Il libro nero del comunismo

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« Il lettore non si accontenti dei pochi documenti iconografici qui riuniti. Dedichi il tempo necessario a prendere coscienza, pagina dopo pagina, del calvario subito da milioni di uomini. Compia l'indispensabile sforzo mentale per rappresentarsi ciò che fu quest'immensa tragedia che continuerà a segnare la storia mondiale per i decenni a venire. Gli si porrà, allora, il quesito fondamentale: perché? perché Lenin, Trotsky, Stalin e gli altri hanno ritenuto necessario sterminare tutti coloro che definivano nemici? perché si sono creduti autorizzati a infrangere il codice non scritto che regola la vita dell'umanità: «Non uccidere»? »
(Stéphane Courtois, Introduzione)
Il libro nero del comunismo
Titolo originale Le Livre noir du communisme:
Crimes, terreur, répression
Communism.png
Falce e martello neri (su sfondo rosso) simili all'immagine usata sulla copertina italiana
Autore Stéphane Courtois (curatore e autore dell'introduzione, di un capitolo e della conclusione)
1ª ed. originale 1997
1ª ed. italiana 1998
Genere saggio
Sottogenere storico, politico
Lingua originale francese

Il libro nero del comunismo (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1997), a cura dello storico del comunismo Stéphane Courtois, è una raccolta di saggi sugli stati comunisti e su crimini e abusi compiuti dai regimi di tali stati. I saggi sono scritti da diversi accademici e ricercatori del CNRS francese, alcuni già collaboratori di François Furet, autore di un precedente libro sull'argomento:Il passato di un'illusione. Il libro descrive una storia di repressioni, sia civili che politiche, commesse dagli stati comunisti, che includono genocidi, esecuzioni extragiuridiche, deportazioni e carestie. Il libro fu originariamente pubblicato nel 1997 dalla Éditions Robert Laffont.

Indice

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

L'autore e curatore Stéphane Courtois nel 2009

Il libro si propone innanzitutto come raccolta di dati sui crimini compiuti dai regimi comunisti nel mondo. Diverse fonti ostili alla pubblicazione hanno trovato discutibile l'uso del termine crimine in storiografia; tuttavia, nell'uso che se ne fa nel Libro nero, si può intenderlo come equivalente a espressioni più specifiche come crimini contro l'umanità o violazioni dei diritti umani (esecuzioni senza processo, rapimenti, tortura ecc.).

L'enfasi del testo è spesso sul resoconto di tali crimini in termini numerici (in genere ricavati dal lavoro di altri autori) per arrivare a un "totale" stimato di 100 milioni di "vittime del comunismo".

Nel 1973 è stato pubblicato un volume molto simile al Libro nero del comunismo per intenti e forma: si tratta de Il costo umano del comunismo di Robert Conquest, Richard L. Walker, Hosmer e James O. Eastland (edizioni Il Borghese). Tale libro prende in considerazione l'Unione Sovietica, la Cina e il Vietnam (esclude i regimi in Cambogia e in Corea del Nord, che hanno provocato vittime dopo il 1973) e stima il totale dei morti in circa 100 milioni, affermando che il comunismo è peggiore del nazismo per questa e altre ragioni. Gli episodi considerati sono gli stessi del Libro nero, ma per alcuni le cifre variano sensibilmente in difetto o in eccesso: per esempio sono attribuiti solo due milioni di morti alla carestia cinese del 1959, in quanto la prima diffusione delle stime più ingenti si ebbe solo nel 1978, ma sono sovrastimate le vittime della collettivizzazione cinese degli anni cinquanta (i dati per la Cina provengono da Human cost of communism in China di Richard L. Walker).

I crimini del comunismo[modifica | modifica wikitesto]

Questa e l'ultima parte sono scritte direttamente da Courtois ed espongono le sue conclusioni, sezione più controversa del libro. Fornisce un riepilogo del numero di morti: URSS venti milioni, Cina sessantacinque milioni, Vietnam un milione, Corea del Nord due milioni, Cambogia due milioni, Europa dell'est un milione, America latina centocinquantamila, Africa un milione e settecentomila, Afghanistan un milione e cinquecentomila, movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere diecimila. Per un totale di poco inferiore ai novantacinque milioni di morti. Successivamente indica le principali fasi della repressione che in Unione Sovietica sono: fucilazione di decine di migliaia di persone imprigionate senza essere state sottoposte a giudizio e massacro di centinaia di migliaia di operai e di contadini insorti fra il 1918 e il 1922; deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920; carestia russa del 1921-1923, che ha provocato la morte di 5 milioni di persone; assassinio di decine di migliaia di persone nei campi di concentramento fra il 1918 e il 1930; deportazione tra i due e i 3 milioni di kulaki (o presunti tali) nel 1930-1932; sterminio di 7 milioni di ucraini nel 1932-1933 per carestia indotta e non soccorsa (Holodomor); eliminazione di quasi 690 000 persone durante la grandi purghe del 1937-1938; deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi, bessarabi, tedeschi, tatari, ceceni e ingusci negli anni fra il 1939 e il 1945.

Violenze, repressioni, terrori nell'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte di questo capitolo, scritto da Nicolas Werth, analizza i crimini che vengono imputati alla dittatura di Stalin, è anche dettagliatamente descritto il periodo precedente, la rivoluzione e la guerra civile; mentre, al periodo successivo, (1953-1991) è dedicato un solo paragrafo. Questi sono i principali fatti di sangue indicati da Werth: operazioni anti partigiane dopo la seconda guerra mondiale poche decine di migliaia vittime, carestia dopo la seconda guerra mondiale mezzo milione di vittime, morti nei campi durante la seconda guerra mondiale mezzo milione, morti durante le deportazioni nel corso della seconda guerra mondiale poche centinaia di migliaia, morti fra i prigionieri e i deportati polacchi qualche centinaio di migliaia, giustiziati durante le purghe settecentomila, morti nei campi fra il 1930 e il 1940 quattrocentomila, carestia del 1932/3 sei milioni, repressione degli anni venti alcune decine di migliaia, carestia del 1921/2 cinque milioni, morti nei primi anni alcune decine di migliaia. Da notare che il Werth non dà una stima totale delle vittime ma fornisce varie stime a volte in contrasto fra loro per i vari episodi di violenza.

Struttura del volume[modifica | modifica wikitesto]

  1. I crimini del comunismo - Stéphane Courtois
  2. Uno stato contro il suo popolo
    1. Violenze, repressioni, terrori nell'Unione Sovietica - Nicolas Werth
  3. Rivoluzione mondiale, guerra civile e terrore
    1. Il Comintern in azione - Stéphane Courtois e Jean-Louis Panné
    2. L'ombra dell'N.K.V.D. in Spagna - Stéphane Courtois e Jean-Louis Panné
    3. Comunismo e terrorismo - Rémi Kauffer
  4. L'altra Europa vittima del comunismo
    1. Polonia, la «nazione nemica» - Andrzej Paczkowski
    2. Europa centrale e sudorientale - Karel Bartosek
  5. Comunismi d'Asia: fra «rieducazione» e massacro
    1. Cina: una lunga marcia nella notte - Jean-Louis Margolin
    2. Corea del Nord, Vietnam, Laos: il seme del drago - Jean-Louis Margolin e Pierre Rigoulot
    3. In Cambogia: nel paese del crimine sconcertante - Jean-Louis Margolin
  6. Il terzo mondo
    1. L'America latina alla prova - Pascal Fontaine
    2. Afrocomunismi: Etiopia, Angola, Mozambico - Yves Santamaria
    3. Il comunismo in Afghanistan - Sylvain Boulouque
  7. Perché? - Stéphane Courtois

Crimini secondo Il libro nero del comunismo e Il libro nero del comunismo europeo[modifica | modifica wikitesto]

Monumento centrale (world wall o diga ad arco) del Memoriale Gloria Victis vicino a Budapest in Ungheria, dedicato alla memoria dei circa 100 milioni di vittime del comunismo nel mondo dal 1917 in poi, e alla rivolta ungherese del 1956

Nel Libro nero, Courtois ha contato la seguente enumerazione delle vittime[1] (è esclusa la Jugoslavia, dove alcuni hanno contato un milione di morti[senza fonte]; Courtois si è occupato della Jugoslavia nel Libro nero del comunismo europeo):

Nelle fonti sono citati gli autori del Libro nero e quelli usati come fonti dagli stessi.

Unione Sovietica[2][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione d'ottobre, Gulag e Stalinismo.
Prigionieri di un gulag impiegati nella costruzione del Belomorkanal

Dopo che l'Unione Sovietica si dissolse, i documenti degli archivi sovietici si sono resi disponibili: risultano ufficiali circa 800.000 prigionieri di Stalin per reati politici, circa 1,7 milioni di decessi nel gulag e 390.000 decessi durante la persecuzione dei kulaki per un totale di circa 3 milioni di vittime ufficialmente registrate in queste categorie.[senza fonte][3]

Le stime sul numero di morti provocati da Stalin sono oggetto di accesi dibattiti da parte di studiosi nel campo degli studi sovietici. I risultati pubblicati variano a seconda del momento in cui la stima è stata effettuata, sui criteri e metodi utilizzati per le stime e le fonti a disposizione. Alcuni storici tentano di fare delle stime separate per diversi periodi della storia sovietica, con perdite variabili da 8 a 61 milioni. Diversi studiosi come Simon Sebag Montefiore, Alexander Nikolaevič Yakovlev e Jonathan Brent stimano circa 20 milioni Robert Conquest, nell'ultima edizione (2007) del suo libro Il Grande Terrore, stima che, mentre il numero esatto non sarà mai certo, l'autocrate comunista dell'URSS era responsabile di non meno di 15 milioni di morti.[4]

Secondo Stephen G. Wheatcroft, il regime di Stalin può essere accusato della "morte intenzionale" di circa un milione di persone, sebbene il numero di morti causati dal regime è stato notevolmente più elevato e forse superiore a quello di Hitler. Wheatcroft esclude tutte le morti per fame e distingue le categorie di "esecuzione" e di "omicidio".[5] Lo studioso Adam Jones sostiene che "il periodo sovietico 1917-53 è paragonabile al genocidio attuato nella Cina di Mao Tse Tung e nella Cambogia dei Khmer rossi.[6]

Terrore Rosso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terrore rosso e Fine dei Romanov.

Durante la guerra civile russa , entrambi gli eserciti scatenarono campagne di terrore (Rosso e Bianco). Il Terrore rosso culmina con la esecuzione sommaria di decine di migliaia di "nemici del popolo" effettuata dalla polizia politica, la Ceka. Molti sono stati messi a morte durante e dopo la soppressione di rivolte, come la ribellione di Kronstadt e la ribellione di Tambov. Il professor Donald Rayfield sostiene che "la repressione che seguì la ribellione di Kronstadt e Tambov portò a decine di migliaia di esecuzioni capitali." Un gran numero di religiosi ortodossi furono uccisi.[7]

La politica contro i cosacchi intendeva "eliminare, sterminare , e deportare la popolazione di un intero territorio ", secondo Nicolas Werth. Nei primi mesi del 1919, da 10.000 a 12.000 cosacchi furono giustiziati e molti altri deportati dopo che i loro villaggi furono rasi al suolo.[8]

Cannibalismo[modifica | modifica wikitesto]

Il tema del cannibalismo emerse già nel 1921,[9] nel periodo della grande carestia russa nell'Unione Sovietica che colpì 33 milioni di persone[10] facendo 1,5 milioni di morti. La carestia ebbe una grande risonanza internazionale, tanto che in Italia furono costituiti oltre trecento comitati di soccorso, con coinvolgimento di tutte le parti politiche e sociali (le quali polemizzarono sulle cause e le responsabilità del fenomeno). Lo scrittore russo Michail Osorgin, redattore del bollettino Pomosc (Il soccorso) del comitato di soccorso panrusso, parlò di un cannibalismo diffuso. Orlando Malevolti e l'archeologo e filantropo antifascista Umberto Zanotti Bianco, recatisi in Russia, riferirono di numerosi casi di cannibalismo, uccisioni di bambini, profanazione dei cimiteri e vendita di carne umana nei mercati.

Il libro La Ce-ka - Il terrore bolscevico, pubblicato nell'Italia fascista nel 1923 (ed. La promotrice), riferisce che il cannibalismo era commentato nella stampa e negli organi ufficiali russi:

« "I cadaveri umani già vengono usati come alimento... I parenti dei morti di fame sono costretti a mettere per il primo tempo dei piantoni presso le tombe... I fanciulli morti vengono fatti a pezzi e messi nella pentola". Così parla questo collaboratore [Antonoff Ovsenko] del ben noto Krylenko nella sua relazione ufficiale al Congresso dei Soviet. E ciò viene riprodotto dalla stampa ufficiale, nella quale da allora non cessano di esser pubblicati lunghi e dolorosi elenchi dei casi di cannibalismo provocato dalla fame, registrati ufficialmente. »

Gli archivi sovietici, aperti dopo il 1989, confermano queste testimonianze[11] e anzi rivelano che il cannibalismo era molto più diffuso di quanto non si credesse[12]: la Ceka dovette istituire addirittura una commissione apposita per "limitare" il cannibalismo e il commercio di carne umana.

Nel contesto del Gulag, il cannibalismo è descritto in varie opere come Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn, in L'uomo del Gulag di Janus Bardach e in Viaggio nella vertigine di Evgenija Ginzburg. Secondo diverse testimonianze, alcuni detenuti organizzavano piani di fuga in coppia, con un terzo detenuto che aveva a sua insaputa la funzione di "scorta alimentare ambulante" e che all'occorrenza sarebbe stato ucciso e mangiato.[13]

"I comunisti mangiano i bambini" era un detto popolare, diffuso in Italia e in altri paesi, che ha origini nell'atteggiamento di ostilità e paura verso il bolscevismo, e fa riferimento temporale proprio alla carestia Russa del 1921.[14] Nel 2006, per esempio Silvio Berlusconi ha messo esplicitamente in relazione questa frase con episodi che sarebbero avvenuti nella Cina di Mao.[15] Quello del "mangiatore i bambini" è comunque uno stereotipo tradizionale che è stato storicamente associato a numerosi gruppi etnici o ideologici (soprattutto agli ebrei).[16]

Esperimenti sociali su esseri umani e cannibalismo[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affare Nazino.

L'isola dei cannibali (Ostrov ljudoedov) è il nome che abitanti locali diedero all'isola di Nazino, nel cuore della Siberia, ed è il titolo del libro di Nicolas Werth che ne narra la storia, ricavata dagli archivi sovietici. Nel 1933, furono condotti esperimenti sociali di sopravvivenza, che videro migliaia di "elementi socialmente nocivi" deportati in aree completamente disabitate e prive di mezzi di sussistenza, allo scopo di identificare un metodo di colonizzazione del "Far East" sovietico. Sull'isola di Nazino, furono trasferite 13.000 persone: quasi tutte morirono d'inedia, freddo e fame, si uccisero a vicenda o furono giustiziate. Gli episodi di cannibalismo erano all'ordine del giorno.

Periodo delle Grandi purghe[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grandi purghe.

Stalin tenta di consolidare la sua posizione come leader dell'Unione Sovietica, portando ad una escalation di arresti ed esecuzioni di molte persone, culminante nel 1937-1938 (periodo a volte indicato come "Yezhovshchina" o epoca di Yezhov) e continua fino a quando Stalin muore nel 1953. Circa 700.000 vittime sono state uccise da un colpo di pistola alla nuca, gli altri morirono dopo pestaggi e torture, mentre erano in "custodia investigativa" e nel Gulag morirono a causa di fame, malattie, freddo e superlavoro.[17]

Gli arresti furono fatti secondo leggi contro-rivoluzionarie, che non prevedevano una denuncia. Nei casi esaminati dalla Sicurezza di Stato-Dipartimento del NKVD (GUGB NKVD) nel periodo ottobre 1936 - novembre 1938, almeno 1.710.000 persone furono arrestate e 724 000 persone giustiziate.

A Vynnytsa in Ucraina nel giugno 1943 fosse comuni risalenti al 1.937-38 furono aperte e centinaia di corpi riesumati per l'identificazione da parte di familiari. Per quanto riguarda la persecuzione del clero, Michael Ellman ha dichiarato che "... nel 1937-1938 l'uso del terrore contro il clero della Chiesa russa ortodossa e di altri potrebbe anche qualificarsi come genocidio". Citando documenti ecclesiastici, Alexander Nikolaevič Yakovlev ha stimato che oltre 100.000 sacerdoti, monaci e suore sono stati assassinati durante questo tempo.[18]

Dekulakizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Kulaki § Stalin e lo sterminio dei kulaki.

Gli ex kulaki e le loro famiglie costituirono la maggior parte delle vittime nel periodo delle purghe, con 669.929 persone arrestate e 376.202 giustiziati.[19][20]

Le operazioni Nazionali del NKVD[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1930, la NKVD condusse una serie di operazioni nazionali, che miravano contro alcuni "partiti nazionali" sospetti di attività contro-rivoluzionaria. Un totale di 350.000 furono arrestati e 247.157 giustiziati. Di questi, molti erano membri della Polska Organizacja Wojskowa: 140.000 arresti e 111.000 esecuzioni. Anche se queste operazioni potrebbero costituire un genocidio come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite, o "un mini -genocidio", secondo Montefiore, non vi è ancora alcuna pronuncia autorevole sulla qualificazione giuridica di questi eventi.[21][22]

Grandi purghe in Mongolia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate e nell'autunno del 1937, Stalin inviò agenti NKVD nella Repubblica popolare mongola per una grande repressione terroristica: tra 22.000 e 35.000 persone furono uccise. Circa 18.000 vittime erano buddiste lamaiste.[23][24]

Crimini sovietici durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Crimini di guerra sovietici e Stupri durante l'occupazione della Germania § Armata Rossa.

La NKVD compì massacri a Lviv, nel giugno 1941. Nel settembre del 1939, in seguito all'invasione sovietica della Polonia, forze speciali NKVD iniziarono lo sterminio di "elementi ostili" nei territori conquistati. La NKVD praticava sistematicamente la tortura, che spesso portava alla morte.[25][26] Lo sterminio più famigerato si è verificato nella primavera del 1940, quando l'NKVD massacrò 21.857 prigionieri di guerra e intellettuali dirigenti polacchi in quello che è diventato noto come il massacro di Katyn.[27] Secondo l'Istituto polacco della memoria nazionale, 150.000 cittadini polacchi sono morti a causa della repressione sovietica durante la guerra (per il regime imposto in seguito vedi la sezione Polonia comunista).[28]

Esecuzioni sono state effettuate anche dopo l'annessione degli stati baltici e durante le fasi iniziali dell'Operazione Barbarossa: l'NKVD e unità allegate dell'Armata Rossa massacrarono prigionieri e oppositori politici a decine di migliaia prima di fuggire dall'avanzare delle forze dell'Asse.[29]

Persecuzioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Repressione della Chiesa ortodossa in Unione Sovietica.

Persecuzioni degli omosessuali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica.

Carestia sovietico-ucraina del 1932-1933[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Holodomor.
Lapide commemorativa delle vittime dell'Holodomor situata nel Memoriale Gloria Victis in Ungheria.

All'interno dell'Unione Sovietica, i cambiamenti forzati nelle politiche agricole (collettivizzazione) e la siccità hanno causato la carestia sovietica del 1932-1933.[30] La carestia è stata più grave in Ucraina, dove è chiamata Holodomor. Una parte significativa delle vittime della carestia (3-3.500.000) sono stati gli ucraini, mentre il numero totale delle vittime in Unione Sovietica è stimato in 6 milioni di persone.[31][32]

Alcuni studiosi hanno sostenuto che le politiche staliniste che hanno causato la carestia potrebbe essere stato concepito come un attacco contro l'ascesa del nazionalismo ucraino, e quindi può rientrare nella definizione legale di genocidio (vedere la questione del genocidio Holodomor.[30] L'economista Michael Ellman sostiene che le azioni del regime sovietico 1.930-34 costituiscono "una serie di crimini contro l'umanità." Benjamin Valentino osserva che "ci sono forti prove che i sovietici usarono la fame come arma per schiacciare la resistenza contadina alla collettivizzazione "e che" decessi associati a questi tipi di politiche soddisfano i criteri per l'uccisione di massa." Timothy Snyder, professore di Storia alla Yale University, afferma che nel 1933 "Joseph Stalin fece deliberatamente morire di fame in Ucraina" attraverso una "campagna di requisizioni senza cuore, che ha cominciato l'era degli stermini in Europa"; queste conclusioni sono state approvate da Commissioni d'inchiesta.[30][33]

Il governo ucraino di Victor Yuschenko (2004-2010) ha cercato di rendere il mondo consapevole del fatto che la carestia fu un genocidio, una situazione che è stata sostenuta da un certo numero di governi stranieri.[33] Il governo russo ha respinto con veemenza l'idea, accusando Yuschenko di politicizzazione della tragedia nonché vera e propria propaganda con falsificazione di documenti.[33]

Nel 2010, il presidente ucraino Yanukovich ha invertito le politiche sull'Holodomor e fino all'ascesa di Petro Poroshenko sia l'Ucraina che la Russia, consideravano l'Holodomor una tragedia comune a ucraini e popolo russo, causata dal "regime totalitario di Stalin", piuttosto che un atto deliberato di genocidio che mirava contro gli ucraini.

In un progetto di risoluzione, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha dichiarato che la carestia è stata causata da "deliberati atti crudeli e politiche del regime sovietico" ed è stata responsabile della morte di "milioni di persone innocenti" in Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Moldavia e Russia. Rispetto alla sua popolazione, il Kazakistan ritiene di essere stato il più penalizzato.[34] Per quanto riguarda il caso del Kazakistan, Michael Ellman afferma che "sembra essere un esempio di 'genocidio per negligenza' che non rientra nel campo di applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite".[35] Il giornalista e autore Seamus Milne ha messo in dubbio che morti per fame debbano essere considerati equivalenti a omicidi di Stato, poiché i dati demografici utilizzati per stimare i decessi di carestia potrebbero non essere affidabili. Egli sostiene che, se così fosse, allora la Gran Bretagna avrebbe dovuto essere considerata responsabile di ben 30 milioni di morti in India per la carestia nel corso del XIX secolo.[36]

Valentino scrive che, "anche se non tutti i decessi per fame in questi casi sono stati intenzionali, dirigenti comunisti hanno rivolto gli effetti peggiori della fame contro i loro nemici sospetti e la fame fu usata come arma per costringere milioni di persone a conformarsi alle direttive dello stato sovietico[senza fonte]".

Daniel Goldhagen sostiene che in alcuni casi, i morti per fame, non devono essere distinti da massacro di massa: "Ogni volta che i governi non hanno alleviato le condizioni di carestia, i dirigenti politici non hanno deciso di dire no alla morte di massa - in altre parole, hanno detto sì." Egli sostiene che la carestia fu usata o deliberatamente tollerata dai sovietici, dai tedeschi, dai comunisti cinesi, dai britannici in Kenya, dagli Hausa contro gli Ibo in Nigeria, da Khmer rossi, comunisti nordcoreani, Etiopi in Eritrea, Zimbabwe contro le regioni dell'opposizione politica e politici islamisti nel sud del Sudan e del Darfur.

Fenomeni di cannibalismo in Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Eventi di cannibalismo si verificarono in Ucraina durante l'Holodomor. Già all'epoca si parlò di cannibalismo, nel contesto delle testimonianze di Ewald Ammende e Gareth Jones.[37] The Black Deeds of the Kremlin,[38] un corposo libro di testimonianze pubblicato dalle vittime del regime sovietico e della suddetta carestia, dedica un intero capitolo al cannibalismo. Robert Conquest[39] riporta alcune testimonianze di cannibalismo da altre fonti e afferma che la moglie di Stalin, Nadežda Allilueva, si suicidò nel 1932 in seguito a un litigio con il marito, dopo aver parlato con testimoni che le chiesero di segnalare a Stalin le terribili condizioni di vita in Ucraina e che le riferirono episodi di cannibalismo. Di cannibalismo si parla anche nei rapporti coevi dei diplomatici italiani.[40]

Pulizia etnica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Deportazioni sovietiche dall'Estonia.

Il governo sovietico durante il regime di Stalin ha condotto una serie di espulsioni su vasta scala che ha influenzato significativamente la mappa etnica dell'URSS. Deportazioni hanno avuto luogo in condizioni estremamente difficili, spesso in vagoni bestiame, con centinaia di migliaia di deportati morti durante il percorso. Secondo alcuni esperti il numero di morti per le deportazioni in certi casi potrebbe essere di un morto ogni tre deportati[senza fonte]. Per quanto riguarda la sorte dei tatari di Crimea, Amir Weiner della Stanford University scrive che tale politica potrebbe essere classificata come " pulizia etnica ". Nel libro Secolo del genocidio, Lyman Legters scrive "Non si può propriamente parlare di un genocidio completato, ma solo di un processo che è stato genocida nella sua potenzialità."

Durante la guerra l'Estonia e gli altri Paesi baltici furono vittime di pesanti deportazioni e di altri atti di violenza e terrore comunista, perpetrati ai danni della popolazione locale estone e dei Paesi baltici in generale, con lo scopo finale di decimarla e trasferirla forzatamente nei gulag in URSS, condannandola poi a morte o ai lavori forzati. Queste avvennero principalmente tra il 1940 ed il 1953, nell'epoca di Stalin e durante l'occupazione sovietica delle repubbliche baltiche e nella fase di collettivizzazione delle proprietà rurali strappate agli Estoni. In questo modo i Sovietici si assicurarono il potere, il controllo economico e l'egemonia sugli stati baltici.[41]

Repubblica popolare di Cina[42][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Maoismo, Laogai e Cina § Problemi socio-politici, diritti umani e riforme.

Il Partito comunista cinese prese il potere in Cina nel 1949, quando la rivoluzione comunista cinese concluse una lunga e sanguinosa guerra civile tra comunisti e nazionalisti. Vi è un consenso generale tra gli storici che quando Mao Zedong prese il potere, le sue politiche delle epurazioni causarono direttamente o indirettamente la morte di decine di milioni di persone. Sulla base dell'esperienza dei Soviet, Mao considerava la violenza necessaria per realizzare una società ideale derivata dal marxismo e programmò la violenza eseguita su grande scala.[43]

La riforma agraria e la soppressione di controrivoluzionari[modifica | modifica wikitesto]

Il primo sterminio in grande scala sotto Mao ha avuto luogo durante la riforma agraria e la campagna controrivoluzionaria. Nel materiale di studio ufficiale pubblicato nel 1948, Mao prevedeva che "un decimo dei contadini" (o circa 50 milioni) "avrebbe dovuto essere distrutto" per facilitare la riforma agraria. Il numero effettivo di vittime durante la riforma agraria si ritiene sia stato inferiore, ma si calcola almeno un milione.[44][45]

La soppressione dei controrivoluzionari fu mirata soprattutto contro ex esponenti del Kuomintang e funzionari o intellettuali sospettati di slealtà. Almeno 712.000 persone sono state giustiziate, 1.290.000 furono imprigionati in campi di lavoro e 1,2 milioni sono stati "sottoposti a controlli in vari momenti."[46]

Il Grande Balzo in Avanti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grande balzo in avanti e Grande carestia cinese.

Benjamin Valentino ha sostenuto che il Grande balzo in avanti è stata una delle cause della Grande Carestia cinese e che gli effetti peggiori della carestia sono stati guidati contro regimi nemici. Quelli etichettati come "elementi neri" (capi religiosi, anticomunisti, contadini ricchi, ecc) in tutte le campagne precedenti sono morti nella maggioranza, in quanto è stata data la quantità più bassa nella distribuzione del cibo.[47] In La grande carestia di Mao, lo storico Frank Dikötter scrive che "la coercizione, il terrore e la violenza sistematica sono stati il fondamento stesso del Grande Balzo in avanti e hanno causato uno degli stermini più letale della storia umana." Le sue ricerche in archivi provinciali e locali cinesi indicano il numero di morti in almeno 45 milioni e che " nella maggior parte dei casi, il partito sapeva benissimo che il proprio popolo stava morendo di fame."[48] In un incontro segreto a Shanghai nel 1959, Mao organizzò la campagna per procurarsi un terzo di tutti i cereali, sostenendo che quando non c'è abbastanza da mangiare le persone muoiono di fame; è meglio lasciare che la metà delle persone muoia in modo che l'altra metà può mangiare a sazietà." Dikötter stima che almeno 2,5 milioni di persone sono state sommariamente uccise o torturate a morte in questo periodo.

La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Grande rivoluzione culturale e Guardie Rosse (Rivoluzione Culturale).
Processo "rivoluzionario" contro il Panchen Lama tibetano Lobsang Trinley Lhündrub Chökyi Gyaltsen, costretto a fare "autocritica" pubblica durante la rivoluzione culturale.

I sinologi Roderick Macfarquhar e Michael Schoenhals stimano che tra 750.000 e 1,5 milioni[49] di persone sono state uccise nelle violenze della Rivoluzione Culturale, solo nella Cina rurale. Mao diede carta bianca alle Guardie Rosse (Rivoluzione Culturale) che fecero abusi e uccisero i supposti nemici della rivoluzione. Per esempio, nell'agosto del 1966 oltre 100 insegnanti furono assassinati dai loro studenti solo nella parte occidentale di Pechino.[50]

Ci furono distruzioni di monumenti, documenti e manufatti, templi buddhisti, taoisti e confuciani, e tombe antiche.

Cannibalismo in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Inoltre, caso unico nel mondo moderno fino ad allora, ci furono diversi episodi di "cannibalismo rituale" organizzati pubblicamente dalla autorità comuniste locali o dalla Guardie Rosse.[51] Già durante la carestia del 1959, la cui causa principale furono gli errori di pianificazione del Grande balzo in avanti, si verificarono numerosi casi riportati sia nei documenti ufficiali[52] che da diversi testimoni,[53] fra i quali quelli citati da Jung Chang nel bestseller Cigni selvatici (pag. 297), quelli intervistati da Jasper Becker[54] e lo scrittore cinese Acheng, che ha scritto il racconto "Fumo"[55] ispirandosi ad un'esperienza reale vissuta da lui stesso.[56] Negli anni della Rivoluzione Culturale divenne vero e proprio cannibalismo rituale: secondo una tradizione orientale, il fegato, la bile o il cervello, estratti dal nemico ancora in vita, trasferivano il suo coraggio e la sua forza a chi li mangiava. Tali episodi sono descritti da Nicholas D. Kristof e Sheryl WuDunn[57] e da Zheng Yi,[58] oggi professore universitario in USA, che ha intervistato due cannibali e raccolto prove documentarie. Secondo i tre autori suddetti,[59] i cannibali mangiavano le loro vittime per scopi ideologici e per "provare la loro coscienza di classe".

Genocidio in Tibet[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Accordo dei 17 punti e Storia_del_Tibet § Nella_Repubblica_Popolare_Cinese.

Secondo "Il libro nero del comunismo", i comunisti cinesi effettuarono un genocidio etnico-culturale contro i tibetani. Jean-Louis Margolin afferma che lo sterminio era proporzionalmente più grande in Tibet rispetto alla Cina e che "si può legittimamente parlare di genocidio a causa dell'enorme numero di persone coinvolte."[60] Secondo il Dalai Lama e l'amministrazione centrale tibetana "i tibetani non sono stati solo fucilati, ma anche sono stati picchiati a morte, crocifissi, bruciati vivi, annegati, mutilati, affamati, strangolati, impiccati, bolliti vivi, sepolti vivi, squartati e decapitati."[60] Adam Jones, uno studioso canadese specializzato in genocidi, rileva che dopo la rivolta tibetana nel 1959, i cinesi autorizzarono la lotta contro i supposti reazionari, durante la quale "i quadri comunisti ... denunciarono, torturarono e giustiziarono molti nemici del popolo". Questa "lotta" causò 92.000 morti su una popolazione di circa 6 milioni. Questi morti, sottolinea Jones, possono essere visti non solo come un genocidio, ma anche come eliticidio: "le persone prese a bersaglio rappresentavano la migliore categoria sociale e dirigente tibetana."[61]

Repressione della Primavera di Pechino[modifica | modifica wikitesto]

Il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen
(foto di Jeff Widener, Associated Press)
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Protesta di piazza Tienanmen.

La protesta di piazza Tienanmen[62] fu una serie di dimostrazioni di massa guidate da studenti, intellettuali e operai nella Repubblica Popolare Cinese, svoltesi all'interno della piazza Tienanmen di Pechino, occupata dai dimostranti dal 15 aprile al 4 giugno 1989. Simbolo della rivolta è considerato il Rivoltoso Sconosciuto, uno studente che da solo e completamente disarmato si parò davanti a una colonna di carri armati per fermarli: le fotografie che lo ritraggono sono diventate celebri nel mondo intero e sono per molti un simbolo di lotta contro la tirannia. In Occidente l'avvenimento è conosciuto anche con il nome di Primavera democratica cinese.

Uso massiccio della pena capitale e persecuzioni di dissidenti dopo il 1989[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pena di morte in Cina, Falun Gong e Prelievo forzato di organi da praticanti del Falun Gong in Cina.

In Cina vi è ampio uso della pena di morte per molti reati, anche non violenti, spesso per reati politici; anche dopo l'apertura al capitalismo, il Partito comunista cinese resta saldamente al governo. In passato si è parlato di 15.000 esecuzioni all'anno (dal 1998 al 2001).

Jugoslavia e confine italiano[63][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Massacri delle foibe, Esodo giuliano-dalmata ed Eccidio di Porzûs.

Il libro nero del comunismo europeo, seguito del Libro nero del comunismo dedica alcune pagine alla questione del confine italo-jugoslavo e al regime titoista. Le stime di genocidio/democidio perpetrato dall'autocrate Josip Broz Tito si spingono oltre 1.072.000 morti per colpa diretta o indiretta tra il 1944 ed il 1987, secondo lo studioso Rudolph Joseph Rummel.[64] Cifre inferiori sono attribuite al dittatore serbo Slobodan Milosevic. Tito si macchiò di gravi crimini di guerra soprattutto durante la guerra civile jugoslava degli anni 1942-45, a danno di chi combatteva contro i partigiani comunisti, nonché di crimini contro l'umanità dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tito e Milosevic sono pure ritenuti responsabili di multiple pulizie etniche.[65]

Recupero di resti umani dalla foiba di Vines, località Faraguni, presso Albona d'Istria negli ultimi mesi del 1943

Il regime di Tito è ritenuto responsabile di crimini contro l'umanità come:

  • massacro di Bleiburg e le stragi sommarie di circa 12.000 ex miliziani anticomunisti sloveni (domobranci) nel giugno 1945;
  • Fossa comune di Tezno, teatro di un massacro avvenuto poco dopo la fine della seconda guerra mondiale;
  • le persecuzioni anti-italiane e i massacri delle foibe (circa 11.000 morti) definiti dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano (ex dirigente del Partito Comunista Italiano) come pulizia etnica[66] nelle regioni a ridosso del confine italo-jugoslavo che causarono la tragedia dell'esodo giuliano dalmata. Questi ultimi massacri si verificarono poco dopo la fine della guerra e si cercarono di spiegare come vendetta dei partigiani contro i fascisti, ma nella realtà furono attuate contro tutti coloro che rappresentavano o potevano rappresentare, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, lo Stato italiano in quelle terre (Istria e Trieste) che il nuovo regime comunista jugoslavo rivendicava apertamente. A conferma di un'autentica campagna d'intimidazione contro gli italiani, vi sono anche le affermazioni di Milovan Gilas, vice capo del governo e segretario della Lega dei Comunisti di Jugoslavia che, in un'intervista concessa a Panorama il 21 luglio 1991, ammetteva senza giri di parole: "Ricordo che io e Kardelj (dirigente del partito comunista sloveno, ndr) andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto. »";
  • pulizia etnica contro cittadini di etnìa tedesca;[67]
  • massacro di Bačka ossia pulizia etnica contro cittadini di etnia ungherese e tedesca nonché pulizia politica contro serbi anticomunisti;
  • massacri di Kočevski rog ordinati per rappresaglia contro miliziani anticomunisti sloveni in maggioranza nonché croati e serbi;
  • i soprusi e le uccisioni perpetrati tra il 1945 e 1955 in vari campi di concentramento (quali Teharje in Slovenia e Isola Calva in Croazia) contro oppositori politici.
  • repressione, crimini e uccisioni contro sacerdoti e membri della Chiesa ortodossa serba e delle altre comunità cristiane nel periodo 1941-1948[68].
  • Massacro di Siroki Brijeg.
  • repressione dei dissidenti politici

Il postcomunismo di Milosevic[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre jugoslave, Assedio di Sarajevo e Strage di Srebrenica.

Europa occidentale[69][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Triangolo della morte (Emilia), Terrorismo rosso e Biennio rosso in Europa.

Ci furono scontri armati, tentate rivoluzioni e insurrezioni comprendenti anche fazioni comuniste a partire del 1918 in poi, intervallate dai regimi fascisti e dalla guerra. Fra il 1945 e il 1946, tra 1000 e 4500 persone furono uccise per motivi politici in Italia a guerra finita, per mano di partigiani marxisti e militanti di formazioni di matrice comunista, specie nella zona di Modena.[70] Il terrorismo di matrice marxista-leninista ha causato altresì molte centinaia di vittime specialmente in Italia e Germania, soprattutto durante gli anni di piombo, ma anche in Francia e in altre nazioni europee e del Mediterraneo. Uno dei fondatori delle Brigate Rosse (poi pentito), Alberto Franceschini, ha affermato che il suo gruppo, se fosse giunto al potere, sarebbe stato "peggio di Pol Pot".[71]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile spagnola, Martiri della guerra civile spagnola e Giornate di maggio.

Albania[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Enver Hoxha.

Cambogia[72][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Kampuchea Democratica e Genocidio cambogiano.

Helen Fein, una studiosa di genocidi, rileva che, sebbene i dirigenti cambogiani avessero dichiarato l'adesione a una versione esotica e agraria della dottrina comunista, l'ideologia xenofoba del regime dei Khmer Rossi di Pol Pot assomiglia più a un fenomeno di socialismo nazionale o fascismo. Daniel Goldhagen spiega che i Khmer Rossi erano xenofobi perché credevano che il popolo Khmer era "quella gente autentica capace di costruire il comunismo vero." Il sociologo Martin Shaw ha descritto il genocidio cambogiano come "il più puro genocidio della guerra fredda".[73]

Mensole riempite di crani umani, dissotterrati dai dintorni della prigione di Tuol Sleng.

I Killing fields sono una serie di siti in Cambogia dove molte persone sono state uccise e sepolte dal regime dei Khmer Rossi, durante il loro governo del paese dal 1975 al 1979, subito dopo la fine della guerra del Vietnam. Almeno 200.000 persone sono state giustiziate dai Khmer Rossi, ma le stime del numero totale di decessi dovuti a politiche dei Khmer Rossi, comprese le malattie e la fame, sono 1,4-2,2 milioni su una popolazione di circa 7 milioni.[74]

La Kampuchea Democratica (nome della Cambogia sotto i Khmer Rossi) ha avuto gravi disagi a causa degli effetti della guerra che ha bloccato l'attività economica. Secondo Michael Vickery, in Cambogia su una popolazione di circa 7 milioni sono morte 740.800 persone per malattie, superlavoro e repressione politica. Altre stime suggeriscono circa 1,7 milioni e il genocidio cambogiano è descritto dalla Yale University Program come "una delle peggiori tragedie umane del secolo scorso."[75]

Craig Etcheson ricercatore del "Centro di documentazione della Cambogia" suggerisce che il numero delle vittime è compreso tra 2 e 2,5 milioni con una cifra "più probabile" di 2,2 milioni. Dopo 5 anni di ricerca in circa 20.000 luoghi di sepoltura, egli conclude che "queste fosse comuni contengono i resti di 1.112.829 vittime di esecuzione."[76]

In seguito al rovesciamento del regime dei Khmer Rossi, il successivo governo di coalizione, che comprendeva ex Khmer Rossi, ha ricevuto aiuto e assistenza da parte del governo degli Stati Uniti.

Steven Rosefielde sostiene che quello della Kampuchea democratica è stato il più micidiale di tutti i regimi comunisti, soprattutto perché "mancava un nucleo produttivo vitale" e "non si riuscì a porre alcun freno allo sterminio."

Nel 1997 il governo cambogiano ha chiesto alle Nazioni Unite l'assistenza per organizzare un tribunale del genocidio. I giudici istruttori si sono presentati con i nomi di cinque possibili sospetti alla procura il 18 luglio 2007. Il 19 settembre 2007 Nuon Chea, secondo in comando dei Khmer rossi e il suo più anziano sottoposto superstite sono stati accusati di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, ma non di genocidio. Gli imputati dovettero affrontare giudici cambogiani e stranieri al tribunale speciale del genocidio.[77]

Diverse testimonianze[78] anche autorevoli[79] riferiscono di episodi di cannibalismo, soprattutto di tipo rituale, avvenuti durante il regime dei Khmer rossi.

Alcuni, come John Pilger, giornalista australiano testimone diretto, affermano il diretto coinvolgimento statunitense e britannico nell'ascesa, sostegno, finanziamento e addestramento ai Khmer rossi in funzione anti-sovietica e anti-vietnamita[80], nonché affermano che circa la metà (700.000) dei morti furono causati dalla guerra col Vietnam e dai bombardamenti a tappeto effettuati dagli Stati Uniti sul confine Vietnam-Cambogia.

Europa orientale soggetta all'URSS[81][modifica | modifica wikitesto]

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Da 50.000 a 100.000 persone sono morte in Bulgaria a partire dal 1944 come conseguenza della collettivizzazione agricola e della repressione politica.[82]

Germania Est[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Muro di Berlino, STASI e Moti operai del 1953 nella Germania Est.
Il Muro e la Striscia della Morte, in parte originali, in parte ricostruiti, di fronte al Centro di Documentazione nella Bernauerstraße

Da 80.000 a 100.000 persone sono rimaste vittime del regime in Germania Orientale dal 1945, per la repressione politica da parte dell'Unione Sovietica (zona di occupazione sovietica) e dello stesso governo tedesco-orientale (Repubblica Democratica Tedesca).[82]

Polonia comunista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Polonia (1945-1989), Rivolta di Poznań e Legge marziale in Polonia.

Romania[modifica | modifica wikitesto]

Da 60.000 a 300.000 persone sono essere state uccise in Romania a partire dal 1945 come parte di collettivizzazione agricola e della repressione politica.[82]

Il dittatore Nicolae Ceausescu venne fucilato con sua moglie Elena anche per questo nel 1989, con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità, al termine di un processo farsa di 15 minuti.

Cecoslovacchia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di stato cecoslovacco del 1948, Primavera di Praga, Jan Palach e Charta 77.

Dopo il colpo di stato cecoslovacco del 1948, organizzato dai comunisti locali sostenuti dall'URSS (che non accettava la collocazione del governo di Praga, già occupata in guerra dall'Armata Rossa, nel blocco occidentale), vi furono massacri e numerosi processi farsa politici conclusesi con condanne a morte, come contro la giurista antinazista e dissidente comunista Milada Horakova. Nel 1968 i carri armati sovietici repressero la Primavera di Praga e deposero il governo moderato di Alexander Dubcek, privato di ogni carica.

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione ungherese del 1956.
Cerimonia al memoriale Gloria Victis, sul monumento visibile si legge, in inglese, la risoluzione 1481 del Consiglio d'Europa «sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi del totalitarismo comunista».

Durante e dopo la rivolta filodemocratica e antisovietica del 1956, la rappresaglia dell'URSS fu feroce e immediata: le stime sullo sterminio variano da 40.000 a 60.000, di cui più di 2700 nell'immediato. Il premier Imre Nagy venne deposto e giustiziato.

Repubblica democratica popolare di Corea[83][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Juche e Diritti umani in Corea del Nord.

Nelle sue statistiche di democidio, Rudolph Rummel stima che da 710.000 a oltre 3.500.000 persone sono state assassinate nella Repubblica Democratica di Corea dal 1948, anno dell'ascesa di Kim Il-sung, al 1987.[84]Steven Rosefielde sottolineò nel 2009 che l'Olocausto Rosso "persiste ancora in Corea del Nord" e Kim Jong-il (figlio del primo Kim) si rifiutava "di abbandonare l'uccisione di massa." La situazione non è migliorata nemmeno sotto il giovane figlio ed erede Kim Jong-un.

In Corea del nord, secondo numerosi rapporti, non esiste libertà di espressione e i diritti umani non vengono rispettati, uso massiccio della tortura, totalitarismo, vi sono esecuzioni di massa, atti di genocidio e uccisioni di disabili e figli di dissidenti come punizione collettiva e famigliare. Sono descritti casi di cannibalismo e di vendita di carne umana, nelle prigioni e nel periodo di carestia della seconda metà degli anni novanta.[85]

Vi sono numerosi gulag, chiamati kwalisso. Il termine Kwalisso, anche traslitterato Kwan-li-so, significa letteralmente "luogo di custodia". Riferendosi alla realtà nordcoreana il termine viene tradotto però come colonia penale lavorativa o come campo di concentramento.

I kwalisso sono campi d'internamento per gli accusati di reati politici e considerati irrecuperabili e sono gestiti dal Ministero della Sicurezza dello Stato. Pratica comune è la "colpa per associazione" per la quale i parenti (genitori, figli, coniugi, fratelli e talvolta anche nonni o nipoti) di un prigioniero vengono anch'essi arrestati, pur senza aver commesso alcuna violazione della legge.[86] La detenzione nei campi è nella maggioranza dei casi a vita.[87]

I campi si trovano nella parte centrale o nordorientale del paese, in valli montane completamente isolate dal mondo circostante. Il numero totale di prigionieri di questi campi è stimato tra i 150.000 e i 200.000.[86][88] Il campo di Yodok e quello di Bukchang sono divisi in due sezioni: una "zona a controllo totale", con prigionieri condannati a vita, e un'altra più simile a un campo di rieducazione, in cui i prigionieri hanno la speranza di un rilascio (in realtà, molto raro).

In molti campi di concentramento vige la regola della "punizione per tre generazioni": chi viene internato nel campo avrà con sé i familiari, i suoi figli ed i suoi nipoti dovranno scontare una pena a vita, senza la possibilità di lasciare la struttura.[89]

Le condizioni di vita all'interno dei Kwalisso sono pessime: i detenuti sono costretti a ritmi lavorativi pressoché schiavistici, le razioni sono molto scarse sicché circa il 40% dei prigionieri muore per malnutrizione.[90] Altre comuni cause di morte sono gli incidenti sul lavoro, il congelamento o maltrattamenti da parte delle guardie. Le pene all'interno dei campi sono molto severe: prigionieri che non raggiungono le quote di produzione previste o che disobbediscono agli ordini sono frustati o torturati[91] mentre furti di cibo o tentate fughe sono punite con la morte.

Inizialmente i campi di questo tipo erano dodici, ma alcuni sono stati chiusi o fusi (ad esempio il Campo di concentramento di Onsong venne chiuso nel 1987 dopo una rivolta fallita che portò alla morte di circa 5000 prigionieri.[92]) A oggi i Kwalisso noti sono sei: la loro esistenza è testimoniata sia da prigionieri evasi, sia da immagini satellitari.

Repubblica Democratica del Vietnam[93][modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni cinquanta, il governo comunista nel Vietnam del Nord ha avviato una riforma agraria, che, secondo Steven Rosefielde, era "volta a sterminare i nemici di classe." Le vittime furono scelte in modo arbitrario. La tortura fu usata su larga scala, tanto che nel 1954 Ho Chi Minh si preoccupò e la vietò esplicitamente. Si stima che da 50.000 a 172.000 persone perirono nelle campagne a causa della persecuzione sui supposti contadini ricchi e proprietari terrieri.[94] Rosefielde considera stime molto più elevate che vanno da 200.000 a 900.000 e comprendono esecuzioni sommarie di membri del Partito popolare nazionale.[95]

Repubblica democratica popolare di Etiopia[96][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Menghistu Hailè Mariàm.

Amnesty International stima che un totale di mezzo milione di persone sono state uccise durante il Terrore Rosso del 1977 e 1978.[97] La milizia comunista usò metodi terroristici: le persone erano ammassati in chiese che poi venivano date alle fiamme e le donne furono sottoposte allo stupro sistematico da parte dei soldati.[98] L'organizzazione Save the Children ha riferito che le vittime del terrore rosso furono pure bambini, stimati da 1.000 in su, per lo più di età compresa tra gli undici e tredici anni, i cui cadaveri furono lasciati nelle strade di Addis Abeba.[97] Mengistu stesso è sospettato di aver ucciso alcuni avversari politici a mani nude.[99]

Repubblica Democratica d'Afghanistan[100][modifica | modifica wikitesto]

Anche se è spesso considerata come un esempio di genocidio comunista, la Repubblica Democratica dell'Afghanistan rappresenta un caso limite, secondo Frank Wayman e Atsushi Tago. Prima della invasione sovietica, il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan assassinò tra 10.000 e 27.000 persone, per lo più nella prigione Pul-e-Charkhi. Dopo l'invasione del 1979, i sovietici imposero il governo fantoccio di Babrak Karmal, ma mai fu chiaramente stabilizzato come un regime comunista ed era in uno stato costante di guerra.[101] [102]

Nel 1987, circa l'80% del territorio del Paese fu permanentemente controllato né dal governo filo-comunista, che sosteneva le truppe sovietiche, né da parte dell'opposizione armata. Per far pendere la bilancia, l'Unione Sovietica usò una tattica che fu una combinazione politica di "terra bruciata" e "genocidio migratorio": sistematicamente bruciando i raccolti e distruggendo villaggi nelle province ribelli, così come bombardando per rappresaglia interi villaggi sospettati di ospitare o sostenere la resistenza, i sovietici cercarono di costringere la popolazione locale a passare nel territorio da loro controllato, privando così l'opposizione armata di un supposto sostegno. Con il tempo i sovietici si ritirarono nel 1988, da 1 a 1,5 milioni di persone erano state uccise, per lo più civili afghani;|asserzione senza fonte e ancora dati senza riscontri. Italiano dalla sintassi zoppicante (uso fuori luogo e scorretto dei né) che preclude la comprensione del testo}} un terzo della popolazione dell'Afghanistan era stato spostato. Hassan Kakar ha sostenuto che "gli afghani sono tra le ultime vittime del genocidio di una superpotenza."[103] Fosse comuni dei condannati a morte, risalenti all'epoca sovietica, sono state scoperte.

Guinea Equatoriale[104][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Francisco Macías Nguema.

Cuba[105][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti umani a Cuba e Unità militari di aiuto alla produzione.

A Cuba non ci sono prove che portano a credere che siano stati compiuti eccidi di massa paragnobili in proporzione a quelli di URSS e Cina, poiché le persone condannate a morte dopo la Rivoluzione cubana del 1959 erano sostanzialmente criminali di guerra o membri attivi del passato regime di Fulgencio Batista. Tuttavia anche molti dissidenti semplici furono internati, esiliati o uccisi perché si opponevano all'adozione del marxismo-leninismo e all'entrata nel blocco sovietico, decisi da Fidel Castro e Che Guevara dal 1960 in poi, e la situazione dei diritti umani resta ancora critica e contestata, non essendoci libertà politica e di espressione.

Guevara ideò un sistema simile ai gulag. Il primo modello di lager tropicale fu il campo di Guanahacabibes, destinato a “rieducare” le persone refrattarie alla rivoluzione.

« A Guanahacabibes inviamo coloro che non devono stare in prigione, coloro che hanno commesso reati contro la morale rivoluzionaria, sia gravi che lievi.[106] »

affermava Che Guevara in una riunione del Ministero dell’Industria nel 1962.

Numerose persone furono arrestate e deportate nelle UMAP a causa della loro omosessualità, poiché nell'ideologia castrista i maricones (cioè i "finocchi" o "froci") erano considerati espressione dei valori decadenti della società borghese[107].

In seguito l'azione si estese su altri gruppi di persone, come credenti di diverse confessioni, tra cui cattolici, testimoni di Geova, evangelisti, battisti, avventisti e praticanti dei culti sincretici esistenti in Cuba[108] e individui classificati come parassiti o "elementi anti-sociali" come prostitute, barboni, drogati, "seguaci" del Rock & Roll[108] e tutti coloro che venivano considerati socialmente inutili;

Vi furono rinchiusi anche dissidenti, controrivoluzionari, cittadini non “entusiasti” della rivoluzione socialista, soggetti che non si piegavano alle regole del lavoro, individui che esprimevano le loro opinioni sul governo o in generale nemici della società. Nel 1965 si contavano già 45.000 prigionieri.[109][110]

Emblematicamente, all'ingresso del campo di prigionia cubano a Cayo Diego Perez campeggiava la scritta "El trabajo los harà hombres" (cioè "Il lavoro li renderà uomini"), che ricordava il famoso detto "Il lavoro rende liberi" dei lager nazisti.[108][111]

Secondo alcune fonti la persecuzione castrista degli omosessuali iniziò in realtà due anni prima della creazione delle UMAP, ovvero nel 1963, con una campagna governativa chiamata "Operazione P" (per Prostitute, Protettori e Pederasti).[108] In questa campagna vennero individuati molti omosessuali, dopodiché vennero arrestati e gettati in carcere dove erano costretti ad indossare un uniforme che sfoggiava una P. All'inizio e verso metà degli anni sessanta denunciare un omosessuale alla polizia con il metodo dell'Outing diventò una pratica comune per coloro che cercavano favori speciali o tentavano di ingraziarsi le autorità.[108]

Gli arrestati venivano inizialmente trasferiti in campi di concentramento nella provincia di Camagüey, per essere poi destinati al lavoro agricolo forzato (soprattutto alla raccolta di bambù) in diverse aree del paese[112]. Le strutture in cui venivano alloggiati erano baracche malsane all'interno di accampamenti recintati da filo spinato e sorvegliati dalle Forze Armate Rivoluzionarie (Fuerzas Armadas Revolucionarias - FAR)[112]. Sono state anche denunciate pratiche lesive dei diritti umani (specialmente rivolte nei confronti degli omosessuali) come l'uso di diverse forme di tortura fisica e psicologica (tra cui elettroshock, stimolazione delle fobie dei detenuti, scarpe di piombo, finte esecuzioni, somministrazione forzata di prodotti chimici e droghe come il pentothal)[110], e condizioni di sovraffollamento nelle celle (alcune fonti parlano di una media di 45 prigionieri in celle di 30 metri quadrati).[110]

Sono stati pubblicati elenchi di nomi dei militari che dirigevano i campi.[113]

Alcuni internati si auto-mutilarono in modo che potessero essere portati via dal campo.[114]

America Latina e altro[115][modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terrorismo rosso e Sendero Luminoso.

L'America latina è stata a lungo teatro di scontro tra regimi di estrema destra (Operazione Condor) e movimenti marxisti-leninisti, causando centinaia di migliaia di morti da entrambe le parti.

L'organizzazione terroristica peruviana Sendero Luminoso si è resa responsabile, come le FARC della Colombia e altri movimenti locali come il MIR (attivo in Cile durante il governo socialista di Salvador Allende), di numerosi crimini durante la sua attività, come sequestri di persona, massacri, attentati, armi, rapine e anche traffico di droga (FARC) e schiavismo (Sendero). A fine luglio 2015, l'esercito peruviano condusse un'operazione contro un nucleo di Sendero luminoso in una zona situata alla confluenza dei fiumi Apurimac, Ene e Mantaro, zona governata illegalmente dai senderisti. L'operazione permise la liberazione di 39 persone ostaggio del gruppo maoista, alcune di queste erano state rapite 30 anni prima e costrette a lavorare come schiavi nei campi posti in zone montagnose; tra le persone liberate figuravano anche dei bambini nati dagli abusi su alcune donne sequestrate.[116] Sendero Luminoso è responsabile di circa 31.331 morti, una cifra pari a quella della feroce dittatura anticomunista argentina di Videla (1976-1981) e circa dieci volte le vittime della dittatura militare di Pinochet in Cile (1973-1990), ma il doppio sono morti nell'intero conflitto peruviano fra senderisti e governo, tra il 1980 e il 2000.[117] Il conflitto FARC-Colombia ha avuto termine dopo decenni solo nel 2016, quando i delegati delle rispettive parti hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco.

Il terrorista venezuelano internazionale Ilich Ramírez Sánchez detto Carlos, in un'intervista al quotidiano El Nacional, ha invece ammesso di essere stato all'origine di un centinaio di attacchi e attentati in tutto il mondo, che hanno provocato la morte di un numero compreso tra le 1.500 e le 2.000 persone, ma ha riconosciuto «appena 200 vittime civili», come «errori minori».[118]

Fonti e validità storica dei dati[modifica | modifica wikitesto]

Il Libro nero porta a sostegno delle proprie tesi numerosi riferimenti bibliografici. Inoltre, i dati riportati dal libro sono coerenti con quelli di molte altre pubblicazioni. Per quanto riguarda il numero delle vittime degli episodi trattati nel testo, alcune fonti contengono cifre superiori, altre cifre inferiori ma dello stesso ordine di grandezza. Di seguito sono elencate alcune fonti che confermano parzialmente o totalmente i dati del Libro nero (per quanto concerne le cifre, i tipi di crimini o i fatti più controversi come il cannibalismo), ordinate per data della prima edizione originale (spesso in inglese) e in grassetto se citate esplicitamente nel testo del libro.

Le cifre possono essere confrontate con quelle fornite da Rudolph Joseph Rummel attraverso i suoi libri e il suo sito internet e con gli studi fatti in collaborazione con i ricercatori dell'University of Hawaii Political Science Department[119]

Fortuna del titolo e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il libro ha avuto un forte impatto editoriale dal punto di vista dell'immagine. Di seguito sono stati pubblicati altri "libri neri" che ne riprendono formato, grafica e titolo, come ad esempio Il libro nero del comunismo europeo (ISBN 88-04-51795-6), sempre di Courtois[120] Il libro nero del capitalismo (ISBN 88-438-0224-0), già citato, Il libro nero del cristianesimo (ISBN 88-87554-09-9), Il libro nero dell'Italia di Berlusconi (ISBN 88-541-0508-2), Il libro nero di Cuba (ISBN 88-8335-610-1), Il libro nero della Cina (ISBN 88-8335-556-3), Il libro nero della guerra in Iraq (ISBN 88-541-0504-X), Il libro nero degli Stati Uniti (ISBN 88-8112-454-8). Un altro titolo che con un titolo simile (ma che tratta lo stesso argomento) è Il libro rosso dei martiri cinesi, di G. Fazzini, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2007(ISBN 978-88-215-5811-5). Dirompente anch'esso, e simile anche nella mole oltre che nel titolo, è stato Il libro nero della psicoanalisi (2006) (ISBN 88-8112-795-4) tradotto dall'originale francese; a questo è stato risposto da alcuni con L'anti-libro nero della psicoanalisi (ISBN 88-7462-103-5).

Un tentativo di risposta di segno opposto, oltre al Libro nero del capitalismo è stato Il libro rosso del socialismo (ISBN 88-8022-040-3), pubblicato in Italia nel 1998, che tuttavia ha ottenuto molta meno attenzione del Libro nero del comunismo. Altri libri di risposta al Libro nero del comunismo sono Il secolo dei comunismi (ISBN 88-515-2188-3) e Sul libro nero del comunismo (ISBN 88-7285-158-0). Va menzionato inoltre, fra le repliche più interessanti, il saggio del celebre intellettuale marxista Domenico Losurdo, Il peccato originale del Novecento, Laterza, Roma-Bari, 1998. Losurdo ha pubblicato anche Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.

Soprattutto in Francia, ma anche in Italia, il libro non ha mancato di essere impugnato nella contesa fra le forze politiche; in genere, le destre hanno salutato la sua pubblicazione con favore, mentre le sinistre hanno criticato il progetto editoriale e culturale dell'opera, vista come un attacco all'eurocomunismo o alla sinistra in generale, pretestuosamente associata all'azione dei regimi totalitari di matrice comunista.

Nella maggior parte dei casi, l'enfasi del libro è più sulla completezza dei dati che sulla loro analisi nel contesto; fra le sezioni a cui viene accreditato un maggior valore di ricerca storica si deve citare quella sull'Unione Sovietica, scritta da Nicolas Werth.

Elemento che non ha mancato di suscitare ampie polemiche è il paragone che Courtois propone fra nazismo e comunismo, apparentemente sostenendo che il nazismo sarebbe "meno grave" del comunismo in quanto ha causato "meno vittime".[senza fonte]. L'autore risponde che «il paragone tiene conto delle strutture di potere che si rivelano identiche nel totalitarismo tipico del XX secolo». Due degli undici autori del libro, Nicolas Werth e Jean-Louis Margolin, si sono dissociati da una parte dell'introduzione del curatore, pur continuando a sostenere il resto del libro.[121].

Una delle critiche principali riguarda l'aspetto fondamentale del conteggio delle vittime, o l'idea stessa di poter fare storiografia "contando i cadaveri".[senza fonte] Secondo J. Arch Getty, 30 milioni di vittime conteggiate da Courtois sarebbero dovute alla carestia cinese del 1959 che, per quanto causata dalla politica del regime, non sarebbe ragionevole paragonare alle vittime dei campi di concentramento nazisti[122]. Inoltre una parte dei decessi che il libro attribuisce al comunismo riguarda episodi di guerra (seconda guerra mondiale), così come una parte dei 25 milioni attribuiti ad Hitler. Noam Chomsky ha osservato che, se si applicasse il metodo di Courtois alla storia dell'India dal 1765 al 1947, attribuendo l'alta mortalità alla mancanza di adeguate scelte politiche, si dovrebbe concludere che anche la democrazia in India sarebbe stata responsabile di cento milioni di morti[123].

Per contro, Norberto Bobbio ritiene che «il tentativo di spiegare storicamente il terrore comunista mostra se non altro che, nonostante tutte le critiche mosse al libro dai più zelanti custodi dell'ortodossia, si tratta pur sempre di un libro di storia, se pure con una chiara finalità politica.»[124]

Altre critiche al Libro nero riguardano non solo l'introduzione, ma l'impostazione generale dell'opera. In particolare, il libro viene accusato di essere motivato da fini propagandistici e non storiografici.[125] Mentre l'articolo di Werth attinge a fonti primarie precedentemente inaccessibili, gli altri capitoli del Libro nero sembrerebbero di spessore scientifico inferiore, e sarebbero stati inclusi sostanzialmente all'unico scopo di poter fornire al lettore un dato complessivo più impressionante.[126] Inoltre, l'intero libro fa un uso estremamente ampio del termine "comunismo", che secondo alcuni prescinderebbe da qualsiasi distinzione fra l'ideologia comunista e la politica dei governi degli stati comunisti[senza fonte]. L'idea di considerare la storia dell'Unione Sovietica dal 1917 al 1991 come se si trattasse di un periodo politicamente omogeneo ("comunista") rappresenta per alcuni autori una semplificazione che si spiegherebbe solo come tentativo di screditare pretestuosamente il socialismo in generale[127].

Secondo Courtois, però, «il fatto che ci siano state diverse applicazioni del comunismo leninista non cambia affatto la forte identità comune: l'ideologia e la dottrina marxista, il modello di organizzazione bolscevico definito da Lenin sin dal 1902 nella sua opera "Che fare?" e il sostegno incondizionato all'Urss o alla Cina della maggior parte dei partiti comunisti e dei gruppi maoisti».

Nello stesso senso vanno le critiche di chi osserva che il libro tratta la storia di nazioni estremamente diverse fra loro (e in cui il comunismo fu applicato in modi altrettanto vari) da una prospettiva unica e, quindi, in modo semplicistico e fortemente riduttivo.[128] Ancora, il libro è stato criticato da alcuni per la scarsa contestualizzazione dei dati. Altri hanno osservano che, un Libro nero del capitalismo, un Libro nero del nazismo o un Libro nero del fascismo in cui si raccogliessero tutte le vittime di crimini avvenuti correlabili a queste "ideologie" non raggiungerebbe totali meno raccapriccianti di quelli mostrati nel Libro nero del comunismo. In effetti, diversi "Libri neri" furono poi pubblicati per altre ideologie (vedi la sezione Fortuna del titolo).[senza fonte]

Quando il libro uscì in Italia Indro Montanelli, rispondendo a un lettore sul Corriere della Sera, sostenne che non rivelò nulla che già si sapesse (salvo alcuni dati statistici)[129].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Courtois, Introduzione: i crimini del comunismo, in Il libro nero del comunismo
  2. ^ N. Werth, Capitolo I del Libro nero
  3. ^ Stephen G. Wheatcroft, "Victims of Stalinism and the Soviet Secret Police: The Comparability and Reliability of the Archival Data. Not the Last Word", Source: Europe-Asia Studies, Vol. 51, No. 2 (Mar. 1999), pp. 315–345, gives the following numbers: During 1921–53, the number of sentences was (political convictions): sentences, 4,060,306; death penalties, 799,473; camps and prisons, 2,634397; exile, 413,512; other, 215,942. In addition, during 1937–52 there were 14,269,753 non-political sentences, among them 34,228 death penalties, 2,066,637 sentences for 0–1 year, 4,362,973 for 2–5 years, 1,611,293 for 6–10 years, and 286,795 for more than 10 years. Other sentences were non-custodial.
  4. ^ Conquest (2007) Great Terror p. xvi: "Exact numbers may never be known with complete certainty, but the total of deaths caused by the whole range of Soviet regime's terrors can hardly be lower than some fifteen million."
  5. ^ Michael Ellman, Stalin and the Soviet Famine of 1932–33 Revisited Europe-Asia Studies, Routledge. Vol. 59, No. 4, June 2007, 663–693. PDF file
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  9. ^ Piero Melograni in Le bugie della storia, ed. Mondadori, pag. 95
  10. ^ Giuseppe Boffa in Storia dell'Unione Sovietica, 1976
  11. ^ numerosi resoconti provenienti negli archivi sovietici sono stati pubblicati da Orlando Figes in La tragedia di un popolo: la rivoluzione russa 1981-1924, ed. Corbaccio, 1997
  12. ^ lo affermano Daniel Korn, Mark Radice e Charlie Hawes in Cannibali, ed. Mondadori, pag. 92 e 93
  13. ^ Anne Applebaum, Gulag, ed. Mondadori 2006, pag. 416
  14. ^ Questa spiegazione sull'origine del detto è per esempio sostenuta da Piero Melograni in Le bugie della storia, in cui si dedica all'argomento un intero capitolo (Perché si disse che i comunisti mangiano i bambini).
  15. ^ Articolo sul sito web de Il corriere della sera
  16. ^ Vedi per esempio Blood Libel, Host Desecration and other Myths. Nel 1993, una vignetta pubblicata da The Independent che raffigurava Ariel Sharon intento a divorare un bambino causò le proteste del governo israeliano, che vi vide un riferimento al mito secondo cui gli ebrei mangerebbero i bambini dei cristiani ("Grotesque" cartoon award | www.somethingjewish.co.uk)
  17. ^ Ellman, Michael (2002). "Soviet Repression Statistics: Some Comments". Europea-Asia Studies 34 (7): 1151–1172. "The best estimate that can currently be made of the number of repression deaths in 1937–38 is the range 950,000–1.2 million, i.e., about a million. This estimate should be used by historians, teachers, and journalists concerned with twentieth century Russian—and world—history"
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  53. ^ vedi ad esempio, oltre al Libro nero, Figlia del fiume di Hong Ying (ed. Mondadori 1997) pag. 76 e 181, il documentario Mao Tze Tung - L'imperatore rosso prodotto da History Channel
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]