Index on Censorship

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Philip Spender, Jo Glanville, Michael Scammell

L'Index on Censorship (in italiano Indice di Censura) è un'organizzazione per la difesa della libertà di parola, che produce un omonimo giornale trimestrale a Londra. L'attuale capo esecutivo dell'"Indice di Censura", dal 2008, è l'autore, radiotelevisivo, e commentatore John Kampfner, precedente editore del settimanale politico inglese New Statesman. L'attuale editore del giornale, sin dal 2007, è Jo Glanville, precedentemente radio giornalista della BBC.[1] Index on Censorship è stata fondata dal poeta Stephen Spender, dal filosofo Stuart Hampshire, da David Astor, poi direttore di Observer, e dallo scrittore ed esperto dell'Unione Sovietica Edward Crankshaw. Il primo direttore di Index fu il critico e traduttore Micheal Scammell.

Fino al 2013 la sede di Index era il Free Word Center di Londra. Attualmente gli uffici di Index on Censorship sono in via Tooley sempre a Londra.

La rivista[modifica | modifica wikitesto]

Index on Censorship viene pubblicata dal 1972.[2] È una rivista che appoggia la libera espressione e pubblica testi dei migliori scrittori del mondo e articoli censurati, avviando il dibattito e fornendo informazioni sul sistema internazionale della censura. Le edizioni trimestrali si concentrano su un paese o una regione o un tema in particolare. Index on Censorship pubblica anche opere di narrativa e poesia di autori emergenti. La rivista Index of Censorship venne pubblicata in edizione cartacea fino al dicembre 2008, quando nacque il sito omonimo che la andò a sostituire. L'ispirazione originale alla creazione della rivista provenne da eminenti dissidenti sovietici, ma fin dalle sue origini, la rivista si occupò anche della censura nelle dittature di destra come la Grecia, Portogallo, i regimi militari dell'America Latina, e anche l'Unione Sovietica.[3]

Nel suo primo numero nel maggio del 1972 Stephen Spender scrisse:

"Ovviamente c'è il rischio che una rivista come questa diventi un bollettino di frustrazione. Comunque i materiali degli scrittori che sono censurati in Est Europa, Grecia, Sud Africa e altri paesi sono una delle cose più emozionanti che sono state scritte nei nostri giorni. Oltretutto, la questione della censura è diventato un tema che suscita appassionanti dibattiti, e non riguarda solamente i regimi totalitari".

La rivista si è occupata dunque di trattare anche le sfide a cui la libertà d'espressione si trova di fronte, tra cui il fondamentalismo religioso, l'ascesa dei nazionalismi, la censura su internet. I volumi sono solitamente organizzati per temi e contengono una lista paese per paese dei recenti casi che riguardano la censura, le violazioni alla libertà di stampa e alle altre libertà di parola. Occasionalmente Index on Censorship pubblica dei lavori di narrativa o poesia sia di noti scrittori che di autori censurati.

Negli anni Index on Censorship ha pubblicato i lavori dei più illustri scrittori e pensatori a livello mondiale tra cui Aleksandr Solzhenitsyn, Milan Kundera, Václav Havel, Nadine Gordimer, Salman Rushdie, Doris Lessing, Arthur Miller, Noam Chomsky, e Umberto Eco.[4]

Alcuni recenti volumi, editi sotto la direzione di Jo Glanville, hanno sondato l'eredità della seconda presidenza Bush. Un altro volume aveva come focus la Cina e trattava il Medio Oriente e la censura su internet. Il volume sulla Russia (2008) ha vinto l'Amnesty International Media Award e conteneva degli scritti dei giornalisti russi Fatima Tlisova, Sergei Bachinin e l'attivista per la libertà dei media Alexei Simonov.

Tra il 2005 ed il 2007 la rivista è stata pubblicata e distribuita da Routledge, parte del gruppo Taylor & Francis. Dal gennaio 2010 la rivista è pubblicata da Sage Publications, un editore accademico indipendente.[5]

Oltre alla versione cartacea in abbonamento, Index on Censorship è disponibile tramite applicazione iPhone/iPad.

È anche partner di Eurozine, un network di più di 60 giornali culturali europei.[3]

Volumi di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Le pubblicazione di riferimento includono gli scritti dalla prigione di Ken Saro-Wiwa (Volume 3/1997) e la traduzione dal cecoslovacco del Manifesto 77 di Václav Havel e altri. Index ha pubblicato la prima traduzione del discorso di accettazione del Premio Nobel Alexander Solzhenitsyn. Index on Censorship ha pubblicato le storie dei desaparecidos in Argentina, le poesie bandite a Cuba ed i lavori dei poeti cinesi che sono sfuggiti ai massacri di Piazza Tiananmen. Index on Censorship ha una lunga storia nella pubblicazione di testi tradotti inclusi quelli di Bernard-Henri Lévy, Ivan Klima, Ma Jian il premio Nobel Shirin Ebadi, ed i report di Anna Politkovskaia sulla guerra in Cecenia (Volume 2/2002).

Index on Censorship ha pubblicato la "Dichiarazione Universale della Commissione Internazionale in Difesa di Salman Rushdie" che supportava il "diritto di tutte le persone ad esprimere le proprie idee e credenze discutendo le stesse con mutua tolleranza senza essere oggetto di censura, intimidazioni e violenza". Sei mesi più tardi Index ha pubblicato la Dichiarazione dello sciopero della fame di Liu Xiaobo, Zhou Duo, Dejian e Gao Xin, i quattro studenti a capo delle proteste in piazza Tiananmen.

Index Index ha raccolto tutte le intimidazioni alla libertà d'espressione nel mondo e le ha pubblicate in ogni edizione della rivista, fino al dicembre 2008 quando questa funzione fu trasferita la sito internet. Le offese alla libertà d'espressione presenti in questi volumi hanno incluso casi di censura in Grecia e Spagna, poi nelle dittature e anche il Brasile, che aveva bannato il film Zabriskie Point perché offendeva un paese amico, gli Stati Uniti, dove questo era stato prodotto e proiettato liberamente.

Index on Censorship ha posto un'attenzione particolare alla situazione in Cecoslovacchia tra l'invasione della Russia e la rivoluzione di velluto del 1989, dedicando un intero volume al paese nell'ottavo anniversario della primavera di Praga (Numero 3/1976). Includeva degli scritti di Václav Havel, tra cui la prima traduzione della sua "Conversazione".[6] La rivista conteneva degli articoli anche sullo stato del teatro in Cecoslovacchia e la lista delle cosiddette "pubblicazioni chiuse con il lucchetto", ovvero i 50 libri vietati.

Campagne[modifica | modifica wikitesto]

Free Speech is not For Sale è stata una campagna lanciata da Index on Censorship insieme ad English PEN. L'obbiettivo era quello di sensibilizzare al problema del cosiddetto "turismo della diffamazione" ed il fatto che la legge inglese sulla diffamazione limitasse la libertà di espressione. Dopo un ampio dibattito nato attorno ai dieci punti chiave raccomandati dalla campagna, il segretario alla giustizia Jack Straw si impegnò a rendere più giusta la legge inglese sulla diffamazione.[7]

"La libertà di stampa non può operare o essere effettiva se i lettori non possano criticare quanto stanno leggendo. Quello che mi preoccupa è che le attuali disposizioni delle grandi corporazioni vanno a limitare questa possibilità". Aggiunse poi che "le elevate parcelle richieste dagli avvocati che si occupano di diffamazione sembrano di incentivare "il turismo della diffamazione".

Queste campagne insieme ad altre riflettono la strategia dell'amministratore delegato John Kampfner supportato dal presidente Jonathan Dimbleby di aumentare il profilo di public advocacy dell'organizzazione sia in Inghilterra che nel mondo. Fino a quel momento, infatti, l'organizzazione non pensava a sè come "organizzazione di campagne come facevano Articolo 19 o Amnesty International", notò la nuova direttrice Sarah Smith nel 2001,[8] preferendo invece "la comprensione di quello che fa notizia o è politicamente significativo" nel fare pressione sui regimi oppressivi attraverso un'estensiva copertura.

Sito Internet[modifica | modifica wikitesto]

Il sito internet di Index on Censorship http://www.indexoncensorship.org è stato nuovamente lanciato il 21 luglio 2013 sostituendo quello precedente www.indexonline.org. Il nuovo sito internet va ad ospitare tutti gli scritti pubblicati dall'organizzazione.

Il sito contiene un ampio archivio che propone risorse proventi anche da altre organizzazioni mondiali che si battono per la libertà d'espressione e di stampa, report sulla libertà di stampa nel mondo, links a guide e software per aggirare la censura e una selezione dei migliori scritti che trattano della lotta per la libertà d'espressione negli anni, come la fatwa contro Salman Rushdie, la controversia seguita alla pubblicazione in Danimarca dei cartoni in Jyllands-Posten su Maometto e la censura su internet. Fornisce informazioni sugli eventi, temi delle riviste e progetti sviluppati dall'organizzazione.

Arte e programmi internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Index on Censorship ha dei programmi che permettono di mettere in pratica la filosofia dell'organizzazione sia in Inghilterra che nel resto del mondo. Nel 2009 e 2010 Index on Censorship ha lavorato in Afghanistan, Birmania, Iraq, Tunisia e tanti altri paesi in supporto ai giornalisti, presentatori, artisti e scrittori che svolgono il loro lavoro anche se subiscono intimidazioni, repressione e censura.

Il programma che ha come oggetto l'arte vuole investigare gli impatti dei cambiamenti sociali e politici sugli artisti per valutare quali siano i gradi e la profondità dell'auto censura. Si utilizza l'arte per coinvolgere direttamente i giovani nel dibattito della libertà dei media. Questo progetto funziona anche con le comunità emarginate nel Regno Unito nel creare nuove piattaforme, sia on line che fisiche, per favorire l'espressione creativa.

A livello internazionale Index on Censorship commissiona, non solo articoli per la rivista o per il sito, ma lavori fotografici, film e video, arte visuali e performance. Esempi recenti includono un'esibizione di foto-storie prodotte da donne irachene, Open Shutters, ed un programma che coinvolge comunità di rifugiati e migranti in Inghilterra insieme ad artisti provenienti dal loro paese d'origine nella produzione di opere artistiche esibite al Tate nel 2007.

Index lavora anche con artisti e scrittori esiliati birmani con un programma di supporto alla comunità di birmani. Index ha commissionato la realizzazione dello spettacolo "Sette anni di duro lavoro" a Actors for Human Rights, che racconta di quattro storie di ex prigionieri politici della Birmania che attualmente vivono nel Regno Unito. Index è anche co-editore di un libro di poesia composta da senza tetto in Londra e San Pietroburgo.

Partners[modifica | modifica wikitesto]

Index on Censorship lavora in partnership con tutti i maggiori gruppi per si battono per la libertà d'espressione incluso Amnesty International, l'American Civil Liberties Union (ACLU), Liberty, English PEN, PEN International e tanti altri per creare degli eventi che abbiano significato a livello internazionale. Index era una delle quattro organizzazioni per la libertà d'espressione che hanno organizzato il programma del primo Global Forum on Freedom of Expression che si è tenuto ad Oslo dal 1 al 6 giugno 2009.

Index on Censorship è membro fondatore dell International Freedom of Expression Exchange, un network globale di organizzazioni non governative che monitorano la censura nel mondo e difendono giornalisti, scrittori, utenti di internet e altri che vengono perseguiti per aver esercitato il loro diritto di libertà d'espressione. È anche membro del Tunisia Monitoring Group una coalizione di 16 organizzazioni che si battono per la libertà d'espressione e che fanno lobby nei confronti del governo tunisino affinché vengano rispettati i diritti umani.

Storia della sua fondazione[modifica | modifica wikitesto]

L'ispirazione alla fondazione di Index on Censorship proviene da due noti dissidenti sovietici: Pavel Litvinov, il pronipote dell'ex Ministro degli esteri Maxim Litvinov, e Larisa Bogoraz l'ex moglie dello scrittore Yuli Daniel, che avevano scritto al Times nel 1968 per chiedere una condanna internazionale di fronte al processo di due giovani scrittori ed un tipografo accusati di "propaganda ed agitazione anti-sovietica". Uno dei due scrittori,Yuri Galanskov, morì in un campo di detenzione nel 1972.

Spender ha organizzato l'invio di un telegramma in loro sostegno da parte di 16 intellettuali statunitensi ed inglesi tra cui W.H. Auden, A.J. Ayer, Yehudi Menuhin, J. B. Priestley, Paul Scofield, Henry Moore, Bertrand Russell, Igor Stravinsky e altri. Nella risposta, poi pubblicata nella rivista, Litinov suggerì di "fornire informazioni ad un pubblico più ampio rispetto al reale stato degli affari nell'URSS". Spender ed i suoi colleghi Stuart Hampshire, David Astor, Edward Crankshaw e l'editore Michael Scammell decisero di andare oltre questo singolo episodio, cercando di trattare il tema della censura nelle dittature di destra tra cui la Grecia ed il Portogallo ed i regimi in Latino-America sia l'ex URSS e gli stati satelliti.

Descrivendo gli obbiettivi dell'organizzazione Hampshire ha dichiarato "il tiranno occultamento dell'oppressione e della crudeltà andrebbero sempre sfidati. Ogni detenzione in prigionia o campo di concentramento dovrebbe essere pubblicizzata, cosi come si dovrebbe parlare di ogni negazione tirannica della libertà d'espressione"

La rivista venne chiamata originariamente Index, come suggerito da Scammell, in riferimento all'espressione "messa all'indice" di testi vietati nella storia della censura, incluso Index Librorum Prohibitorum (Indice dei libri proibiti) della Chiesa Cattolica, e il Censor's Index dell'Unione Sovietica e Jacobsens Index of Objectionable Literature sorto durante l'apartheid in Sudafrica.[2]

Scammell ammise più tardi che "on Censorship" venne aggiunto successivamente visto che il riferimento non era abbastanza chiaro ai lettori. "Abbiamo frettolosamente aggiunto 'on censorship' come un sottotitolo" scrisse Scammell nel dicembre 1981 sul numero della rivista, "e questo è rimasto fino ad oggi, anche se mi rimprovero sempre che sia sgrammaticato (Index of Censorship sarebbe corretto)"

Premio per la libertà d'espressione[modifica | modifica wikitesto]

Index on Censorship consegna ogni anno dei premi a giornalisti coraggiosi, scrittori, artisti, innovatori, attivisti, informatori di tutto il mondo che hanno dato importanti contributi alla libertà d'espressione negli anni. Gli sponsor attuali sono The Guardian, Google, SAGE Publications e la compagnia di avvocati Doughty Street Chambers.

Vincitori del 2015 : Giornalismo: Rafael Marques de Morais e Safa Al Ahmad; Campaigning; Amran Abdundi; Media digitali: Tamas Bodoky; Arte: Mouad "El Haqued" Belghouat.[9]

Vincitori del 2014 : Giornalismo: Azadliq; Advocacy: Shahzad Ahmad; Media digitali: Shu Choudhary; Arte: Mayam Mahmoud.[9]

Vincitori del 2013 : Giornalismo: Kostas Vaxevanis; Media digitali: Bassel Khartabil; Advocacy: Malala Yousafzai; Arte: Zanele Muholi.[9]

Vincitori del 2012: Giornalismo: Idrak Abbasov; Advocacy: Bahrain Centre for Human Rights, ritirato da Nabeel Rajab; Innovazione: Freedom Fone di Kubatana; Arte: Ali Ferzat; 40th Anniversary Award: Research and Information Centre "Memorial (society)" San Pietroburgo.[9]

Vincitori del 2011: Giornalismo: Ibrahim Eissa; Advocacy: Gao Zhisheng; Nuovi Media: Nawaat; Arte: M. F. Husain; Riconoscimento Speciale: Prigionieri di coscienza bielorussi, ritirato dal Belarus Free Theatre.[9]

Vincitori del 2010: Giornalismo: Radio La Voz; Advocacy: Rashid Hajili; Premio per le case editrici: Andalus Press; Nuovi Media: Twitter; Premio Freemuse : Mahsa Vahdat; Riconoscimento speciale: Heather Brooke.[9]

Vincitori del 2009: Giornalismo: The Sunday Leader – Sri Lanka; Film: Ricki Stern e Ann Sundberg; The Devil Came on Horseback; Nuovi Media: Psiphon; Libri: Ma Jian; Beijing Coma; Legge: Malik Imtiaz Sarwar.[9]

Vincitori del 2008: Giornalismo: Hrant Dink e la rivista Agos ; Mohamed Al-Daradji e Ahlaam; Nuovi Media: Julian Assange e Wikileaks; Libri: Francisco Goldman; The Art of Political Murder; Legge: U Gambira e "Monks of Burma".[9]

Vincitori del 2007: Giornalismo: Kareem Amer; Film: Yoav Shamir,[10] Defamation; Informatore: Chen Guangcheng; Libri: Samir Kassir; Legge: Siphiwe Hlophe.[9]

Vincitori del 2006: Giornalismo: Sihem Bensedrine; Film: Bahman Ghobadi, Turtles Can Fly; Informatore: Huang Jingao;[11] Libri: Jean Hatzfeld, Into the Quick Life: The Rwandan Genocide – the Survivors Speak and A Time for Machetes: the Killers Speak; Legge: Beatrice Mtetwa.[12]

Vincitori del 2005: Giornalismo: Sumi Khan; Libri: Soldiers of Light di Daniel Bergner; Film: Final Solution di Rakesh Sharma; Campaigning: Center of Constitutional Rights; Informatore: Grigoris Lazos.[9]

Vincitori del 2004: Giornalismo: Kaveh Golestan; Musica: West- Eastern Divan Orchestra; Informatore: Satyendra Kumar Dubey; Film: "Amamdla!" di Lee Hirsch; Libri: "Slave" di Mende Nazer e Damien Lewis; Premio Speciale: Mordechai Vanunu; Censore dell'anno: John Ashcroft.[9]

Vincitori del 2003: Giornalismo: Fergal Keane; Informatore: Tony Kevin; Censore dell'anno: Jonathan Moyo; Premio per l'aggiramento della censura: Al-Jazeera; Premio per la difesa della libertà d'espressione: Hashem Aghajari.[9]

Vincitori del 2002: Premio per la difesa della libertà d'espressione: Anna Politkovskaya; Premio per l'aggiramento della censura: Sanar Yurdatapan; Informatore: Jiang Weiping; Censore dell'anno: Silvio Berlusconi.[9]

Vincitori del 2001: Premio per la difesa della libertà d'espressione: Mashallah Shamsolvaezim; Informatore: Grigory Pasko; Premio per l'aggiramento della censura: Lorrie Cranor, Avi Rubin e Marc Waldman; Censore dell'anno: Ministero della difesa inglese.[9]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Robert Fisk[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 2002 Index on Censorship ha fatto pressioni per chiedere l'annullamento dello spettacolo di beneficenza The Dancer Upstairs di John Malkovich alla London's Institute of Contemporary Arts (ICA). Parlando con gli studenti nel maggio dello stesso anno, Malkovich chiese agli studenti contro chi avrebbero voluto duellare. Lui scelse Robert Fisk, corrispondente di The Indipendent per il Medio Oriente, e George Galloway politico laburista, aggiungendo che più che portarli a duello li avrebbe "semplicemente sparato". Fisk reagì indignato e Reporters sans Frontieres, un'organizzazione per i diritti dei lavoratori dei media, condannò Malkovich. Ma in un articolo il co-redattore di Index, Rohan Jayasekera, congedò in un articolo del sito web di Index i commenti di RSF come "superficiali".

Nel dicembre del 2002 l'evento di fundraising si tenne ugualmente nonostante le proteste all'esterno del ICA. Dopo che nel 2008 subentrò come amministratore delegato John Kampfner, quest'ultimo ha dato avvio ad una politica per il rinforzo del profilo dell'associazione di promotore di campagne pubbliche.

Theo Van Gogh[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 2004 Index on Censorship ha suscitato un altro dibattito in seguito ad un altro post di Jayasekera che, secondo molti lettori, sembrava giustificare o condonare l'omicidio di produttore di film olandese Theo van Gogh. Il blog descriveva Van Gogh come "un fondamentalista della libertà d'espressione" e come colui che "abusava del suo diritto di espressione". Descrivendo il film "Sottomissione" di Van Gogh come "ostinatamente provocante", Jayasekera concluse descrivendo la sua morte in questo modo:

"Un climax sensazionale nella performance pubblica della vita, pugnalato ed ucciso da un fondamentalista, un messaggio del killer scritto con un pugnale sul suo petto. Theo Van Gogh è diventato un martire della libertà d'espressione. Amsterdam ha celebrato la sua morte in un modo che lui stesso avrebbe apprezzato. E che tempismo! Un tanto atteso film autobiografico di Pim Fortuyn è pronto per essere trasmesso sugli schermi. Complimenti! Theo! Complimenti!"

Ci furono tanti proteste di commentatori sia di sinistra che di destra. Nick Cohen di The Observer scrisse nel dicembre 2004:

"Quando ho chiesto a Jayasekera se aveva dei rimorsi, mi ha risposto di no. Lui ha raccontato a me, come ad altri lettori, che non dovevo cadere nell'errore di credere che Index on Censorship fosse contrario alla censura, anche per la censura omicida, per principio, nello stesso modo in cui Amnesty International si oppone alla tortura, inclusa la tortura omicida, per principio. Magari Index lo aveva fatto in passato ma oggi si occupava di lottare contro l'incitamento all'odio sia nel favorire la libertà di stampa".[13]

Ursula Owen l'amministratrice delegata di Index anche se ammise che "il tono [Jayasekera] non era adeguato" ha contraddetto in una lettera all' Observer la ricostruzione che Cohen ha fatto dell'intervista con Jayasekera.[14]

Cartoni Danesi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 la rivista ha pubblicato un'intervista con Jytte Klausen a proposito del rifiuto della casa editrice della Yale University di inserire i cartoni su Maometto all'interno del libro di Klausen "I cartoni che hanno scioccato il mondo". La rivista si è però rifiutata di includere i cartoni a fianco dell'intervista.[15][16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Index on Censorship (2009). "Annual Report 2008-9"
  2. ^ a b Scammell, Michael, "How Index on Censorship Started" in They Shoot Writers, Don't They?, Londra, 1984, pp. pp. 19–28., ISBN 978-0-571-13260-7..
  3. ^ a b Eurozine, Samtiden Self-description, eurozine.com. (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2014).
  4. ^ Hampshire, Stuart, "Should Index be above the battle?" in W. L. Webb & Rose Bell, An Embarrassment of Tyrannies: 25 years of Index on Censorship,, Londra, 1997, pp. pp. 186–195., ISBN 0-575-06538-9..
  5. ^ Press Releases, sagepub.com, Giugno 2007.
  6. ^ Nadel, Ira, Double Act: A Life of Tom Stoppard. London: Methuen., 2004, pp. pp. 264–268, ISBN 0-413-73060-3.
  7. ^ The Guardian, Libel reform will liberate us all, theguardian.com, Novembre 2009.
  8. ^ Smith, Sarah, "Index on Censorship" in Jones, Derek (ed.), Censorship: A World Encyclopaedia.., Londra, 2001, ISBN 978-1-57958-135-0.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n Index the voice of free expression, indexoncensorship.org.
  10. ^ Indiewire, Tribeca '09 Interview: "Defamation" Director Yoav Shamir (World Doc Competition), indiewire.com, Aprile 2009.
  11. ^ China Digital Media, Huang Jingao’s open letter and more, chinadigitaltimes.net.
  12. ^ Commitee to protect journalism, IPFA 2005 - Beatrice Mtetwa, cpj.org.
  13. ^ The Guardian, Censor and sensibility, theguardian.com, Dicembre 2004.
  14. ^ The Guardian, Letters to the Editor, theguardian.com, Dicembre 2004.
  15. ^ The Atlantic, Index on Censorship Meets the Enemy Within, theatlantic.com, Dicembre 2001.
  16. ^ The Telegraph, Any Questions? presenter Jonathan Dimbleby in Muslim censorship row, telegraph.co.uk, Dicembre 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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