Il signor Max

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Il signor Max
IlsignorMax fotoscena.jpg
Assia Noris e Vittorio De Sica in una scena del film
Titolo originale Il signor Max
Paese di produzione Italia
Anno 1937
Durata 84 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Mario Camerini
Soggetto Amleto Palermi
Sceneggiatura Mario Camerini, Mario Soldati
Produttore Ernesto Lucente
Produttore esecutivo Ferruccio Biancini
Casa di produzione Astra Film
Distribuzione (Italia) E.N.I.C.
Fotografia Anchise Brizzi
Montaggio Mario Camerini, Giovanna Del Bosco
Scenografia Gastone Medin
Costumi Gino Carlo Sensani
Interpreti e personaggi
Premi
  • Premio "Coppa del Ministero della Cultura Popolare" per la migliore regia italiana (Venezia, 1937)

Il signor Max è un film del 1937 diretto da Mario Camerini, aiuto regista Mario Soldati, con musiche di Renzo Rossellini, dirette da Ugo Giacomozzi, direttore fotografia Anchise Brizzi, fonico Vittorio Trentino.

Il costumista Gino Carlo Sensani oltre che dei costumi, si è occupato anche dell'arredamento, collaborando logicamente co lo scenografo Gastone Medin. Il film è stato girato negli stabilimenti di Cinecittà.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Gianni ha dovuto interrompere gli studi liceali per ereditare il commercio paterno che consiste nella gestione di una edicola di giornali in via Veneto a Roma. L'edicola è redditizia e il giovane si può permettere ogni anno un bel viaggetto.

Preso com'è dal fascino del mondo aristocratico, approfitta del biglietto gratuito di prima classe su di un piroscafo, che un suo compagno di scuola gli procura e passa un periodo a bordo, in compagnia di alcuni rappresentanti del bel mondo.

Possiede una macchina fotografica, contenuta in un astuccio con il nome Max Varaldo, viene così scambiato anche lui per un nobile e può intrecciare relazioni, tra le quali non mancano quelle di carattere sentimentale con la sofisticata donna Paola.

Lauretta, dama di compagnia della signora e istitutrice della sorella minore si innamora del giovane giornalaio tanto somigliante all'aristocratico Max, questa somiglianza la insospettisce un po', ma Gianni, con vari trucchi riesce a fugare i dubbi. Terminati soldi, abbandona quella breve parentesi di vita dorata e ritorna all'edicola. Viene riconosciuto dalla cameriera della dama e, per rintracciarla, inizia una doppia vita: da una parte il giornalaio che corteggia la cameriera e dall'altra il giovane mondano che spasima per la signora.

Viene così a constatare come questo gran mondo non sia adatto ai suoi gusti e finalmente, si accorge dell'affetto sincero della fanciulla. Fa scomparire il giovane mondano per ritornare tutto e solo il buon ragazzo lavoratore, che sposa la graziosa ex cameriera, perché, nel frattempo si è licenziata e lavora come dattilografa.

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • "Camerini ha condotto tutto il film con una mano perfetta e soprattutto un tempo comico impeccabile. Ma se dovessi dire dove ha raggiunto il suo momento più felice, il tocco nuovo che si distingue e contrassegna il film, è nel modo trasparente, comprensivo e leggero con cui, senza abbassare la farsa, ha saputo mescolarvi l'emozione". (Filippo Sacchi, "Corriere della sera", 30 agosto 1937)
  • "Il film ha avuto a Venezia uno schiettissimo successo, e questo successo ha ricompensato chi in molti anni di lavoro è giunto a una maestria, a un tocco delicato e sicuro, a un montaggio duttile e quasi sempre essenziale. Osservate come nel Signor Max episodi e sviluppi siano inseriti e risolti, come accenni fuggevoli siano contenuti in una misura guardinga e intelligente, come ritmi e chiaro-scuri siano calzanti. Il ritmo della vicenda è nelle avventure e disavventure di chi voglia vivere in un mondo che non è il suo, speculando sull'apparenza e sulla menzogna. Gonfiate la voce, e avrete il gran gioco satirico, datele accenti acri e rattenuti e avrete tutte le miserie dello spostato, date invece a questo nucleo una sorridente tessitura un po' in sordina, con una lieve vena satirica, ed avrete la commedia alla Camerini".(Mario Gromo, "La Stampa", 23 novembre 1937)
  • "Camerini è tornato alla più cameriniana delle formule: ironia e sentimento in quella dosatura così sua e riconoscibile [...] Nessuno possiede come lui l'arte così difficile del mezzo tono, del detto e non detto, e l'arte ancora più difficile di prendere in giro i propri personaggi senza renderli odiosi o almeno antipatici. Vero umorista dunque, anzil'unico umorista del nostro cinematografo [...] Il risultato è un film amabile e in tinta giusta, anzi di mezza tinta, la classica mezza tinta di Camerini".(Sandro De Feo in Il Messaggero, 2 settembre 1937)

Remake[modifica | modifica sorgente]

Nel 1957 fu realizzato un primo remake della pellicola per la regia di Giorgio Bianchi dal titolo Il conte Max, con Alberto Sordi nel ruolo qui ricoperto da De Sica, mentre nel 1991 Christian De Sica, figlio di Vittorio De Sica, diresse e recitò un secondo rifacimento del film con lo stesso titolo della versione del '57.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]