Il viaggio immaginario

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Il viaggio immaginario
Titolo originaleLe Voyage imaginaire
Paese di produzioneFrancia
Anno1926
Durata80 minuti, 1542 metri
Dati tecniciB/N
film muto
Generefantastico
RegiaRené Clair
Interpreti e personaggi

Il viaggio immaginario (Le Voyage imaginaire) è un film muto del 1926 diretto da René Clair.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un giovane uomo timido di nome Jean lavora in una banca di Parigi ed è innamorato di una graziosa dattilografa, Lucie. Ma i colleghi Auguste e Albert hanno messo anch'essi gli occhi sulla bella donna.

Jean si addormenta alla scrivania e fa dei sogni strani. Si trova trasportato in una grotta in cui incontra anziane fate che deve baciare per restituire loro i poteri magici. Poi ritrova la sua amata Lucie, ma una fata malvagia li trascina in volo fino alla cattedrale di Notre Dame, dove Jean viene trasformato in un cane. Durante un successivo inseguimento, i protagonisti raggiungono il museo delle cere Grévin. Jean è condannato alla ghigliottina dalle statue di un tribunale della Rivoluzione francese, ma viene salvato da Chaplin e dal monello. Jean riprende la sua forma umana e ottiene l'amore di Lucie.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le Voyage imaginaire è suggerito a Clair da Rolf de Maré, che già aveva prodotto Entr’acte e che voleva come attore protagonista Jean Börlin, il primo ballerino della compagnia Ballets Suédois.

Il film era originariamente intitolato Le songe d'un jour d'été e viene girato nella primavera del 1925.[1]

Prima[modifica | modifica wikitesto]

14 ottobre 1925, proiezione per la stampa, 30 aprile 1926, in Francia, nelle sale pubbliche.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu un parziale insuccesso che costrinse Clair all'inattività per un anno.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Giovanna Gtrignaffini:

« Se nei film precedenti Clair aveva sperimentato in tutte le loro possibilità gli immensi poteri della magia del cinema, in Le voyage imaginaire si trova a confronto con una magia più tradizionale: quella delle fate e degli incantesimi. »

(Giovanna Grignaffini, 'René Clair, p. 38.)

Citazioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel film ci sono citazioni dirette di:

Altri riferimenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanna Grignaffini, René Clair, pp. 38-41.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barthélémy Amengual, René Clair, Seghers, coll. "Cinéma d'aujourd'hui", Paris, 1963.
  • G. Charensol, R. Regent, René Clair: un maestro del cinema, introduzione di Fernaldo Di Giammatteo, Milano e Roma, Bocca, 1955
  • Angelo Solmi, Tre maestri del cinema: Carl Dreyer, René Clair, Charlie Chaplin, Milano, Vita e Pensiero, 1956
  • Giovanna Grignaffini, René Clair, Il Castoro Cinema n. 69, Editrice Il Castoro, 1980
  • Jean Mitry, Rene Clair, Parigi, Ed. Universitaires, 1960
  • Arturo Invernici, Angelo Signorelli (a cura di), René Clair, Bergamo, Stamperia Stefanoni, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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