Indice globale della fame

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L'Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento statistico per descrivere la situazione relativa alla fame nei diversi Paesi. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame. Il GHI è aggiornato una volta l'anno .

L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide.

Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi, in collaborazione con Link2007 e con il patrocinio di Expo 2015.[1][2][3][4][5][6][7][8] Ogni anno viene pubblicato un aggiornamento dei risultati.

Nel 2015 l'Indice Globale della Fame è stato calcolato per 117 Paesi in via di sviluppo e Nazioni di recente industrializzazione, 52 dei quali hanno un livello di fame serio o peggiore.

Oltre alla classificazione, il rapporto dell'Indice Globale della Fame si occupa ogni anno di un focus specifico: nel 2015 il focus tematico riguarda la relazione tra conflitti e fame.

Tra i focus degli anni precedenti vi sono:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010).[9]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011)[10]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012)[11]
  • Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la sotto- e la malnutrizione (2013).[6]
  • La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014).[7]

Oltre alle edizioni annuali del GHI, nel 2008 è stato pubblicato l'Indice della Fame per gli Stati dell'India (ISHI)[12], mentre nel 2009 è stato pubblicato l'Indice della Fame Sub-Nazionale per l'Etiopia.[13]

Una mappa interattiva consente ai fruitori di visualizzare i dati dei diversi anni e ingrandire specifiche regioni o paesi.

Calcolo dell'Indice[modifica | modifica wikitesto]

L'Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore, anche se nessuno dei due valori estremi viene mai raggiunto nella realtà. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori inferiori a 4,9 mostrano un'incidenza della fame molto bassa, mentre tra 5 e 9,9 il valore è moderato. Valori tra 10 e 19,9 segnalano una situazione di grave fame, mentre valori tra il 20 e il 29,9 livelli allarmanti. Oltre il 30, il problema della fame è considerato estremamente allarmante.[14]

Il GHI combina 4 indicatori: 1) la percentuale di denutriti sul totale della popolazione 2) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffrono di ritardo nella crescita; 3) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffre di deperimento 4) il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni.[14]

Il GHI 2015 è stato calcolato per i 117 Paesi per i quali ci sono dati disponibili e riflette i dati e le proiezioni dal 2010 al 2016. I dati relativi agli indicatori provengono da l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO), UNICEF, Banca Mondiale, Demographic and Health Surveys e Gruppo Interagenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità infantile (IGME) e stime IFPRI.

Trend globali e regionali[modifica | modifica wikitesto]

L'Indice Globale della Fame 2015 del mondo i via di sviluppo è di 21,7. Anche se questo livello è considerato grave, significa che c'è stata una riduzione del 27% del suo valore dal 2000.[14]

Secondo il GHI 2015, la fame è ai suoi live,li più alti in Africa sub-sahariana e Asia meridionale, con punteggi rispettivamente del 32,2 e 29,4. Il livello di fame in queste due regioni rimane quindi grave. La situazione in Asia dell'Est e sud-est asiatico continua invece a migliorare: il punteggio GHI è diminuito a 13,2 negli ultimi anni. Nel Vicino Oriente e in Nord Africa, nell'Europa orientale, nella Comunità degli Stati Indipendenti, nell'America Latina e nei Caraibi il livello di fame è molto basso.[14]

Il livello di fame è allarmante in diversi Paesi: Repubblica Centrafricana, Ciad, Zambia, Timor Est, Sierra Leone, Haiti ed Afghanistan. Dal 2000, Ruanda, Angola ed Etiopia hanno presentato le maggiori riduzioni dei livelli di fame, con riduzioni tra i 25 e 28 punti in entrambi i paesi.[14]

Ranking[modifica | modifica wikitesto]

Paesi con livelli di fame estremamente allarmanti (GHI ≥ 50), or allarmanti (GHI tra 35.0 e 49.9)
Indice Globale della Fame[8]
Rank Paese 1990 2000 2015
1 Repubblica Centrafricana 51,9 51,4 46,9
2 Ciad 65 52 46,4
3 Zambia 47 50,9 41,1
4 Timor Est - - 40,7
5 Sierra Leone 58,8 53,5 38,9
6 Haiti 52,1 42,8 37,3
7 Madagascar 44,8 44,1 36,3
8 Afghanistan 47,4 52,5 35,4

Il rapporto di quest'anno non include i punteggi di GHI di numerosi Paesi che nel 2014 presentavano livelli molto alti (allarmanti o estremamente allarmanti), come per esempio Burundi, Comore, Eritrea, Sud Sudan e Sudan, perché non erano disponibili dati sulla denutrizione.

Focus rapporto GHI 2015: i conflitti armati e la sfida della fame.[modifica | modifica wikitesto]

Il capitolo sulla relazione tra fame e conflitti mostra che il periodo in cui le grandi carestie causavano più di un milione di morti è finalmente finito. In ogni caso, c'è una chiara connessione tra conflitti armati e fame. La maggior parte dei paesi con i peggiori punteggi del 2015 hanno vissuto o vivono attualmente delle situazioni di conflitto. Comunque, la fame esiste anche in assenza di conflitti, come mostrano molti paesi in Asia Meridionale e Africa.

La diminuzione delle guerre è però in fase di stallo. A meno che i conflitti armati vengano ridotti o eliminati, ci sono poche speranze per vincere la fame.[8]

Focus rapporto GHI 2014: la sfida alla fame nascosta.[modifica | modifica wikitesto]

La fame nascosta è una forma di sottonutrizione che si verifica quando l'assunzione e l'assorbimento di vitamine e minerali/microelementi (come zinco, iodio e ferro) sono troppo bassi per garantire buone condizioni di salute e di sviluppo. Tra i fattori che contribuiscono alla carenza di micronutrienti troviamo: cattiva alimentazione, aumento delle esigenze di micronutrienti durante fasi specifiche della vita, come la gravidanza, e problemi di salute come malattie, infezioni o parassiti che si possono propagare in ambienti insalubri con scarse condizioni igienico-sanitarie. In situazioni non di emergenza, la povertà è il fattore principale che limita l'accesso a cibo adeguato e nutriente. In più, i Paesi in via di sviluppo si stanno spostando da una dieta basata su cibi poco processati ad una basata su cibi e bevande molto processati, ricchi di energia ma poveri in micronutrienti. Più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo soffrono la fame nascosta. I suoi effetti possono essere devastanti, e portare al ritardo mentale, compromettere la salute, diminuire la produttività e persino causare la morte. I suoi effetti sono particolarmente acuti durante i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai 2 anni di vita del bambino, e avere gravi conseguenze fisiche e cognitive. Oltre a inficiare la salute umana, la fame nascosta può impedire anche lo sviluppo socioeconomico, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Le carenze di vitamine e minerali incidono significativamente sulle persone e le società colpite, sia in termini di costi sanitari che di perdita di capitale umano e riduzione della produttività economica. La fame nascosta compromette la crescita e l'apprendimento, limita la produttività e perpetua il ciclo continuo della povertà. Le perdite di produttività economica dovute a carenze di macronutrienti o micronutrienti si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno.

Una delle strategie più efficaci per prevenire in modo sostenibile la fame nascosta consiste nel diversificare la dieta. Una dieta sana contiene un buon equilibrio e una buona combinazione di macronutrienti (carboidrati, grassi, e proteine); micronutrienti essenziali; e altre sostanze come le fibre. Tra i modi efficaci per diversificare la dieta vi sono la promozione degli orti domestici, il cambiamento delle abitudini di nutrizione dei bambini più piccoli, la fortificazione, che aumenta le quantità di micronutrienti presenti negli alimenti durante la trasformazione industriale; l'uso di integratori; e il bio-arricchimento.[6]

Focus rapporto GHI 2013: La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionale[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è "allarmante" o "estremamente allarmante" sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2.6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di coping. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[6]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche:[6]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure ed i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012: Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia[modifica | modifica wikitesto]

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali:[11]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione delkla terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di:[11]

  • Garantire i diritti alla terra e all'acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all'istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011: Impennate e volatilità dei prezzi alimentari[modifica | modifica wikitesto]

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L'aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L'espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all'alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[10]

  • ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • incentivare l'uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • migliorare l'informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l'accordo di Kyoto
  • migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System );

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • una migliore preparazione alle emergenze;
  • il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • l'ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • la creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010: Malnutrizione nella prima infanzia[modifica | modifica wikitesto]

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90 per cento dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublin. October 2008.
  2. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2009.
  3. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2011.
  4. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2011.
  5. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2012.
  6. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2013.
  7. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano. Ottobre 2015.
  8. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublin: Welthungerhilfe, IFPRI, and Concern Worldwide. October 2015.
  9. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2010. Indice Globale della Fame 2010.
  10. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2011. Indice Globale della Fame 2011.
  11. ^ a b c Versione italiana a cura di Cesvi, 2012. Indice Globale della Fame 2012.
  12. ^ Menon, Purnima / Deolalikar, Anil / Bhaskar, Anjor: India State Hunger Index (2009): Comparison of Hunger Across States
  13. ^ Schmidt, Emily / Dorosh, Paul (October 2009): A Sub-National Index for Ethiopia: Assessing Progress in Region-Level Outcomes. International Food Policy Research Institute (IFPRI) and Ethiopian Development Research Institute (EDRI): ESSP-II Discussion Paper 5
  14. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: – Sommario dell’Indice Globale della Fame 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Indice Globale della Fame 2015: I conflitti armati e la sfida della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2015, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi e Vera Melgari.
  • Indice Globale della Fame 2014: La sfida della fame nascosta. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2014, a cura di Nicoletta Ianniello, Valentina Prati e Diego Carangio. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2013: La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2013, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia, Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011. La sfida della fame: controllare le impennate e l'eccessiva volatilità dei prezzi alimentari, Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009. Indice Globale: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008. Indice Globale 2008. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]