gill, A hypothesis: the conjunction of soldiers, gas, pigs, ducks, geese and horses in Northern France during the Great War provided the conditions for the emergence of the "Spanish" influenza pandemic of 1918–1919, in Vaccine, vol. 23, n. 7, 2005, pp. 940–945, DOI:10.1016/j.vaccine.2004.06.035.
  39. ^ 1918 killer flu secrets revealed Archiviato il 22 agosto 2018 in Internet Archive.. BBC News. 5 February 2004.
  40. ^ Hannoun, Claude, "La Grippe", Ed Techniques EMC (Encyclopédie Médico-Chirurgicale), Maladies infectieuses, 8-069-A-10, 1993. Documents de la Conférence de l'Institut Pasteur: La Grippe Espagnole de 1918.
  41. ^ G. Dennis Shanks, No evidence of 1918 influenza pandemic origin in Chinese laborers/soldiers in France, in Journal of the Chinese Medical Association: JCMA, vol. 79, n. 1, 2016-01, pp. 46–48, DOI:10.1016/j.jcma.2015.08.009. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 20 aprile 2020).
  42. ^ Price-Smith, Andrew T., Contagion and chaos : disease, ecology, and national security in the era of globalization, MIT Press, 2009, ISBN 978-0-262-25553-0, OCLC 310696402. URL consultato il 26 marzo 2020.
  43. ^ a b c (EN) Mark Osborne Humphries, Paths of Infection: The First World War and the Origins of the 1918 Influenza Pandemic, in War in History, vol. 21, n. 1, 2014-01, pp. 55–81, DOI:10.1177/0968344513504525. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 21 marzo 2020).
  44. ^ Vergano, Dan, 1918 Flu Pandemic That Killed 50 Million Originated in China, Historians Say, su news.nationalgeographic.com, 24 gennaio 2014. URL consultato il 4 novembre 2016 (archiviato il 21 ottobre 2016).
  45. ^ G. Dennis Shanks, No evidence of 1918 influenza pandemic origin in Chinese laborers/soldiers in France, in Journal of the Chinese Medical Association, vol. 79, n. 1, 2016, pp. 46–8, DOI:10.1016/j.jcma.2015.08.009, PMID 26542935.
  46. ^ Sherman, Irwin W., Twelve diseases that changed our world, ASM Press, 2007, ISBN 978-1-55581-466-3, OCLC 141178241. URL consultato il 26 marzo 2020.
  47. ^ Ewald, Paul W., Evolution of infectious disease, Oxford University Press, 1994, ISBN 1-4237-3469-6, OCLC 228117631. URL consultato il 26 marzo 2020.
  48. ^ Filmato audio Film: We Heard the Bells: The Influenza of 1918 (2010), U.S. Department of Health and Human Services, Center for Medicare and Medicaid Services, 2010. URL consultato il 20 febbraio 2012.
  49. ^ Bill Bynum, Stories of an influenza pandemic (PDF), in The Lancet, vol. 373, 14 marzo 2009, pp. 885–886, DOI:10.1016/s0140-6736(09)60530-4. URL consultato il 23 marzo 2018 (archiviato il 7 marzo 2020).
  50. ^ Avian Bird Flu. 1918 Flu (Spanish flu epidemic).
  51. ^ Spanish flu strikes during World War I
  52. ^ Timelines of great Epidemics
  53. ^ a b Le Pandemie Influenzali del Ventesimo Secolo, su www.epicentro.iss.it. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 19 marzo 2020).
  54. ^ (EN) A. H. Reid, T. G. Fanning e J. V. Hultin, Origin and evolution of the 1918 "Spanish" influenza virus hemagglutinin gene, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 96, n. 4, 16 febbraio 1999, pp. 1651–1656, DOI:10.1073/pnas.96.4.1651. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  55. ^ a b Michael Worobey, Jim Cox e Douglas Gill, The origins of the great pandemic, in Evolution, Medicine, and Public Health, vol. 2019, n. 1, 21 gennaio 2019, pp. 18–25, DOI:10.1093/emph/eoz001. URL consultato il 26 marzo 2020.
  56. ^ a b Christopher JL Murray, Alan D Lopez e Brian Chin, Estimation of potential global pandemic influenza mortality on the basis of vital registry data from the 1918–20 pandemic: a quantitative analysis, in The Lancet, vol. 368, n. 9554, 2006-12, pp. 2211–2218, DOI:10.1016/s0140-6736(06)69895-4. URL consultato il 24 marzo 2020.
  57. ^ Wilson Smith, C.H. Andrewes e P.P. Laidlaw, A VIRUS OBTAINED FROM INFLUENZA PATIENTS, in The Lancet, vol. 222, n. 5732, 1933-07, pp. 66–68, DOI:10.1016/s0140-6736(00)78541-2. URL consultato il 25 marzo 2020.
  58. ^ a b c Karen M. Starko, Salicylates and pandemic influenza mortality, 1918-1919 pharmacology, pathology, and historic evidence, in Clinical Infectious Diseases: An Official Publication of the Infectious Diseases Society of America, vol. 49, n. 9, 1º novembre 2009, pp. 1405–1410, DOI:10.1086/606060. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 28 marzo 2020).
  59. ^ a b Influenza Pandemic | International Encyclopedia of the First World War (WW1), su encyclopedia.1914-1918-online.net. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato l'11 aprile 2020).
  60. ^ a b Nathan Keyfitz, Vital Statistics Rates in the United States, 1900-1940.Forrest E. Linder, Robert D. Grove, in American Journal of Sociology, vol. 50, n. 3, 1944-11, pp. 235–236, DOI:10.1086/219582. URL consultato il 26 marzo 2020.
  61. ^ G. Dennis Shanks, Alison MacKenzie e Michael Waller, Relationship between “purulent bronchitis” in military populations in Europe prior to 1918 and the 1918–1919 influenza pandemic, in Influenza and Other Respiratory Viruses, vol. 6, n. 4, 2012-7, pp. 235–239, DOI:10.1111/j.1750-2659.2011.00309.x. URL consultato il 24 marzo 2020.
  62. ^ J S Oxford, The so-called Great Spanish Influenza Pandemic of 1918 may have originated in France in 1916., in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B, vol. 356, n. 1416, 29 dicembre 2001, pp. 1857–1859, DOI:10.1098/rstb.2001.1012. URL consultato il 25 marzo 2020.
  63. ^ Svenn-Erik Mamelund e Jessica Dimka, Tuberculosis as a Risk Factor for 1918 Influenza Pandemic Outcomes, in Tropical Medicine and Infectious Disease, vol. 4, n. 2, 29 aprile 2019, DOI:10.3390/tropicalmed4020074. URL consultato il 27 marzo 2020.
  64. ^ (EN) Zürcher K, Zwahlen M, Ballif M, Rieder Hl, Egger M, Fenner L, Influenza Pandemics and Tuberculosis Mortality in 1889 and 1918: Analysis of Historical Data From Switzerland, su PloS one, 5 ottobre 2016. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  65. ^ EDWIN O. JORDAN, THE INFLUENZA EPIDEMIC OF 1918: I, in Journal of the American Medical Association, vol. 89, n. 19, 5 novembre 1927, pp. 1603, DOI:10.1001/jama.1927.92690190001013. URL consultato il 24 marzo 2020.
  66. ^ a b L. Simonsen, M. J. Clarke e L. B. Schonberger, Pandemic versus Epidemic Influenza Mortality: A Pattern of Changing Age Distribution, in Journal of Infectious Diseases, vol. 178, n. 1, 1º luglio 1998, pp. 53–60, DOI:10.1086/515616. URL consultato il 24 marzo 2020.
  67. ^ (EN) Peter Spreeuwenberg, Madelon Kroneman e John Paget, Reassessing the Global Mortality Burden of the 1918 Influenza Pandemic, in American Journal of Epidemiology, vol. 187, n. 12, 1º dicembre 2018, pp. 2561–2567, DOI:10.1093/aje/kwy191. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 25 marzo 2020).
  68. ^ L. Simonsen, M. J. Clarke e L. B. Schonberger, Pandemic versus epidemic influenza mortality: a pattern of changing age distribution, in The Journal of Infectious Diseases, vol. 178, n. 1, 1998-07, pp. 53–60, DOI:10.1086/515616. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 4 aprile 2020).
  69. ^ E. D. Kilbourne, Influenza, in JAMA: The Journal of the American Medical Association, vol. 225, n. 6, 6 agosto 1973, pp. 640, DOI:10.1001/jama.1973.03220330052031. URL consultato il 24 marzo 2020.
  70. ^ a b Shanta M. Zimmer e Donald S. Burke, Historical perspective--Emergence of influenza A (H1N1) viruses, in The New England Journal of Medicine, vol. 361, n. 3, 16 luglio 2009, pp. 279–285, DOI:10.1056/NEJMra0904322. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 31 marzo 2020).
  71. ^ Kirsty R. Short, Katherine Kedzierska e Carolien E. van de Sandt, Back to the Future: Lessons Learned From the 1918 Influenza Pandemic, in Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, vol. 8, 8 ottobre 2018, DOI:10.3389/fcimb.2018.00343. URL consultato il 25 marzo 2020.
  72. ^ Daly P., Gustafson R., Kendall P. Introduction to pandemic influenza. BC Med. J. 2007;49:240–244.
  73. ^ Yi Guan, Dhanasekaran Vijaykrishna e Justin Bahl, The emergence of pandemic influenza viruses, in Protein & Cell, vol. 1, n. 1, 2010-01, pp. 9–13, DOI:10.1007/s13238-010-0008-z. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 31 marzo 2020).
  74. ^ Kerri Smith, Concern as revived 1918 flu virus kills monkeys, in Nature, vol. 445, n. 7125, 18 gennaio 2007, pp. 237, DOI:10.1038/445237a. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 31 marzo 2020).
  75. ^ (EN) Carrie Reed, Matthew Biggerstaff e Lyn Finelli, Novel Framework for Assessing Epidemiologic Effects of Influenza Epidemics and Pandemics - Volume 19, Number 1—January 2013 - Emerging Infectious Diseases journal - CDC, DOI:10.3201/eid1901.120124. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 30 marzo 2020).
  76. ^ Selwyn D. Collins, Age and Sex Incidence of Influenza and Pneumonia Morbidity and Mortality in the Epidemic of 1928-29 with Comparative Data for the Epidemic of 1918-19: Based on Surveys of Families in Certain Localities in the United States following the Epidemics, in Public Health Reports (1896-1970), vol. 46, n. 33, 1931, pp. 1909, DOI:10.2307/4580139. URL consultato il 24 marzo 2020.
  77. ^ Human Extinction Isn't That Unlikely Archiviato il 1º maggio 2016 in Internet Archive., The Atlantic, Robinson Meyer, April 29, 2016.
  78. ^ a b c Kohn, George C., Encyclopedia of plague and pestilence : from ancient times to the present, 3rd ed, Facts on File, 2008, ISBN 978-1-4381-2923-5, OCLC 466183744. URL consultato il 25 marzo 2020.
  79. ^ Byrne, Joseph Patrick., Encyclopedia of pestilence, pandemics, and plagues, Greenwood Press, 2008, ISBN 978-0-313-34101-4, OCLC 226357719. URL consultato il 25 marzo 2020.
  80. ^ Flu experts warn of need for pandemic plans Archiviato il 5 aprile 2020 in Internet Archive.British Medical Journal.
  81. ^ "Spanish Influenza in Japanese Armed Forces, 1918–1920". Centers for Disease Control and Prevention (CDC).
  82. ^ Historical research report from University of Indonesia, School of History, as reported in Emmy Fitri. Looking Through Indonesia's History For Answers to Swine Flu Archiviato il 2 novembre 2009 in Internet Archive.. The Jakarta Globe. 28 October 2009 edition.
  83. ^ AMIR AFKHAMI, Compromised Constitutions: The Iranian Experience with the 1918 Influenza Pandemic, in Bulletin of the History of Medicine, vol. 77, n. 2, 2003, pp. 367–392. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 26 marzo 2020).
  84. ^ The Great Pandemic: The United States in 1918–1919, U.S. Department of Health & Human Services.
  85. ^ a b Peter C Wever e Leo van Bergen, Death from 1918 pandemic influenza during the First World War: a perspective from personal and anecdotal evidence, in Influenza and Other Respiratory Viruses, vol. 8, n. 5, 2014-9, pp. 538–546, DOI:10.1111/irv.12267. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato l'8 gennaio 2019).
  86. ^ "A deadly virus rages throughout Canada at the end of the First World War". CBC History.
  87. ^ (PT) A gripe espanhola no Brasil – Elísio Augusto de Medeiros e Silva, empresário, escritor e membro da AEILIJ, Jornal de Hoje. URL consultato il 22 gennaio 2014 (archiviato il 2 febbraio 2014).
  88. ^ The "bird flu" that killed 40 million Archiviato il 7 novembre 2017 in Internet Archive.. BBC News. 19 October 2005.
  89. ^ Hays, J. N., 1938-, The burdens of disease : epidemics and human response in western history, Rutgers University Press, 1998, ISBN 0-585-02663-7, OCLC 42922355. URL consultato il 26 marzo 2020.
  90. ^ Harold Marcus, Haile Sellassie I: The formative years, 1892–1936 (Trenton: Red Sea Press, 1996), pp. 36f
  91. ^ a b Pankhurst, Richard., An introduction to the medical history of Ethiopia, Red Sea Press, 1990, ISBN 0-932415-44-X, OCLC 24177096. URL consultato il 26 marzo 2020.
  92. ^ John M. Eyler, The State of Science, Microbiology, and Vaccines Circa 1918, in Public Health Reports, vol. 125, Suppl 3, 2010, pp. 27–36. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato l'8 aprile 2020).
  93. ^ John Shiels, The Threat of Pandemic Influenza: Are We Ready? Washington - by Knobler, S.L., Mack, A., Mahmoud, A., Lemon, S.M. and Risk and Society - by Denney, D., in Sociology of Health & Illness, vol. 29, n. 5, 9 agosto 2007, pp. 789–792, DOI:10.1111/j.1467-9566.2007.01039_3.x. URL consultato il 26 marzo 2020.
  94. ^ Bacterial Pneumonia Caused Most Deaths in 1918 Influenza Pandemic, su National Institutes of Health. URL consultato il 2 aprile 2018 (archiviato il 22 aprile 2016).
  95. ^ a b c (EN) Laura Cilek, Gerardo Chowell e Diego Ramiro Fariñas, Age-Specific Excess Mortality Patterns During the 1918–1920 Influenza Pandemic in Madrid, Spain, in American Journal of Epidemiology, vol. 187, n. 12, 1º dicembre 2018, pp. 2511–2523, DOI:10.1093/aje/kwy171. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato il 14 aprile 2020).
  96. ^ Hanssen, Olav. Undersøkelser over influenzaens optræden specielt i Bergen 1918–1922. Bg. 1923. 66 s. ill. (Haukeland sykehus. Med.avd.Arb. 2) (Klaus Hanssens fond. Skr. 3)
  97. ^ Gerardo Chowell, Cécile Viboud e Lone Simonsen, Mortality Patterns Associated with the 1918 Influenza Pandemic in Mexico: Evidence for a Spring Herald Wave and Lack of Preexisting Immunity in Older Populations, in The Journal of Infectious Diseases, vol. 202, n. 4, 15 agosto 2010, pp. 567–575, DOI:10.1086/654897. URL consultato il 27 marzo 2020.
  98. ^ Gerardo Chowell, Cécile Viboud e Lone Simonsen, The 1918–19 Influenza Pandemic in Boyacá, Colombia, in Emerging Infectious Diseases, vol. 18, n. 1, 2012-01, pp. 48–56, DOI:10.3201/eid1801.101969. URL consultato il 27 marzo 2020.
  99. ^ G. Chowell, C. Viboud e L. Simonsen, The 1918–1920 influenza pandemic in Peru, in Vaccine, vol. 29, 2011-07, pp. B21–B26, DOI:10.1016/j.vaccine.2011.02.048. URL consultato il 27 marzo 2020.
  100. ^ a b Gerardo Chowell, Lone Simonsen e Jose Flores, Death Patterns during the 1918 Influenza Pandemic in Chile, in Emerging Infectious Diseases, vol. 20, n. 11, 2014-11, pp. 1803–1811, DOI:10.3201/eid2011.130632. URL consultato il 27 marzo 2020.
  101. ^ Edgar Sydenstricker, The Incidence of Influenza among Persons of Different Economic Status during the Epidemic of 1918, in Public Health Reports (1896-1970), vol. 46, n. 4, 1931, pp. 154–170, DOI:10.2307/4579923. URL consultato il 25 marzo 2020 (archiviato il 25 marzo 2020).
  102. ^ Raymond Pearl, Influenza Studies, in Public Health Reports (1896-1970), vol. 36, n. 7, 1921, pp. 273–298, DOI:10.2307/4575894. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  103. ^ Mamelund, Svenn-Erik. (2004). An egalitarian disease? Socioeconomic status and individual survival of the Spanish Influenza pandemic of 1918-19 in the Norwegian capital of Kristiania. Oslo University, Department of Economics, Memorandum., su researchgate.net. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 5 aprile 2020).
  104. ^ Gerardo Chowell e Cécile Viboud, Pandemic influenza and socioeconomic disparities: Lessons from 1918 Chicago, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 113, n. 48, 29 novembre 2016, pp. 13557–13559, DOI:10.1073/pnas.1616537113. URL consultato il 27 marzo 2020.
  105. ^ Kyra H. Grantz, Madhura S. Rane e Henrik Salje, Disparities in influenza mortality and transmission related to sociodemographic factors within Chicago in the pandemic of 1918, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 113, n. 48, 29 novembre 2016, pp. 13839–13844, DOI:10.1073/pnas.1612838113. URL consultato il 27 marzo 2020.
  106. ^ Helene Økland e Svenn-Erik Mamelund, Race and 1918 Influenza Pandemic in the United States: A Review of the Literature, in International Journal of Environmental Research and Public Health, vol. 16, n. 14, 2019-7, DOI:10.3390/ijerph16142487. URL consultato il 25 marzo 2020.
  107. ^ Andrew Noymer e Michel Garenne, The 1918 Influenza Epidemic's Effects on Sex Differentials in Mortality in the United States, in Population and development review, vol. 26, n. 3, 2000, pp. 565–581. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 23 marzo 2020).
  108. ^ (EN) Viboud C, Eisenstein J, Reid Ah, Janczewski Ta, Morens Dm, Taubenberger Jk, Age- And Sex-Specific Mortality Associated With the 1918-1919 Influenza Pandemic in Kentucky, su The Journal of infectious diseases, 1º marzo 2013. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 27 marzo 2020).
  109. ^ Matthew S. Payne e Sara Bayatibojakhi, Exploring Preterm Birth as a Polymicrobial Disease: An Overview of the Uterine Microbiome, in Frontiers in Immunology, vol. 5, 2014, pp. 595, DOI:10.3389/fimmu.2014.00595, ISSN 1664-3224 (WC · ACNP), PMC 4245917, PMID 25505898.
  110. ^ Key Facts about Swine Influenza [1] Archiviato il 4 maggio 2009 in WebCite. accessed 22:45 GMT-6 30 April 2009. Archived 4 May 2009.
  111. ^ UK Parliament – http://www.parliament.the-stationery-office.com/pa/ld200506/ldselect/ldsctech/88/88.pdf. Accessed 2009-05-06. Archived 8 May 2009.
  112. ^ John M. Barry, Cécile Viboud e Lone Simonsen, Cross-Protection between Successive Waves of the 1918–1919 Influenza Pandemic: Epidemiological Evidence from US Army Camps and from Britain, in The Journal of infectious diseases, vol. 198, n. 10, 15 novembre 2008, pp. 1427–1434, DOI:10.1086/592454. URL consultato il 25 marzo 2020.
  113. ^ Fortune article "Viruses of Mass Destruction Archiviato il 25 aprile 2019 in Internet Archive." written 1 November 2004. accessed 01:12 GMT+1 30 April 2009
  114. ^ Flu Epidemic Hit Utah Hard in 1918, 1919, su deseretnews.com, 28 marzo 1995. URL consultato il 7 luglio 2012 (archiviato il 30 novembre 2012).
  115. ^ The Great Pandemic of 1918: State by State, su pandemicflu.gov. URL consultato il 4 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2009).
  116. ^ Sata S. Plaspohl, Betty T. Dixon e Nyssa Owen, "The Effect of the 1918 Spanish Influenza Pandemic on Mortality Rates in Savannah, Georgia, in Georgia Historical Quarterly, vol. 100, n. 3, 2016, p. 332. URL consultato il 14 febbraio 2018 (archiviato il 15 febbraio 2018).
  117. ^ Influenza of 1918 (Spanish Flu) and the US Navy, in history.navy.mil. URL consultato il 14 maggio 2009 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2015).
  118. ^ World Health Organization Writing Group, Nonpharmaceutical interventions for pandemic influenza, international measures (PDF), in Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Emerging Infectious Diseases (EID) Journal, vol. 12, n. 1, 2006, p. 189. URL consultato il 13 aprile 2018 (archiviato il 30 settembre 2018).
  119. ^ 1919 - Spanish Flu Reports in south-western Victoria, Australia, su web.archive.org, 17 settembre 2004. URL consultato il 26 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2004).
  120. ^ Ryan, Jeffrey, ed. Pandemic influenza: emergency planning and community preparedness. Boca Raton : CRC Press, 2009. P. 24
  121. ^ "Colonial Annual Report", 1919
  122. ^ War Losses (Austria-Hungary) | International Encyclopedia of the First World War (WW1). URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato il 14 giugno 2017).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 23599 · LCCN (ENsh2003011372 · GND (DE4278432-3 · BNF (FRcb131794532 (data)