Impero anglo-indiano

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Impero anglo-indiano
Raj britannico
Impero anglo-indianoRaj britannico – Bandiera Impero anglo-indianoRaj britannico - Stemma
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Impero anglo-indianoRaj britannico - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Indian Empire, British Indian Empire, British Raj
Lingue ufficiali Inglese
Lingue parlate Inglese, tamil, pashtu, hindi, urdu.
Inno God Save the Queen (1858-1901)
God Save the King (1901-1947)
Capitale Calcutta (1858-1912)
Altre capitali Nuova Delhi (1912-1947)
Dipendente da Regno Unito Regno Unito
Politica
Forma di Stato Monarchia parlamentare come colonia britannica
Forma di governo
Imperatori d'India Elenco:
Nascita 2 agosto 1858 con Vittoria del Regno Unito
Causa Government of India Act 1858
Fine 15 agosto 1947 con Giorgio VI del Regno Unito
Causa Indipendenza di India, Pakistan e Birmania
Territorio e popolazione
Bacino geografico Subcontinente indiano
Territorio originale Penisola indiana
Massima estensione 5 171 061 km² nel 1909-1947
Popolazione 228 003 116 ab. nel 1911
Economia
Valuta Rupia indiana
Risorse Carbone, ferro, calcare, argilla
Produzioni Tessuti, ceramiche
Commerci con Impero britannico
Esportazioni Cotone, , sale, frutti tropicali, spezie, zucchero
Religione e società
Religioni preminenti induismo, islamismo
Religioni minoritarie buddismo, anglicanesimo, cattolicesimo, sikhismo, zoroastrismo
Impero anglo-indianoRaj britannico - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Fictional flag of the Mughal Empire.svg Impero Moghul
Flag of the British East India Company (1801).svg Company Raj
Succeduto da Flag of the British Burma (1939-1948).svg Birmania
India India
Pakistan Pakistan

Con il termine di Impero anglo-indiano oppure Impero indiano (in inglese: British Raj) si indica l'insieme di domini diretti e protettorati che il Regno Unito e i suoi predecessori accumularono e organizzarono nel subcontinente indiano, dal XVII al XX secolo.

Con l'indipendenza concessa nel 1947, grazie alle campagne non violente di Gandhi, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l'indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania. Grazie a questi domini, dal tempo della regina Vittoria nel 1858, fino a Giorgio VI nel 1947, i sovrani britannici poterono fregiarsi del titolo di "Imperatori d'India".

Il subcontinente indiano fu il possedimento che più di ogni altro rese l'Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell'impero e fu il principale esportatore di materie prime.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero anglo-indiano si estendeva su tutte le regioni macrogeografiche dell'attuale India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Birmania. Inoltre, nelle diverse epoche, esso arrivò ad includere anche la Colonia di Aden (1858 - 1937), il Somaliland (1884 - 1898) e Singapore (1858 - 1867). La Birmania venne separata amministrativamente dall'Impero dal 1937 sino alla dichiarazione d'indipendenza del 1948. Gli Stati della Tregua del golfo Persico erano teoricamente stati principeschi dell'India britannica sino al 1946 e utilizzavano la rupia come unità monetaria. Dal 1876 l'estensione dell'Impero superava i 5 milioni di km², il più vasto possedimento coloniale europeo in Asia.

Il Ceylon (oggi Sri Lanka) venne ceduto agli inglesi nel 1802 sulla base del trattato di Amiens. Il Ceylon fu sempre una colonia della corona e non entrò mai a far parte dell'India britannica. I regni di Nepal e Bhutan vennero riconosciuti come stati indipendenti.[1][2] Il Regno del Sikkim venne fondato nel 1861 tra gli inglesi e gli abitanti locali, anche se i termini di sovranità vennero lasciati in ambiguità.[3] Le Maldive furono protettorato britannico dal 1887 al 1965, ma anch'esse non furono parte dell'India britannica.

Inno nazionale e bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Come tutte le altre colonie britanniche anche l'Impero indiano adottò come bandiera nazionale l'Union Jack britannica, essa campeggiava su tutti i palazzi istituzionali, le corti di giustizia, i municipi, i forti e i presidi militari e su ogni sede di amministrazione civile o militare. Come colonia, l'Impero indiano possedeva però anche una sua bandiera sul modello Red Ensign su sfondo rosso con la "Stella dell'India" al battente ma essa fu poco utilizzata favorendo invece il vessillo dei viceré, fu quest'ultimo infatti a rappresentare l'impero indiano nelle competizioni sportive tra cui le olimpiadi fino all'ultima partecipazione come colonia britannica a Berlino 1936.

L'inno nazionale fu il God Save the King o God Save the Queen già dai tempi del controllo della Compagnia delle Indie orientali ufficializzato nel 1858 dopo il passaggio dell'amministrazione alla Corona. Dal 1858 al 1901 God Save the Queen in quanto l'imperatrice dell'India fu la regina Vittoria mentre dal 1901 al 1947 fu il God Save the King in quanto i sovrani furono Edoardo VII, Giorgio V e Giorgio VI. Il 15 agosto 1947 giorno dell'indipendenza indiana l'Union Jack venne calata definitivamente accompagnata dal God Save the King, fu l'ultima volta in cui la bandiera britannica e l'inno britannico rappresentavano l'India che perdette da quel giorno l'appellativo di "britannica". Il God Save the King tuttavia rimase "inno reale" per l'India dal 1947 al 1950 per il Pakistan dal 1947 al 1956 anno in cui divennero rispettivamente (1950) l'India e (1956) il Pakistan delle repubbliche indipendenti. L'Union Jack invece cessò di avere valenza "nazionale" dal 1947 venendo sostituita dalle bandiere di India e Pakistan.

India britannica e stati principeschi[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero indiano nel 1893

L'Impero indiano britannico era suddiviso in due parti distinte: India britannica e Stati principeschi o Stati nativi. Nell'Interpretation Act del 1889, il parlamento inglese adottò le seguenti definizioni per le due sezioni:

L'espressione "India britannica" indicherà tutti quei territori o luoghi in cui vige la sovranità di sua maestà e che sono quindi governati attraverso il governatore generale dell'India o un suo subordinato. L'espressione "India" indicherà l'India britannica unitamente agli altri territori dei principi o capi nativi. (52 & 53 Vict. cap. 63, sec. 18)[4]

In generale il termine "British India" è stato usato (e continua ad essere usato) in riferimento alle regioni sotto il controllo della Compagnia delle Indie Orientali dal 1600 sino al 1858.[5] Il termine è stato anche usato per indicare i "Britannici in India".[6]

La sovranità negli oltre 175 stati principeschi, molti di notevole estensione e rilievo politico, veniva esercitata (in nome della corona britannica) dal governo centrale dell'India britannica per mano del Viceré; i rimanenti circa 500 staterelli indipendenti dipendevano invece dal governo provinciale.[7] In realtà la differenza tra "dominio" e "sovranità" non venne mai completamente definita e questo fu spesso alla base di contrasti tra i locali e l'amministrazione britannica in India. In campo internazionale tuttavia solo il governo britannico dell'India veniva riconosciuto poiché come sopra descritto gli Stati principeschi e gli altri sultanati minori non godevano di una politica estera autonoma essendo questa gestita unilateralmente dal governo britannico in India.[7] Intorno al 1750, cioè quando ancora la "Compagnia delle Indie" inglese possedeva le basi commerciali nel sub-continente indiano, i territori britannici erano suddivisi in tre vasti distretti o governi generali: 1.- Calcutta Presidency, istituita nel 1700 che si estendeva sulla vasta regione del delta del Gange nel Bengala; 2.- Madras Presidency, istituita nel 1684 e che comprendeva un lungo tratto di costa del Coromandel; 3.- Bombay Presidency, istituita nel 1703 e comprendeva tutte le basi inglesi che si affacciavano sulle coste occidentali indiane fino a Tellicherry. Con l'inaugurazione di una nuova politica di vere annessioni territoriali e di conquiste militari la Compagnia costituì progressivamente un vero Stato britannico indiano (Raj). Intorno al 1840 così si può parlare correttamente di "India britannica" a cui si affiancano centinaia di principati vassalli autoctoni, posti sotto la pesante tutela, prima di agenti della compagnia, poi del governo britannico (1858).

I possessi immediati britannici erano:

I rimanenti territori indiani costituivano il resto dei principati e canati ancora indipendenti.

Maggiori province[modifica | modifica wikitesto]

Al XX secolo l'India britannica era composta di otto province, ciascuna amministrata da un proprio governatore o luogotenente-governatore. La tabella seguente indica la loro area la popolazione (ma non include gli stati nativi) al 1907 circa:[8]

Province dell'India britannica[8] Area (in chilometri quadrati) Popolazione Ufficiale capo dell'amministrazione
Burma 440.000 km² 9.000.000 Luogotenente governatore
Bengala (inclusi attuali Bangladesh, Bengala Orientale, Bihar e Orissa) 390.000 km² 75.000.000 Luogotenente governatore
Madras 370.000 km² 38.000.000 Governatore
Bombay 320.000 km² 19.000.000 Governatore
Province Unite (attuali Uttar Pradesh e Uttarakhand) 280.000 km² 48.000.000 Luogotenente governatore
Province Centrali (inclusa Berar) 270.000 km² 13.000.000 Commissario Capo
Punjab 250.000 km² 20.000.000 Luogotenente governatore
Assam 130.000 km² 6.000.000 Commissario Capo

Durante la divisione del Bengala (1905–1911), venne creata la nuova provincia di Assam e Bengala Orientale con a capo un luogotenente governatore. Nel 1911, il Bengala Orientale venne riunito al Bengala, e le nuove province orientali divennero: Assam, Bengala, Bihar e Orissa.[8]

Province minori[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quelle sopra citate vi erano molte province minori amministrate da commissari capi:[9]

Provincia minore Area (in chilometri quadrati) Popolazione Ufficiale capo dell'amministrazione
Provincia della Frontiera del Nord-Ovest 16.000 km² 2.125.000 Commissario Capo
Balucistan 46.000 km² 308.000 Agente Politico Britannico nel Baluchistan in servizio ex-officio come Commissario Capo
Coorg 1.600 km² 181.000 Residente Britannico a Mysore in servizio ex-officio come Commissario Capo
Ajmer-Merwara 2.700 km² 477.000 Agente Politico Britannico nel Rajputana in servizio ex-officio come Commissario Capo
Isole Andamane e Nicobare 3.000 km² 25.000 Commissario Capo

Stati principeschi[modifica | modifica wikitesto]

Uno Stato principesco, indicato anche coi nome di stato nativo o Stato indiano, era uno Stato nominalmente sovrano all'interno del governo britannico in India e come tale non era governato direttamente dagli inglesi, ma da sovrani locali (maharaja, raja, nababbi, nizam, ecc.). Inizialmente gli agenti britannici della Compagnia delle Indie esercitavano su tali sovrani un controllo principalmente militare ed economico. La politica di annessioni, esercitata nella prima metà del XIX secolo dei principati che rimanevano privi di eredi diretti, creò un clima di alta tensione che fu una delle cause della rivolta dei Sipays e la soppressione della Compagnia come entità politica. Le province e conseguentemente gli stati indiani vassalli passarono sotto il governo britannico (1859). Ad ogni modo gli inglesi vi controllavano le risorse militari, gli affari esteri e le comunicazioni. Vi era un totale di 565 stati principeschi nel subcontinente indiano che divennero poi indipendenti nell'agosto del 1947.[10]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dei moti indiani del 1857, l'Act for the Better Government of India (1858) apportò dei cambiamenti nel governo dell'India a tre livelli: nel governo imperiale a Londra, nel governo centrale a Calcutta e nei governatorali provinciali.[11]

A Londra venne composto un gabinetto di governo presieduto dal Segretario di Stato per l'India e da quindici membri del Consigli d'India che avessero trascorso almeno dieci anni in India.[12] Anche se il Segretario di Stato comunicava direttamente col governatorato indiano, spesso egli si serviva del proprio Consiglio ma soprattutto in materia economica.[11] Dal 1858 al 1947 vennero nominati ventisette Segretari di Stato per l'India tra i quali ricordiamo Sir Charles Wood (1859–1866), Robert Arthur Talbot Gascoyne-Cecil, III marchese di Salisbury (1874–1878) (poi Primo Ministro del Regno Unito), John Morley (1905–1910) (iniziatore delle Minto-Morley Reforms), E. S. Montagu (1917–1922) (vero artefice delle Montagu-Chelmsford reforms) e Frederick Pethick-Lawrence (1945–1947) (capo del gabinetto indiano). La grandezza del consiglio venne ridotta nel corso delle differenti epoche ma i poteri rimasero gli stessi. Nel 1907, per la prima volta, due indiani vennero nominati nel consiglio.[13]

A Calcutta, il governatore generale rimase a capo del governo indiano ed ottenne il nome di Viceré in quanto rappresentante effettivo del sovrano britannico che deteneva la sovranità sull'India britannica; egli, ad ogni modo, era responsabile del proprio operato presso il Segretario di Stato a Londra e quindi verso il parlamento inglese. Un sistema di "doppio governo" era già stato del resto messo alla prova dal ministro Pitt con l'India Act of 1784.[13] Il governatore generale si trovava nella capitale Calcutta, i governatori risiedevano nelle province più importanti (Madras o Bombay) mentre gli ordini venivano impartiti direttamente da Calcutta ove aveva sede anche il consiglio.[13] Ad ogni modo il consiglio aveva un valore consultivo sin dalla sua fondazione nel 1858 e le decisioni più importanti venivano ad ogni modo prese dall'esecutivo centrale così come stabilito dall'Indian Councils Act of 1861.

Governatori generali e viceré dell'India[modifica | modifica wikitesto]

# Nome Immagine Dal Al
1 Charles Canning, I Conte Canning[14] Charles Canning, 1st Earl Canning - Project Gutenberg eText 16528.jpg 1º novembre 1858 21 marzo 1862
2 James Bruce, VIII conte di Elgin Elgin.png 21 marzo 1862 20 novembre 1863
3 Robert Napier, I barone Napier di Magdala
(facente funzioni)
Robert Napier, 1st Baron Napier of Magdala - Project Gutenberg eText 16528.jpg 21 novembre 1863 2 dicembre 1863
4 Sir William Denison
(facente funzioni)
William Denison 2.jpg 2 dicembre 1863 12 gennaio 1864
5 John Lawrence, I barone Lawrence John Lawrence by Maull and Polybank.jpg 12 gennaio 1864 12 gennaio 1869
6 Richard Bourke, VI conte di Mayo 6th Earl of Mayo.jpg 12 gennaio 1869 8 febbraio 1872
7 Sir John Strachey
(facente funzioni)
John and Richard Strachey.jpg 9 febbraio 1872 23 febbraio 1872
8 Francis Napier, X Lord Napier
(facente funzioni)
FrancisNapier10thLordNapier.jpg 24 febbraio 1872 3 maggio 1872
9 Thomas Baring, I conte di Northbrook 1stEarlOfNorthbrooke.jpg 3 maggio 1872 12 aprile 1876
10 Robert Bulwer-Lytton, I conte di Lytton University of Glasgow - Old and New, Robert Bulwer Lytton.png 12 maggio 1876 8 giugno 1880
11 George Robinson, I marchese di Ripon George Robinson 1st Marquess of Ripon.jpg 8 giugno 1880 13 dicembre 1884
12 Frederick Hamilton-Temple-Blackwood, I marchese di Dufferin e Ava Young Lord Dufferin.jpg 13 dicembre 1884 10 dicembre 1888
13 Henry Petty-Fitzmaurice, V marchese di Lansdowne Henry Petty-FitzMaurice, 5th Marquess of Lansdowne - Project Gutenberg eText 16528.jpg 10 dicembre 1888 11 ottobre 1894
14 Victor Bruce, IX conte di Elgin 9thEarlOfElgin.jpg 11 ottobre 1894 6 gennaio 1899
15 George Curzon, I marchese Curzon di Kedleston[15] George Curzon2.jpg 6 gennaio 1899 18 novembre 1905
16 Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound, IV conte di Minto Fourth Earl of Minto.jpg 18 novembre 1905 23 novembre 1910
17 Charles Hardinge, I barone Hardinge di Penshurst Charles Hardinge.jpg 23 novembre 1910 4 aprile 1916
18 Frederic Thesiger, I visconte Chelmsford 1stViscountChelmsford.jpg 4 aprile 1916 2 aprile 1921
19 Rufus Isaacs, I marchese di Reading Rufus Isaacs.jpg 2 aprile 1921 3 aprile 1926
20 Edward Wood, I conte di Halifax 1st Earl of Halifax 1947.jpg 3 aprile 1926 18 aprile 1931
21 Freeman Freeman-Thomas, I marchese di Willingdon Freeman Freeman-Thomas by Henry Walter Barnett.jpg 18 aprile 1931 18 aprile 1936
22 Victor Hope, II marchese di Linlithgow 18 aprile 1936 1º ottobre 1943
23 Archibald Wavell, I conte Wavell Archibald Wavell2.jpg 1º ottobre 1943 21 febbraio 1947
24 Louis Mountbatten, I conte Mountbatten di Burma Mountbatten.jpg 21 febbraio 1947 15 agosto 1947

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Seguito della ribellione del 1857: critiche indiane e risposta inglese[modifica | modifica wikitesto]

Anche se la grande ribellione indiana del 1857 aveva scosso il governo britannico, non lo aveva disarcionato. Dopo la ribellione, gli inglesi divennero più circospetti ma divenne chiara la necessità di coinvolgere maggiormente gli indiani nell'amministrazione del governo, senza tuttavia concedere loro eccessivo spazio. L'esercito indiano venne completamente riorganizzato e venne privato delle unità di Musulmani e Bramini delle province di Agra e Oudh che erano stati il cuore della ribellione.[16] L'esercito indiano non subì ulteriori cambiamenti sino al 1947.[17] Il censimento del 1861 rilevò che la popolazione di nazionalità inglese in India ammontava a 125.945, di cui 41.862 civili e 84.083 militari.[18] Nel 1880 l'esercito stabile presente in India era composto da 66.000 soldati inglesi, 130.000 soldati indiani e 350.000 soldati indiani negli eserciti degli stati principeschi.[19]

Vennero siglate in questo periodo anche delle leggi che garantirono grandi benefici all'agricoltura ed ai contadini.[17]

Cambiamenti economici e tecnologici: 1858-1905[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XIX secolo, l'amministrazione britannica iniziò una vera e propria rivoluzione industriale in India che ebbe grandi effetti sulle economie della stessa India e del Regno Unito.[20] Gran parte dei cambiamenti a livello economico e sociale erano già iniziati prima dei Moti del 1857, quando Lord Dalhousie aveva esportato le tecnologie occidentali nel paese. Collegamenti telegrafici, ferrovie, strade, canali e ponti vennero rapidamente costruite di modo che materie prime come cotone e tè potessero essere trasportate in maniera più efficiente ai porti come Bombay e poi esportate nel Regno Unito.[21] I materiali grezzi venivano quindi lavorati e poi ritrasportati in India per essere venduti.[22] L'India veniva sfruttata essenzialmente per il grande bacino di tassazione e per i prodotti agricoli.[23] Nel 1920 venne completata la rete ferroviaria indiana, la più grande al mondo in quel momento, la cui realizzazione era durata oltre 60 anni. Solo il 10% degli incarichi di responsabilità nella società costruttrice furono affidati a cittadini indiani.[24]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Universià di Lucknow fondata dai britannici in india nel 1867

Thomas Babington Macaulay (1800-1859) ha presentato la sua interpretazione whiggish della storia inglese come una progressione verso l'alto che porta sempre più libertà e più progresso. Contemporaneamente Macaulay era un riformatore leader coinvolto nella trasformazione del sistema educativo indiano. Lo avrebbe basato sulla lingua inglese in modo che l'India potesse unirsi alla madrepatria in un costante progresso verso l'alto. Macaulay assunse l'enfasi di Burke sul dominio morale e lo implementò in vere e proprie riforme scolastiche, dando all'Impero britannico una profonda missione morale per civilizzare i nativi.

La professoressa di Yale, Karuna Mantena, ha sostenuto che la missione civilizzatrice non è durata a lungo, poiché afferma che i riformatori benevoli sono stati i perdenti nei dibattiti chiave, come quelli successivi alla ribellione del 1857 in India, e lo scandalo della brutale repressione del Governatore Edward Eyre nella ribellione della baia in Giamaica nel 1865. La retorica continuò, ma divenne un alibi per il malgoverno britannico e il razzismo. Non si credeva più che i nativi potessero davvero fare progressi, invece dovevano essere governati con mano pesante, con opportunità democratiche rimandate indefinitamente. Di conseguenza:

I principi centrali dell'imperialismo liberale vennero messi in discussione quando varie forme di ribellione, resistenza e instabilità nelle colonie fecero precipitare una rivalutazione ad ampio raggio ... l'equazione del "buon governo" con la riforma della società indigena, che era al centro di il discorso sull'impero liberale sarebbe soggetto a un crescente scetticismo.[25]

Lo storico inglese Peter Cain ha sfidato Mantena, sostenendo che gli imperialisti credevano davvero che il dominio britannico avrebbe portato ai sudditi i benefici della "libertà ordinata", così la Gran Bretagna avrebbe potuto adempiere al proprio dovere morale e raggiungere la propria grandezza. Gran parte del dibattito si svolse nella stessa Gran Bretagna, e gli imperialisti lavorarono sodo per convincere la popolazione generale che la missione civilizzatrice era ben avviata. Questa campagna servì a rafforzare il sostegno imperiale in patria, e così, dice Cain, a rafforzare l'autorità morale delle élite gentiluomini che governavano l'Impero.

Educazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Università di Calcutta, fondata nel 1857, è una delle tre più vecchie università statali in India.

Gli inglesi diedero priorità all'istruzione publica in inglese. Durante il periodo della Compagnia delle Indie orientali, Thomas Babington Macaulay aveva reso la scuola insegnata in inglese una priorità per il Raj nella sua famosa minuta sull'educazione del febbraio 1835 e riuscì a mettere in pratica le idee precedentemente avanzate da Lord William Bentinck (il governatore generale tra il 1828 e il 1835). Bentinck favorì la sostituzione del persiano con l'inglese come lingua ufficiale, l'uso dell'inglese come mezzo di istruzione e l'addestramento degli indiani di lingua inglese come insegnanti. È stato ispirato da idee utilitaristiche e ha chiesto un "apprendimento utile". Tuttavia, le proposte di Bentinck furono respinte dai funzionari di Londra. Sotto Macaulay furono aperte migliaia di scuole elementari e secondarie; in genere avevano un corpo studentesco tutto maschile.

I missionari aprirono le loro scuole che insegnavano il cristianesimo e le 3-R. Bellenoit sostiene che mentre i dipendenti pubblici diventavano più isolati e ricorrevano al razzismo scientifico, le scuole missionarie si impegnavano maggiormente con gli indiani, crescevano sempre più in sintonia con la cultura indiana e si opponevano categoricamente al razzismo scientifico.

Le università di Calcutta, Bombay e Madras furono fondate nel 1857, poco prima della Ribellione. Nel 1890 circa 60.000 indiani si erano immatricolati, principalmente nelle arti e nelle leggi liberali. Circa un terzo entrò nella pubblica amministrazione, e un altro terzo divenne avvocato. Il risultato è stato una burocrazia statale professionale molto ben istruita. Nel 1887 su 21.000 incarichi di servizio civile di medio livello, il 45% era detenuto da indù, il 7% da musulmani, il 19% da eurasiatici (padre europeo e madre indiana) e il 29% da europei. Delle 1000 posizioni di alto livello, quasi tutte erano detenute dai britannici, in genere con una laurea a Oxford. Il governo, spesso collaborando con filantropi locali, aprì 186 università e college di istruzione superiore entro il 1911; hanno arruolato 36.000 studenti (oltre il 90% di uomini). Nel 1939 il numero di istituzioni era raddoppiato e le iscrizioni raggiungevano 145.000. Il curriculum seguiva gli standard britannici classici del tipo stabilito da Oxford e Cambridge e sottolineava la letteratura inglese e la storia europea. Tuttavia, negli anni '20 i corpi studenteschi erano diventati focolai del nazionalismo indiano.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Uno Mohur raffigurante Regina Vittoria (1862).

Tendenza economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia indiana è cresciuta di circa l'1% all'anno dal 1880 al 1920 e anche la popolazione è cresciuta all'1%. Tutti e tre i settori dell'economia - agricoltura, manifatturiero e servizi - sono accelerati nell'India postcoloniale. In agricoltura una "rivoluzione verde" ebbe luogo negli anni '70. La differenza più importante tra l'India coloniale e quella postcoloniale era l'utilizzo del surplus di terreno con una crescita guidata dalla produttività usando semi di varietà ad alto rendimento, fertilizzanti chimici e un'applicazione più intensiva dell'acqua. Tutti questi tre input erano sovvenzionati dallo stato. Il risultato non era, in media, nessun cambiamento a lungo termine nei livelli di reddito pro capite, sebbene il costo della vita fosse cresciuto più in alto. L'agricoltura era ancora dominante, con la maggior parte dei contadini al livello di sussistenza. Furono costruiti vasti sistemi di irrigazione, che diedero impulso al passaggio alle colture destinate all'esportazione e alle materie prime per l'industria indiana, in particolare juta, cotone, canna da zucchero, caffè e tè. La quota globale del PIL dell'India scese drasticamente da oltre il 20% a meno di 5 % nel periodo coloniale. Gli storici sono stati amaramente divisi su questioni di storia economica, con la scuola nazionalista (seguendo Nehru) sostenendo che l'India era più povera alla fine del dominio britannico che all'inizio e che l'impoverimento è avvenuto a causa degli inglesi.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'imprenditore Jamsetji Tata (1839-1904) iniziò la sua carriera industriale nel 1877 con la società di filatura, tessitura e produzione dell'India centrale a Bombay. Mentre altri mulini indiani producevano filati grezzi a basso costo (e in seguito tessuti) usando cotone locale di prima scelta e macchinari economici importati dalla Gran Bretagna, Tata riuscì molto meglio importando costosi cotone dalla grana più spessa dall'Egitto e acquistando più complessi macchinari ad alberino dagli Stati Uniti. Stati a girare fili più fini che potrebbero competere con le importazioni dalla Gran Bretagna.

Nel 1890, lanciò piani per spostarsi nell'industria pesante usando i finanziamenti indiani. Il Raj non forniva capitali, ma, consapevole della posizione declinante della Gran Bretagna contro gli Stati Uniti e la Germania nell'industria dell'acciaio, voleva le acciaierie in India. La Tata Iron and Steel Company (TISCO), ora diretta da suo figlio Dorabji Tata (1859-1932), aprì il suo stabilimento a Jamshedpur in Bihar nel 1908. Utilizzò la tecnologia americana. , non britannico e divenne il principale produttore di ferro e acciaio in India, con 120.000 dipendenti nel 1945. TISCO divenne il simbolo fiero dell'India di competenza tecnica, competenza manageriale, talento imprenditoriale e alti salari per i lavoratori industriali. La famiglia Tata, come la maggior parte dei grandi uomini d'affari dell'India, erano nazionalisti indiani ma non si fidavano del Congresso perché sembrava troppo aggressivo nei confronti del Raj, troppo socialista e troppo solidale con i sindacati.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La rete ferroviaria nel 1909, quando era la quarta rete ferroviaria più grande del mondo.
Estensione della rete Great Indian Peninsular Railway nel 1870. Il GIPR era una delle più grandi compagnie ferroviarie dell'epoca.
"La più magnifica stazione ferroviaria del mondo." dice la didascalia dell'immagine stereografica del Victoria Terminal, Bombay, che fu completata nel 1888.

L'India britannica costruì un sistema ferroviario moderno alla fine del diciannovesimo secolo, che era il quarto più grande al mondo. Le ferrovie inizialmente erano di proprietà privata e gestite. Era gestito da amministratori britannici, ingegneri e artigiani. All'inizio, solo i lavoratori non specializzati erano indiani.

La Compagnia delle Indie Orientali (e in seguito il governo coloniale) incoraggiò nuove compagnie ferroviarie sostenute da investitori privati secondo uno schema che avrebbe fornito terra e garantiva un rendimento annuale fino al cinque percento durante i primi anni di attività. Le società dovevano costruire e gestire le linee con un contratto di affitto di 99 anni, con il governo che aveva la possibilità di acquistarle in precedenza.

Due nuove compagnie ferroviarie, la Great Indian Peninsular Railway (GIPR) e la East Indian Railway (EIR) iniziarono nel 1853-54 per costruire e gestire linee vicino a Bombay e Calcutta. La prima linea ferroviaria passeggeri nel nord dell'India tra Allahabad e Kanpur fu aperta nel 1859.

Nel 1854, il governatore generale Lord Dalhousie formulò un piano per costruire una rete di linee di collegamento che collegasse le principali regioni dell'India. Incoraggiati dalle garanzie del governo, gli investimenti fluirono e una serie di nuove compagnie ferroviarie furono istituite, portando a una rapida espansione del sistema ferroviario in India. Alcuni grandi principeschi costruirono i propri sistemi ferroviari e la rete si diffuse nelle regioni che divennero gli stati moderni di Assam, Rajasthan e Andhra Pradesh. Il chilometraggio percorso di questa rete è aumentato da 1.349 chilometri (838 mi) nel 1860 a 25.495 chilometri (15.842 mi) nel 1880, per lo più radiante verso l'interno dalle tre principali città portuali di Bombay, Madras e Calcutta.

La maggior parte della costruzione delle ferrovie era affidata a compagnie indiane controllate da ingegneri britannici. Il sistema era costruito pesantemente, utilizzando un ampio calibro, piste robuste e ponti robusti. Nel 1900 l'India disponeva di una gamma completa di servizi ferroviari con proprietà e gestione diversificate, operanti su reti ampie, a metro e a scartamento ridotto. Nel 1900, il governo prese il controllo della rete GIPR, mentre la compagnia continuò a gestirlo. Durante la prima guerra mondiale, le ferrovie furono utilizzate per trasportare truppe e granaglie verso i porti di Bombay e Karachi diretti verso la Gran Bretagna, la Mesopotamia e l'Oriente Africa. Con la riduzione delle spedizioni di attrezzature e componenti dalla Gran Bretagna, la manutenzione è diventata molto più difficile; i lavoratori critici entrarono nell'esercito; i laboratori furono convertiti in artiglieria; alcune locomotive e auto furono spedite in Medio Oriente. Le ferrovie riuscivano a malapena a tenere il passo con l'aumento della domanda. Alla fine della guerra, le ferrovie si erano deteriorate per mancanza di manutenzione e non erano redditizie. Nel 1923, sia GIPR che EIR furono nazionalizzati. Headrick mostra che fino al 1930, sia le compagnie Raj che le compagnie private assumevano solo supervisori europei, ingegneri civili e persino personale operativo, come gli ingegneri locomotive. La politica dei negozi del governo richiedeva che le offerte per i contratti ferroviari fossero fatte all'Ufficio India in Londra, chiudendo la maggior parte delle ditte indiane. Le compagnie ferroviarie acquistarono la maggior parte del loro hardware e componenti in Gran Bretagna. C'erano officine di manutenzione ferroviaria in India, ma raramente erano autorizzati a fabbricare o riparare locomotive. L'acciaio TISCO non ha potuto ottenere ordini per le rotaie fino all'emergenza bellica.

La seconda guerra mondiale paralizzò gravemente le ferrovie quando il materiale rotabile fu dirottato verso il Medio Oriente e le officine ferroviarie furono trasformate in officine di munizioni.Dopo l'indipendenza, nel 1947, quarantadue sistemi ferroviari separati, tra cui trentadue linee di proprietà degli ex stati principeschi indiani, furono amalgamati per formare un'unica unità nazionalizzata, chiamata Indian Railways. L'India fornisce un esempio dell'impero britannico che versa i suoi soldi e le sue competenze in un sistema molto ben costruito, progettato per ragioni militari (dopo l'ammutinamento del 1857), con la speranza che possa stimolare l'industria. Il sistema era sovradimensionato e troppo costoso per la piccola quantità di traffico merci trasportato. Christensen (1996), che guardava allo scopo coloniale, ai bisogni locali, al capitale, al servizio e agli interessi privati-pubblici, concluse che rendere le ferrovie una creatura dello stato ostacolava il successo perché le spese ferroviarie dovevano passare attraverso lo stesso tempo. e il processo di bilancio politico come tutte le altre spese statali. Pertanto, i costi ferroviari non potrebbero essere adattati alle esigenze tempestive delle ferrovie o dei loro passeggeri.

Irrigazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Raj britannico investì pesantemente in infrastrutture, inclusi canali e sistemi di irrigazione, oltre a ferrovie, telegrafia, strade e porti. Il Canale del Gange raggiunse 350 miglia da Hardwar a Cawnpore e fornì migliaia di chilometri di canali di distribuzione. Nel 1900 il Raj aveva il più grande sistema di irrigazione al mondo. Una storia di successo fu Assam, una giungla del 1840 che nel 1900 aveva 4.000.000 di ettari coltivati, specialmente nelle piantagioni di tè. In tutto, la quantità di terra irrigata moltiplicata per un fattore di otto. Lo storico David Gilmour dice:

Negli anni settanta dell'Ottocento i contadini nei distretti irrigati dal Canale del Gange erano visibilmente meglio nutriti, alloggiati e vestiti di prima; entro la fine del secolo la nuova rete di canali nel Punjab produceva contadini ancora più ricchi.

Politiche Economiche[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del 19 ° secolo, sia l'amministrazione dell'India della Corona britannica che il cambiamento tecnologico inaugurato dalla rivoluzione industriale hanno avuto l'effetto di intrecciare strettamente le economie dell'India e della Gran Bretagna. Di fatto, molti dei principali cambiamenti i trasporti e le comunicazioni (che sono tipicamente associati alla Corona dell'India) erano già iniziati prima dell'ammutinamento. Da quando Dalhousie aveva abbracciato la rivoluzione tecnologica in corso in Gran Bretagna, anche l'India ha visto un rapido sviluppo di tutte quelle tecnologie. Ferrovie, strade, canali e ponti vennero rapidamente costruiti in India ei collegamenti telegrafici furono altrettanto rapidamente stabiliti in modo che le materie prime, come il cotone, dall'entroterra dell'India potessero essere trasportate in modo più efficiente verso i porti, come Bombay, per le successive esportazioni in Inghilterra. Allo stesso modo, i prodotti finiti dall'Inghilterra sono stati trasportati, altrettanto efficientemente, in vendita nei fiorenti mercati indiani. Grandi progetti ferroviari sono stati avviati nei più importanti posti di lavoro e le pensioni del governo e le pensioni hanno attratto per la prima volta un gran numero di indù delle caste superiori nel servizio civile. Il servizio civile indiano era prestigioso e pagava bene, ma rimase politicamente neutrale. Le importazioni di cotone britannico coprivano il 55% del mercato indiano entro il 1875. La produzione industriale sviluppata nelle fabbriche europee era sconosciuta fino al 1850 quando i primi cotonifici furono aperti a Bombay, ponendo una sfida al sistema di produzione domestica basato sulla lavoro familiare

Le tasse in India sono diminuite durante il periodo coloniale per la maggior parte della popolazione indiana; con il gettito fiscale del 15% del reddito nazionale indiano durante i periodi di Mogul rispetto all'1% alla fine del periodo coloniale. La percentuale del reddito nazionale per l'economia del villaggio è aumentata dal 44% durante il periodo Mogul al 54% entro la fine del periodo coloniale. Il PIL pro capite indiano è diminuito da $ 550 [chiarificazione necessaria] nel 1700 a $ 520 entro il 1857, anche se successivamente è aumentato a $ 618, entro il 1947.

Impatto Economico[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici continuano a discutere se l'impatto a lungo termine del dominio britannico sia quello di accelerare lo sviluppo economico dell'India, o di distorcerlo e ritardarlo. Nel 1780, il politico conservatore britannico Edmund Burke sollevò la questione della posizione dell'India: attaccò con veemenza la Compagnia delle Indie Orientali, affermando che Warren Hastings e altri alti funzionari avevano rovinato l'economia e la società indiana. Lo storico indiano Rajat Kanta Ray (1998) continua questa linea di attacco, affermando che la nuova economia portata dagli inglesi nel XVIII secolo fu una forma di "saccheggio" e una catastrofe per l'economia tradizionale dell'impero Moghul. Ray accusa gli inglesi di svuotamento degli stock alimentari e monetari e di imposizione di tasse elevate che hanno contribuito a causare la terribile carestia del Bengala del 1770, che ha ucciso un terzo del popolo del Bengala.

PJ Marshall dimostra nel suo recente studio la reinterpretazione del punto di vista secondo cui la prosperità dei Moghul ha lasciato il posto alla povertà e all'anarchia. Sostiene che l'acquisizione britannica non ha fatto brusche interruzioni con il passato, che in gran parte ha delegato il controllo ai governanti regionali Moghul e sostenuto un'economia generalmente prospera per il resto del 18 ° secolo. Marshall nota che gli inglesi entrarono in società con banchieri indiani e aumentarono le entrate attraverso gli amministratori delle tasse locali e mantennero le vecchie tasse di Moghul.

Molti storici concordano sul fatto che la Compagnia delle Indie Orientali abbia ereditato un oneroso sistema di tassazione che ha assorbito un terzo dei produttori di coltivatori indiani. Invece del racconto nazionalista indiano gli inglesi vengono visti come aggressori che prendendo il potere con la forza bruta e impoveriscono tutta l'India, Marshall presenta l'interpretazione (sostenuta da molti studiosi in India e in Occidente) che gli inglesi non avevano il pieno controllo ma erano invece attori in quella che era principalmente un'opera indiana e in cui la loro ascesa al potere dipendeva da un'eccellente cooperazione con le élite indiane. Marshall ammette che gran parte della sua interpretazione è ancora molto controversa tra molti storici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Nepal." Encyclopædia Britannica. 2008.
  2. ^ "Bhutan." Encyclopædia Britannica. 2008.
  3. ^ "Sikkim." Encyclopædia Britannica. 2007. Encyclopædia Britannica Online. 5 August 2007 .
  4. ^ Imperial Gazetteer of India vol. IV 1907, pp. 59–60
  5. ^ 1. Imperial Gazetteer of India, volume IV, published under the authority of the Secretary of State for India-in-Council, 1909, Oxford University Press. page 5. Quote: "The history of British India falls, as observed by Sir C. P. Ilbert in his Government of India, into three periods. From the beginning of the seventeenth century to the middle of the eighteenth century the East India Company is a trading corporation, existing on the sufferance of the native powers and in rivalry with the merchant companies of Holland and France. During the next century the Company acquires and consolidates its dominion, shares its sovereignty in increasing proportions with the Crown, and gradually loses its mercantile privileges and functions. After the mutiny of 1857 the remaining powers of the Company are transferred to the Crown, and then follows an era of peace in which India awakens to new life and progress." 2. The Statutes: From the Twentieth Year of King Henry the Third to the ... by Robert Harry Drayton, Statutes of the Realm - Law - 1770 Page 211 (3) "Save as otherwise expressly provided in this Act, the law of British India and of the several parts thereof existing immediately before the appointed ..." 3. Edney, M.E. (1997) Mapping an Empire: The Geographical Construction of British India, 1765-1843[collegamento interrotto], University of Chicago Press. 480 pages. ISBN 978-0-226-18488-3 4. Hawes, C.J. (1996) Poor Relations: The Making of a Eurasian Community in British India, 1773-1833. Routledge, 217 pages. ISBN 0-7007-0425-6.
  6. ^ Imperial Gazetteer of India vol. II 1908, p. 463,470 Quote1: "Before passing on to the political history of British India, which properly begins with the Anglo-French Wars in the Carnatic, ... (p.463)" Quote2: "The political history of the British in India begins in the eighteenth century with the French Wars in the Carnatic. (p.471)"
  7. ^ a b Imperial Gazetteer of India vol. IV 1907, p. 60
  8. ^ a b c Imperial Gazetteer of India vol. IV 1907, p. 46
  9. ^ Imperial Gazetteer of India vol. IV 1907, p. 56
  10. ^ Kashmir: The origins of the dispute, BBC News, 16 January 2002
  11. ^ a b Moore 2001a, pp. 424–426
  12. ^ Moore 2001a, p. 424
  13. ^ a b c Moore 2001a, p. 426
  14. ^ Creato conte Canning nel 1859.
  15. ^ Oliver Russell, II barone Ampthill fu nei fatti governatore generale nel 1904
  16. ^ Spear 1990, p. 147
  17. ^ a b Spear 1990, pp. 147–148
  18. ^ European Madness and Gender in Nineteenth-century British India. Social History of Medicine 1996 9(3):357-382.
  19. ^ Robinson, Ronald Edward, & John Gallagher. 1968. Africa and the Victorians: The Climax of Imperialism. Garden City, N.Y.: Doubleday Copia archiviata (PDF), su home.uchicago.edu. URL consultato il 15 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2009).
  20. ^ Template:Harv, Template:Harv
  21. ^ Template:Harv, Template:Harv
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  25. ^ Karuna Mantena, "The Crisis of Liberal Imperialism," Histoire@Politique. Politique, culture, société (2010) #11 online p. 3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Shaunnagh Dorsett, Ian Hunter, Law and Politics in British Colonial Thought: Transpositions of Empire, 978-1-349-28913-4, 978-0-230-11438-8, 169-187-209-1 Palgrave Macmillan US 2010

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