Il pretore di Cuvio

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Il pretore di Cuvio
AutorePiero Chiara
1ª ed. originale1973
Genereromanzo
Lingua originale italiano
AmbientazioneCuvio e l'alto Varesotto, negli anni 1930
ProtagonistiAugusto Vanghetta
CoprotagonistiEvelina Andreoletti
AntagonistiMario Landriani
Altri personaggiArmandina Regner de Montfleury - Rosa Malcotti - avv. Memeo - Tecla Memeo - Pepere Lopez - Notaio Ronchi - avv. Gervasini - Ramiro Vanghetta

Il pretore di Cuvio è un romanzo di Piero Chiara uscito nel 1973 per i tipi di Arnoldo Mondadori Editore.

Come in molte opere dello scrittore luinese, le storie dei personaggi coinvolti si intrecciano sullo sfondo di un universo provinciale (il Varesotto e le Valli Varesine), in cui sono racchiusi, in scala ridotta, svariati i vizi e virtù dell'umanità[1].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è ambientato essenzialmente nei primi anni 1930 e narra la vita di Augusto Vanghetta, già studente di legge presso l'Università di Pavia, laureato fortunosamente nel 1915, per sei anni praticante notaio, poi elevato alla carica pretore grazie alla Legge Mortara (ideata dal ministro Lodovico Mortara per rinforzare le file della magistratura, decimata dalla Prima Guerra Mondiale, mediante l'apertura dell'accesso alle relative cariche a tutti i laureati iscritti da almeno 5 anni all'albo degli avvocati e notai) e infine insediato, dopo esperienze a Cantù e in Piemonte, nel borgo valcuviano di Cuvio. Cinquantenne, egli è un uomo basso, tarchiato, grassottello e barbuto; seppur poco attraente, possiede delle inconsuete virtù di virilità, che complice il prestigio della sua carica gli consente di attrarre e sedurre donne di ogni età e di ogni estrazione sociale. In aggiunta, frequenta abitualmente numerosi bordelli in tutto il nord Italia. A far le spese di questa vita libertina è sua moglie, Evelina Andreoletti, brianzola d'origine, di vent'anni più giovane del coniuge, il quale l'aveva sposata anche e soprattutto per la ricca eredità di cui era unica beneficiaria. Costei, in origine donna bella ed attraente, a fianco di un simile marito langue e sfiorisce, provata dalla solitudine e dai continui tradimenti. Tale deperimento le impedisce di avere figli, sicché il Vanghetta stesso (dopo averla fatta visitare da svariati medici) si rassegna a considerarla sterile ed ormai pressoché moribonda. Inoltre coglie il pretesto per lanciarsi con vieppiù ardore nella sua attività di "seduttore seriale".

De facto egli esercita molto di rado la sua funzione di pretore: le sue giornate sono assorbite dalle visite rese e ricevute dalle amanti. Addirittura l'ambulatorio annesso al gabinetto di pretura viene da lui regolarmente sfruttato come alcova. Per essere definitivamente sgravato dalle sue incombenze, il Vanghetta decide di assumere un assistente, il giovane avvocato Mario Landriani, per il quale ottiene la nomina a vicepretore, e sul quale scarica tutte le prerogative di sua spettanza, ivi compreso il trasporto delle sue amanti, fiducioso che il giovane non abbia pulsioni attrattive verso di loro. Effettivamente il Landriani, uomo di bell'aspetto, ma molto riservato, pare interessarsi solo al suo lavoro e al suo unico hobby, la caccia.

Nel tempo libero, il Vanghetta coltiva l'arte della drammaturgia: compone e mette in scena un'opera teatrale a sfondo amoroso (L'amore è un'equazione, ovvero Ramiro e Isidora) allo scopo di renderne protagonista una sua amante particolarmente affascinante, focosa e restìa a concederglisi: la "contessa" Armandina Regner de Montfleury, nata Cazzola, ex moglie di un diplomatico francese, nonché donna di facili costumi, con una vasta rete di amicizie e clientele altolocate. La première viene programmata presso il teatro di Montegrino: per essere sicuro di avere la sala piena, il Vanghetta fa predisporre dei torpedoni che girano tutta la Valcuvia a raccogliere pubblico.

La sera della presentazione, a teatro tutto sembra andare per il meglio: l'opera ha un buon successo e il Vanghetta riesce infine a ritirarsi con la contessa nei camerini e a consumare l'ennesima seduzione, quando d'un tratto un furioso nubifragio si abbatte sul borgo e causa il crollo del tetto della sala, che in pochi istanti si allaga. Il pubblico scappa disordinatamente; nella calca, due persone muoiono e tre restano ferite. Il pretore, uscito in fretta dai camerini, sale in macchina con la contessa e si allontana verso la residenza di lei, non prima di aver affidato al Mario Landriani la moglie, con l'ordine di riportarla a casa a Cuvio. L'avvocato fa quindi accomodare Evelina in macchina e parte verso la Valcuvia. Poco dopo Cassano Valcuvia, la strada principale (l'odierna Strada statale 394) è tuttavia interrotta da alcuni alberi abbattuti dalla tempesta, sicché il giovane avvocato decide di deviare su una strada secondaria (oggi Strada provinciale 62) con l'intento di raggiungere Cuvio passando per Castello Cabiaglio. Arrivato a Brinzio, decide di inoltrarsi nei boschi circostanti, raggiunge il suo casino di caccia ivi situato e lascia che Evelina vi entri a cambiarsi e riposarsi, mentre lui si corica in macchina.

L'indomani mattina, al suo risveglio, il Landriani si ritrova Evelina china su di lui, intenta a contemplarlo: stupito e frastornato dalla visione, fa per scostarsi, ma involontariamente finisce tra le braccia di lei. Ciò fa scattare il "colpo di fulmine": i due prendono a baciarsi lungamente ed appassionatamente. Una volta riusciti a ricomporsi, il Landriani rimette in moto la macchina e riparte con la signora alla volta di Cuvio.

Da qui inizia la loro storia d'amore, favorita dal fatto che il Vanghetta, ignaro di tutto, per avere il suo assistente sempre a disposizione, lo convince a venire ad abitare a casa sua. Diventa così facilissimo per loro trovarsi e consumare il rapporto, anche perché il pretore non "tocca" più Evelina ormai da anni e non dorme neppure insieme a lei. La domestica di casa, Rosa Malcotti, è compiacente e all'occorrenza fa da "palo" ai due amanti. Ogni tanto inoltre, i due ritornano al casino di caccia; durante una di queste escursioni, Evelina perde una spilla tempestata di gemme, dono del marito.

La storia d'amore porta grandi benefici per Evelina, la quale pian piano "ritorna alla vita": anche i medici giungono a ritenerla guarita dai suoi mali misteriosi (che infatti erano dovuti alla spregiudicatezza del coniuge).

Qualche tempo dopo, Evelina rivela al marito, che a sua volta si era assai stupito del suo "rifiorire", che i medici l'hanno trovata incinta. Il Vanghetta, furioso dinnanzi alla prova incontrovertibile di essere stato a sua volta cornificato, subito cerca di scoprire chi sia il responsabile. I pochi indizi che raccoglie portano al Landriani, ma tanta è la fiducia che ripone nel suo vice-pretore che rifiuta categoricamente di credere a questa eventualità. Per evitare di suscitare troppe chiacchiere tra la popolazione di Cuvio, decide finanche di riconoscere il nascituro come suo legittimo figlio.

In questo periodo, il Vanghetta riceve altresì l'incarico di difendere un importante ingegnere delle strade ferrate, il dottor Pepere Lopez, responsabile delle tramvie della Valcuvia, accusato di aver provocato per negligenza un grave incidente tranviario con morti e feriti. In tribunale il pretore però si dimostra impacciato e poco brillante, tanto che il processo di primo grado viene perso, e l'ingegner Lopez decide di licenziarlo. Da lì inizierà la parabola discendente della sua carriera di leguleio.

Qualche giorno dopo il Vanghetta, di ritorno da Varese, dove aveva invano cercato notizie sul padre del figlio di Evelina, avendo un bisogno fisiologico, arrivato a Brinzio raggiunge il capanno di caccia del Landriani. Nel prato circostante, casualmente trova la spilla della moglie, a conferma del fatto che l'amante di Evelina è proprio il suo fido Landriani. Tuttavia decide di non fare nulla, anche e soprattutto per rassegnazione: Mario continua a risiedere a casa sua e a coltivare il rapporto con Evelina.

Il bambino nasce il 21 aprile 1933, ma Evelina si affatica a tal punto nel parto da subìre un collasso, che cinque giorni dopo la porta alla morte. Da quel momento, nel giro di una settimana, sia il Vanghetta che il Landriani lasciano la dimora di Cuvio. L'ormai ex pretore se ne va a Milano, dove tenta con scarsa fortuna di riprendere l'attività forense; ben presto rimane povero in canna, si riduce a mangiare in locali economici e si ubriaca frequentemente: ormai neppure le visite ai bordelli riescono a rinfrancarlo. Morirà poco tempo dopo, all'età di 56 anni, travolto da un tram. Il Landriani invece morirà combattendo sul fronte greco-albanese nel 1941. Del figlio di Evelina si perdono invece le tracce.

Alcuni decenni dopo, un individuo misterioso sui trent'anni, sedicente rappresentante di commercio, si ferma in un albergo di Cuvio ed inizia a fare domande ai paesani, chiedendo notizie di un certo pretore Vanghetta. Nessuno però pare ricordarsi nulla, finché non incontra un anziano ex messo comunale ultraottantenne, di nome Cavaiotti, che gli narra con dovizia di particolari (e qualche imprecisione) la storia d'amore di Evelina, moglie del pretore Vanghetta, con l'aiutante di lui, un avvocato giovane e di bell'aspetto di nome Mario Landriani, e di come da questa storia fosse nato un figlio, cui era stato imposto il nome Ramiro (lo stesso nome del protagonista dell'opera teatrale messa in scena a suo tempo dal pretore a Montegrino "in onore" di una sua amante), che poi era misteriosamente scomparso.

L'individuo misterioso si fa quindi condurre al cimitero comunale, per vedere la tomba in cui giace Evelina; fatto ciò, apparentemente soddisfatto, paga il conto dell'albergo e lascia Cuvio. Incuriosito, il Cavaiotti chiede al gestore di poter consultare il registro degli ospiti, e scopre che l'uomo aveva dichiarato di chiamarsi Giuseppe Perucchetti, anconetano d'origine.

Di lì a poco giunge in albergo un capitano dei Carabinieri, che rivela ai presenti che il misterioso individuo era in realtà Ramiro Vanghetta, figlio di Evelina Andreoletti, pluripregiudicato, latitante e ricercato. Con la scena del militare che raccomanda di chiamare subito le forze dell'ordine nel caso qualcuno avesse rivisto in giro Ramiro e con una predizione (ad opera del narratore) della ormai imminente morte di quest'ultimo, si chiude il romanzo.

Accoglienza del pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo fu uno dei migliori bestseller di Piero Chiara: nell'anno di pubblicazione vendette 130.000 copie, e nel 1976 fu inserito dalla Arnoldo Mondadori Editore nella collana degli Oscar[2].

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il pretore.
Francesco Pannofino nei panni del pretore (2013).

Similmente a quanto fatto per molte sue opere, anche per Il pretore di Cuvio Piero Chiara aveva abbozzato un adattamento della trama per un'eventuale riduzione cinematografica, che però non fu mai realizzata[2]: lo stesso scrittore luinese e il suo collaboratore Federico Roncoroni (critico letterario e pedagogo, che poi riceverà la gestione esclusiva dei diritti sulle opere di Chiara) per tre volte, tra gli anni 1970 e 1980, rifiutarono offerte di realizzazione del film, non ritenendole all'altezza del romanzo[3]

Dopo la morte di Chiara, nel 1986, l'interesse del mondo del cinema per Il pretore di Cuvio si spense, finché tra il 2010 e il 2011 l'attrice luinese Sarah Maestri si mise in contatto con Roncoroni per proporgli nuovamente di realizzare l'adattamento del romanzo.[3]. Roncoroni accettò e, il 22 luglio 2013, partirono le riprese del film, intitolato Il pretore, prodotto da Lime Film e Chichinscì srl, e diretto da Giulio Base, con Francesco Pannofino nel ruolo del pretore Augusto Vanghetta, Mattia Zaccaro Garau all'interpretazione dell'avvocato Landriani e la stessa Sarah Maestri in quello della moglie Evelina[4]. Le riprese, effettuate principalmente in varie località del Varesotto[5][6], si conclusero il 5 settembre 2013[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Il Pretore” di Chiara, Battarino: non riduciamo il protagonista a dongiovanni di provincia - varesereport.it - 7 ago 2013. Consultato il 5 ott 2013
  2. ^ a b Sarah Maestri porta al cinema “Il Pretore di Cuvio” di Piero Chiara - varesereport.it - 19 ott 2012. Consultato il 23 set 2013.
  3. ^ a b Da libro a film. Un'attesa lunga una vita, poi la scelta - varesenews.it - 6 nov 2012. Consultato il 28 set 2013.
  4. ^ Ai Giardini svelato il cast del film “Il Pretore”. Sarah Maestri reginetta di Varese, in varesereport.it, 21 lug 2013. URL consultato il 23 set 2013.
  5. ^ Un “silenzio” in stile anni ’30 - Ciak, il Pretore torna al passato, in La Provincia di Varese, 24 lug 2013. URL consultato il 23 set 2013.
  6. ^ il set de “Il Pretore” si trasferisce a Luino e zona., in ilquicchio.it, 4 ago 2013. URL consultato il 23 set 2013.
  7. ^ IL PRETORE - Terminate le riprese del film di Giulio Base, in cinemaitaliano.info, 5 set 2013. URL consultato il 23 set 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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