Indice globale della fame

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L'Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento multi-statistico per descrivere la situazione relativa alla fame nei diversi paesi. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame. Il GHI è aggiornato una volta l'anno.

L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide.

Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi.[1][2][3][4][5][6][7][8][9] Ogni anno viene pubblicato un aggiornamento dei risultati.

L'Indice Globale della Fame 2016 - l'undicesimo di una serie annuale - presenta una misura multidimensionale della fame nazionale, regionale e globale. Mostra come, nonostante i progressi registrati dal 2000, il mondo abbia ancora molto da fare, visti i livelli gravi o allarmanti di fame in 50 paesi. Il rapporto di quest'anno accoglie il nuovo paradigma dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che si pone, tra altri 17obiettivi, l'Obiettivo Fame Zero entro il 2030 in un piano olistico, integrato e trasformativo.

Oltre alla classificazione, il rapporto dell'Indice Globale della Fame si occupa ogni anno di un focus specifico: nel 2016 il focus tematico riguarda il raggiungimento dell'Obiettivo Fame Zero.

Tra i focus degli anni precedenti vi sono:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010).[10]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011)[11]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012)[12]
  • Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la sotto- e la malnutrizione (2013).[6]
  • La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014).[7]
  • La relazione tra fame e conflitti armati (2015)[8]

Oltre alle edizioni annuali del GHI, nel 2008 è stato pubblicato l'Indice della Fame per gli Stati dell'India (ISHI)[13], mentre nel 2009 è stato pubblicato l'Indice della Fame Sub-Nazionale per l'Etiopia.[14] Con le sue 194 milioni di persone, l'India è in cima alla lista della fame nel mondo: più della somma della popolazione di Australia, Canada, Regno Unito e Francia.

Una mappa interattiva consente ai fruitori di visualizzare i dati dei diversi anni e ingrandire specifiche regioni o paesi.

Calcolo dell'Indice[modifica | modifica wikitesto]

L'Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore, anche se nessuno dei due valori estremi viene mai raggiunto nella realtà. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori inferiori a 10,0 mostrano un'incidenza della fame bassa, mentre tra 10 e 19,9 il valore è moderato. Valori tra 20 e 34,5 segnalano una situazione di grave fame, mentre valori tra il 35,0 e il 49,9 livelli allarmanti. Oltre il 50, il problema della fame è considerato estremamente allarmante.[9]

Il GHI combina 4 indicatori: 1) la percentuale di denutriti sul totale della popolazione 2) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffrono di ritardo nella crescita; 3) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffre di deperimento 4) il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni.[9]

I dati e le proiezioni usati per il GHI 2016 sono relativi agli anni dal 2010 al 2016 e rappresentano i dati più recenti disponibili per ognuno dei 4 componenti. I dati relativi alla proporzione di denutriti provengono da l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e includono stime degli autori. I dati per il deperimento e l'arresto della crescita infantile provengono dall'UNIcef, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO), dalla Banca Mondiale, Demographic and Health Surveys (MEASURE DHS), dal Ministero Indiano per lo Sviluppo Femminile e Infantile, e includono stime degli autori. I dati sulla mortalità infantile provengono dal Gruppo Interagenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità infantile (IGME).[9]

Trend globali e regionali[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'Indice Globale della Fame 2016, i livelli della fame sono gravi o allarmanti in 50 paesi. Secondo il GHI 2016, la fame è ai suoi livelli più alti in Africa sub-sahariana e Asia meridionale. Per il mondo in via di sviluppo, il GHI 2016 è calato del 29% rispetto al GHI 2000, passando da 30,0 a 21,3.[9]

L’Africa a sud del Sahara e l’Asia meridionale presentano i più alti punteggi di GHI 2016, rispettivamente a 30,1 e 29,0; per entrambi si tratta di livelli di fame gravi. Al contrario, i punteggi di GHI di Asia orientale e Sud-est asiatico, Vicino Oriente e Africa del Nord, America Latina e Caraibi, e Europa dell’Est e Comunità degli Stati Indipendenti si situano tra i 7,8 e i 12,8 punti, il che indica livelli di fame bassi o moderati.[9]

Sette paesi presentano ancora livelli di fame allarmanti. La maggioranza di essi sono in Africa a sud del Sahara; le due eccezioni sono Haiti e Yemen. I due paesi con i punteggi più alti di GHI di quest’anno sono la Repubblica Centrafricana e il Ciad.[9]

Ranking[modifica | modifica wikitesto]

Paesi con livelli di fame estremamente allarmanti (GHI ≥ 50), or allarmanti (GHI tra 35.0 e 49.9)
Indice Globale della Fame[8]
Rank Paese 2000 2008 2016
1 Repubblica Centrafricana 51,5 48,0 46,1
2 Ciad 51,9 50,09 44,3
3 Zambia 50,04 45,2 39,0
4 Haiti 42,8 43,4 36,9
5 Madagascar 44,2 37,1 35,4
6 Yemen 43,2 36,5 35,0
7 Sierra Leone 53,9 45,3 35,0
8 Afghanistan 52,4 39,2 34,8

Il rapporto di quest’anno non include i punteggi di GHI di 13 paesi (Bahrein, Bhutan, Burundi, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Libia, Papua Nuova Guinea, Qatar, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Siria), perché i dati sulla prevalenza di denutrizione e, in alcuni casi, i dati o le stime sull’arresto della crescita e il deperimento infantili non erano disponibili. Sulla base dei dati e delle stime disponibili per altri indicatori del GHI, di informazioni ricevute da organizzazioni internazionali specializzate in fame e malnutrizione e della letteratura esistente, 10 di questi (tutti tranne Bhutan, Bahrein e Qatar) suscitano notevole preoccupazione.[9]

Focus rapporto GHI 2016: Obiettivo Fame Zero[modifica | modifica wikitesto]

Anche se secondo l’Indice Globale della Fame 2016 la comunità internazionale non è ancora sulla strada giusta per realizzare il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, si registra un declino del 29% dal 2000 del tasso di fame globale – segno che un preciso impegno politico può far sì che l’obiettivo sia realistico e raggiungibile. Grazie alle riflessioni di David Nabarro, Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e i Cambiamenti Climatici, il GHI 2016 ci offre degli spunti teorici e pratici su come la cornice degli obiettivi di sviluppo sostenibile ci aiuterà a sconfiggere la fame nel mondo attraverso un piano trasformativo e inclusivo che integra approcci nuovi e innovativi, che mettano insieme attori diversi pronti a schierarsi per l’obiettivo comune di eliminare la povertà e la fame.[9]

Focus rapporto GHI 2015: i conflitti armati e la sfida della fame.[modifica | modifica wikitesto]

Il capitolo sulla relazione tra fame e conflitti mostra che il periodo in cui le grandi carestie causavano più di un milione di morti è finalmente finito. In ogni caso, c'è una chiara connessione tra conflitti armati e fame. La maggior parte dei paesi con i peggiori punteggi del 2015 hanno vissuto o vivono attualmente delle situazioni di conflitto. Comunque, la fame esiste anche in assenza di conflitti, come mostrano molti paesi in Asia Meridionale e Africa.

La diminuzione delle guerre è però in fase di stallo. A meno che i conflitti armati vengano ridotti o eliminati, ci sono poche speranze per vincere la fame.[8]

Focus rapporto GHI 2014: la sfida alla fame nascosta.[modifica | modifica wikitesto]

La fame nascosta è una forma di sottonutrizione che si verifica quando l'assunzione e l'assorbimento di vitamine e minerali/microelementi (come zinco, iodio e ferro) sono troppo bassi per garantire buone condizioni di salute e di sviluppo. Tra i fattori che contribuiscono alla carenza di micronutrienti troviamo: cattiva alimentazione, aumento delle esigenze di micronutrienti durante fasi specifiche della vita, come la gravidanza, e problemi di salute come malattie, infezioni o parassiti che si possono propagare in ambienti insalubri con scarse condizioni igienico-sanitarie. In situazioni non di emergenza, la povertà è il fattore principale che limita l'accesso a cibo adeguato e nutriente. In più, i Paesi in via di sviluppo si stanno spostando da una dieta basata su cibi poco processati ad una basata su cibi e bevande molto processati, ricchi di energia ma poveri in micronutrienti. Più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo soffrono la fame nascosta. I suoi effetti possono essere devastanti, e portare al ritardo mentale, compromettere la salute, diminuire la produttività e persino causare la morte. I suoi effetti sono particolarmente acuti durante i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai 2 anni di vita del bambino, e avere gravi conseguenze fisiche e cognitive. Oltre a inficiare la salute umana, la fame nascosta può impedire anche lo sviluppo socioeconomico, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Le carenze di vitamine e minerali incidono significativamente sulle persone e le società colpite, sia in termini di costi sanitari che di perdita di capitale umano e riduzione della produttività economica. La fame nascosta compromette la crescita e l'apprendimento, limita la produttività e perpetua il ciclo continuo della povertà. Le perdite di produttività economica dovute a carenze di macronutrienti o micronutrienti si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno.

Una delle strategie più efficaci per prevenire in modo sostenibile la fame nascosta consiste nel diversificare la dieta. Una dieta sana contiene un buon equilibrio e una buona combinazione di macronutrienti (carboidrati, grassi, e proteine); micronutrienti essenziali; e altre sostanze come le fibre. Tra i modi efficaci per diversificare la dieta vi sono la promozione degli orti domestici, il cambiamento delle abitudini di nutrizione dei bambini più piccoli, la fortificazione, che aumenta le quantità di micronutrienti presenti negli alimenti durante la trasformazione industriale; l'uso di integratori; e il bio-arricchimento.[6]

Focus rapporto GHI 2013: La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionale[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è "allarmante" o "estremamente allarmante" sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2.6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di coping. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[6]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche:[6]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure ed i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012: Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia[modifica | modifica wikitesto]

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali:[12]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione delkla terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di:[12]

  • Garantire i diritti alla terra e all'acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all'istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011: Impennate e volatilità dei prezzi alimentari[modifica | modifica wikitesto]

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L'aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L'espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all'alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[11]

  • ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • incentivare l'uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • migliorare l'informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l'accordo di Kyoto
  • migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System);

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • una migliore preparazione alle emergenze;
  • il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • l'ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • la creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010: Malnutrizione nella prima infanzia[modifica | modifica wikitesto]

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90 per cento dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublin. October 2008.
  2. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2009.
  3. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2010.
  4. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2011.
  5. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2012.
  6. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublin. October 2013.
  7. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano. Ottobre 2014.
  8. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublin: Welthungerhilfe, IFPRI, and Concern Worldwide. October 2015.
  9. ^ a b c d e f g h i Cesvi Onlus, Indice Globale della Fame 2016 (PDF), DOI:http://dx.doi.org/10.2499/9780896292307.
  10. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2010. Indice Globale della Fame 2010.
  11. ^ a b Versione italiana a cura di Cesvi, 2011. Indice Globale della Fame 2011.
  12. ^ a b c Versione italiana a cura di Cesvi, 2012. Indice Globale della Fame 2012.
  13. ^ Menon, Purnima / Deolalikar, Anil / Bhaskar, Anjor: India State Hunger Index (2009): Comparison of Hunger Across States
  14. ^ Schmidt, Emily / Dorosh, Paul (October 2009): A Sub-National Index for Ethiopia: Assessing Progress in Region-Level Outcomes. International Food Policy Research Institute (IFPRI) and Ethiopian Development Research Institute (EDRI): ESSP-II Discussion Paper 5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Indice Globale della Fame 2015: I conflitti armati e la sfida della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2015, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi e Vera Melgari.
  • Indice Globale della Fame 2014: La sfida della fame nascosta. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2014, a cura di Nicoletta Ianniello, Valentina Prati e Diego Carangio. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2013: La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2013, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia, Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011. La sfida della fame: controllare le impennate e l'eccessiva volatilità dei prezzi alimentari, Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009. Indice Globale: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008. Indice Globale 2008. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]