Sussidi energetici

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I sussidi energetici in economia e finanza statale sono misure incentivanti atte a mantere i prezzi per i consumatori di energia al di sotto dei livelli di mercato, o per i produttori rispettivamente al di sopra, ovvero riducono i costi per i consumatori e produttori.[1] I sussidi energetici possono consistere in trasferimenti di denaro diretti ai produttori, consumatori e organismi affini, nonché in indiretti meccanismi di sostegno, quali esenzioni fiscali e sconti, controllo dei prezzi, restrizioni commerciali e limiti di accesso al mercato. Con questo sistema si può indirizzare lo sviluppo di importanti industrie energetiche moderne, favorendo determinate fonti di energia.[2]

In quasi tutti i paesi del mondo la maggior parte dei sussidi statali viene destinata alle fonti di energia fossile (petrolio, carbone), e solo in piccola o minima parte alle energie rinnovabili (eolico, solare, magnetico etc), in un rapporto che si aggira intorno al 97% di investimenti in fonti fossili, contro il restante 3% in tutte le altre fonti di energia rinnovabile[senza fonte]. Nel 2011 i sussidi alle fonti fossili hanno raggiunto 90 miliardi di dollari nei paesi OCSE e oltre 500 miliardi di dollari in tutto il mondo.[3]

I sussidi energetici in Italia[modifica | modifica wikitesto]

2015[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia spende 3,5 miliardi di euro di contributi statali alle sole fonti fossili, mentre il totale di sussidi investiti nelle energie rinnovabili è costituito da soli 84 milioni di euro. Contando l'Italia insieme ad altre grandi economie quali Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, le sovvenzioni per l'anno 2015 al petrolio, al carbone e al gas raggiungono una cifra pari a 80 miliardi di dollari.[4]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Le critiche mosse da numerose associazioni ambientaliste[5][6] al sistema di finanziamento alle fonti di energia globalmente diffuso in Occidente riguardano la differenza sostanziale nel rapporto tra i sussidi alle fonti energetiche fossili e tutte le rimanenti fonti di energia rinnovabile, con un rapporto che in media è di 40 per le prime e 1 per le seconde: in tale modo, secondo tali fonti, il mercato ne risulterebbe sostanzialmente drogato, rendendo naturalmente più conveniente l'acquisto e la produzione di fonti fossili, ma soltanto attraverso l'espediente dei sussidi e grazie ad incentivi statali sempre prepotentemente mirati alla salvaguardia di queste ultime fonti di energia e non basati su un mercato libero e concorrenziale, ovvero su una più equilibrata incentivazione di tutte le forme di produzione energetica (o magari, come promosso da molte di queste associazioni, di quelle con minore impatto ambientale).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]