Il libro nero del comunismo

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Il libro nero del comunismo
Titolo originale Le Livre noir du communisme:
Crimes, terreur, répression
Stéphane Courtois 2009.jpg
L'autore e curatore Stéphane Courtois nel 2009
Autore Stéphane Courtois (curatore e autore dell'introduzione, di un capitolo e della conclusione)
1ª ed. originale 1997
1ª ed. italiana 1998
Genere saggio
Sottogenere storico, politico
Lingua originale francese

Il libro nero del comunismo (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1997), a cura dello storico del comunismo Stéphane Courtois, è una raccolta di saggi sugli stati comunisti e sui crimini e abusi compiuti dai regimi di tali stati. I saggi sono scritti da diversi ricercatori del CNRS francese, alcuni già collaboratori di François Furet, autore di un precedente libro sull'argomento:Il passato di un'illusione. Il libro fu originariamente pubblicato nel 1997 dalla Éditions Robert Laffont.

Il libro si propone innanzitutto come raccolta di dati sui crimini compiuti dai regimi comunisti nel mondo. Il libro descrive una storia di repressioni commesse dagli stati comunisti, che includono genocidi, esecuzioni extragiudiziali, deportazioni e carestie. L'enfasi del testo è spesso sul resoconto di tali crimini in termini numerici (in genere ricavati dal lavoro di altri autori) per arrivare a un "totale" stimato di 100 milioni di "vittime del comunismo".

Nelle fonti sono citati gli autori del Libro nero e quelli usati come fonti dagli stessi. Il Libro nero porta a sostegno delle proprie tesi numerosi riferimenti bibliografici. Inoltre, i dati riportati dal libro sono grossomodo coerenti con quelli di molte altre pubblicazioni.

Struttura del volume[modifica | modifica wikitesto]

Monumento centrale (world wall o diga ad arco) del Memoriale Gloria Victis vicino a Budapest in Ungheria, dedicato alla memoria dei circa 100 milioni di vittime del comunismo nel mondo dal 1917 in poi, e alla rivolta ungherese del 1956
  1. I crimini del comunismo - Stéphane Courtois
  2. Uno stato contro il suo popolo
    1. Violenze, repressioni, terrori nell'Unione Sovietica - Nicolas Werth
  3. Rivoluzione mondiale, guerra civile e terrore
    1. Il Comintern in azione - Stéphane Courtois e Jean-Louis Panné
    2. L'ombra dell'N.K.V.D. in Spagna - Stéphane Courtois e Jean-Louis Panné
    3. Comunismo e terrorismo - Rémi Kauffer
  4. L'altra Europa vittima del comunismo
    1. Polonia, la «nazione nemica» - Andrzej Paczkowski
    2. Europa centrale e sudorientale - Karel Bartosek
  5. Comunismi d'Asia: fra «rieducazione» e massacro
    1. Cina: una lunga marcia nella notte - Jean-Louis Margolin
    2. Corea del Nord, Vietnam, Laos: il seme del drago - Jean-Louis Margolin e Pierre Rigoulot
    3. In Cambogia: nel paese del crimine sconcertante - Jean-Louis Margolin
  6. Il terzo mondo
    1. L'America latina alla prova - Pascal Fontaine
    2. Afrocomunismi: Etiopia, Angola, Mozambico - Yves Santamaria
    3. Il comunismo in Afghanistan - Sylvain Boulouque
  7. Perché? - Stéphane Courtois

I crimini del comunismo[modifica | modifica wikitesto]

Questa e l'ultima parte sono scritte direttamente da Stéphane Courtois ed espongono le sue conclusioni, sezione più controversa del libro. Nel Libro nero, Courtois ha contato la seguente enumerazione delle vittime, per un totale di poco inferiore ai novantacinque milioni di morti.[1]

Successivamente Courtois indica le principali fasi della repressione che in Unione Sovietica sono: fucilazione di decine di migliaia di persone imprigionate senza essere state sottoposte a giudizio e massacro di centinaia di migliaia di operai e di contadini insorti fra il 1918 e il 1922; deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920; carestia russa del 1921-1923, che ha provocato la morte di 5 milioni di persone; assassinio di decine di migliaia di persone nei campi di concentramento fra il 1918 e il 1930; deportazione tra i due e i 3 milioni di kulaki (o presunti tali) nel 1930-1932; sterminio di 7 milioni di ucraini nel 1932-1933 per carestia indotta e non soccorsa (Holodomor); eliminazione di quasi 690 000 persone durante la grandi purghe del 1937-1938; deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi, bessarabi, tedeschi, tatari, ceceni e ingusci negli anni fra il 1939 e il 1945.

Violenze, repressioni, terrori nell'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte di questo capitolo, scritto da Nicolas Werth, analizza i crimini che vengono imputati alla dittatura di Stalin, è anche dettagliatamente descritto il periodo precedente, la rivoluzione e la guerra civile; mentre, al periodo successivo, (1953-1991) è dedicato un solo paragrafo. Questi sono i principali fatti di sangue indicati da Werth: operazioni anti partigiane dopo la seconda guerra mondiale poche decine di migliaia vittime, carestia dopo la seconda guerra mondiale mezzo milione di vittime, morti nei campi durante la seconda guerra mondiale mezzo milione, morti durante le deportazioni nel corso della seconda guerra mondiale poche centinaia di migliaia, morti fra i prigionieri e i deportati polacchi qualche centinaio di migliaia, giustiziati durante le purghe settecentomila, morti nei campi fra il 1930 e il 1940 quattrocentomila, carestia del 1932/3 sei milioni, repressione degli anni venti alcune decine di migliaia, carestia del 1921/2 cinque milioni, morti nei primi anni alcune decine di migliaia. Da notare che Werth non dà una stima totale delle vittime ma fornisce varie stime a volte in contrasto fra loro per i vari episodi di violenza.

Successo e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il libro ha avuto un forte impatto editoriale dal punto di vista dell'immagine. Di seguito sono stati pubblicati altri "libri neri" che ne riprendono formato, grafica e titolo, come ad esempio Il libro nero del comunismo europeo (2007), sempre di Courtois[2] Il libro nero del capitalismo (ISBN 88-438-0224-0), già citato, Il libro nero del cristianesimo (ISBN 88-87554-09-9), Il libro nero dell'Italia di Berlusconi (ISBN 88-541-0508-2), Il libro nero di Cuba (ISBN 88-8335-610-1), Il libro nero della Cina (ISBN 88-8335-556-3), Il libro nero della guerra in Iraq (ISBN 88-541-0504-X), Il libro nero degli Stati Uniti (ISBN 88-8112-454-8). Un altro titolo che con un titolo simile (ma che tratta lo stesso argomento) è Il libro rosso dei martiri cinesi, di G. Fazzini, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2007(ISBN 978-88-215-5811-5). Dirompente anch'esso, e simile anche nella mole oltre che nel titolo, è stato Il libro nero della psicoanalisi (2006) (ISBN 88-8112-795-4) tradotto dall'originale francese; a questo è stato risposto da alcuni con L'anti-libro nero della psicoanalisi (ISBN 88-7462-103-5).

Un tentativo di risposta di segno opposto, oltre al Libro nero del capitalismo è stato Il libro rosso del socialismo (ISBN 88-8022-040-3), pubblicato in Italia nel 1998, che tuttavia ha ottenuto molta meno attenzione del Libro nero del comunismo. Altri libri di risposta al Libro nero del comunismo sono Il secolo dei comunismi (ISBN 88-515-2188-3) e Sul libro nero del comunismo (ISBN 88-7285-158-0). Va menzionato inoltre, fra le repliche più interessanti, il saggio del celebre intellettuale marxista Domenico Losurdo, Il peccato originale del Novecento, Laterza, Roma-Bari, 1998. Losurdo ha pubblicato anche Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.

Soprattutto in Francia, ma anche in Italia, il libro non ha mancato di essere impugnato nella contesa fra le forze politiche; in genere, le destre hanno salutato la sua pubblicazione con favore, mentre le sinistre hanno criticato il progetto editoriale e culturale dell'opera, vista come un attacco all'eurocomunismo o alla sinistra in generale, pretestuosamente associata all'azione dei regimi totalitari di matrice comunista.

Nella maggior parte dei casi, l'enfasi del libro è più sulla completezza dei dati che sulla loro analisi nel contesto; fra le sezioni a cui viene accreditato un maggior valore di ricerca storica si deve citare quella sull'Unione Sovietica, scritta da Nicolas Werth.

Elemento che non ha mancato di suscitare ampie polemiche è il paragone che Courtois propone fra nazismo e comunismo, apparentemente sostenendo che il nazismo sarebbe "meno grave" del comunismo in quanto ha causato "meno vittime".[senza fonte]. L'autore risponde che «il paragone tiene conto delle strutture di potere che si rivelano identiche nel totalitarismo tipico del XX secolo». Due degli undici autori del libro, Nicolas Werth e Jean-Louis Margolin, si sono dissociati da una parte dell'introduzione del curatore, pur continuando a sostenere il resto del libro.[3].

Una delle critiche principali riguarda l'aspetto fondamentale del conteggio delle vittime, o l'idea stessa di poter fare storiografia "contando i cadaveri".[senza fonte] Secondo J. Arch Getty, 30 milioni di vittime conteggiate da Courtois sarebbero dovute alla carestia cinese del 1959 che, per quanto causata dalla politica del regime, non sarebbe ragionevole paragonare alle vittime dei campi di concentramento nazisti[4]. Inoltre una parte dei decessi che il libro attribuisce al comunismo riguarda episodi di guerra (seconda guerra mondiale), così come una parte dei 25 milioni attribuiti ad Hitler. Noam Chomsky ha osservato che, se si applicasse il metodo di Courtois alla storia dell'India dal 1765 al 1947, attribuendo l'alta mortalità alla mancanza di adeguate scelte politiche, si dovrebbe concludere che anche la democrazia in India sarebbe stata responsabile di cento milioni di morti[5].

Per contro, Norberto Bobbio ritiene che «il tentativo di spiegare storicamente il terrore comunista mostra se non altro che, nonostante tutte le critiche mosse al libro dai più zelanti custodi dell'ortodossia, si tratta pur sempre di un libro di storia, se pure con una chiara finalità politica.»[6]

Altre critiche al Libro nero riguardano non solo l'introduzione, ma l'impostazione generale dell'opera. In particolare, il libro viene accusato di essere motivato da fini propagandistici e non storiografici.[7] Mentre l'articolo di Werth attinge a fonti primarie precedentemente inaccessibili, gli altri capitoli del Libro nero sembrerebbero di spessore scientifico inferiore, e sarebbero stati inclusi sostanzialmente all'unico scopo di poter fornire al lettore un dato complessivo più impressionante.[8] Inoltre, l'intero libro fa un uso estremamente ampio del termine "comunismo", che secondo alcuni prescinderebbe da qualsiasi distinzione fra l'ideologia comunista e la politica dei governi degli stati comunisti[senza fonte]. L'idea di considerare la storia dell'Unione Sovietica dal 1917 al 1991 come se si trattasse di un periodo politicamente omogeneo ("comunista") rappresenta per alcuni autori una semplificazione che si spiegherebbe solo come tentativo di screditare pretestuosamente il socialismo in generale[9].

Secondo Courtois, però, «il fatto che ci siano state diverse applicazioni del comunismo leninista non cambia affatto la forte identità comune: l'ideologia e la dottrina marxista, il modello di organizzazione bolscevico definito da Lenin sin dal 1902 nella sua opera "Che fare?" e il sostegno incondizionato all'Urss o alla Cina della maggior parte dei partiti comunisti e dei gruppi maoisti».

Nello stesso senso vanno le critiche di chi osserva che il libro tratta la storia di nazioni estremamente diverse fra loro (e in cui il comunismo fu applicato in modi altrettanto vari) da una prospettiva unica e, quindi, in modo semplicistico e fortemente riduttivo.[10] Ancora, il libro è stato criticato da alcuni per la scarsa contestualizzazione dei dati. Altri hanno osservano che, un Libro nero del capitalismo, un Libro nero del nazismo o un Libro nero del fascismo in cui si raccogliessero tutte le vittime di crimini avvenuti correlabili a queste "ideologie" non raggiungerebbe totali meno raccapriccianti di quelli mostrati nel Libro nero del comunismo. In effetti, diversi "Libri neri" furono poi pubblicati per altre ideologie.[senza fonte]

Quando il libro uscì in Italia Indro Montanelli, rispondendo a un lettore sul Corriere della Sera, sostenne che non rivelò nulla che già si sapesse (salvo alcuni dati statistici)[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Courtois, Introduzione: i crimini del comunismo, in Il libro nero del comunismo
  2. ^ S. Courtois (a cura di), Il libro nero del comunismo europeo - Crimini, terrore, repressione, traduzione di A. Benabbi e C. Spitali, Mondadori, 2007, ISBN 88-04-51795-6.
  3. ^ Vedi l'intervista a Courtois
  4. ^ J. Arch Getty, The Future Did Not Work, The Atlantic Monthly, marzo 2000
  5. ^ Noam Chomsky, Counting the Bodies, Specre Zine nr.9, 2000
  6. ^ dall'intervista di Giancarlo Bosetti, «No, non c'è mai stato il comunismo giusto», l'Unità, 3 aprile 1998, p. 7
  7. ^ Daniel Singer, Exploiting a Tragedy, The Nation dicembre 1999
  8. ^ Paul Flewers, recensione del Libro nero, Revolutionary History vol. 7, nr. 4, 2000
  9. ^ Michael Haynes e Rumy Husan, A Century of State Murder?, Pluto Press, 2003.
  10. ^ Ulrich Rippert, A political evaluation of Schwarzbuch des Kommunismus, World Socialist, 15 luglio 1998
  11. ^ Il libro nero del comunismo? Nessuna rivelazione, in Corriere della Sera, 14 marzo 1998. URL consultato il 28 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2015).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]