Indice globale della fame

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2020 Global Hunger Index

L'Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento multi-statistico che misura il livello di fame in oltre cento Paesi al mondo. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame e viene calcolato annualmente, con i risultati raccolti in un report pubblicato ogni anno nel mese di ottobre.

L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide. L'edizione 2018 è frutto di un progetto congiunto di Welthungerhilfe e Concern Worldwide, mentre IFPRI ha fatto un passo indietro rispetto al suo coinvolgimento nel report.

Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi.[1][2][3][4][5][6][7][8][9] [10] [11][12][13]

L'Indice Globale della Fame 2020 - il quindicesimo di una serie annuale - presenta una misurazione multidimensionale della fame nazionale, regionale e globale, riassunta in un punteggio numerico che rende conto dei diversi aspetti della fame. Il GHI 2020 mostra che in molti paesi e a livello globale la fame e la malnutrizione sono diminuite dal 2000; ma in alcune parti del mondo i due fenomeni persistono o si sono addirittura aggravati.

Il rapporto 2020 presenta l’approccio One Health per collegare la salute e i sistemi alimentari sostenibili al fine di raggiungere la Fame Zero entro il 2030.

I focus degli anni precedenti sono:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010).[3]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011)[4]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012)[5]
  • Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la malnutrizione (2013).[6]
  • La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014).[7]
  • La relazione tra fame e conflitti armati (2015).[8]
  • Il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile "Fame Zero" entro il 2030 (2016).[9]
  • Le sfide di fame e disuguaglianza (2017).[10]
  • Migrazione forzata e fame (2018). [11]
  • La sfida della fame e del cambiamento climatico (2019)[12]

Una mappa interattiva consente ai fruitori di visualizzare i dati dei diversi anni e ingrandire specifiche regioni o Paesi.

Calcolo dell'Indice[modifica | modifica wikitesto]

L'Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore, anche se nessuno dei due valori estremi viene mai raggiunto nella realtà. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori uguali o inferiori a 9,9 mostrano un'incidenza della fame bassa, mentre tra 10 e 19,9 il valore è moderato. Valori tra 20 e 34,5 segnalano una situazione di grave fame, mentre valori tra il 35 e il 49,9 livelli allarmanti. Oltre il 50, la fame è estremamente allarmante.

Il GHI combina 4 indicatori:

  1. La percentuale di denutriti sul totale della popolazione;
  2. La proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffrono di ritardo nella crescita;
  3. La proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffre di deperimento;
  4. Il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni.[11]

I dati per il calcolo dei punteggi provengono da fonti Nazioni Unite pubblicate (FAO, OMS, UNICEF e Gruppo inter-agenzie per la stima della mortalità infantile UN IGME), dalla Banca Mondiale (World Bank) e dalle Indagini demografiche e sanitarie (Demographic and Health Surveys, DHS). 25 dei 132 Paesi presi in esame non disponevano di dati sufficienti a calcolare il rispettivo punteggio di GHI 2020. In questi casi, per 18 Paesi il livello della fame e stato calcolato in forma provvisoria sulla base dei dati a disposizione; per i 7 Paesi rimanenti, invece, i dati sono insufficienti per consentire sia il calcolo puntuale del punteggio di GHI che un’assegnazione provvisoria secondo la scala di gravità.

Tendenze globali e regionali[modifica | modifica wikitesto]

La fame in tutto il mondo, rappresentata da un punteggio GHI di 18,2, è a un livello moderato, in calo rispetto a un punteggio GHI del 2000 di 28,2, classificato come grave.

La fame varia enormemente da regione a regione. Sia in Africa, nel Sud del Sahara che nell'Asia meridionale, la fame è classificata come grave, in parte a causa della grande percentuale di persone denutrite e dell'alto tasso di bambini che soffrono di arresto della crescita. Inoltre, l'Africa a sud del Sahara ha il più alto tasso di mortalità infantile del mondo, mentre l'Asia meridionale ha il più alto tasso di deperimento infantile.

Al contrario, i livelli di fame in Europa e in Asia centrale, in America Latina e nei Caraibi, nell'Asia orientale e sudorientale, nell'Asia occidentale e nell'Africa settentrionale sono bassi o moderati, anche se la fame è elevata tra alcuni gruppi all'interno dei Paesi di queste regioni.

Nel 2020, la pandemia COVID-19 e la conseguente recessione economica, così come una devastante invasione di locuste del deserto nel Corno d'Africa e altre crisi, stanno aggravando l'insicurezza alimentare e nutrizionale per milioni di persone causata da conflitti, estremi climatici e shock economici. I punteggi GHI presentati nel rapporto 2020 non riflettono ancora l'impatto dei disastri dell’anno in corso, ma indicano le zone in cui l'insicurezza alimentare e la denutrizione sono già gravi, mettendo le popolazioni a maggior rischio di crisi alimentari acute e di fame cronica in futuro.

Graduatoria[modifica | modifica wikitesto]

Punteggi di GHI inferiori a 5, classificati collettivamente come 1-17B
Indice Globale della Fame[10]
PosizioneA Paese 2000 2006 2012 2020
1-17B Bielorussia Bielorussia <5 <5 <5 <5
Bosnia ed Erzegovina Bosnia Erzegovina 9,3 6,7 <5 <5
Brasile Brasile 11,3 6,3 <5 <5
Cile Cile <5 <5 <5 <5
Cina Cina 13,6 9,5 <5 <5
Costa Rica Costa Rica 6,1 <5 <5 <5
Croazia Croazia <5 <5 <5 <5
Cuba Cuba <5 <5 <5 <5
Estonia Estonia 5,9 <5 <5 <5
Kuwait Kuwait <5 <5 <5 <5
Lettonia Lettonia 7,0 <5 <5 <5
Lituania Lituania 6,1 <5 <5 <5
Montenegro Montenegro - 5,5 <5 <5
Romania Romania 8,0 5,5 <5 <5
Turchia Turchia 10,1 6,3 <5 <5
Ucraina Ucraina 13,0 <5 <5 <5
Uruguay Uruguay 7,5 6,8 <5 <5
Paesi con livello di fame grave (GHI tra 20 e 34,9) e allarmante (GHI tra 35 e 49,9)
PosizioneA Paese 2000 2006 2012 2020
18 Macedonia del Nord Macedonia del Nord 7,5 7,7 6,7 5,2
18 Russia Russia 10,0 6,8 5,0 5,2
20 Argentina Argentina 6,3 5,6 5,2 5,3
21 KazakistanKazakistan 10,0 6,8 6,0 5,2
22 Bulgaria Bulgaria 8,2 7,3 7,8 5,5
23 Tunisia Tunisia 10,3 7,8 7,0 5,7
24 Albania Albania 20,7 15,8 8,5 5,9
25 Azerbaigian Azerbaigian 25,0 16,0 10,6 6,0
26 Georgia Georgia 12,3 8,9 <5 6,1
27 Slovacchia Slovacchia 6,5 5,9 <5 6,4
28 Serbia Serbia - 6,1 5,3 6,6
28 Trinidad e Tobago Trinidad e Tobago 11,1 11,4 10,8 6,6
30 Uzbekistan Uzbekistan 24,4 16,9 12,7 6,7
31 Armenia Armenia 19,4 13,4 10,4 6,9
32 Rep. Dominicana Repubblica Domenicana 15,2 13,9 10,3 7,1
33 Panama Panama 18,5 15,0 9,8 7,2
34 Perù Perù 20,8 16,5 8,9 7,3
35 Colombia Colombia 10,9 11,5 9,1 7,5
35 Paraguay Paraguay 12,1 11,6 9,6 7,5
35 Arabia Saudita Arabia Saudita 11,1 12,2 8,2 7,5
38 Messico Messico 10,1 8,4 7,4 7,7
39 Iran Iran 13,5 8,9 7,6 7,9
40 Figi Figi 9,6 9,1 8,1 8,0
41 Giamaica Giamaica 8,6 9,0 9,2 8,1
42 Kirghizistan Kirghizistan 18,4 13,9 11,7 8,4
43 Giordania Giordania 10,8 8,1 8,6 8,8
44 Libano Libano 11,6 13,3 12,4 8,9
44 Marocco Marocco 15,5 17,5 9,6 8,9
46 Algeria Algeria 14,5 11,7 9,0 9,0
47 Mauritius Mauritius 15,0 13,6 12,3 9,3
* Moldavia Moldavia* - - - 0-9,9*
48 Suriname Suriname 15,5 11,7 10,5 10,2
48 Thailandia Thailandia 17,8 12,3 12,7 10,2
50 El Salvador El Salvador 14,7 12,1 10,4 10,5
51 Ecuador Ecuador 19,7 19,0 16,3 11,0
52 Guyana Guyana 17,3 15,8 12,2 11,1
52 Turkmenistan Turkmenistan 21,2 16,6 13,6 11,1
54 Egitto Egitto 16,4 14,4 15,3 11,9
55 Oman Oman 14,8 16,0 11,6 12,2
56 Honduras Honduras 21,9 19,7 16,9 13,1
56 Mongolia Mongolia 30,1 23,1 12,7 13,1
58 Nicaragua Nicaragua 22,3 17,1 14,6 13,2
59 Malaysia Malesia 15,5 13,3 11,8 13,3
60 Sudafrica Sudafrica 18,4 19,4 15,3 13,5
61 Vietnam Vietnam 26,3 21,9 16,5 13,6
62 Bolivia Bolivia 27,6 23,2 16,8 14,0
63 Ghana Ghana 28,5 22,2 17,9 15,2
64 Sri Lanka Sri Lanka 21,9 19,5 20,1 16,3
65 Iraq Iraq 24,0 24,0 21,1 17,1
65 Senegal Senegal 34,3 24,4 18,0 17,1
67 Gambia Gambia 29,2 28,0 22,7 17,8
68 Gabon Gabon 21,1 20,4 18,8 18,2
69 Filippine Filippine 25,0 20,4 20,4 19,0
70 Camerun Camerun 36,4 31,0 23,2 19,1
70 Indonesia Indonesia 26,1 29,5 23,1 19,1
70 Namibia Namibia 25,3 24,7 23,9 19,1
73 Nepal Nepal 37,5 31,0 22,8 19,5
74 eSwatini eSwatini 26,1 24,1 17,8 20,3
75 Bangladesh Bangladesh 34,1 29,0 27,8 20,4
76 Cambogia Cambogia 41,2 27,2 24,9 20,6
77 Guatemala Guatemala 28,5 24,6 22,2 20,7
78 Birmania Birmania 39,8 31,8 23,3 20,9
79 Benin Benin 34,1 28,7 24,2 22,4
80 Botswana Botswana 28,2 27,3 22,4 22,6
80 Malawi Malawi 43,2 33,8 27,1 22,6
82 Mali Mali 41,9 37,0 31,3 22,9
83 Venezuela Venezuela 14,7 11,2 7,6 23,5
84 Kenya Kenya 37,4 31,4 23,2 23,7
85 Mauritania Mauritania 32,0 29,0 23,7 24,0
86 Togo Togo 39,3 36,7 26,6 24,1
87 Costa d'Avorio Costa d'Avorio 33,6 34,7 30,1 24,5
88 Pakistan Pakistan 37,2 33,5 32,8 24,6
89 Tanzania Tanzania 40,8 33,6 30,0 25,0
90 Burkina Faso Burkina Faso 45,7 46,3 31,1 25,8
91 Rep. del Congo Repubblica del Congo 33,8 34,7 27,8 26,0
92 Etiopia Etiopia 53,7 43,6 35,5 26,2
93 Angola Angola 64,9 47,0 35,9 26,8
94 IndiaIndia 38,9 37,5 29,3 27,2
94 Sudan Sudan - - 32,5 27,2
96 Corea del Nord Corea del Nord 39,5 33,1 28,2 27,5
97 Ruanda Ruanda 49,7 38,1 26,0 28,3
98 Nigeria Nigeria 40,6 34,1 32,0 29,2
99 Afghanistan Afghanistan 51,0 42,8 33,8 30,3
100 Lesotho Lesotho 36,0 30,4 24,6 30,7
101 Sierra Leone Sierra Leone 58,3 53,3 42,4 30,9
102 Liberia Liberia 48,0 40,0 33,1 31,4
103 Mozambico Mozambico 48,1 38,4 31,4 33,1
104 Haiti Haiti 41,9 43,6 35,9 33,5
* Gibuti, Guinea, Guinea Bissau, Laos, Niger, Tagikistan, Uganda, Zambia, e Zimbabwe* - - - 20 - 34,9*
105 Madagascar Madagascar 42,7 41,4 34,6 36,0
106 Timor Est Timor Est - 46,1 36,2 37,6
107 Ciad Ciad 50,9 51,3 47,9 44,7
* Burundi, Repubblica Centrafricana, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan, Siria, e Yemen* - - - 35 - 49,9*

Nota: non è possibile fare comparazioni accurate tra i posizionamenti e i punteggi di GHI di questa tabella e quelli dei precedenti rapporti (si veda l'appendice A).

Per il GHI 2020, i dati sono stati valutati per 132 Paesi. Di questi, c'erano dati sufficienti per calcolare i punteggi di GHI 2020 per 107 paesi e per classificarli (a titolo di confronto, la disponibilità di dati ha permesso di classificare 117 paesi nel rapporto del 2019). I colori corrispondono alla scala di gravità GHI.

— = Dati non disponibili o non presentati. Alcuni Paesi non esistevano nei loro confini attuali nell'anno o periodo di riferimento. Per 25 Paesi non è stato possibile calcolare i singoli punteggi e determinarne la posizione in classifica per mancanza di dati. Ove possibile, questi Paesi sono stati designati provvisoriamente per gravità: 1 Paese è designato come basso, 9 come grave e 8 come allarmante. Per 7 Paesi non è stato possibile stabilire alcuna designazione provvisoria (si veda Box 1.3).

A) Classificazione basata sui punteggi di GHI 2020. Paesi con lo stesso punteggio di GHI 2020 sono classificati nella stessa posizione (per esempio Macedonia del Nord e Russia sono entrambi classificati come diciottesimi).

B) Ai 17 Paesi con un punteggio di GHI inferiore a 5 non è assegnata una posizione individuale, ma sono classificati tutti insieme nelle posizioni 1–17. Le differenze tra i loro punteggi sono minime.

Focus rapporto GHI 2020 - 10 anni all’obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibili[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi del 2020 stanno mettendo a nudo molte delle vulnerabilità del sistema alimentare mondiale in modi che stanno diventando impossibili da ignorare. Tuttavia, adottando un approccio integrato alla salute e alla sicurezza alimentare e nutrizionale, potrebbe essere ancora possibile raggiungere la Fame Zero entro il 2030. Un approccio One Health, che si basa sul riconoscimento delle interconnessioni tra gli esseri umani, gli animali, le piante e il loro ambiente condiviso, nonché sull’importanza di relazioni commerciali eque, affronterebbe le varie crisi che affrontiamo in modo olistico e contribuirebbe a prevenire future crisi sanitarie, a ripristinare un pianeta sano e a porre fine alla fame.

L’approccio One Health mette a fuoco una serie di punti deboli: la fragilità dei sistemi alimentari globalizzati; lo scarso investimento negli agricoltori locali, associazioni di agricoltori e catene del valore orientate ai piccoli proprietari terrieri; l'aumento dei tassi di malattie non trasmissibili legate all'alimentazione; le risposte alle emergenze che disturbano i sistemi alimentari locali; il pesante costo ambientale dei sistemi alimentari, l'inadeguata protezione sociale per gran parte della popolazione mondiale; l'ingiusta governance alimentare globale, comprese le ingiuste politiche commerciali e di aiuto; e la mancanza di una proprietà fondiaria sicura, che si traduce in insicurezza alimentare per le comunità rurali, le popolazioni indigene, le donne e i gruppi emarginati.

Per garantire il diritto a un'alimentazione adeguata e nutriente per tutti e raggiungere la Fame Zero entro il 2030, dobbiamo affrontare la salute e la sicurezza alimentare e nutrizionale in un modo che consideri la salute umana, animale e ambientale e le relazioni commerciali eque in modo olistico.

Le istituzioni multilaterali, i governi, le comunità e gli individui devono intraprendere una serie di azioni a breve e lungo termine, tra cui sostenere la produzione e la fornitura di cibo, garantire misure di protezione sociale, rafforzare le catene di approvvigionamento alimentare regionali, rivedere il cibo, la salute e i sistemi economici attraverso le lenti di One Health per tracciare un percorso di recupero ambientale, e lavorare per un'economia alimentare circolare che ricicli sostanze nutritive e materiali, rigeneri i sistemi naturali ed elimini gli sprechi e l'inquinamento.

Focus rapporto GHI 2019 - la sfida della fame e del cambiamento climatico[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto GHI del 2019 rileva che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più difficile nutrire la popolazione umana in modo adeguato e sostenibile. Il cambiamento climatico ha impatti negativi diretti

e indiretti sulla sicurezza alimentare e sulla fame attraverso cambiamenti nella produzione e disponibilità di cibo, nell'accesso, nella qualità, nell'utilizzo e nella stabilità dei sistemi alimentari.

Inoltre, il cambiamento climatico può contribuire ai conflitti, specialmente nelle regioni vulnerabili e a rischio di insicurezza alimentare, creando una doppia vulnerabilità per le comunità: fardello che va ben oltre la loro capacità di far fronte agli shock.

Il cambiamento climatico solleva quattro disuguaglianze chiave collegate al nesso tra cambiamento climatico e sicurezza alimentare: 1. il grado di responsabilità nel causare il cambiamento climatico; 2. gli impatti intergenerazionali del cambiamento climatico; 3. gli impatti del cambiamento climatico sulle persone più povere del Sud del mondo; 4. la capacità di affrontare gli impatti del cambiamento climatico.

Le azioni attuali sono inadeguate all'entità della minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per la sicurezza alimentare. La trasformazione - un cambiamento fondamentale delle caratteristiche profonde dei sistemi umani e naturali - è ora riconosciuta come centrale nei percorsi di resilienza e contrasto al cambiamento climatico per raggiungere la Fame Zero. I valori e i comportamenti individuali e collettivi devono spingere verso la sostenibilità e un più giusto equilibrio del potere politico, culturale e istituzionale nella società.

Focus rapporto GHI 2018: migrazione forzata e fame[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio del GHI 2018 esamina i rapporti tra fame forzata e fame, due sfide interconnesse che colpiscono alcune delle regioni più povere e segnate dai conflitti del mondo. A livello globale si stima che vi siano 68,5 milioni di sfollati, di cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo. Per queste persone, la fame può essere sia una causa che una conseguenza della migrazione forzata. L'aiuto agli sfollati in condizioni di insicurezza alimentare deve essere rafforzato in quattro settori chiave:

  • Riconoscere e affrontare fame e sfollamento come problemi politici;
  • Adottare approcci più olistici ai contesti di sfollamento protratto, orientando il supporto allo sviluppo;
  • Fornire aiuto agli sfollati nelle loro regioni di origine;
  • Riconoscere che la resilienza degli sfollati non è mai del tutto assente e dovrebbe costituire il punto di partenza per fornire sostegno.

L'Indice Globale della Fame 2018 offre delle raccomandazioni per fornire una risposta più efficace e olistica alla migrazione forzata e alla fame. Tra queste c'è l'invito a concentrare le risorse su quei paesi e gruppi di persone che richiedono più supporto, a fornire soluzioni di lungo periodo per gli sfollati e ad aumentare gli impegni e le responsabilità a livello internazionale.

Focus rapporto GHI 2017: le disuguaglianze della fame[modifica | modifica wikitesto]

Il 2017 evidenzia l'irregolarità dei progressi registrati nel ridurre la fame nel mondo e come le disuguaglianze in termini di potere siano alla base di una nutrizione ineguale.

Per raggiungere lo scopo ultimo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite – "Non lasciare indietro nessuno" –, è necessario un approccio alla fame e alla malnutrizione che sia più attento nel recepirne la distribuzione irregolare, e più vigile nel riconoscere le disuguaglianze di potere che intensificano gli effetti che povertà e marginalizzazione hanno sulla malnutrizione. Il rapporto sottolinea l'importanza di utilizzare analisi per dare un nome a tutte quelle forme di potere che mantengono le persone affamate e malnutrite; l'importanza di progettare interventi strategicamente localizzati dove viene esercitato il potere; la necessità di rafforzare il potere di chi è affamato e malnutrito per sfidare e resistere alla perdita di controllo sul cibo di cui si nutrono.[10]

Focus rapporto GHI 2016: Obiettivo Fame Zero[modifica | modifica wikitesto]

Anche se secondo l’Indice Globale della Fame 2016 la comunità internazionale non è ancora sulla strada giusta per realizzare il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, si registra un declino del 29% dal 2000 del tasso di fame globale – segno che un preciso impegno politico può far sì che l’obiettivo sia realistico e raggiungibile. Grazie alle riflessioni di David Nabarro, Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e i Cambiamenti Climatici, il GHI 2016 ci offre degli spunti teorici e pratici su come la cornice degli obiettivi di sviluppo sostenibile ci aiuterà a sconfiggere la fame nel mondo attraverso un piano trasformativo e inclusivo che integra approcci nuovi e innovativi, che mettano insieme attori diversi pronti a schierarsi per l’obiettivo comune di eliminare la povertà e la fame.[9]

Focus rapporto GHI 2015: i conflitti armati e la sfida della fame[modifica | modifica wikitesto]

Il capitolo sulla relazione tra fame e conflitti mostra che il periodo in cui le grandi carestie causavano più di un milione di morti è finalmente finito. In ogni caso, c'è una chiara connessione tra conflitti armati e fame. La maggior parte dei paesi con i peggiori punteggi del 2015 hanno vissuto o vivono attualmente delle situazioni di conflitto. Comunque, la fame esiste anche in assenza di conflitti, come mostrano molti paesi in Asia Meridionale e Africa.

La diminuzione delle guerre è però in fase di stallo. A meno che i conflitti armati vengano ridotti o eliminati, ci sono poche speranze per vincere la fame.[8]

Focus rapporto GHI 2014: la sfida alla fame nascosta[modifica | modifica wikitesto]

La fame nascosta è una forma di sottonutrizione che si verifica quando l'assunzione e l'assorbimento di vitamine e minerali/microelementi (come zinco, iodio e ferro) sono troppo bassi per garantire buone condizioni di salute e di sviluppo. Tra i fattori che contribuiscono alla carenza di micronutrienti troviamo: cattiva alimentazione, aumento delle esigenze di micronutrienti durante fasi specifiche della vita, come la gravidanza, e problemi di salute come malattie, infezioni o parassiti che si possono propagare in ambienti insalubri con scarse condizioni igienico-sanitarie. In situazioni non di emergenza, la povertà è il fattore principale che limita l'accesso a cibo adeguato e nutriente. In più, i Paesi in via di sviluppo si stanno spostando da una dieta basata su cibi poco processati ad una basata su cibi e bevande molto processati, ricchi di energia ma poveri in micronutrienti.

Più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo soffrono la fame nascosta. I suoi effetti possono essere devastanti, e portare al ritardo mentale, compromettere la salute, diminuire la produttività e persino causare la morte. I suoi effetti sono particolarmente acuti durante i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai 2 anni di vita del bambino, e avere gravi conseguenze fisiche e cognitive. Oltre a inficiare la salute umana, la fame nascosta può impedire anche lo sviluppo socioeconomico, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Le carenze di vitamine e minerali incidono significativamente sulle persone e le società colpite, sia in termini di costi sanitari che di perdita di capitale umano e riduzione della produttività economica. La fame nascosta compromette la crescita e l'apprendimento, limita la produttività e perpetua il ciclo continuo della povertà. Le perdite di produttività economica dovute a carenze di macronutrienti o micronutrienti si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno.

Una delle strategie più efficaci per prevenire in modo sostenibile la fame nascosta consiste nel diversificare la dieta. Una dieta sana contiene un buon equilibrio e una buona combinazione di macronutrienti (carboidrati, grassi, e proteine); micronutrienti essenziali; e altre sostanze come le fibre. Tra i modi efficaci per diversificare la dieta vi sono la promozione degli orti domestici, il cambiamento delle abitudini di nutrizione dei bambini più piccoli, la fortificazione, che aumenta le quantità di micronutrienti presenti negli alimenti durante la trasformazione industriale; l'uso di integratori; e il bio-arricchimento.[6]

Focus rapporto GHI 2013: La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionale[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è allarmante o estremamente allarmante sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2,6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di adattamento. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[6]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche:[6]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure ed i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012: Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia[modifica | modifica wikitesto]

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali:[5]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini.
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione della terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di:[5]

  • Garantire i diritti alla terra e all'acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all'istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011: Impennate e volatilità dei prezzi alimentari[modifica | modifica wikitesto]

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L'aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L'espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all'alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[4]

  • Ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • Incentivare l'uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • Migliorare l'informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • Riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l'accordo di Kyoto
  • Migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • Investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • Varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System);

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • Una migliore preparazione alle emergenze;
  • Il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • L'ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • Il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • La creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010: Malnutrizione nella prima infanzia[modifica | modifica wikitesto]

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto i 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90% dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2008.
  2. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2009.
  3. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2010.
  4. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2011.
  5. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2012.
  6. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2013.
  7. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2014.
  8. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2015.
  9. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2016 Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2016.
  10. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2017. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2017.
  11. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2018. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2018.
  12. ^ a b http://indiceglobaledellafame.org/wp-content/themes/ghi2017/assets/pdf/GHI-2019_report.pdf
  13. ^ http://indiceglobaledellafame.org/wp-content/uploads/ghi2020/GHI_2020.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Indice Globale della Fame 2020: dieci anni all’obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibili. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2020, a cura di Lylen Albani, Valeria Emmi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2020.
  • Indice Globale della Fame 2019: la sfida della fame e del cambiamento climatico. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2019, a cura di Lylen Albani, Valentina Prati, Andrea Sicco. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2019.
  • Indice Globale della Fame 2018: migrazione forzata e fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2018, a cura di Lylen Albani, Valeria Emmi, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2018.
  • Indice Globale della Fame 2017: Le disuguaglianze della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2017, a cura di Valentina Prati, Valeria Emmi, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2017.
  • Indice Globale della Fame 2016: Obiettivo Fame Zero. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2016, a cura di Lylen Albani, Valentina Prati, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi e Alessandra Maestrini, Cesvi, 2016.
  • Indice Globale della Fame 2015: I conflitti armati e la sfida della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2015, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione di Luigi Cojazzi e Vera Melgari, Cesvi, 2015.
  • Indice Globale della Fame 2014 : La sfida della fame nascosta. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2014, a cura di Nicoletta Ianniello, Valentina Prati e Diego Carangio. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2013 : La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2013, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia. Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011: La sfida della fame: controllare le impennate e l'eccessiva volatilità dei prezzi alimentari. Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009: Indice Globale 2009: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008: Indice Globale 2008 . Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

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