Impiegato statale (Italia)

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Per impiegato statale, in Italia si intende un lavoratore dipendente che lavora presso la pubblica amministrazione italiana, sia essa centrale oppure locale.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pubblica amministrazione (ordinamento italiano).

Ai sensi dell'art. 97 della costituzione della Repubblica Italiana, viene statuito il principio dell'accesso ai ruoli impiegatizi previo superamento di pubblico concorso. Le modalità di svolgimento dei concorsi e dell'accesso agli impieghi sono rispettivamente disciplinati dal D.P.R. 3 maggio 1957, n. 686, dal D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e dal d.lgs 30 marzo 2001, n. 165.

Sebbene dal punto di vista tecnico-giuridico il lavoratore statale è il dipendente di una amministrazione centrale (es. ministeri della repubblica) o periferica (es. prefetture) dello Stato, rientrano nella categoria degli "statali" tutti i dipendenti della pubblica amministrazione italiana (Ministeri, scuole, università, delle Regioni, delle province, dei Comuni, delle Camere di commercio) alle dipendenze degli enti di cui all'art. 1 comma 2 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

Da un punto di vista formale sarebbe più corretto parlare di "impiegati pubblici" o, meglio ancora, "dipendenti delle pubbliche amministrazioni" della Repubblica Italiana, dal momento che ai sensi dell'art. 114 della Costituzione della Repubblica Italiana "la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato", oltre che dagli enti dotati di autonomia funzionale (es. Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, Università).

L'attività della pubblica amministrazione italiana, nonché quella del personale impiegato presso le stesse, è soggetta ad un sistema di valutazione - introdotto dal d.lgs 27 ottobre 2009, n. 150 - mediante un meccanismo denominato ciclo di valutazione della performance - con rilevanza di tali valutazioni sulla carriera,[1] con esclusioni in taluni casi, a seconda della consistenza dell'organico del personale.[2]

Stato giuridico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pubblico ufficiale (ordinamento italiano).

La disciplina dello status degli impiegati civili è dettata dal D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 e dal D.P.R. 3 maggio 1957 n. 686, più volte modificati nel corso del tempo. La fonte disciplina del rapporto di lavoro con alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è invece raccolta nel d.lgs 30 marzo 2001 n. 165.

Il rapporto di lavoro è regolato, soprattutto dopo la contrattualizzazione del pubblico impiego in Italia, avviata con la promulgazione della legge 23 ottobre 1992 n. 421, oltre che da varie disposizioni normative anche da appositi contratti collettivi nazionali di lavoro, a seconda del comparto in cui essi siano inquadrati. L'obbligo di giuramento di fedeltà dei dipendenti civili è stato soppresso dal D.P.R 19 aprile 2001, n. 253; pertanto ad oggi sono sogetti all'obbligo solo gli appartenenti alle forze armate italiane e dai dipendenti la cui disciplina del rapporto di lavoro non è mutata a seguito della contrattualizzazione del rapporto di lavoro; sono tuttavia tenuti a rispettare il codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Disposizioni specifiche sono previste per gli appartenenti alle forze armate italiane e forze di polizia italiane (come ad esempio nel caso della residenza). In base all'art. art. 1 comma 51 della legge 6 novembre 2012, n. 190 - introducendo la figura del whistleblower - prevede particolari protezioni (inclusa la non licenziabilità) a favore del personale che abbia segnalato la commissione di reati da parte di colleghi o superiori, alla magistratura italiana, inclusa la Corte dei Conti. Destinatari di altre specifiche e tipiche norme sono alcune categorie come ad esempio gli appartenenti alle forze di polizia italiane, delle forze armate italiane, della magistratura italiana e dei professori universitari la cui disciplina del rapporto di lavoro e dello status sono, nonostante la privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia, ancora in regime di diritto pubblico.

Per molto tempo la figura dell'impiegato statale italiano è stata spesso associata alla figura di pubblico ufficiale, tuttavia dopo una serie di interventi normativi e della giurisprudenza della Cassazione oggi il rapporto di lavoro con una pubblica amministrazione - tranne in alcuni casi - non è di per sé sufficiente per l'attribuzione di detta qualifica; la suprema corte ha infatti stabilito che:

«la qualifica di pubblico ufficiale, ai sensi dell'art. 357 c.p., deve esser riconosciuta a quei soggetti che, pubblici dipendenti o semplici privati, possono e debbono - quale che sia la loro posizione soggettiva - formare e manifestare, nell'ambito di una potestà regolata dal diritto pubblico, la volontà della p.a., ovvero esercitare, indipendentemente da formali investiture, poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, disgiuntamente e non cumulativamente considerati.[3]»

In tema di incompatibilità, i dipendenti della pubblica amministrazione italiana sono generalmente vincolati da una "clausola di esclusività", che consiste nel divieto di intrattenere rapporti di lavoro a qualsiasi titolo con datori di lavoro nel settore privato, l'esercizio di attività imprenditoriali e in generale della libera professione; la normativa però ammette diverse eccezioni, stabilite dalle leggi. I dipendenti pubblici, alla fine della loro carriera hanno diritto ad una indennità detta trattamento di fine servizio, corrisposta alla fine del rapporto di lavoro.

Inquadramento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Contrattualizzazione del pubblico impiego in Italia.

I dipendenti pubblici delle amministrazioni civili sono inquadrati in determinati settori detti comparti, definiti dal D.P.C.M. 30 dicembre 1993, n. 593 e dall'ultimo CCNQ del 13 luglio 2016.[4] Essi sono:[5]

A) Funzioni centrali (Ministeri, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Avvocatura Generale, Agenzie fiscali, CNEL, Enti pubblici non economici);

B) Funzioni locali (Regioni e Autonomie locali, Enti pubblici non economici regionali);

C) Istruzione e ricerca (Scuole, Università, Accademie e Conservatori, Enti di ricerca);

D) Sanità (Aziende Sanitarie e Ospedaliere).

Per ogni comparto, gli impiegati civili sono suddivisi per categorie, all'interno delle quali vi sono differenti posizioni economiche, in tema di mobilità, il D.P.C.M. 14 dicembre 2000, n. 446 ha previsto una tabella di equiparazione delle categorie tra i vari comparti, ma con specifico riferimento al personale degli enti locali.[6] Il D.P.C.M. del 26 giugno 2015 prevede invece tabelle di equiparazione delle categorie per tutti i comparti.

Circa le forze di polizia italiane, a livello statale, anch'esse dispongono di propri comparti, all'interno dei quali vi sono diversi distintivi di grado e di qualifica. I comparti sono:

Il personale della polizia locale in Italia (polizia municipale, polizia provinciale) è invece regolato dal comparto Regioni ed autonomie locali poiché dipendenti dagli enti locali.

Non ha invece rapporto di lavoro contrattualizzato il personale delle forze armate italiane, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, e del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera poiché in tal caso la disciplina è esclusivamente regolata da norme di diritto pubblico.

Avanzamento di carriera[modifica | modifica wikitesto]

Per i dipendenti pubblici l'avanzamento di carriera avviene generalmente attraverso un concorso interno, tranne che per particolari categorie ove è previsto il solo avanzamento per anzianità di servizio, come ad esempio nel caso della magistratura e del personale docente nella scuola. L'avanzamento può essere di tipo economico (cosiddette progressioni orizzontali) o di carriera (cosiddette progressioni verticali). Generalmente è regolato dal contratto collettivo nazionale di lavoro di comparto, e comunque nei limiti delle risorse disponibili.[7] Per alcune categorie di soggetti, per i quali vige una disciplina di diritto pubblico, è stabilita una diversa normazione. Il sistema di valutazione, introdotto dal d.lgs 150/2009, costituisce elemento utile ai fini delle progressioni economiche.

Sulle progressioni di carriera è intervenuto poi il d.lgs. 27 ottobre 2009 n. 150 che ha dettato diverse disposizioni in materia, imponendo alle amministrazioni che bandiscono concorsi per tali avanzamenti, di riservare una quota dei posti messi a concorso, non superiore al 50%, ai soggetti esterni (ad esempio privati o personale provenienti da altre amministrazioni):

«Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l'amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l'accesso dall'esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell'attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l'accesso all'area superiore.[8]»

Incompatibilità[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo le incompatibilità, la disciplina principale è tuttora dagli art. 60 e seguenti del D.P.R. 3/1957, per espresso richiamo contenuto nell'art. 53, comma 1, del d.lgs 30 marzo 2001, n. 165. Norme particolari poi sono stabilite per determinati casi, come ad esempio nel caso della legge 25 novembre 2003 n. 339 ("Norme in materia di incompatibilità dell'esercizio della professione di avvocato").

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 21 comma 1 d.lgs 150/2009;art. 23 comma 2 d.lgs 27 ottobre 2009, n. 150.
  2. ^ Art. 2 d.lgs. 1º agosto 2011, n. 141
  3. ^ Sentenza Corte di Cassazione penale 7 giugno 2001
  4. ^ - CCNQ definizione comparti 2016 - 2018 da aranagenzia.it
  5. ^ Come riportato dal sito dell'ARAN
  6. ^ Art. 5 D.P.C.M. 14 dicembre 2000, n. 446.
  7. ^ Art. 23 comma 1 d.lgs 27 ottobre 2009 n. 150
  8. ^ Art. 62 comma 1 bis d.lgs 150/2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]